Intervista a una nuvola
Gran subbuglio da bambini oggi nel cielo. E così l’ho vista, ho visto lei, era lassù, nel cielo terso da imbarazzo, se ne stava in disparte –- a lato d’un branco di mozzarelline dolci e un po’ capre, a dirla tutta –- un po’ polpa di panna un po’ lattiginosa, intreccio di zucchero filato. A un certo punto non sai se è lei che fissa te o tu che fissi lei. Probabile che nessuno fissi nessuno. Comunque, l’ho interrogata. Col sospetto che a breve avrebbe lei interrogato me: e non so bene perché ma credo che con le nuvole sia sempre meglio giocare d’anticipo, prima che si sciolgano scrosciandoti in testa.
Signora nuvola, come va?
Saprà bene che non il come ma il quando, è la questione per noi nuvole. A noi ci soffia il vento, ci fa il sole.
Posso immaginare. Invece per noi uomini non è il quando ma il quanto, alle volte. E dove va, si può sapere? La vedo ferma quassù sulla mia testa da qualche ora.
Ma non sono mica qui. Lei mi vede qui, in questo modo, ma sono più su o altrove, in un altro modo. Abito solo cieli distanti.
Allora, a pensarci bene, potrebbe proprio essere il dove.
Per voi uomini, potrebbe, sì. Leggi il seguito di questo post »






