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	<title>ye olde malesangue</title>
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	<description>Oh, questa cruda, cruda vita! Andrebbe ancora un po&#039; bollita!</description>
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		<title>Questionario sulla scrittura #7: Federico Di Vita</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2012 01:13:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il divagare di Federico nelle sue risposte, ad esempio, dice molto del suo rapporto con la scrittura. Così come passare da Dante al vernacolo romanesco nel giro di poche righe e pensare che entrambi gli aspetti facciano parte di quella che lo stesso F. definisce una “manifestazione dell&#8217;universo che passa per una lunga serie di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1904&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il divagare di Federico nelle sue risposte, ad esempio, dice molto del suo rapporto con la scrittura. Così come passare da Dante al vernacolo romanesco nel giro di poche righe e pensare che entrambi gli aspetti facciano parte di quella che lo stesso F. definisce una “manifestazione dell&#8217;universo che passa per una lunga serie di simboli consueti combinati in fila sulla carta”. Ecco, Federico Di Vita ce l’ha nel sangue anche se a volte fa spallucce, anche se dovesse smettere domani (ma dice di no); in quel che scrive c’è sempre – sempre – una parte di lui, più o meno evidente, più o meno nascosta (a volte potete trovarlo persino dietro una virgola). In lui, come in altri rarissimi individui (è questa la conclusione cui sono arrivato fin qui) la scrittura è percezione del mondo e poi restituzione. Lui ce l’ha nel sangue, ma non è un dono, quanto forse un fatto di formazione, o addirittura un accidente genetico. Una cosa da cui non si può prescindere, che funziona da filtro, difesa, attacco e, prima o dopo, capacità di fare ordine, ascoltare il proprio respiro. Dopodiché si può dire e scrivere di tutto.</p>
<p><strong>Cosa rappresenta di te, la scrittura?</strong><br />
Intanto ti dico che ti sto rispondendo la mattina del 25 dicembre. Questo forse ti dice già qualcosa. Anzi, a ben vedere te ne dice un sacco di cose&#8230; E non parlo solo del fatto che è la prima giornata “libera” dell&#8217;ultimo mese dal vagare in piedi come un criceto impazzito nel negozio di cianfrusaglie dove lavoro. Penso che ci sia anche altro dentro, roba tipo rapporto tra scrittura e tempo (che poi a vari livelli, è la chiave di volta di tutta la faccenda, il tempo dico) e tra me e la scrittura e tra me e il tempo che ci dedico. Ti rispondo nel primo tempo libero, quello più prezioso. Certo non succede sempre, ma è un buon indicatore. Poi mi pare che la mia scrittura dimostri una qualche forma di irrequietezza. C&#8217;è in una poesia di Montale, <em>La casa dei doganieri</em>, quel verso famosissimo nella mia testa che fa “in cui vi entrò lo sciame dei tuoi pensieri / e vi sostò irrequieto”. Ecco, i versi in effetti sono due, ma questo sciame irrequieto di pensieri che a volte si posa sulle faccende del mondo lo sento molto mio, anzi, è forse la migliore definizione che saprei dare di me, e la mia scrittura a mio avviso lo rivela. Per quanto io cerchi di renderla piana, guizzante, di quelle che incollano il lettore alla pagina (perché sì, mi piacciono i libri che mi fanno ridere e quelli che non mi vorrei staccare, e quando scrivo provo a fare qualcosa che mi piacerebbe anche leggere), si tratta di una scrittura che denota un certo tasso di irrequietezza, e di “sciame di pensieri”, e anche il lavoro stesso che uno può intravederci dietro a ben vedere lo rivela, come pure il fatto che ti rispondo alle 10 di mattina del giorno di Natale, il primo momento libero e col pensiero leggero da un mesetto a questa parte.</p>
<p><strong><span id="more-1904"></span>Quando hai iniziato a scrivere? Non intendo cose del tipo: «Sai, a otto anni ho scritto il primo tema e lo considero il mio primo romanzo…». Voglio dire: quand’è scattata quella cosa, quel meccanismo consapevole per cui adesso puoi dire, appunto, che la scrittura ti rappresenta come uomo?</strong><br />
La scrittura mi rappresenta come essere umano, che lusinga mi fai. Non lo so mica se è vero, penso che non sia vero mai, in effetti. Ci sono le cose che uno scrive e le cose che uno fa, e certo anche se quello che scrivi vive di quello che hai fatto be&#8217;, è un&#8217;altra cosa. Tutta un&#8217;altra cosa. In ogni modo è da un po&#8217; di tempo (da qualche mese?) che ho la sensazione, e forse è sbagliata, che la scrittura sia un&#8217;efficace meridiana del mio percorso di essere umano, della mia maturazione come persona. (Una persona che ha perso le cuffiette e che quindi ora scrive senza musica, e invece magari adesso gli ci andava, comunque). Voglio dire, che voglio scrivere lo so da tempo, per tutto il liceo – per quattro anni e mezzo di liceo – ho pensato, nel senso che ne ero certo, che avrei fatto l&#8217;accademia delle belle arti, quella che sta a via di Ripetta, a Roma. Avevo anche parlato col direttore in persona, perché mia madre lo conosce (allora lavorava al conservatorio di Santa Cecilia, che sta lì dietro) e insomma ci sarei entrato dalla porta principale. Come pittore non ero in grado ma quel tizio era sveglio e mi aveva detto di fare un corso, ora non mi ricordo il nome, ma insomma di quelli che ti portano ad essere arredatori (la parola è sbagliata) di interni ed esterni. A quest&#8217;ora ci farei i soldi facendo un lavoro tutto sommato leggero e divertente. A quel punto ho capito che volevo fare lettere. Lettere come noto è nella Top Three delle facoltà più inutili del mondo. Avevo da anni un&#8217;autentica ossessione per Dante, sapevo canti sani a memoria (e ora questa cosa non si fa più, era un vezzo mio e di un mio amico, mica eravamo costretti – e guarda che questo la dice lunga&#8230;), e più in generale il piacere che provavo nelle ore di letteratura in classe, l&#8217;andarmi a spulciare con diletto quelle cose la sera, i lirici greci, l&#8217;impresa a sedici anni di provare a leggersi tutto Ariosto, i provenzali, l&#8217;idea di recuperare canti sani del Pulci, fare sega a scuola epperò comprarsi la mattina stessa <em>Le operette morali</em> e leggersele sotto il colonnato di San Pietro (sono cose che ho fatto davvero), insomma, a un certo punto mi interessava quella roba lì e ne ho preso atto. Certo ero un vero cazzone al liceo, con un amico scrivevamo poesie goliardiche, una volta ci coinvolsero nel giornalino della scuola e scrivemmo un articolo intitolato “Porca puttana me piottano l&#8217;ascelle”, che  puntualmente fu ampiamente tagliato (poi non facemmo più niente per il giornalino perché se vi diamo il pezzo migliore che abbiate mai avuto e lo mutilate brutalmente allora non vale la pena). Non ti sto rispondendo, vero? Eh lo so, è difficile dire quel giorno lì, perché non c&#8217;è, ma avevo la sensazione di voler scrivere, che il mio spirito fosse affine a questa manifestazione dell&#8217;universo che passa per una lunga serie di simboli consueti combinati in fila sulla carta, e un giorno a metà dell&#8217;ultimo anno di liceo ho deciso di fare Lettere. La conseguenza implicita (ed esplicita, nella mia testa) era che avrei voluto scrivere. Poi non ho scritto per anni. Al massimo scrivevo lettere d&#8217;amore o mail. Ma a quel punto già era andata, non lo sapevo (non del tutto almeno) ma ero già attratto dall&#8217;orbita, non stavo scrivendo ma <em>stavo scrivendo</em>.</p>
<p><strong>Che tipo di rapporto hai con la scrittura? Può essere in qualche modo legata a uno stato d’animo? Oppure è una cosa che sta lì e che puoi svolgere, allo stesso modo, in qualsiasi momento?</strong><br />
Congestionato, conflittuale, di forte attrazione, un rapporto che vive di lampi, e in testi più lunghi del tentativo di mettere in fila una collezione di lampi e della consapevolezza che questo oltre a essere in qualche misura impossibile sarebbe anche sbagliato, come dire, <em>tecnicamente</em>. Un rapporto governato da cataratte, che monta silenzioso e passivo, e che alla fine tracima con implacabile, calma, imperiosa forza, rompe gli argini e allaga tutto. Porta relitti di barche nel centro delle città, o rende campi di grano risaie.<br />
Poi. Sì, è legata a uno stato d&#8217;animo. Io scrivo quando sto bene. Il rischio, come dice Gino Paoli, è che quando stai bene prendi e ti vai a fare una passeggiata (o un giro in motorino, dico io), e quindi, dice lui, le canzoni si scrivono quando si è tristi, quando fuori piove. Io visto che da triste invece tendo a non fare nulla devo resistere alla tentazione di fare quello che si fa quando si sta bene, e scrivere. Che infatti è una cosa che faccio quando sto bene (ma non è la sola, naturalmente). Poi la scrittura è in qualche modo legata anche al senso del dovere, a volte, per una serie di motivi (che possono dipendere da scadenze tipo devo consegnare il tale racconto entro il tale giorno o possono dipendere da tutt&#8217;altro, fissazioni che mi si sono piantate nel cervello) io sento di <em>dover</em> scrivere. E il senso del dovere è una forma forte di volontà che nel mio caso entra in conflitto con altre zone di me. Ti ho risposto?</p>
<p><strong>Funziona così da sempre? Come l’hai addomesticata, la scrittura, come le hai preso le misure?</strong><br />
Non le ho ancora prese del tutto, queste misure. A volte alcune cose le ho scritte nello stato definito da alcuni <em>alcholic review</em>, cioè di fronte a scadenze (quando per esempio quelle che erano mail cazzoni agli amici erano sul punto – mio malgrado – di diventare la bozza di un libretto) mi ubriacavo e mi mettevo a scrivere in quello stato, ascoltando Bob Dylan: che mi comunica una certa urgenza (e in quella circostanza era necessario, poi ho smesso, anche perché il tipo di ansia che mi trasmettevano le canzoni di Bob Dylan era produttivo ma era anche un <em>tipo di ansia</em>, non so se mi spiego, e poi ho idea che si creassero dei cortocircuiti semantici per il fatto che sapevo le canzoni, che sì, può essere ok, ma non volevo ancorare tutta la mia scrittura a questo meccanismo). Qui dico attenzione, è facile banalizzare. L&#8217;arte non si fa ubriacandosi (o drogandosi o in stati alterati di coscienza), e però&#8230; questo sistema da qualche parte può portare. Poi certo su quella roba ci rimettevo le mani parecchio, però non è che non saltasse fuori nulla. Del resto c&#8217;è una grossa tradizione del genere, diciamo così (da De Quincey, a Baudelaire a William Burroughs, Bukowski, ecc.). Non mi ci riconosco in questo sistema, anche se ogni tanto mi può ancora capitare di buttar giù qualcosa in quello stato, però di dire che <em>non è un sistema</em> non me la sento. Almeno per stappare uno stato d&#8217;animo, in una fase iniziale, può funzionare. (Del resto quelle che si chiamano <em>alcholic review </em>sono riviste scritte in totale stato di ubriachezza, e no, non ne ho mai avuta una per le mani – so che ne esiste una nientemeno che di recensioni cinematografiche – ma, ecco, già che esistono è un segnale, e sì, le vorrei proprio) (Per altro un numero di rivista, anche unico, composto tutto in questo modo potremmo anche decidere di farlo&#8230;).<br />
Adesso, e un po&#8217; mi duole ammetterlo, mi regolo con le scadenze. Se devo fare una cosa mi ci metto e la faccio. Perché il libro deve uscire entro quella data, quindi deve andare in tipografia entro quell&#8217;altra, per la revisione c&#8217;è bisogno di quel tempo lì e quindi per il giorno X deve essere pronto (fino ad ora, e non solo per colpa mia – in un regime di organizzazione più regolato, per esempio con una grande casa editrice o con una rivista ben avviata, magari le cose andrebbero diversamente – ma, dicevo, fino ad ora sono stato costretto e ho lavorato meglio nell&#8217;emergenza, ma mi piacerebbe avere tempi più lunghi, meglio regolati e vedere che succede).</p>
<p><strong>Ti è mai capitato di sentirti limitato nella quotidianità delle cose per via dello scrivere? In altri termini, hai mai sentito una certa difformità tra qualcosa di anche molto banale che ti stava accadendo, e qualcosa che avresti potuto/voluto scrivere a riguardo?</strong><br />
Per come leggo le due parti della domanda – non le vedo come una la parafrasi dell&#8217;altra ma come due domande diverse – alla prima rispondo No, mentre alla seconda dico Sì. Non mi sono mai sentito limitato per via dello scrivere, è una faccenda che sta bene nella mia vita e si ritaglia il suo spazio senza creare grossi patemi al resto; mentre invece sì, certo che ho sentito difformità tra qualcosa che mi stava accadendo e qualcosa che avrei potuto/voluto scrivere a riguardo. Non solo, penso che tutta la letteratura viva in quella difformità, e sì, anche la mia. Sta proprio in quell&#8217;interstizio la scrittura, vive di quello iato lì, in quella scollatura. Penso che la magia sia tutta lì. Non mi sembra per niente un limite questa difformità.</p>
<p><strong>Qual è, oggi, lo spazio per la parte privata del tuo scrivere (non so, qualcosa tipo diario, o comunque cose che non leggerà mai nessuno) e quello riservato alla parte pubblica (anche solo tenere un blog)?</strong><br />
La mia scrittura privata vive in forma di corrispondenze, dediche, poesie d&#8217;amore, cose così (cioè più che privata è indirizzata a destinatari unici, è “relativamente” privata). Per il resto sono molto “pubblico”, scrivo abbastanza poco (credo) e in genere quel poco prima o poi salta fuori. (Per esempio queste risposte che ti sto dando per il tuo Dimmi Come Scrivi E Ti Dirò Chi Sei non ho ancora capito se sono pubbliche o no, ma come vedi in fondo cambia poco: non ti direi cose diverse anche se fossi certo del fatto che le pubblicherai da qualche parte, o meno).</p>
<p><strong>Sapresti descrivere la tua personalissima lingua, quella in cui hai scritto finora?</strong><br />
Italiano, colloquiale. Con qualche incursione nel dialetto della mia città, più che dialetto forse dovrei dire italiano regionale. Ma essendo di Roma questa cosa ho notato che tende inevitabilmente a provocare reazioni prevenute, frutto di un effetto di ricezione viziata da abitudini televisive, e quindi praticamente per essere preso sul serio occorre che io limiti parecchio l&#8217;uso del romanesco. Magari un giorno scriverò tutta una cosa in dialetto e mi sfogherò così. La mia è una lingua fresca, facile alla lettura, forse a volte leggermente troppo ammiccante, ma appena appena, un&#8217;inclinazione che mitigherò.</p>
<p><strong>Quanto (e cosa) del tuo scrivere può appartenere agli altri?</strong><br />
Mi auguro tutto. Spero che ne siano compenetrati, che vi si riconoscano, che siano folgorati. Spero che ridano con me, che attacchino a leggere e si stacchino solo alla fine del libro, che si sentano un po&#8217; amici e un po&#8217; grati. Che pensino Questa è una cosa che avrei potuto scrivere anche io: quando lo pensi sei di fronte a qualcosa di bello e di solito non è vero mai. Mi auguro di poter appartenere in questo senso agli altri, nel modo più completo.</p>
<p><strong>Pensi mai di smettere? Intendo smettere e non pensarci più davvero, neppure una blanda tentazione – potrebbe essere tipo cambiare città, lavoro, abbigliamento, amicizie, tutto insieme, di colpo.</strong><br />
No, mai.</p>
<p><strong>Adesso scrivi tu una domanda per me.</strong><br />
Mi ami?<br />
<strong>Be&#8217;, lo sai che ti tifo, F. Per me sei un po&#8217; come la Roma per te, è un fatto irrazionale. Sto lì in curva e faccio sempre il tifo per te. Fa lo stesso?</strong></p>
<p>[<a href="http://malesangue.com/?s=questionario" target="_blank">Tutte le puntate del Questionario</a>]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1904/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1904/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1904/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1904/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1904/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1904/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1904/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1904&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Canoa</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 22:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1887" title="zenin" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2012/05/zenin.jpg?w=500&h=278" alt="" width="500" height="278" /></p>
<p style="text-align:right;">[foto: Igor Zenin]</p>
<p style="text-align:left;">Lenta sull’acqua, la notte è calata, la baia è lontana lontana. La canoa è una foglia sullo specchio d’acqua del lago. L’uomo rema da ore, muscoli indolenziti e cervello che tace, non parla ma trema. Sotto la cupola di stelle vibra di schiena e di spalle, ogni tanto spia verso prua. A prua c’è una figura, un coriandolo rosso: «Dammi almeno una mano» dice l’uomo guardandola. La figura ha corna brevi e consunte in punta, una coda che si dondola lenta e indolente sul bordo della canoa fin sul pelo d’acqua dolce del lago. «Dammi almeno una mano» ripete l’uomo, il tono sghembo a un passo dall’implorazione. Il piccolo demonio a prua lo spezza in due con lo sguardo, occhi da un altro pianeta che si fissano in altri occhi su questa placida terra, non è questione di coraggio un certo tipo di resistenza: e non dice niente il demonio.<br />
L’aria muta, silente si diffonde odore di salsedine che al mattino si appiccicherà sulla pelle di entrambi come muffa o parassita sul capo di certi strani predatori. Doveva essere un fiume, si è rivelato un lago; ma adesso, è chiaro, si tratta del mare. L’uomo annusa l’aria con piglio da cacciatore, è illuso e lo sa: l’unico dubbio è sulla natura di quel che trattiene tra le narici, se è profumo o semplice odore. «Ma dammi una mano» chiede ancora tra i denti, «diamoci il cambio solo un momento». Il demonio si volta, guarda l’uomo coi remi fermi tra le mani: e ringhia piano soltanto.<br />
«Dov’è che andiamo?» chiede l’uomo ma alla notte, non aspetta risposta. Allora il demonio si issa, annusa l’aria, poi mette un passo sull’altro verso poppa, torna a sedere. Vicino all’uomo, sorride da quell’altro pianeta. Chiede: «Siamo forse qui per me? Sei stato tu, sulla sponda, tu che hai chiesto qualcosa. Interrogati piuttosto su cosa cercassi, quando mi hai chiamato che eri sul fiume – e se non hai cambiato traguardo. Perché è questo il dolore, la sconfitta più profonda per chi cerca il mio commercio: non certo la fatica di muscoli, ma il dimenticare, il perdersi ben prima della meta».<br />
Passano ore. Per adesso, pensa l’uomo, la meta è il mattino. Così rema in silenzio. Ogni tanto si ferma, nascosto al demonio, e asciuga il sudore di fronte che brucia negli occhi; altro lo sente asciugarsi sulla camicia, e sulla schiena, e nei muscoli e nella carne, pelle fin dentro le ossa.<br />
Non c’è più orizzonte: notte, e mare, senza un filo di luce.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1886/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1886/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1886/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1886&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dizionario Immaginario: Famiglia</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 22:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di famiglia in famiglia s’avanza il mondo, e negli avanzi si fa e si disfa il resto, e del resto: a disfare una vita intera, ne basta mezza, anche meno. Per cui non sono un peccatore, non ne ho stile, classe, ci vuole una certa classe per peccare di un certo furore. E per cui [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1878&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di famiglia in famiglia s’avanza il mondo, e negli avanzi si fa e si disfa il resto, e del resto: a disfare una vita intera, ne basta mezza, anche meno. Per cui non sono un peccatore, non ne ho stile, classe, ci vuole una certa classe per peccare di un certo furore. E per cui la circostanza più semplice, resta, sempre: immischiarsi.<br />
Reo non so essere, ma riconosco l’importanza della famiglia, le radici cristiane e le pallonate all’inguine, riconosco tutto quanto, io che non ho cerchi né gradi attorno né in petto (né re né padre né sottotenente d’alcun dado).<br />
Ho stima di famiglie: tante ne ho conosciute, dalla mia persa nei mille rivoli delle divagazioni del seme, tutte colluse con la vita, così pronte e destinate a proseguire.<br />
E quelle nate sui lavori, in ogni lavoro, famiglie allargate e protestanti, e poi quelle dei libri, siamo una famiglia, dicevano, così facciamo libri.<br />
Così io starò muto.<br />
Radici metto ovunque ma eccole tenui, deciso come sono al reciso, al refuso, continuo, del mio discorso biologico e impreciso, tutto votato ad appuntamenti mancati – per cui ho in spregio una sola cosa, lo spreco, il disperso, il mai più ritrovato, il succo perduto, il non succhiato a finire, a dovere, fino a dolere, a dolersi dell’indolenzimento della lenza spezzata (la mia schiena sul tuo corpo, io sterile: tu spenta).<br />
Spento e seppellito dalla fallibilità della memoria altrui, coincido col mio doppio e mi raddoppio, non tradisco né mi traduco in altre lingue ma diserto, questo sì, e ubiquo – per una volta nel tempo, senza spazio – dico che no, preferirei di no, no grazie, siete gentili ma non siete miei simili se non per spirito di verosimiglianza e candore.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1878/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1878/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1878/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1878/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1878/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1878/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1878/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1878/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1878/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1878/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1878/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1878/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1878/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1878/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1878&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Questionario sulla scrittura #6: Enrico Piscitelli</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 01:57:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è sempre qualcosa di militante nella scrittura di Enrico Piscitelli. Per quanto limpida, trasparente, a volte minima o minimale (così dicono), ogni sua frase è il tentativo di costruire un mondo altro. Lo sforzo, titanico, che forse Enrico non ammetterà mai, è nel fare in modo che quel mondo risulti credibile – senza mettere terrore, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1871&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è sempre qualcosa di <em>militante</em> nella scrittura di Enrico Piscitelli. Per quanto limpida, trasparente, a volte minima o minimale (così dicono), ogni sua frase è il tentativo di costruire un mondo altro. Lo sforzo, titanico, che forse Enrico non ammetterà mai, è nel fare in modo che quel mondo risulti credibile – senza mettere terrore, per le conseguenze che implica, all’autore. Un autore inteso, molto banalmente, come semplice creatore di una scrittura che è già cosmogonia. Così ci siamo spesso interrogati, a volte accapigliati, con Enrico: sulle conseguenze di <em>tutto questo</em> nella vita privata di ognuno di noi. Abbiamo parlato di miseria, per dire, molto spesso chiudendoci un po’ in noi e sempre girando attorno alla storia delle conseguenze, della difficoltà di mettere in piedi qualcosa di onesto, credibile e, come dire, in un certo senso sostenibile per chi lo <em>produce</em>. Per cui ho sottoposto il <em>Questionario</em> a Enrico, anche a lui, che forse qui appare appunto minimale, però poi dice: “Ci manca l’invenzione, il disegnare mondi che non ci sono ancora, o non sono potuti esistere”. E poi mi pone (e si pone, vi assicuro) quella domanda finale. <strong></strong></p>
<p><strong>Cosa rappresenta di te, la scrittura?</strong><br />
È come chiedere cosa rappresenta l&#8217;Amore. È un po&#8217; troppo vaga, la domanda. Comunque, per me, la scrittura ha rappresentato momenti di felicità – nello scrivere, nel mettersi davanti alla pagina bianca di Writer e cominciare a raccontare qualcosa. Giorni, mesi di frenesia allegra. Allo stesso tempo, quando invece mi hanno chiesto di scrivere, quando non l&#8217;ho deciso io, è stata un&#8217;attività come un&#8217;altra. Come montare un mobile Ikea (se devi montarne uno, chiamami, ormai sono bravissimo).<br />
Di me: forse, all&#8217;inizio, ero anche autobiografico. Poi, più che altro, c&#8217;ho messo quello che penso, nelle cose che ho scritto. Il mio punto di vista.</p>
<p><strong><span id="more-1871"></span>Quando hai iniziato a scrivere? Non intendo cose del tipo: «Sai, a otto anni ho scritto il primo tema e lo considero il mio primo romanzo…». Voglio dire: quand’è scattata quella cosa, quel meccanismo consapevole per cui adesso puoi dire, appunto, che la scrittura ti rappresenta come uomo?</strong><br />
Tardi. Mi pare un otto anni fa. A ventisette, ventotto anni. La prima cosa che ho scritto è stato l&#8217;ultimo racconto della <em>Minima importanza</em>. La storia di un suicida. Però, forse, in fondo, ho sempre sentito una propensione a. Niente di trascendentale, eh. Quando arrivai al ginnasio, la professoressa di Italiano ci fece fare un tema – eh eh – il primo giorno di scuola. Traccia libera. Poi, il giorno dopo, ci disse: “nessuno di voi sa scrivere. Ho messo tutti 4 e un sei meno meno”. Il sei meno meno era il mio. Mi avesse messo otto, forse avrei cominciato prima, a scrivere. Non saprei.</p>
<p><strong>Che tipo di rapporto hai con la scrittura? Può essere in qualche modo legata a uno stato d’animo? Oppure è una cosa che sta lì e che puoi svolgere, allo stesso modo, in qualsiasi momento?</strong><br />
Be&#8217;, una volta impratichitoti, scrivere può tranquillamente essere un “lavoro”. Nel senso che ti metti lì e sviluppi un&#8217;idea. Ti scrive una mail qualcuno e ti dice: “mi fai un racconto per questa rivista, o per quest&#8217;altra cosa”. E tu glielo scrivi, ad hoc. Se poi intendiamo, per scrittura, rovesciare – e lì forse c&#8217;è la felicità, di cui sopra – quelle cose che stai maturando da mesi, allora no, è molto più complicato. Io sto raccogliendo appunti da un anno e mezzo. Forse anche da più tempo. C&#8217;è questa storia che vorrei raccontare, e ogni tanto, mentre faccio tutt&#8217;altro, mi viene in mente una connessione, un collegamento fra le varie vicende della storia. Non prendo neanche più appunti. Sta maturando, da sola. Ho intere scene in testa. È una cosa strana: affrontarla, per la prima volta, è complicato, hai paura che non ti venga, che poi muoia. So che adesso non è ancora arrivato il momento, ma so anche che sta per arrivare. In più so che non si tratta di una cosa breve, veloce, e che mi ci dovrei mettere per mesi.</p>
<p><strong>Funziona così da sempre? Come l’hai addomesticata, la scrittura, come le hai preso le misure?</strong><br />
Pian piano. Ho cominciato mandando questi raccontini che scrivevo ad amici. Uno in particolare, grande lettore, mi ha aiutato molto, ammazzandomi di critiche. E io ho riscritto questi racconti tantissime volte. Alla fine penso di averli scritti bene. Adesso, se e quando scrivo, non devo più riscrivere così tante volte. Buona la prima, più o meno.<br />
Tecnicamente, scrivere è come ogni altra attività umana. Assomiglia a cucinare, o al lavoro del falegname. Impari e poi sbagli sempre meno.</p>
<p><strong>Ti è mai capitato di sentirti limitato nella quotidianità delle cose per via dello scrivere? In altri termini, hai mai sentito una certa difformità tra qualcosa di anche molto banale che ti stava accadendo, e qualcosa che avresti potuto/voluto scrivere a riguardo?</strong><br />
No. Forse all&#8217;inizio. Ora sento una forte attrazione per storie meno “quotidiane”. Mi sono reso conto, leggendo tanto – narrativa contemporanea italiana, riviste autoprodotte, fumetti “di realtà”, scritture in Rete – che in Italia c&#8217;è una deficit di immaginario. Spesso non riusciamo ad andare oltre un vago banale piangerci addosso. Credo sia questo che intendevano i Wu Ming, quando si sono inventati il Nie. Ci manca l&#8217;invenzione, il disegnare mondi che non ci sono ancora, o non sono potuti esistere.</p>
<p><strong>Qual è, oggi, lo spazio per la parte privata del tuo scrivere (non so, qualcosa tipo diario, o comunque cose che non leggerà mai nessuno) e quello riservato alla parte pubblica (anche solo tenere un blog)?</strong><br />
Mai avuto un diario. Allo stesso tempo ho un enorme pudore, quindi le cose che scrivo non sono mai mie del tutto. Se c&#8217;è un&#8217;evoluzione della mia scrittura – o se ci sarà – è proprio verso la narrazione non intimistica.</p>
<p><strong>Sapresti descrivere la tua personalissima lingua, quella in cui hai scritto finora?</strong><br />
Decisamente no. Su <em>Pulp</em>, mi pare, per un racconto, scrissero una cosa tipo “minimalismo sordo e cupo”. Un mio amico, in una recensione allo stesso libro, parlò di “minimalismo alcolico”. Il punto – per rispondere alla domanda – è che è tanto che non scrivo e che non so come scriverei ora. Se ti leggi quei racconti, i primi, credo che mi piacesse molto alternare periodi secchi a frasi prolisse. Sempre, o quasi sempre, in prima persona. La prossima cosa che scriverò – se la scriverò – sarà in terza. Con più attenzione alla narrazione che allo stile.</p>
<p><strong>Quanto (e cosa) del tuo scrivere può appartenere agli altri?</strong><br />
Nel senso di chi mi ha ispirato? Difficile dirlo, davvero. Io credo che uno possa mettersi a tavolino e ricostruire esattamente lo stile di un altro autore. C&#8217;è questo ragazzo, che ha una attitudine innata per la scrittura, e mi mandava sempre quello che stava scrivendo. Io, ogni volta, gli dicevo: ma stai leggendo Tizio? Perché era evidentemente ispirato dalle cose che stava “affrontando”, via via. Era alla ricerca di un suo stile. Però, io, ora, credo che lo stile abbia un&#8217;importanza relativa. Gliene dài tanta, di importanza, quando comici a scrivere, e vuoi anche far vedere che ne sei capace, che hai una “bella penna”. In questo momento sono attratto dalle storie, dall&#8217;idea di costringere chi legge a stare appiccicato al tuo libro per tot ore. Poi: credo sia molto importante documentarsi. Quando ho scritto <em>Nessun paradiso</em> ho comprato un sacco di libri su Venezia, per esempio.</p>
<p><strong>Pensi mai di smettere? Intendo smettere e non pensarci più davvero, neppure una blanda tentazione – potrebbe essere tipo cambiare città, lavoro, abbigliamento, amicizie, tutto insieme, di colpo.</strong><br />
Assolutamente sì. L&#8217;unica grande soddisfazione nello scrivere, finora, è stata: scrivere. Fabio Volo ti direbbe che è beccare un sacco di soldi, ma io non ho guadagnato una lira quindi non saprei. Al momento ti confesso che potrei scrivere questa storia che ho in mente e poi basta. Ci sono altre soddisfazioni, nella vita, e altri momenti molto piacevoli.</p>
<p><strong>Adesso scrivi tu una domanda per me.</strong><br />
Caro Marco Montanaro, secondo me hai raggiunto la tua vetta artistica nella scrittura della vicenda elettorale di Francavilla Fontana (<em>La passione</em>). Sei riuscito a scrivere un libro corale, il racconto di una comunità. Come mai non hai insisto, in questo tipo di narrazione? È possibile che poi tu sia tornato a essere più “intimo”, meno “corale”, o è solo una mia impressione?<br />
<strong>Caro Enrico Piscitelli, tu hai amato molto quel libro e io ti ringrazio, e del resto non è detto che io non torni a quel tipo di narrazione. Ma! Com’era quella storia di Paganini? A parte gli scherzi, ho poi fatto una cosa diversa, e spero di farne ancora. Mi diverte cambiare. Poi, come dici tu, non è detto che si debba scrivere per forza, ci sono altri momenti piacevoli, nella vita, e non ce l’ha certo ordinato il medico. Tra parentesi: mi hai frainteso in almeno due domande, e credo che il “ragazzo” che ti scriveva fossi io… Solo che tu mi dicevi “stai leggendo Tizio?”, e invece era puntualmente Caio. Dannato Piscitelli! Baci.</strong></p>
<p><a href="http://malesangue.com/2012/04/21/questionario-sulla-scrittura-5-matteo-scandolin/" target="_blank">[Questionario #5: Matteo Scandolin]</a> [<a href="http://malesangue.com/2012/05/23/questionario-sulla-scrittura-7-federico-di-vita/" target="_blank">Questionario #7: Federico Di Vita</a>]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1871/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1871/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1871/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1871/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1871/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1871/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1871/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1871/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1871/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1871/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1871/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1871/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1871/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1871/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1871&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il corpo estraneo: un&#8217;intervista</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 11:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://malesangue.com/2012/05/03/il-corpo-estraneo-unintervista/"><img src="http://img.youtube.com/vi/ZUEGmLLMh5s/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>L’intervista nel video quassù è andata in onda ieri, mercoledì 2 maggio 2012, su <em>Radio Bari Città Futura</em>, nella trasmissione <strong><a href="http://www.inchiostrolibri.it/" target="_blank">Inchiostro</a></strong>. Ho presentato il mio terzo libro, <strong><a href="http://www.caratterimobili.it/caratterimobili/?p=2620" target="_blank">Il corpo estraneo</a></strong>, e ci sono state un paio di cose che mi hanno fatto particolarmente piacere. Ad esempio, poter motivare il remake, nel finale del mio libro, del finale de <em>Una questione privata</em> di Beppe Fenoglio. E poi la domanda sulle fondazioni, che dovevo aspettarmi, prima o poi.<br />
In effetti quando ho scritto il romanzo, nel 2010, non ne sapevo granché. Poi la cronaca politica nazionale ha posto l&#8217;argomento all’attenzione di tutti, come ho spiegato nell&#8217;intervista. Però. Già ne <a href="http://www.untitlededitori.com/la-passione" target="_blank"><strong>La Passione</strong></a>, che andava in stampa proprio quell’anno, c’era un accenno alla cosa (si può dire “cosa” in un post che parla di libri? Perdonate la divagazione, ma ho da poco riletto <em>Il grande ritratto</em> di Dino Buzzati ed è pieno di “cosi”, lo giuro). Verso la fine del mio secondo libro il protagonista incontra due tizi in un seggio elettorale, molto simili al Gatto e la Volpe, i quali gli spiegano che «il futuro sono le fondazioni, non i partiti, con le fondazioni puoi fare quel che vuoi». Se qualcuno ha <em>La Passione</em> sottomano, potrà controllare. Quelle erano vicende accadute nel 2009.</p>
<p>Comunque. Tornando a <em>Il corpo estraneo</em>, c’è anche un po’ di rassegna stampa. Di seguito trovate qualche link di recensioni, inclusi anche due estratti del romanzo:</p>
<ul>
<li><strong>Scrittori precari: <a href="http://www.caratterimobili.it/caratterimobili/?p=2873" target="_blank">link<br />
</a></strong></li>
<li><strong>Lankelot: <a href="http://www.caratterimobili.it/caratterimobili/?p=2865" target="_blank">link</a></strong></li>
<li><strong>PugliaLibre: <a href="http://www.puglialibre.it/2012/04/il-corpo-estraneo-di-marco-montanaro/" target="_blank">link</a></strong></li>
<li><strong>Vicolo Cannery: <a href="http://www.vicolocannery.it/2012/04/17/il-corpo-estraneo/" target="_blank">link (estratto dal libro)<br />
</a></strong></li>
<li><strong>La Gazzetta del Mezzogiorno: <a href="http://www.caratterimobili.it/caratterimobili/wp-content/uploads/Schermata-2012-04-16-a-19.04.43.png" target="_blank">link</a></strong></li>
<li><strong>Torno Giovedì: <a href="http://www.tornogiovedi.it/2012/03/il-corpo-estraneo/" target="_blank">link (estratto dal libro)</a> </strong></li>
</ul>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1854/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1854/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1854/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1854/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1854/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1854/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1854/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1854/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1854&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dizionario Immaginario: Età</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 22:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io e il mio doppio eravamo, in quell’età, preda di astratti bagliori. Tutto luccicava nei nostri occhi accecandoci, tutto era raggiungibile da lontano, alla nostra portata proprio perché inafferrabile. Tutto astratto, abbarbicato all’infinito e ci faceva sognatori, nella migliore delle ipotesi – e nella peggiore, invece: astratti incubatori d’incubi; in ogni caso poche volte apparivamo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1837&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io e il mio doppio eravamo, in quell’età, preda di astratti bagliori. Tutto luccicava nei nostri occhi accecandoci, tutto era raggiungibile da lontano, alla nostra portata proprio perché inafferrabile. Tutto astratto, abbarbicato all’infinito e ci faceva sognatori, nella migliore delle ipotesi – e nella peggiore, invece: astratti incubatori d’incubi; in ogni caso poche volte apparivamo eroici, e sempre, cioè mai, vivi; ed erano bagliori, in qualche modo, che provenivano da un genere umano perduto. Da molto tempo questo, in quell’età in cui si parlava una lingua morta perché sempre detta o scritta e mai parlata tra uomo e uomo; ed eravamo col capo chino. Io e il mio compare leggevamo titoli di giornali squillanti e chinavamo il capo; vedevamo amici, per un’ora, due ore, e stavamo con loro senza dire una parola che fosse parlata, e chinavamo il capo; e avevamo una ragazza o una moglie che ci aspettava ma neanche con lei dicevamo una parola che fosse parlata, anche con lei chinavamo il capo. Pioveva intanto e passavano i giorni, i mesi e così gli anni e io e il mio doppio avevamo tetti bucati, l’acqua che ci entrava nelle case, e non c’era altro che questo: pioggia, massacri nelle notizie dell’ultim’ora (e tutto, davvero, era ultim’ora), e acqua sotto i nostri tetti rotti, muti amici, la vita in noi come un cupo incubo, e non speranza, ma quiete, solo auspicabile quiete.</p>
<p>Questo era il terribile: la quiete nella non speranza. Credere il genere umano perduto e non aver febbre di fare qualcosa in contrario, voglia di perderci, ad esempio, con lui. I minori vivevano pronti a perdere – a ragione – e i maggiori vivevano da già perduti – a ragione anche loro, e con maggiori responsabilità. Quelli come me e il mio doppio, in quell’età, erano in mezzo e anche questo era il terribile: che si parlasse solo di mezzo e mai di fine, e così esser dimenticati, come coloro che sempre si collocano nel mezzo. Eravamo accecati da astratti bagliori, dunque mai nel sangue, ed eravamo quieti, senza autentico desiderio di nulla se non di oggetti inanimati, di pura forma. Non ci importava che la nostra donna ci aspettasse; raggiungerla o no, o scrivere il nostro dizionario era per noi lo stesso; e uscire e vedere gli altri o restare in casa era per noi lo stesso. Eravamo quieti, come chi mai ha avuto un giorno di vita, né mai ha saputo cosa significa esser felici, come se non avessimo nulla da dire, da affermare, negare, nulla di nostro da mettere in gioco, e nulla da ascoltare, da dare e nessuna disposizione a ricevere, e come se mai in tutti i nostri anni di esistenza avessimo mangiato pane, bevuto vino, o bevuto caffè, mai stati a letto con una ragazza, mai avuto dei figli, mai preso a pugni qualcuno, o non credessimo tutto questo possibile, come se mai avessimo avuto un’infanzia di periferia, nelle campagne o al mare; ma ci accecavamo ormai da soli entro di noi per astratti bagliori, come gazze ladre che rubano anche solo il luccicar della speranza, e pensavamo il genere umano perduto, chinavamo il capo, e pioveva, non dicevamo una parola agli amici, e l’acqua ci entrava nelle case.</p>
<p><strong>(Per questa puntata del <em>Dizionario Immaginario</em> ho voluto scrivere il remake dell’incipit di <em>Conversazione in Sicilia</em> di Elio Vittorini, che coi suoi “astratti furori” rimane una delle cose più belle della musica italiana contemporanea.)</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1837/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1837/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1837/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1837/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1837/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1837/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1837/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1837/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1837/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1837/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1837/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1837/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1837/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1837/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1837&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Questionario sulla scrittura #5: Matteo Scandolin</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 07:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
				<category><![CDATA[interviste a persone]]></category>
		<category><![CDATA[malesangue]]></category>
		<category><![CDATA[marco montanaro]]></category>
		<category><![CDATA[matteo scandolin]]></category>
		<category><![CDATA[questionario sulla scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[smettere]]></category>

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		<description><![CDATA[…ed è importante anche conoscere il preciso momento in cui s’inceppa. Da qualche parte sta scritto che quello che fai è quello che perdi: non si può perdere, com’è ovvio, quel che non si è mai avuto. E allora, prima che accada, hai due possibilità: puoi farlo più forte – sviluppare al massimo il tuo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1830&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>…ed è importante anche conoscere il preciso momento in cui s’inceppa. Da qualche parte sta scritto che <em>quello che fai è quello che perdi</em>: non si può perdere, com’è ovvio, quel che non si è mai avuto. E allora, prima che accada, hai due possibilità: puoi farlo più forte – sviluppare al massimo il tuo talento, ad esempio, come dice Matteo più giù – o lasciar perdere – come, pare, abbia poi davvero fatto Matteo. E così ho chiesto anche a lui, a Matteo Scandolin, di rispondere al mio <em>Questionario</em>. Matteo ha pubblicato un libro, altre cose ha scritto e continua a scrivere in rete, ma se gli chiedi di rispondere al <em>Questionario</em> ti dice: “Perché proprio io che ho lasciato perdere?”. Proprio per questo, perché è importante capire quando s’inceppa, o solo finisce qualcosa che hai frequentato e in cui, suppongo, hai creduto quotidianamente; smettere di scrivere (in un modo peraltro molto maturo, “senza fronzoli”<em></em>) fa parte anch’esso dello scrivere? E cosa lascia in una vita che – com’è ovvio! – comunque fluisce, apparentemente in altre direzioni?</p>
<p><strong>Cosa rappresenta di te, la scrittura?</strong><br />
Il tentativo di vivere e raccontare le cose senza fronzoli o abbellimenti vari, nel modo più diretto. Il tentativo, non è detto che ci sia riuscito.<br />
<strong><br />
Quando hai iniziato a scrivere? Non intendo cose del tipo: «Sai, a otto anni ho scritto il primo tema e lo considero il mio primo romanzo…». Voglio dire: quand’è scattata quella cosa, quel meccanismo consapevole per cui adesso puoi dire, appunto, che la scrittura ti rappresenta come uomo?</strong><br />
Ho cominciato a scrivere, fatalità, all’età che hai detto tu, al di là dei temi in classe. Verso i sedici-diciassette anni ho iniziato a scrivere consapevolmente.</p>
<p><strong><span id="more-1830"></span>Che tipo di rapporto hai con la scrittura? Può essere in qualche modo legata a uno stato d’animo? Oppure è una cosa che sta lì e che puoi svolgere, allo stesso modo, in qualsiasi momento?</strong><br />
Da un paio d’anni a questa parte non ho un rapporto con la scrittura, intesa come narrativa. Prima scrivevo spessissimo, in qualsiasi momento e luogo: poi magari erano ciofeche che cestinavo, ma non avevo problemi a scriverle. Adesso, scrivo in qualsiasi momento e luogo mail o progetti o cose che riguardano, in qualche maniera, l’associazione e la rivista di cui mi occupo.<br />
<strong><br />
Funziona così da sempre? Come l’hai addomesticata, la scrittura, come le hai preso le misure?</strong><br />
Negli anni ho imparato a sfrondare gli abbellimenti di cui alla prima risposta. Ho cercato di scrivere nella maniera più semplice e chiara possibile, mentre a diciotto anni cercavo, com’è ovvio, di stupire con gli effetti speciali: mi ci è voluto parecchio per cogliere che si può stupire anche con la semplicità.<br />
L’unica cosa che puoi fare per addomesticare i tuoi talenti è svilupparli più che puoi: in questo caso, scrivere come un cretino, sempre.</p>
<p><strong>Ti è mai capitato di sentirti limitato nella quotidianità delle cose per via dello scrivere? In altri termini, hai mai sentito una certa difformità tra qualcosa di anche molto banale che ti stava accadendo, e qualcosa che avresti potuto/voluto scrivere a riguardo?</strong><br />
No. Semmai m’è successo di vivere una situazione e <em>vedere</em> la stessa situazione come una scena da scrivere. Non è stato piacevole, mai.<br />
<strong><br />
Qual è, oggi, lo spazio per la parte privata del tuo scrivere (non so, qualcosa tipo diario, o comunque cose che non leggerà mai nessuno) e quello riservato alla parte pubblica (anche solo tenere un blog)?</strong><br />
Al di là del fatto che non ho mai tenuto un diario, tutto quello che scrivo è pubblico: che siano articoli, post o mail, qualcuno legge sempre quello che scrivo.<br />
<strong><br />
Sapresti descrivere la tua personalissima lingua, quella in cui hai scritto finora?</strong><br />
Meno fronzoli possibili.<br />
<strong><br />
Quanto (e cosa) del tuo scrivere può appartenere agli altri?</strong><br />
Guccini mi ha insegnato che una volta che scrivi qualcosa e la rendi pubblica, diventa tanto tua quanto degli altri.</p>
<p><strong>Pensi mai di smettere? Intendo smettere e non pensarci più davvero, neppure una blanda tentazione – potrebbe essere tipo cambiare città, lavoro, abbigliamento, amicizie, tutto insieme, di colpo.</strong><br />
Di fatto m’è successo. Ho cambiato città ma già da tempo non scrivevo.</p>
<p><strong>Adesso scrivi tu una domanda per me.</strong><br />
Quando cazzo ci vediamo?<br />
<strong>Eh!</strong></p>
<p><a href="http://malesangue.com/2012/04/11/questionario-sulla-scrittura-4-vito-antonio-conte/" target="_blank">[Questionario #4: Vito Antonio Conte]</a> [<a href="http://malesangue.com/2012/05/07/questionario-sulla-scrittura-6-enrico-piscitelli/" target="_blank">Questionario #6: Enrico Piscitelli</a>]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1830/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1830/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1830/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1830/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1830/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1830/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1830/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1830/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1830/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1830/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1830/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1830/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1830/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1830/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1830&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dizionario Immaginario: Dittatura</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 18:38:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<category><![CDATA[capo]]></category>
		<category><![CDATA[dettatura]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[malesangue]]></category>
		<category><![CDATA[marco montanaro]]></category>
		<category><![CDATA[seme]]></category>

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		<description><![CDATA[La riconosci sul finale. Stella cometa di ogni potere. Gradazione, particolarmente alcolica, di qualsiasi tipo di potere: allo stesso modo ha in sé i segni del proprio crollo. Mentre si incorona, da sé o con l’aiuto dei molti e dei muti, il dittatore è già condannato. La disfatta non dipende da agenti esterni, quasi mai, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1814&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La riconosci sul finale. Stella cometa di ogni potere. Gradazione, particolarmente alcolica, di qualsiasi tipo di potere: allo stesso modo ha in sé i segni del proprio crollo. Mentre si incorona, da sé o con l’aiuto dei molti e dei muti, il dittatore è già condannato. La disfatta non dipende da agenti esterni, quasi mai, ma dal carattere stesso del capo, dalla sua capacità di farsi coriaceo padre della patria e resistere a mere questioni biologiche.<br />
E quanto bisogno abbiamo, di quella resistenza.<br />
Da lui riceviamo identità: se siamo con lui, la dittatura – diretta emanazione del capo, che si spande per le vie della città come musica lirica dai megafoni di certe città del sud – è ispirazione, aspirazione, per una volta peraltro legittima; cosa c’è di male a voler essere in un tempo e in un modo in cui si può essere in un solo modo (e in un solo tempo)? Se al contrario siamo contro di lui, abbiamo almeno un motivo per poter essere: senza di lui, semplicemente, non saremmo – né orecchie né bocca.<br />
Così lui dà e toglie la vita, così la dittatura è uno stile, di vita, per i favorevoli e per i contrari, un racconto dunque credibile per almeno due schieramenti; in altri tempi si sarebbe detto: un collante sociale.</p>
<p>Per cui la riconosci sul finale, in quell’attimo che è già dopo.<br />
Puoi chiamarla dittatura quando lascia detriti, rovine fumanti, personaggi da barzelletta erotica che sul transatlantico dell’apocalisse hanno solo voglia di ballare, in quel tipico momento in cui, dopo di lei, non è anomia ma cannibalismo: e ci si mangia l’un con l’altro mentre ci si penetra l’un con l’altro – ed è un penetrare che non presuppone alcun tipo di fecondazione, beninteso.<br />
Puoi ben dire dittatura quando la sensazione è quella che siano state aperte le gabbie e tutti i polli, cui è stata staccata la testa, siano usciti a urlare cosa facevano (e non facevano) quando c’era lui; così non è propriamente un tutti contro tutti, ma un più onesto, per la verità, tutti contro il nessuno che è in ognuno di noi. E che aveva smesso di essere tale – dunque di non essere – proprio grazie al gran capo.<br />
Per cui quando c’era lui, si stava meglio (la storia dei treni, e delle fogne, e degli immigrati); in sua assenza – e in attesa del prossimo – ci adoperiamo: e si fa come se ci fosse ancora, in fondo; ma visto che non c’è, allora, io posso esser lui – circostanza sempre preferibile al non essere – e si fa come faceva lui, allo stesso modo. Come in una sanguinaria guerra senza guerra, si colpisce per non esser colpiti; guerra incivile proprio perché civile, mossa in abiti borghesi ed accademici: sul pavimento, adesso non più sangue ma liquido seminale.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1814/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1814&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dizionario Immaginario: Dentro</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 13:44:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
				<category><![CDATA[dizionario immaginario]]></category>
		<category><![CDATA[dentro]]></category>
		<category><![CDATA[marco montanaro]]></category>
		<category><![CDATA[Reggia Caserta]]></category>

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		<description><![CDATA[Devi avere un giardino fiorito, devi essere scolpita dentro, tu. Non c’è altra spiegazione. Quando taci, le tue labbra minime racchiudono l’oscuro, ed io cerco il confronto – che perderò; io bianco come il coniglio, io obbligato al cavare, dentista incauto e approssimativo. Allora dev’essere che il lavorio, il gentile martellante operato che spesso dedichiamo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1810&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Devi avere un giardino fiorito, devi essere scolpita dentro, tu. Non c’è altra spiegazione. Quando taci, le tue labbra minime racchiudono l’oscuro, ed io cerco il confronto – che perderò; io bianco come il coniglio, io obbligato al cavare, dentista incauto e approssimativo. Allora dev’essere che il lavorio, il gentile martellante operato che spesso dedichiamo all’altro, tu l’hai dentro, opera in te un discorso solo tuo, e scommetto: ti scolpisce da dentro. Allora sì, io mi dico, favoleggio, di giardini meravigliosi – e se non sono giardini, sarà l’avorio o il marmo. Una reggia sfavillante, tu hai la Reggia di Caserta dentro, tu hai il liscio e l’eleganza dei posti visitati in gita in gioventù; tu hai la perfezione, la precisione che un po’ per timore un po’ per riverenza lasciamo al solito ad altre epoche. Non hai altra scelta, e ti mostri fuori senza forma apparente; ma così retta e precisa dentro, io lo giuro, io ci credo, un capolavoro, composizione che toglie il fiato: invisibile è il Paradiso solo per chi crede. Ed io credo, mi obbligano le labbra tue al silenzio. Io credo che dentro ci sia dell’altro: e se non c’è, allora io parlo da solo: io, io, io; in effetti.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1810/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1810/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1810/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1810/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1810/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1810/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1810/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1810/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1810&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Questionario sulla scrittura #4: Vito Antonio Conte</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 23:27:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuo a fare domande didascaliche, elementari, perché elementare è il problema, la domanda, la questione che dà vita al Questionario. Mi aiuta Vito Antonio Conte, allora, quando dice che il pensiero è malattia e che la scrittura è per lui la medicina. Mi aiuta quando parla di autenticità – e se non lo avessi mai [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1800&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continuo a fare domande didascaliche, elementari, perché elementare è il problema, la domanda, la questione che dà vita al <em>Questionario</em>. Mi aiuta Vito Antonio Conte, allora, quando dice che il pensiero è malattia e che la scrittura è per lui la medicina. Mi aiuta quando parla di autenticità – e se non lo avessi mai letto né conosciuto, penserei: ma come, ti dai dell’autentico da solo?, e invece non ho dubbi. Mi aiuta il fatto che è chiaro che per lui la scrittura è un prolungamento dell’esistenza (dato che, dice, è il particolare che svela l’universale) e non il contrario. Non vive per scrivere, suppongo, ma giacché siamo vivi: ne scriviamo.<br />
Credo sia tutto qui. Quando ci siamo incontrati, del resto, abbiamo parlato di campagna, case in costruzione, tribunali, fatica fisica, figli; quanto allo scrivere, alle cose di carta, c’è stato spazio solo per Corto Maltese. Se mi aiuta Vito Antonio Conte è perché lo trovo credibile, perché credo alla sua voce, che poi è quella che mette per iscritto, incazzata, dolce, dal ritmo che sembra perdersi e poi riprendersi come in un canto blues cantato da negri, non da bianchi che imitano negri. Con la schiena dritta, insomma, per cui anche da un punto di vista puramente anagrafico si ha solo da imparare. E ringraziare, nel momento in cui Vito mi rimanda il file con le domande scegliendo come font il Bookman Old Style.</p>
<p><strong>Cosa rappresenta di te, la scrittura?</strong><br />
Non posso dire cosa rappresenta di me la scrittura senza prima chiarire cos’è per me la scrittura. La mia, ovviamente. È il mondo traverso i miei sensi intanto che i miei sensi traversano vite, diventando esistenza. E sentimento. Questo è la mia scrittura. È viaggio, percorso di conoscenza. Desiderio di scoperta. Necessità. E, dunque, chi la legge può trovarci tutto il mondo che fuori c’è sformato dai miei sensi e, spesso, un altro mondo: quello che pulsa esclusivamente dentro l’involucro che porta il mio nome.</p>
<p><span id="more-1800"></span><strong>Quando hai iniziato a scrivere? Non intendo cose del tipo: «Sai, a otto anni ho scritto il primo tema e lo considero il mio primo romanzo…». Voglio dire: quand’è scattata quella cosa, quel meccanismo consapevole per cui adesso puoi dire, appunto, che la scrittura ti rappresenta come uomo?</strong><br />
Se vuoi un riferimento temporale, non lo so. Se, invece, come credo, intendi riferirti alla “riconoscibilità della scrittura”, ossia: “leggo qualcosa e senza sapere chi l’ha scritta penso a Tizio”, è accaduto dopo la pubblicazione del mio romanzo anomalo, <em>Frammenti di un interno</em> (Luca Pensa Editore, 2008), quando qualcuno osservò che quel racconto lungo conteneva una cifra, la mia…</p>
<p><strong>Che tipo di rapporto hai con la scrittura? Può essere in qualche modo legata a uno stato d’animo? Oppure è una cosa che sta lì e che puoi svolgere, allo stesso modo, in qualsiasi momento?</strong><br />
La scrittura, in principio, non esiste. C’è altro e ci sono, poi, tante scritture. Una diversa dall’altra. Dire con la parola scritta qualunque cosa può diventare “la scrittura”, come un’altra lingua. E, proprio come un’altra lingua, diventare vitale: mezzo d’espressione senza il quale sarebbe indispensabile inventarsi qualcos’altro. Ché vivere non basta, la vita bisogna fermarla. Io lo faccio con la parola scritta (con una carezza, con una contumelia…). Credo, molto immodestamente, di possedere il “dono” della scrittura. Altro discorso è l’uso che ne faccio. Forse di tutta la mia scrittura resterà soltanto un unico verso immortale. Forse non resterà nulla. Ma intanto mi è necessaria per non morire.</p>
<p><strong>Funziona così da sempre? Come l’hai addomesticata, la scrittura, come le hai preso le misure?</strong><br />
Sì, è stato amore immediato, sin da quando – da grafomane perduto &#8211; annotavo (dove capitava) ogni cazzata quotidiana (in minor misura continuo a farlo). Mi serviva per ordinare i giorni. Per dargli un senso. O un altro senso. O un senso altro. La scrittura è la mia più grande incertezza. Me ne accorgo ogni volta che parlo e lei mi ascolta, ogni volta che lei mi svela il suo universo e io cerco di comprenderlo, sapendo che potrò avvicinarla soltanto scrivendo. Non esistono misure, non ci sono modi per addomesticare la scrittura, non si può governare la parola scritta… Voglio dire che ogni buona scrittura ha le sue regole; io le ho praticate e continuo a farlo, a modo mio, ma “la scrittura”, quella cui tendo, quella capace di “sconvolgere” il lettore, e – quindi &#8211; il suo autore (ch’è il primo lettore), detta da sé il suo essere, diventando unica quando incontra chi sa ispirarla. Soltanto in questo modo c’è quello che si può definire “addomesticare” la scrittura. È il suo autore che le dà ispirazione e non il contrario.</p>
<p><strong>Ti è mai capitato di sentirti limitato nella quotidianità delle cose per via dello scrivere? In altri termini, hai mai sentito una certa difformità tra qualcosa di anche molto banale che ti stava accadendo, e qualcosa che avresti potuto/voluto scrivere a riguardo?</strong><br />
Esattamente il contrario: sono a perfetto agio con la quotidianità perché per me il giornaliero è quel che di più importante c’è. Dall’inezia sino al miracolo: tutto sta nel quotidiano. E, poiché amo scrivere delle piccole cose, credo di poterne scrivere in aderenza alle stesse. Questo anche perché penso fermamente che il particolare svela l’universale. E non viceversa.</p>
<p><strong>Qual è, oggi, lo spazio per la parte privata del tuo scrivere (non so, qualcosa tipo diario, o comunque cose che non leggerà mai nessuno) e quello riservato alla parte pubblica (anche solo tenere un blog)?</strong><br />
Ho sempre tenuto più di una sola agenda. L’ho sempre accompagnata (anno per anno) con un quadernone e/o una moleskine. Anche con taccuini che ho costruito da me. È anche accaduto che di tutto ho fatto un gran falò. Conseguenza della mia mania di liberarmi dell’inutile e del superfluo. Da diverso tempo tengo la mia moleskine annuale e lì annoto di tutto. Avrei eliminato anche quella se avesse funzionato il tentativo di fermare i pensieri con un registratore tascabile, ma ahimé rimango grafomane dentro.</p>
<p><strong>Sapresti descrivere la tua personalissima lingua, quella in cui hai scritto finora?</strong><br />
Vertiginosa e visionaria, è la prima aggettivazione che mi viene in mente. Comunque, autentica.</p>
<p><strong>Quanto (e cosa) del tuo scrivere può appartenere agli altri?</strong><br />
Tutto, per chi lo vorrà.</p>
<p><strong>Pensi mai di smettere? Intendo smettere e non pensarci più davvero, neppure una blanda tentazione – potrebbe essere tipo cambiare città, lavoro, abbigliamento, amicizie, tutto insieme, di colpo.</strong><br />
Per me la scrittura è medicina, nel mentre il pensiero è malattia. Dunque, smetterò di scrivere quando smetterò di pensare.</p>
<p><strong>Adesso scrivi tu una domanda per me.</strong><br />
Quale delle precedenti risposte ti piacerebbe aver dato tu?<br />
<strong>Ce ne sono almeno tre. Ma ti ruberò volentieri, in futuro, e citandoti, il punto in cui dici che il pensiero è la malattia e la scrittura è medicina. </strong></p>
<p>[<a href="http://malesangue.com/2012/02/27/questionario-sulla-scrittura-3-paolo-cognetti/" target="_blank">Questionario #3: Paolo Cognetti</a>] [<a href="http://malesangue.com/2012/04/21/questionario-sulla-scrittura-5-matteo-scandolin/" target="_blank">Questionario sulla scrittura #5: Matteo Scandolin</a>]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1800/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1800/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1800/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1800/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1800/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1800/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1800/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1800/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1800/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1800/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1800/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1800/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1800/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1800/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1800&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 12:38:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://malesangue.com/2012/03/27/1787/"><img src="http://img.youtube.com/vi/pzZWu8FoRBM/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:center;">*</p>
<p style="text-align:left;">Non sono un gran lettore di me stesso. Nel senso che devo ancora abituarmi a leggere a voce alta le mie cose, ma del resto al momento non c’è nessuno che possa farlo meglio di me o, figuriamoci, al posto mio. Nel raro bootleg video quassù leggo <em>L’uomo nel cielo</em>, che devo aver scritto più o meno un anno fa, accompagnato dal bluesman <strong>Oh Petroleum</strong>. La cosa è avvenuta due settimane addietro al <strong>Barcollo Live</strong> di Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi; locale in cui tornerò tra qualche giorno per la prima presentazione de <em>Il corpo estraneo</em>.</p>
<p style="text-align:left;">In effetti questo post è un modo come un altro per dire che <strong>venerdì 30 marzo alle ore 20 presenterò per la prima volta il nuovo arrivato</strong>. La cosa avverrà in compagnia di Roberto Lucchi, l’unico uomo al mondo che – credo – abbia letto tutto o quasi quello che ho fatto senza neppure conoscermi (poi, in effetti, ci siamo conosciuti; io l’avevo scambiato per un tizio con cui avevo convissuto anni prima, ai tempi dell’università, il quale era convinto di essere un violinista potenzialmente più virtuoso di Paganini; com’è noto, Paganini non ripeteva, non concedeva bis: il mio coinquilino &#8212; che, come detto, non era Roberto Lucchi &#8212; era solito invece non esibirsi neppure. Be’, fine della storia. Ci vediamo lì.)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1787/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1787/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1787/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1787/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1787/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1787/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1787/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1787/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1787&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 09:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Autore: Marco Montanaro Titolo: Il corpo estraneo. Una tragedia on the road Dettagli: ISBN 978-88-96989-22-7, formato 11,5×18, 112pp. Prezzo: 12 euro Editore: Caratteri Mobili Il corpo estraneo è una tragedia on the road, in cui la storia recente (di sempre) d’Italia – un Paese che viene giù ogni mese – fa da sfondo a vicende intime, private [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1774&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1775" title="copertina_il corpo estraneo" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2012/03/copertina_il-corpo-estraneo.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p><strong>Autore: </strong>Marco Montanaro<br />
<strong>Titolo: </strong><em>Il corpo estraneo. Una tragedia </em><em>on the road</em><br />
<strong> Dettagli</strong>: ISBN 978-88-96989-22-7, formato 11,5×18, 112pp.<br />
<strong>Prezzo</strong>: 12 euro<br />
<strong>Editore: </strong><a href="http://www.caratterimobili.it/caratterimobili/?p=2620" target="_blank">Caratteri Mobili</a><strong><br />
</strong></p>
<p><em>Il corpo estraneo</em> è una tragedia <em>on the road</em>, in cui<strong> la storia recente </strong>(di sempre)<strong> d’Italia</strong> – un Paese che viene giù ogni mese – fa da <strong>sfondo a vicende intime</strong>, private e prive di radici.</p>
<p>Danilo Dannoso – appena fuori o appena dentro <strong>una dipendenza socialmente inaccettabile</strong> – è estraneo al suo corpo, al corpo delle vite che attraversa di nascosto, al corpo di un Paese intero; dorme con i vestiti addosso e sogna d’essere ospite di talk show televisivi in cui può finalmente dire le verità, <em>tutte</em> le verità che ha intuito. Per lavoro, Danilo gira l’Italia in lungo e in largo per conto della Fondazione di suo zio, senatore eletto nelle fila di <strong>un partito politico molto chiacchierato</strong>. Mentre organizza dibattiti ed eventi culturali, Danilo fa il corriere per <strong>un’organizzazione sotterranea che sposta soldi e cura interessi oscuri</strong>.</p>
<p>L’impalcatura, <em>questa</em> impalcatura, inizia a crollare quando il senatore Dannoso viene arrestato. Danilo tenta la fuga con una donna che sembra un apostrofo: ma è lei a inseguire un uomo che «a breve sarà costretto a compiere una scelta».</p>
<p><strong>L’AUTORE</strong><strong>: </strong>Marco Montanaro ha pubblicato <em>Sono un ragazzo fortunato </em>(Lupo, 2009), raccolta di racconti circensi (con la partecipazione straordinaria di una piovra gigante); e <em>La Passione </em>(Untitl.ed, 2010), romanzo- farsa-tragedia in lingua originale. Altri suoi pezzi sono sparsi in antologie e in giro per la rete. Il suo blog è malesangue.com.</p>
<p><strong>in copertina, immagine di Giuseppe Incampo</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1774/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1774/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1774/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1774/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1774/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1774/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1774/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1774/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1774&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dizionario Immaginario: Contatti</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 20:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caspita, se non sembra un participio passato. I padri della lingua non lo indicano, distratti – ma dev’esserci, dev’esserci anche l’infinito: “contarre”, si direbbe. All’infinito, del resto, si ambisce in fatto di contatti. Cosa che ha peso più dell’aria: social network, amicizie, lavoro, viviamo ramificando, arrotolandoci nella rete di contatti. L’etica stessa diviene etica del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1780&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caspita, se non sembra un participio passato. I padri della lingua non lo indicano, distratti – ma dev’esserci, dev’esserci anche l’infinito: “contarre”, si direbbe. All’infinito, del resto, si ambisce in fatto di contatti. Cosa che ha peso più dell’aria: social network, amicizie, lavoro, viviamo ramificando, arrotolandoci nella rete di contatti. L’etica stessa diviene etica del contatto: devi avere il contatto giusto per sfondare il muro dell’indifferenza – divina o meno, che importa, il divino è morto proprio perché non ha saputo rinnovare la sua rete, viene il dubbio.<br />
Perciò io parlo di participio passato, se non dall’infinito “contarre”, allora val bene “contrarre”. Poiché i contatti si contraggono, quasi come contratti, appunto, o virus; una volta iniziato il giro, l’azione è virale, non si ferma, sei nel circolo e continui a girare; quando la trottola si ferma, osservi chi hai davanti, chi ti è toccato in sorte; e non è detto che sia uno più su di te; in verità l’etica del contatto non ha solo gerarchie, ma umori; può ben capitare che chi stava su fino a ieri oggi stia giù; e tu che ti ci sei affidato puoi ben dirti perduto con lui.<br />
A guardare con attenzione, però, il “contatto” potrebbe derivare da “contare”: più contatti, più conti. E dunque: più contatti, più peso avrai, lo avranno le tue parole, le tue paure persino. Se sei solo in una stanza a invocare la fine del mondo, la fine del mondo non ha senso; coi contatti giusti, “la fine del mondo” agguanta virgolette, ci si appiglia, tu stesso diventi citazione, leggenda, puoi arrivare fin lassù, sull’Olimpo da cui potrai brindare – finalmente! – alla “fine del mondo”, insieme ai tuoi nuovi, infiniti contatti (Martini? Pesca Lemon? Aperol+Prosecco?).</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1780/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1780/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1780/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1780/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1780/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1780/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1780/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1780/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1780/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1780/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1780/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1780/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1780/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1780/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1780&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il corpo estraneo: ricapitombolare (o l&#8217;involontaria trilogia del niente)</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 00:26:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il titolo del mio terzo libro è Il corpo estraneo. In giro per Internet ci sono già scheda, copertina, ecc. A breve pubblicherò tutto anche qui, come dev’essere. Adesso però ho bisogno di dire un paio di cose, dunque di ricapitolare – meglio, nel mio caso: ricapitombolare. Il corpo estraneo esce ad aprile per Caratteri [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1761&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="illusfb" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2012/03/illusfb1.jpg?w=500&h=500" alt="" width="500" height="500" /></p>
<p>Il titolo del mio terzo libro è <strong>Il corpo estraneo</strong>. In giro per Internet ci sono già scheda, copertina, ecc. A breve pubblicherò tutto anche qui, come dev’essere. Adesso però ho bisogno di dire un paio di cose, dunque di ricapitolare – meglio, nel mio caso: <strong>ricapitombolare</strong>.<br />
<em><span id="more-1761"></span>Il corpo estraneo</em> esce ad aprile per <a href="http://www.caratterimobili.it/caratterimobili/" target="_blank">Caratteri Mobili</a>, sarà lungo poco più di cento pagine ed è stato scritto <em>in scioltezza</em> sul finire del 2010, mentre andava in stampa il mio secondo libro ed ero ancora in giro a (rap)presentare il primo.<br />
L’idea per questa <em>tragedia on the road</em> mi ronzava in testa già da qualche anno, le atmosfere pure, ne ho già parlato in passato su questo blog e adesso non voglio aggiungere troppi particolari sul racconto in sé. Per i due brevi video che ho messo in giro ho scelto un taglio abbastanza, come dire, intransigente, senza immagini, fatta eccezione per alcuni dettagli dell’illustrazione di copertina (di Giuseppe Incampo). Si tratta, in un certo senso, di due estratti del romanzo in formato video.<br />
Come ho spiegato nei ringraziamenti finali (che sono sempre: <strong>ringraziamenti, debiti e coincidenze</strong>, forse la parte più dolce e difficile di un libro), scrivendo <em>Il corpo estraneo</em> ho allontanato da me, senza troppo accorgermene, una certa stanchezza, una certa abitudine a stati d’animo che alla lunga fanno inceppare quei meccanismi in cui, col tempo, finisci col credere poco. Mi pare evidente e banale che se qualcosa non ti prende per intero, allora non funziona – provo a fare qualche esempio: è opinione piuttosto diffusa che il mondo della cultura, che la poesia e che in genere la superficie delle cose abbiano sempre a che fare con la bellezza. E che la bellezza possa essere salvifica. In questo libro devo invece aver scritto da qualche parte che la bellezza, di per sé, non significa molto; e che è salvifica solo se vissuta per intero (e in tempo). In questo libro ci si salva solo in mezzo a un&#8217;immensa crudezza. Forse solo chi è in grado di scovare e scegliere la bellezza in mezzo a un mondo spietato e subacqueo, fitto di apparenze, può salvarsi. Ma non c’è bellezza oltre la morte (sia biologica che psichica). Oltre la morte c’è, forse, solo la grazia; ma fin qui ho ripetuto troppe volte la parola bellezza e non solo, così ripetendo, ho rischiato di sciuparla; ma di certo mi sono sollevato pure dal diritto di parlare di grazia.<br />
Adesso devo tuttavia specificare che il libro ha più livelli di lettura. E questa è una caratteristica che lo avvicina agli altri due che ho scritto, anzi: credo di aver tirato su <strong>una trilogia</strong>, involontaria, <strong>del niente</strong>. Dico involontaria perché mentre la scrivevo non avevo certo un piano: ma battevo comunque un percorso che, pur scoperto un passo alla volta, è stato lo stesso per anni e portava alle pareti (estive, sempre pronte a bruciare) del mio stomaco. Ho però raccontato poche volte di me: sono stato forse solo l’occhio, a volte stanco, altre attento, altre ancora allucinato, attraverso cui guardare. Sono stato un corpo in mezzo ad altri corpi, e quello era l’unico mezzo (di trasporto, anche solo emotivo) utile per attraversare quello che ho attraversato finora. Avevo la macchina da presa, per dire, sin dal primo libro, l’unica che potessi permettermi. Non poteva essere altrimenti, no?<br />
Ora, tornando ai diversi piani di lettura: <strong><a href="http://www.lupoeditore.it/lupo/catalogo/pgxso-product-details/prx-107/ctx-3.html?manufacturer_id=1" target="_blank">Sono un ragazzo fortunato</a></strong>, raccolta di racconti che compongono un mosaico che fa evidentemente il tifo per la fantasia, può esser letto come un inno postumo, scritto in contumacia, al surrealismo, alla patafisica; oppure, più semplicemente, come una serie di storie d’amore destinate al marcio e che in qualche modo sopravvivono, di tanto in tanto, come un pesce che si dibatte appena fuori dall’acqua. Per me rimane un’arca, quel primo libro, su cui alcuni personaggi si sono messi in salvo dal niente che è la realtà-per-quella-che-è; per fuggire così in una qualche dimensione parallela a me a tratti tuttora ignota.<br />
Con <a href="http://www.untitlededitori.com/la-passione" target="_blank"><strong>La Passione</strong></a> allora ho raccontato, per quel che mi riguarda, chi non è salito su quell’arca, chi è rimasto a terra. Ho raccontato il niente della mia provincia, e non poteva essere altrimenti. Ma avevo in testa la provincia americana e ho usato come scenografia le elezioni del 2009, la cui eco locale ancora rimbomba nella politica nazionale. Era un libro ad alto budget emotivo, ambientato, in fin dei conti, nella lingua: la lingua che non si fa guida di alcunché, che è festa solo di se stessa.<br />
Così con <em>Il corpo estraneo</em> ho indagato il millimetro. Non mi interessa dire che si tratta di fiction pura: per me tutto è rappresentazione, qualsiasi cosa venga strappata all’esperienza reale per essere impressa su carta o pellicola lo è. Però l’impressione è quella del mio primo romanzo vero e proprio: con cui, dicevo, ho indagato il millimetro, ho acciuffato il minuscolo ingranaggio che potrebbe aver agito indisturbato tra i rimasti a terra de <em>La Passione</em> e che, senza alcun brandello d’illusione, si è fatto niente, per intero e fino all’ultimo, senza partecipare ai riti tribali della nostra democrazia. Ma qui dico: fino al penultimo. Perché Danilo Dannoso ha un sussulto. Nel finale de <em>Il corpo estraneo</em>, che è un omaggio – inevitabile – a <strong>Una questione privata</strong> di Beppe Fenoglio, succede qualcosa che io non so. Non so tutto di Danilo Dannoso (come non so poi molto di Ludovico Brachini di <em>Sono un ragazzo fortunato</em>), com’è giusto che sia, perché quello che un autore non sa dei suoi personaggi è spesso la parte più oscena di quel che si può dire o raccontare. Ma in quel che non so di lui e in quello che accade nel finale de <em>Il corpo estraneo</em> c’è forse una speranza, un cerchio che si chiude, non so se bene o male (anche una tragedia può contenere la speranza, che è molto più di un semplice insegnamento morale). Nell’indagine e nell’agire della tragedia del singolo ho immesso, forse ripescato, l’antidoto al niente fin qui descritto. Nell’agire dell’individuo, per quanto apparentemente immorale, ho trovato la risposta che già conoscevo: se devo credere in qualcosa, scelgo l’uomo, il gesto individuale, muto e dignitoso, che arriva dopo il silenzio di strade bagnate e battute a casaccio per anni. Non credo nelle moltitudini, anche se sono capaci di commuovermi, credo però all’incontro: e quello si fa tra individui, e a volte è un miracolo.<br />
Tuttavia anche ne <em>Il corpo estraneo</em> i livelli di lettura sono molteplici: c’è la scrittura smorta di un vecchio professore acciaccato e furbo, c’è il desiderio mutilato dalla dipendenza, c’è una storia d’amore molto forte, composta soprattutto di solidarietà e fiducia; e c’è ancora la politica, il Paese che crolla come un’eterna ed estrema ed estenuante provincia, e poi un certo modo inutile e dannoso di fare cultura. C’è una certa visione del potere, che è sempre masturbazione e ha in sé le avvisaglie e le motivazioni del proprio crollo. C’è una certa visione dei rapporti tra individui: per cui quando sono composti di potere e controllo hanno poco a che spartire con la bellezza (e con la grazia?).<br />
Comunque.<br />
Con questi tre libri io ho chiuso un cerchio.<br />
Scrivo questo post all’una e cinquantuno di mercoledì 7 marzo 2012: quando Il corpo estraneo sarà diventato di carta, tra qualche giorno, l’autore dei tre libri qui citati non esisterà più. Il che, a parte che scrivere in <em>quella</em> maniera, e di <em>quelle</em> cose, non ha più senso per <em>quell</em>’autore, non so bene cosa significhi. Forse lo scoprirò, e magari troverò anche il modo più appropriato per raccontarvelo.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Nota dell’11 marzo 2012</strong>: Il mio primo libro era dedicato a una misteriosa quanto ambigua <em>gang dei senza coda</em>. Credo che i <em>senza coda</em> fossero proprio i personaggi che non si sono salvati tra le pagine di quei miei primi racconti, i rimasti a terra che, come ho detto, hanno poi animato le pagine de <em>La Passione</em>. E <em>La Passione</em> era invece dedicata a un singolo individuo; quell’individuo che poi, come ho tentato di spiegare fin qui, è l’unico millimetro indagabile attraverso le vicende de <em>Il corpo estraneo</em>. Ed ecco perché oltre ai ringraziamenti, anche la questione della dedica, per me, è questione sempre assai spinosa (come sanno tutti i miei editori).</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1761/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1761/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1761/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1761/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1761/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1761/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1761/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1761/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1761&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il corpo estraneo</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 14:34:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Autore: Marco Montanaro Titolo: Il corpo estraneo. Una tragedia on the road Dettagli: ISBN 978-88-96989-22-7, formato 11,5×18, 112pp. Prezzo: 12 euro [uscita: aprile 2012]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1754&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>Autore: Marco Montanaro<br />
Titolo: <a href="http://www.caratterimobili.it/caratterimobili/?p=2620" target="_blank">Il corpo estraneo. Una tragedia on the road<br />
</a> Dettagli: ISBN 978-88-96989-22-7, formato 11,5×18, 112pp.<br />
Prezzo: 12 euro<br />
[uscita: aprile 2012]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1754/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1754/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1754/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1754/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1754/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1754/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1754/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1754/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1754/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1754/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1754/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1754/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1754/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1754/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1754&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dizionario Immaginario: Carboncino</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 13:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Faccio molti schizzi, mi sfuggono le sfumature sul foglio e gli altri, invece: una linea netta e sono al punto. Un conto aperto con le parole, con le idee: se è una meccanica delle idee, quella che governerà la mia vita, pregherò che si converta in ritmo. Del resto, i libri comprati e mai letti: non era quello che volevo, l’accumulazione indegna. Questo ad esempio il senso di colpa che avvampa in libreria, perché di ogni libro si fa salva l’idea, prima che il contenitore, e tutte queste idee ammassate, stipate una sull’altra, schiacciate da colare ego – segnano un limite, il mio, che non potrò abbracciarle per intero.<br />
Era l’altro giorno che giocavo da solo, letto o scrivania, era l’altro giorno che mi accarezzavo. “Le poesie” scrivevo, “corrono via impazzite come galline senza testa”. Io non avevo pudore, le onde le incontravo, agosto erano gli ultimi due giorni di maltempo per abbracciare acqua violenta. Scivolare verso il mare, scivolare verso la fine per incontrare i colpi di coda di una stagione intera, la resa dei conti, la resa del vento.</p>
<p>Aggiustare è un altro limite: perché si parte dall’autoaccusa, lì ti inchioda e non ti smuove.</p>
<p>Non ho assolto nessun dovere, perciò non ho potuto insegnare. Quando mi è capitato, mi sono camuffato. Fratello io che non ne avevo, compagno io che ne ho perduti e perdute, complice io distratto: perciò non ero niente e passavo al vento. Il vento semina, quella del polline è la prima favola che si racconta, favola leggera per corpi decaduti, favola di splendore per una razza quasi estinta.<br />
Quando saprai che il polline viaggia persino sopra il mare, e per chilometri, allora sì, allora arretrerai.<br />
Quanto a me, davanti all’oro azzurro il sentimento più – come dire? <em>giusto</em>? – mi pare sempre, comunque: il timore.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1750/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1750/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1750/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1750/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1750/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1750/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1750/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1750/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1750/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1750/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1750/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1750/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1750/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1750/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1750&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Questionario sulla scrittura #3: Paolo Cognetti</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 00:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dice <a href="http://paolocognetti.blogspot.com/" target="_blank">Paolo Cognetti</a> che con la scrittura funziona come col maiale, ma al contrario: molto si deve buttar via. Allora immagino i quadernoni su cui Paolo scrive piano, li immagino pieni di cancellature e riscritture. Immagino l&#8217;immersione nel silenzio in cui si tenta di distinguere, cogliere la differenza tra il vestito e il mestiere dello scrittore. Un silenzio che serve a ricalibrare il tempo interiore, quello dell&#8217;uomo e quello dei racconti che scrive. Finché questi due tempi non combaciano, immagino anche questo, e allora funziona come per chi racconta con la voce: l’uomo sarà quello che narra – coinciderà con la materia orale – per la durata del racconto; poi sarà libero.<br />
Di Paolo sapevo che scrive solo racconti e che scrive poco. Due caratteristiche, in tempi d’abbondanza, che nel linguaggio (e dunque nell’uso) comune non fanno un bravo scrittore. Precisione e lentezza, un tempo diverso da quello che viviamo in genere, in generale: così pure nei racconti di Paolo. Sei seduto accanto ai suoi personaggi, sei con loro, ne hai compassione, pietà, ne deriva un assunto, una sensazione: che il mondo, di tanto in tanto, sia un posto pulito, come quel che esce, dopo mesi o anni, dai quadernoni di Paolo. Con la fatica che immagino soltanto.</p>
<p><strong>Cosa rappresenta di te, la scrittura?</strong><br />
Ho sempre amato la definizione che Flannery O’Connor dava della scrittura come <em>habitus</em> &#8211; un modo di essere più che un mestiere. Però negli ultimi tempi sto scoprendo l’importanza di preservare la mia identità di <em>persona</em>, indipendente dalla mia attività di <em>scrittore</em>. Avere un’ossessione è una cosa molto romantica ma per niente sana, e ho cominciato a capire il valore di stare con i miei amici, i miei genitori o la mia ragazza senza pensare per tutto il tempo al libro che sto scrivendo, sacrificando ogni altra cosa a quello. Non voglio fare la fine del capitano Achab, appeso alla balena bianca con il suo stesso arpione. Sto cercando di trovare un equilibrio tra la scrittura e le relazioni e mi cogli nel bel mezzo di questo percorso. Insomma la risposta è: fino a poco tempo fa ti avrei detto che la scrittura rappresentava il nocciolo, la parte più profonda e sincera di me; adesso non mi sembra più una bella cosa.</p>
<p><strong><span id="more-1740"></span>Quando hai iniziato a scrivere? Non intendo cose del tipo: «Sai, a otto anni ho scritto il primo tema e lo considero il mio primo romanzo…». Voglio dire: quand’è scattata quella cosa, quel meccanismo consapevole per cui adesso puoi dire, appunto, che la scrittura ti rappresenta come uomo?</strong><br />
Ho cominciato a scrivere racconti verso i 18 anni. Non mi piace chiamarla vocazione, forse proprio perché sto cercando di arginare la scrittura e riportarla in determinati confini. A quell’età mi sentivo un incompreso, mi pareva che nemmeno le persone più vicine mi conoscessero davvero. Ero timido e solitario. Così raccontare sulla pagina quello che sentivo è stato come prendere la parola e gridare al mondo chi ero.</p>
<p><strong>Che tipo di rapporto hai con la scrittura? Può essere in qualche modo legata a uno stato d’animo? Oppure è una cosa che sta lì e che puoi svolgere, allo stesso modo, in qualsiasi momento?</strong><br />
Nelle <em>Piccole virtù</em>, Natalia Ginzburg sosteneva che quando siamo tristi tendiamo a scrivere di ricordi, mentre quando siamo felici lavoriamo meglio con l’immaginazione. Credo anch’io di funzionare così. Se rileggo i miei vecchi racconti ti so dire con precisione come mi sentivo mentre li scrivevo: ho i miei racconti felici e i miei racconti tristi. L’unico stato d’animo davvero pericoloso è la depressione, perché quella è la morte delle parole. Ma se la scrittura diventa un’abitudine è un’attività trasversale agli umori, nel senso che ne è condizionata ma non per questo si interrompe: io cerco di scrivere ogni mattina e mi capita di sentirmi annoiato, eccitato, stanco, afflitto dal mal di testa oppure in gran forma, assillato dalle bollette da pagare o con la mente sgombra da preoccupazioni, e lo faccio in ogni caso, e la cosa sorprendente è che lo stato d’animo non influisce molto sulla qualità della scrittura. Mi è capitato di scrivere ottime cose con un umore schifoso, e viceversa.</p>
<p><strong>Funziona così da sempre? Come l’hai addomesticata, la scrittura, come le hai preso le misure?</strong><br />
Non ci ho preso le misure. Se ci avessi preso le misure, potrei dire “ora mi siedo qui, lavoro due o tre ore e scrivo una buona pagina per il mio racconto”, come succede ai mestieri che non hanno a che fare con la creazione artistica. Invidio molto quella calma, quella forza che viene dal saper fare un lavoro, conoscere tutti i gesti necessari, poter prevedere il risultato finale e continuare comunque a trarne piacere. Come un muratore che dice: ora metto una pietra sopra l’altra e costruisco una casa a regola d’arte. Io quello stato non lo conosco. Sento ogni volta di affacciarmi nell’ignoto e mi porto dietro un grosso carico di ansia e paura, benché l’esperienza di questi quindici anni mi aiuti a tenerle sotto controllo. Ma non penso di avere addomesticato alcunché.</p>
<p><strong>Ti è mai capitato di sentirti limitato nella quotidianità delle cose per via dello scrivere? In altri termini, hai mai sentito una certa difformità tra qualcosa di anche molto banale che ti stava accadendo, e qualcosa che avresti potuto/voluto scrivere a riguardo?</strong><br />
No. Non sono uno di quegli scrittori che vedono una scena per strada, vanno a casa e la inseriscono in un racconto. Né lo faccio con i personaggi. Credo nella necessità della distanza di cui parlava Henry James, e ho scoperto di avere un tempo di gestazione, tra le cose vissute e le cose scritte, di una decina d’anni. In questo momento sto scrivendo di cose successe nel 2002, usando luoghi e persone di allora. Mi sembra che questo tempo serva a fare pulizia di un ricordo, come una pietra levigata e lucidata dalla corrente di un fiume. Penso a Hemingway, che ha sempre scritto storie tratte da episodi della sua vita, ma aveva bisogno di guardarli da lontano per raggiungere quella sua straordinaria limpidezza: dieci anni per <em>Addio alle armi</em>, trenta per <em>Festa mobile</em>.</p>
<p><strong>Qual è, oggi, lo spazio per la parte privata del tuo scrivere (non so, qualcosa tipo diario, o comunque cose che non leggerà mai nessuno) e quello riservato alla parte pubblica (anche solo tenere un blog)?</strong><br />
Ogni tanto ho pensato di tenere un diario, ma mi sono accorto che ne ho già uno. Io scrivo a mano su grandi quadernoni che poi conservo, pieni di prove, correzioni, appunti e riscritture, e sfogliare uno di questi quaderni mi riporta indietro nella vita proprio come farebbe un diario. Dentro ai quaderni c’è la parte privata della mia scrittura, ed è sempre sporca, imprecisa, sovrabbondante, ma pure molto intima e urgente, qualcosa che non farei mai leggere a nessuno.</p>
<p><strong>Sapresti descrivere la tua personalissima lingua, quella in cui hai scritto finora?</strong><br />
No, perché la sto ancora cercando. Vorrei che fosse molto semplice e molto precisa, e che sembrasse naturale come la lingua dei bravi narratori orali.</p>
<p><strong>Quanto (e cosa) del tuo scrivere può appartenere agli altri?</strong><br />
Be’, vorrei che la mia scrittura arrivasse ad appartenere agli altri quanto mi appartengono i libri che amo come lettore. Quando mi pare che siano stati scritti proprio per me, e che nessuno al mondo possa capirli meglio di come li capisco io. Se anche un solo lettore si sentisse così con uno dei miei racconti, avrei raggiunto il mio scopo di scrittore.</p>
<p><strong>Pensi mai di smettere? Intendo smettere e non pensarci più davvero, neppure una blanda tentazione – potrebbe essere tipo cambiare città, lavoro, abbigliamento, amicizie, tutto insieme, di colpo.</strong><br />
No.</p>
<p><strong>Adesso scrivi tu una domanda per me.</strong><br />
Qual è il racconto che hai riletto più volte nella vita?<br />
<strong>Direi tutti i racconti di<em> Pesca alla trota in America</em>, di Richard Brautigan. Si tratta di un romanzo in forma di pezzi brevi, se vogliamo, del resto Brautigan nel breve era formidabile.<br />
</strong></p>
<p>[<a href="http://malesangue.com/2012/01/30/questionario-sulla-scrittura-2-luciano-pagano/" target="_blank">Questionario #2: Luciano Pagano</a>] [<a href="http://malesangue.com/2012/04/11/questionario-sulla-scrittura-4-vito-antonio-conte/" target="_blank">Questionario #4: Vito Antonio Conte</a>]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1740/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1740/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1740/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1740/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1740/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1740/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1740/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1740/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1740/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1740/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1740/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1740/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1740/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1740/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1740&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 01:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://malesangue.com/2012/02/22/1730/"><img src="http://img.youtube.com/vi/c4kA1CkjFak/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p>///<br />
Nel primo capitolo c’è il passaporto, la norma.<br />
Nel secondo inizia a piovere: non smetterà più.<br />
Nel terzo c’è il titolo <a href="http://malesangue.com/2011/12/27/2012/" target="_blank">del libro</a>.<br />
Nel quarto si determina il viaggio, la destinazione.</p>
<p>[<a href="http://www.caratterimobili.it/caratterimobili/" target="_blank">anteprima#1</a>]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1730/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1730/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1730/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1730/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1730/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1730/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1730/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1730/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1730/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1730/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1730/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1730/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1730/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1730/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1730&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dizionario Immaginario: Agguato</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 12:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trovava appropriato, discretamente congeniale, che la sua razza dovesse estinguersi per inondazione. Miserie affogate dall’onda e poi messe ad asciugare al sole dei secoli. Meglio affogare che annacquarsi. Meglio l’agguato dell’acqua. Il primo, un sussulto da bambino, al mare. L’ombrellone accanto, dei milanesi. Stavano in acqua come il loro accento sulla sabbia fine di quel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1727&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovava appropriato, discretamente congeniale, che la sua razza dovesse estinguersi per inondazione. Miserie affogate dall’onda e poi messe ad asciugare al sole dei secoli. Meglio affogare che annacquarsi. Meglio l’agguato dell’acqua.<br />
Il primo, un sussulto da bambino, al mare. L’ombrellone accanto, dei milanesi. Stavano in acqua come il loro accento sulla sabbia fine di quel lido. Non uscivano. A lui toccava: guardarsi i polpastrelli, arrugginiti, il richiamo della mamma. Loro, no. Anni dopo, su quello stesso mare, una petroliera incagliata.<br />
Il secondo agguato, alla salina. Tra i canneti spiò fino a trovare l’amore di due ragazzini. Non resistette all’impulso del cavallo. Fin quando lei non ebbe un sussulto, si era accorta della spia. Così fuggì, inciampando coi pantaloni alle caviglie, terminò due corse in acqua e seduto fradicio vide i due ragazzini correre, lontano. Lontano. Lui rideva.<br />
Il terzo agguato, un impulso, sull’acqua bassa di una spiaggia sudamericana. Si erano dipinti di sabbia umida, lui e la ragazzina, adulta come si è adulti da quella parte di mondo. Per un attimo sentì del freddo, un freddo impassibile e scemo, e capì che era arrivato. Dove.<br />
Il quarto, un’anomalia. La stanza sul lago. Non dormiva da giorni, era lì per morire. Lo avrebbe fatto. Ma era solo insonne e un po’ convinto di vivere ancora. In eterno. Il lago al mattino era il sogno dell’esploratore solitario, sempre la stessa scoperta, muta e in pezzi, rattoppata, rubata ad altri luoghi.<br />
Il quinto e il sesto agguato, ai laghi vicino un paesino del nordovest italiano. Strana sorte, i laghi. Era convinto, convinto sul serio, che prima o poi sarebbero diventati mari. Così un giorno le trote avrebbero bevuto salato. Al tempo, un amore giovanile e un paio di speranze. Lei lo lasciò a dormire su una panchina vicino al castello, ricoperto dalle foglie sopravvissute all’autunno. Lontano dal lago, lontano dai mari.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1727/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1727/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1727/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1727/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1727/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1727/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1727/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1727/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1727/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1727/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1727/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1727/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1727/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1727/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1727&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 14:25:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Paloma ade! Wie die wogende See so ist das Leben ein Kommen und Gehn doch wer kann es je verstehn? Mireille Mathieu &#124; La Paloma Ade [anteprima#0 - dettaglio]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1719&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1720" title="gocce pic" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2012/02/gocce-pic.jpg?w=500&h=375" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align:left;"><em>La Paloma ade!</em><br />
<em> Wie die wogende See</em><br />
<em> so ist das Leben ein Kommen und Gehn</em><br />
<em> doch wer kann es je verstehn?</em></p>
<p>Mireille Mathieu | <a href="http://www.youtube.com/watch?v=0E2E1erGGbU" target="_blank">La Paloma Ade</a></p>
<p>[<a href="http://www.caratterimobili.it/caratterimobili/" target="_blank">anteprima#0</a> - <a href="http://www.giuseppeincampo.com/" target="_blank">dettaglio</a>]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1719/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1719/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1719/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1719/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1719/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1719/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1719/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1719/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1719/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1719/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1719/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1719/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1719/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1719/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&#038;blog=6507651&#038;post=1719&#038;subd=malesangue&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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