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	<title>ye olde malesangue</title>
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	<description>Oh, questa cruda, cruda vita! Andrebbe ancora un po&#039; bollita!</description>
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		<title>Dizionario Immaginario: Alfabeto (un&#8217;introduzione)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 23:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[Quanto segue è l'introduzione al mio Dizionario Immaginario, di cui avevo parlato qui.] *** Incontriamoci, sì: ma per andare al circo. Circo che è mare e deserto insieme, mantra, Cina, glossolalia, recita il rosario l’ardore di ogni sud privo d’equatore: si è sempre a sud di sé quando si racconta. Alfabeto, formule base per formulare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1675&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><em>[Quanto segue è l'introduzione al mio </em>Dizionario Immaginario<em>, di cui avevo parlato <a href="http://malesangue.com/2011/12/27/2012/" target="_blank">qui</a>.]</em></p>
<p style="text-align:center;">***</p>
<p style="text-align:left;">Incontriamoci, sì: ma per andare al circo.<br />
Circo che è mare e deserto insieme, mantra, Cina, glossolalia, recita il rosario l’ardore di ogni sud privo d’equatore: si è sempre a sud di sé quando si racconta. Alfabeto, formule base per formulare l’universo, il cielo, il circo, l’inferno: cortocircuito di a e di p, seduzione di z, x e g, accostamento di d e di j: logica infranta da leggi disumane ma prima dell’umano: miscela e scoppio sono rami dello stesso fusto.<br />
Alfabeto, senza di te è sangue. Sangue senza pelle né ossa, sangue misto a niente, bada bene, non chiediamo qui l’omicidio. Solo mischiati, mischia i globuli, sia lambada anche per loro, mischia le strade, le tue, e gioca ai dadi.</p>
<p style="text-align:center;">d+a+d+i</p>
<p>E questo è circo.<br />
Incontro.<br />
Così il doppio di me rideva.<br />
In alternativa.<br />
Staccava i biglietti la B, maiuscola, con fare severo: si scherza ma non si scherza davvero. Siamo a scuola, imparerete il caso. Subito dentro, tra il pubblico, tante piccole m, e c, le vocali in prima fila. Applaudivano il direttore, il maestro, coi baffi attizzati dal fuoco di una F (maiuscola, anche questa). Entrava il domatore, i leoni, una G con tanto di frusta alle prese con n minuscole, odore di savana (j). Era poi la volta dell’elefante, L, barriva libertà correndo più su se stesso che in tondo. Il pubblico gaudente, il tendone un’enorme Y, ci sovrastava generoso come avesse le stelle (svariate, innumerevoli x): un lenzuolo, avresti detto (V).<br />
Poi furono coriandoli (piccole c, capovolte però, e qualche ç), barzellette (z o t), foche (h!), dromedari (che banali, con le d) e l’immancabile piovra gigante (o, minuscola, sì).</p>
<p>E un filo di fumo.<br />
In un batter d’occhio il circo svanì, evaporò, fu fatto polvere dai sogni dell’alfabeto. Tutta notte chini a raccoglier lettere, io e il mio compare, guardandoci in cagnesco per capire a quale lettera assomigliassimo. Le raccogliemmo tutte, fino all’ultima rimasta sotto il tendone, e ne riempimmo un sacchetto. Attendemmo l’alba e solo allora svuotammo il sacchetto sul prato. Tra i fili d’erba osservammo il quadro, la splendida composizione, il mosaico, il <em>mostropasticcio</em> che è ogni parola che impasta la lingua di Dante (A).<br />
Così si erano mischiate le lettere che un tempo furono circo.<br />
Quanto segue ne è il risultato.<br />
Raccontiamo in due, io e il compare (doppio!, si dice doppio!), raccontiamo in due con voce di orco (P).</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1675/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1675/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1675/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1675/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1675/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1675/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1675/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1675/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1675/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1675/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1675/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1675/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1675/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1675/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1675&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 23:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per una volta il sottoscritto è oggetto d&#8217;intervista. È accaduto il 19 gennaio 2012 sulle pagine de Il Paese Nuovo, quotidiano leccese, e le domande le ha poste Ennio Ciotta partendo dal libro La Passione. L&#8217;intervista è disponibile anche in pdf. Come nasce La Passione? La Passione nasce come reportage nel giugno del 2009. M’impegnai [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1651&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter  wp-image-1656" title="capra" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2012/01/capra1.jpg?w=400&#038;h=438" alt="" width="400" height="438" /></p>
<p>Per una volta il sottoscritto è oggetto d&#8217;intervista. È accaduto il 19 gennaio 2012 sulle pagine de <em>Il Paese Nuovo</em>, quotidiano leccese, e le domande le ha poste Ennio Ciotta partendo dal libro <a href="http://malesangue.com/tu-mi-devi-uno-spiegone/surf/" target="_blank"><em>La Passione</em></a>. L&#8217;intervista è disponibile anche in <a href="http://malesangue.files.wordpress.com/2012/01/23-per-ennio.pdf">pdf</a>.</p>
<p><strong>Come nasce <em>La Passione</em>?</strong><br />
<em>La Passione</em> nasce come reportage nel giugno del 2009. M’impegnai allora a riprendere tutti o quasi i comizi che si tenevano nella piazza del mio paese, la cui situazione politica rispecchiava nel piccolo quello che accadeva o sarebbe accaduto di lì a breve a livello nazionale (si pensi al Laboratorio Politico tra Pd e Udc di oggi, lanciato proprio in quei giorni in provincia di Brindisi). Avevo del materiale video (tuttora su Youtube) e un diario in cui raccontavo soprattutto di una comunità che nei giorni delle elezioni si apre come in festa. Un’assurda festa patronale, in cui il mito – così è il politico in elezioni – si fa rito (i comizianti come i crociferi della Settimana Santa). Il destino della comunità in quei giorni sembra sciogliersi nelle vite e nei melodrammi dei politici. Tutto questo poi è entrato nel libro, commissionatomi dall’editore Untitl.ed a inizio 2010. Ho quindi tirato su un romanzo dalla cronica cronaca del giugno 2009, facendone più che altro un libro sulla lingua e sul sempre incombente ritorno della Balena Bianca (la DC, insomma).</p>
<p><strong><span id="more-1651"></span>Cosa rappresenta per te Francavilla Fontana? La senti come &#8220;la tua città&#8221;?</strong><br />
A Francavilla sono nato e vivo tuttora, è un posto molto bello e durissimo come tutti i posti di provincia (<em>La Passione</em> è un libro su tutti i posti di provincia, del resto.) È la mia città solo perché mi trovo a vivere qui e qui ho gli affetti, certamente è stata un punto d’osservazione privilegiato nei giorni in cui ho lavorato sul libro. In cui peraltro racconto che c’è una differenza tra l’abitare un posto e il semplice abitare *in* un posto. Io adesso sto qui per caso, insomma, e in generale tendo ad appartenere a nulla, e non posseggo nulla.</p>
<p><strong>Cosa pensi realmente della politica locale?</strong><br />
Non sono un commentatore politico né ritengo di avere i mezzi per parlarne, locale o nazionale che sia. Con il libro ho usato la politica come materiale o scenografia per arrivare a raccontare una comunità che può essere metafora di altre comunità. Trovo che in generale si parli più di comunicazione politica che di politica in sé, e non voglio essere annoverato tra i campioni di questa materia. Anche perché in passato ho amato molto la politica vera, ma da cittadino, e rispetto chi la fa sul serio.</p>
<p><strong>Cosa leggi in questi giorni? Consigliaci un libro.</strong><br />
Leggo libri piccoli, a tratti insignificanti in cui però ci sono autori vivi. E poi ristudio la mitologia greca attraverso <em>Le nozze di Cadmo e Armonia</em>, di Roberto Calasso. Va detto che non inseguo i (supposti) bei tempi che furono, quanto la misura dell’umano che è rimasto nel passaggio dei secoli, dal divino, appunto, all’umano. Ma in generale consiglio soprattutto di leggere cose vive. Tipo Boris Vian. C’è sempre tempo per la morte.</p>
<p><strong>Progetti futuri?</strong><br />
Mi piace pensare, sbagliando, che sto risalendo la penisola grazie ai miei libri. Così, dopo il primo libro con la salentina Lupo (2009) e quello con Untitl.ed che è di Andria (2010) sono invece tornato un po’ più giù: in primavera esce il mio terzo libro per Caratteri Mobili che è di Bari. Si tratta di una tragedia on the road che ho scritto sempre nel 2010.<br />
Comunque, ho fatto tre libri e un mucchio di altre cose in tre anni. Sono zoppo e ho bisogno comunque di accompagnarmi alla scrittura per andare avanti. Il progetto, per così dire, è scrivere cose nuove, ricercare, e restare libero e vivo mentre provo a fare tutto questo. Non so se mi spiego.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1651/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1651/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1651/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1651&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Tre libri per una compagnia «non galleggiante»</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 23:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vorrei dire ancora della nausea che m’ha preso per la lettura nel corso dell’estate del 2010. Una nausea che si mutava presto in terrore e poi tornava a ronzare sulle meste frequenze di una più apparentemente tranquilla nausea da due soldi: ma pur sempre una nausea. E che poi m’è passata sul finire del 2011 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1614&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei dire <a href="http://malesangue.com/2011/09/09/signora-lettura/" target="_blank">ancora</a> della nausea che m’ha preso per la lettura nel corso dell’estate del 2010. Una nausea che si mutava presto in terrore e poi tornava a ronzare sulle meste frequenze di una più apparentemente tranquilla nausea da due soldi: ma pur sempre una nausea. E che poi m’è passata sul finire del 2011 grazie a tre libri in particolare, accomunati, questi tre libri, non tanto dal fatto che mi sono stati in un certo senso donati quanto dalla <em>prossimità</em> che ho avvertito nei confronti delle persone che li hanno prodotti.<br />
E allora vorrei partire dal titolo di questo post. «Compagnia galleggiante» l’ho rubato a un corrispondente de <em>La Repubblica</em>, Luigi Irdi, che l’ha utilizzato nel corso di un reportage sulla provincia italiana pubblicato un mesetto addietro sulle pagine de <em>Il Venerdì</em>. Ebbene Irdi si giovava di questa perifrasi per indicare la merda con cui si rischia di nuotare sulla riviera romagnola quando i depuratori smettono di funzionare a causa delle cacate del gran numero di turisti che affollano Rimini e compagnia (cantante) a fine estate. E così ecco il gancio, l’anello, il link che cercavo: quest’estate ho smesso di leggere proprio mentre mi addentravo nella cultura romagnola con un libro Sellerio (del quale ora non ricordo neppure il titolo). L’ho dovuto proprio chiudere di colpo mentre le miserie della vita vera superavano di gran lunga quelle su carta. Ora, il libro non è che fosse davvero brutto; ma in generale è ovvio che m’ero circondato di parecchia <em>compagnia galleggiante</em> a livello letterario. Per mesi ho avuto nausea, nausea per tutti i libri brutti o, se preferite, non imprescindibili e soprattutto per la gran mole di libri che in generale mi circondava (e che mai smaltirò) – <em>compagnia galleggiante</em>, appunto, o quantomeno <em>abbondante</em>, senz’anima, come le pile di libri tutti uguali che lasciano le penne ogni mese nelle librerie, grandi o indipendenti che siano.<br />
Poi sono arrivati questi tre libri, per l’appunto, e pian piano ho ripreso. C’è un motivo se queste tre opere mi hanno fatto tornare la voglia di leggere; e adesso provo a spiegarvelo[1].</p>
<p><span id="more-1614"></span>Prima di tutto, si tratta di tre libri piccoli, molto piccoli. Che non hanno a che fare con la piccola editoria che abito di solito o che in un caso la mettono addirittura in croce piuttosto esplicitamente. Ma andiamo con ordine. Il primo di questi è l’opera (seconda) di un mio caro amico, Sergio (Tatarano), si chiama <em>Una vita a forma di imbuto</em>, Sergio se l’è autoprodotto ed eccolo qui:</p>
<p><img class="size-full wp-image-1616 aligncenter" title="imbuto" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2012/01/imbuto.jpg?w=500&#038;h=333" alt="" width="500" height="333" /></p>
<p>Il tema del libro è universale: l’imbuto è quella sorta di nostalgia della nostalgia (potenziale) che ti blocca e ti pone fuori dai giochi, da ogni gioco; ti può prendere in qualsiasi momento e ti lascia scivolare all’interno della superficie conica (a volte comica) di quell’imbuto esistenziale in cui ognuno di noi, più o meno consapevolmente, finisce almeno una volta nella vita.<br />
A questo libro ho dato una mano io stesso, incoraggiando dapprima l’autore a scriverlo, scrivendo poi la prefazione, seguendo la parte grafica curata da Michele (che ha fatto la copertina del <a href="http://malesangue.com/tu-mi-devi-uno-spiegone/surf/" target="_blank">mio primo libro e poi illustrato <em>Il Baleniere</em></a>) e infine presentandolo insieme a Sergio qui in paese durante le vacanze natalizie. Un libro a cui non posso non essere affezionato e la cui prima stesura, guarda un po’, è stata l’unica cosa che sono riuscito a leggere, con piacere, l’estate scorsa. Tuttora al Bar Chopin (il locale in cui ci troviamo di solito, quello in cui pure abbiamo fatto la presentazione) puoi trovare dei clienti che tra un caffè e un cappuccino fanno richiesta del libro, che Daniele dietro al bancone spaccia con discrezione per conto dell’autore.<br />
Per la verità, una volta finito di scriverlo, Sergio mi chiedeva cosa avrebbe dovuto farne. Cercare un editore? Infilarlo in uno di quei siti di dubbio gusto che trattano print on demand? Gli ho detto di lasciar perdere. Niente squali, niente false illusioni; Sergio aveva soldi da spendere e un mucchio di persone cui sarebbe comunque potuto arrivare non tanto col libro, ma soprattutto con quello che aveva da dire; e così è stato: il libro lo abbiamo amato tutti, e non poteva essere altrimenti: è passato per tante mani già prima di andare in stampa. Un libro piccolo, forse non fondamentale per molti, ma su questo oggetto minuto io e i miei amici abbiamo lavorato con cura come una casa editrice in miniatura (abbiamo persino i fotografi da presentazione, se Daniele è dietro al bancone c’è pure Gabriele, autore della foto quassù). Una casa editrice che in questo caso ha funzionato, esaurendo il suo ruolo e le copie del libro stesso (be’, non proprio e non ancora e d’accordo, i soldi li ha messi Sergio).</p>
<p>Di qui al secondo libro di cui voglio parlare il passaggio è facile. Si chiama <a href="http://www.effequ.it/wp/pazzi-scatenati/" target="_blank"><em>Pazzi scatenati</em></a>, l’ha scritto Federico Di Vita per una piccola e tradizionale casa editrice (effequ) e mi è stato regalato, anche in questo caso. Nell’introduzione lo stesso Federico, raccontando la genesi del libro, parla dell&#8217;imbuto in cui si sarebbe trovato scrivendolo (e che ha poi ovviamente superato); ma il link col libro di Sergio, è chiaro, è nel contenuto: Federico indaga la piccola editoria italiana e la fa a pezzi – con tanta ironia – o meglio, ne fa a pezzi i meccanismi e le velleità. Che sono tutte lì, Federico (purtroppo) non si è inventato nulla. Ma ecco la spettacolare pagina con cui tutto ha inizio[2]:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1617" title="pzzsctn" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2012/01/pzzsctn.jpg?w=500&#038;h=671" alt="" width="500" height="671" /><br />
Bene, Federico racconta quel mondo che ho caldamente sconsigliato di frequentare a Sergio col suo libro; ma anche in questo caso, il testo di Federico l’ho letto con piacere perché in qualche modo ho fatto parte anch’io del libro, mentre l’autore lo scriveva – c’è quel pezzo in cui va alla disperata ricerca de <em>La casa dei libri</em> di Richard Brautigan, e in effetti Federico mi chiese consigli a riguardo, all’epoca. Ci sono cose di cui abbiamo parlato per giorni, a pezzi e morsi via mail, e su cui con lui mi interrogo tuttora. Ci sono le riviste su cui io e lui scriviamo e gli editori che conosciamo entrambi. E poi ci sono dei pezzi più narrativi, direi, in cui vien fuori tutto il talento di Federico, grandissimo lettore e scrittore di gran coscienza (non saprei dirlo meglio): mentre di solito lui sta là a fare il cazzone, il timido, il modesto; e io lì a dirgli «Forza! Tira fuori le palle!», tipo quando decisi di pubblicare <a href="http://malesangue.com/2010/11/30/due-allegri-ragazzi-morti-un-racconto-di-federico-di-vita/" target="_blank">un pezzo del suo primo libro qui su questo blog</a>. E insomma, Federico le palle le ha tirate fuori davvero e ha scritto questo libro che ti spiega perché certa gente non <em>soffocherà tra gli stilisti imprecando il credit card</em> ma si perderà nel sottobosco della piccola editoria, il circo della piccola editoria, in cui si entra tutto sommato facile ma dal quale non si sa quando né come si esce. In cui le cose non funzionano perché i meccanismi sono quelli dei grandi gruppi solo replicati più in basso e con pochi mezzi. Il punto è che anche in quel mondo che vorrebbe ergersi a difensore e moltiplicatore di cultura, finisce che nessuno legga i libri: neppure quelli che si decide di pubblicare. Un mondo subacqueo, insomma, in cui molti cercano visibilità ma pochi hanno ancora cura dell’oscuro oggetto del desiderio – il libro, per la miseria.</p>
<p>E così siamo al terzo libro che, in realtà, è stato quello che ha dato impulso al genere di considerazioni un po’ confuse che sto portando avanti in questo post. Si tratta di <a href="https://www.facebook.com/events/127775723971425/" target="_blank"><em>Chiunque cerca chiunque</em></a> di Francesco Forlani e in parte è una risposta ai meccanismi infernali messi a nudo dal libro di Federico Di Vita. Francesco Forlani è uno scrittore navigato, si definisce <em>ai domiciliari</em>, fa parte della redazione di <a href="http://www.nazioneindiana.com/" target="_blank">Nazione Indiana</a>. Ma andiamo prima con la copertina[3]:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1634" title="chiunque" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2012/01/chiunque.jpg?w=500&#038;h=377" alt="" width="500" height="377" /></p>
<p>Allora, è andata più o meno così: Francesco ha pubblicato <em>Chiunque cerca chiunque</em> a puntate su Facebook. Poi ha deciso di bypassare qualsiasi tipo di meccanismo editoriale, se l’è stampato da solo e ne ha fatto duecento copie da acquistare su prenotazione. Ecco, dei tre libri fin qui citati, questo è l’unico che ho pagato: ma è arrivato comunque a me con una dedica personalizzata e il mio personalissimo numero di copia (38/200); aggiungo che la dedica era scritta a penna su una foto che ritraeva la mia brutta bella faccia e che Francesco aveva avuto la cura di prendere dal mio profilo Facebook e di stampare. Senza considerare che il grosso delle copie lo scrittore <em>ai domiciliari</em> Francesco Forlani lo ha consegnato di persona in giro per l’Italia. Un libro che si presenta così tu non puoi proprio esimerti dal leggerlo. Un’opera ricca di umanità fin dal primo capitolo in cui c&#8217;è una ricetta partenopea in gita a Parigi, zeppa di citazioni senza risultare intellettualistica: così Francesco ha raccontato la sua vita parigina con una delicatezza verso i suoi personaggi che è autentico affetto verso quel tipo d’umanità che si incontra soprattutto per strada e tra gli sconosciuti (direi: gli inaspettati, a me piace chiamarli così).</p>
<p>Adesso mi torna in mente la nausea che mi prende tuttora in libreria. Credo che i commessi se ne accorgano: piglio un libro, lo sfoglio, leggo due o tre frasi ed ecco un pallido disorientamento mutarsi presto in terrore. Rimetto a posto l’oscuro oggetto del desiderio nell’imbarazzo non so se generale, ma certo mio. L’abbondanza di libri abbandonati a se stessi mi fa paura; l’abbondanza di storie di cui nessuno avrà cura mi sconforta. Dev’essere stato questo e se poi sono tornato al tempo migliore che io abbia conosciuto, che è quello appunto della lettura, un tempo dal ritmo tutto suo, e tutto mio – ecco, se ci sono tornato è perché ho trovato quasi per caso e in fila tre libri che cura, da parte di tutti (soprattutto autore e lettore) ne avevano ricevuta nel corso dei mesi o forse degli anni. E non so se questa può essere una soluzione per il mercato editoriale, se in altri termini l’autoproduzione per una cerchia ristretta di lettori, per persone, cioè, che sappiano riconoscere il valore di un’opera e la sentano <em>necessaria</em>, possa rappresentare il futuro o meno dell’editoria; il quale è un mondo da cui ho deciso di restar fuori, tutto sommato, e che conosco di striscio per via di qualche pubblicazione; tutto questo io non so: di certo m’hanno fatto star meglio questi tre libri e la loro genesi, m’hanno fatto respirare, meglio di mille best seller, ma è una banalità da dire. Sono contento che ci siano questi tre libri, forse può bastare, e con me altre persone: e questo, di questi tempi, è un destino o una destinazione assai insolita per un’opera cartacea.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>[1]E c’è un motivo pure se quella voglia di leggere ha fatto sì che avessi voglia di leggere finanche il reportage de <em>Il Venerdì</em> che passava proprio dal punto in cui mi ero fermato (la Romagna e la provincia italiana, su cui tornerò in futuro, lo prometto), dal punto in cui, insomma, passavano diversi nodi irrisolti che m’avevano bloccato.<br />
[2]La foto questa volta è mia, come anche la successiva; entrambe prese con Clementina, la macchina fotografica rossa e più carina.<br />
[3]Sì, ho usato il santino di Vinicio Capossela – che pure fa una brevissima apparizione in <em>Chiunque cerca chiunque</em> – come segnalibro, se non altro perché mi è stato regalato proprio nei giorni in cui leggevo Francesco dal trio pseudomilanese composto da Dario-Michele-Pierpaolo, e quest’ultimo – oltre a sembrare un Francesco Forlani in miniatura in quanto cuoco appassionato e parigino d’adozione – ha preso il santino per me al Teatro Smeraldo di Milano a inizio dicembre e io ho deciso di ringraziarlo pubblicamente qui per questo suo gesto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1614/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1614/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1614/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1614/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1614/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1614/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1614/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1614/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1614/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1614/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1614/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1614/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1614/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1614/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1614&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Questionario sulla scrittura #1 &#8212; Giorgio Fontana</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 23:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
				<category><![CDATA[interviste a persone]]></category>
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		<description><![CDATA[Analitico, l’esistenza di carta sembra farla a pezzi. Giorgio Fontana cerca purezza e spesso trova nient’altro che altri interrogativi. E ricomincia la corsa, un po’ folle, a volte fino a rincorrere se stesso. Che sia onesto non c’è dubbio. Che sia d’aiuto per molti, pure; e così potrebbe apparire addirittura stucchevole per altri. Ma quello [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1601&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Analitico, l’esistenza di carta sembra farla a pezzi. <a href="http://www.giorgiofontana.com/" target="_blank">Giorgio Fontana</a> cerca purezza e spesso trova nient’altro che altri interrogativi. E ricomincia la corsa, un po’ folle, a volte fino a rincorrere se stesso. Che sia onesto non c’è dubbio. Che sia d’aiuto per molti, pure; e così potrebbe apparire addirittura stucchevole per altri. Ma quello che fa lo fa per intero e lascia che lo investa, per intero, fino a renderlo nudo, con le braccia alzate, di fronte a un mondo che è spesso solo un cono d’ombra – per lo più incomprensibile. C’è garbo, una sorta di galateo da autodidatta solitario, nello scrivere di Giorgio, che porta in qualche caso a provare invidia per lui, certo mai sudditanza: semmai stima, ammirazione. Se decidi di leggerlo – che è un po’ ascoltarlo – lo fai perché lo senti prossimo. Perché sai che merita la tua attenzione. Non gli chiederai nulla in cambio, perché nulla riceveresti. Questo lui lo mette in ogni pezzo e le conseguenze le vive da sé. Come dovrebbe essere.</p>
<p><strong>Cosa rappresenta di te, la scrittura?</strong><br />
Mettiamola così: rappresenta il modo in cui affronto gran parte dell&#8217;esistenza. In termini narrativi, analitici, alfabetici, quel che vuoi. E definisce chiaramente anche tutto quello che non la riguarda, e che è altrettanto importante – il cono d&#8217;ombra dove le parole sono disarmate, inutili.<br />
<strong><span id="more-1601"></span><br />
Quando hai iniziato a scrivere? Non intendo cose del tipo: «Sai, a otto anni ho scritto il primo tema e lo considero il mio primo romanzo…». Voglio dire: quand’è scattata quella cosa, quel meccanismo consapevole per cui adesso puoi dire, appunto, che la scrittura ti rappresenta come uomo?</strong><br />
Non so. Credo ci siano stati una serie di meccanismi inconsapevoli che poi hanno portato a una specie di ammissione – del tipo okay, io da questa cosa non posso liberarmi. E credo sia successo verso i vent&#8217;anni.</p>
<p><strong>Che tipo di rapporto hai con la scrittura? Può essere in qualche modo legata a uno stato d’animo? Oppure è una cosa che sta lì e che puoi svolgere, allo stesso modo, in qualsiasi momento?</strong><br />
Dipende dalla scrittura. Io per lavoro scrivo, e semplicemente mi metto lì e faccio quel che devo fare. Per la narrativa è diverso, ovvio, ma non direi che è legata a un particolare stato d&#8217;animo. Diciamo che accade, e non ho mai capito bene che dinamiche ci siano dietro – e francamente nemmeno m&#8217;interessa.</p>
<p><strong>Funziona così da sempre? Come l’hai addomesticata, la scrittura, come le hai preso le misure?</strong><br />
Sì, è stato così da sempre, e il rapporto è immutato (a parte alcune crisi). La cosa che è cambiata è il mio approccio: credo che ora sia più consapevole. Tieni conto che ho lavorato molto per arrivare a una forma di scrittura che considerassi decente. (In particolare è stato un incubo imparare a scrivere dei dialoghi sensati. Dio, quanto ho sudato su quei cazzo di dialoghi). Non ho mai pensato di poter dominare la lingua con facilità: anzi, tutto mi dimostrava il contrario. Quindi sì, prendere le misure di come si racconta una storia è stato un affare particolarmente complesso, e non è finito per niente. Non finisce mai.</p>
<p><strong>Ti è mai capitato di sentirti limitato nella quotidianità delle cose per via dello scrivere? In altri termini, hai mai sentito una certa difformità tra qualcosa di anche molto banale che ti stava accadendo, e qualcosa che avresti potuto/voluto scrivere a riguardo?</strong><br />
Spesso. Fino a una certa età questa cosa mi spaventava, mi sembrava di stuprare continuamente l&#8217;esperienza, di sfruttarla e basta e perdermi il meglio come essere umano. Poi ho imparato a conviverci. E lo &#8220;scanner dello scrittore&#8221; non è sempre attivo. (Come ti dicevo, c&#8217;è un&#8217;ampia zona buia dove le parole non servono).<br />
<strong><br />
Qual è, oggi, lo spazio per la parte privata del tuo scrivere (non so, qualcosa tipo diario, o comunque cose che non leggerà mai nessuno) e quello riservato alla parte pubblica (anche solo tenere un blog)?</strong><br />
Quasi zero. Sul mio disco rigido ho un file di annotazioni che assomiglia un po&#8217; a un diario, ma non ha nessuna utilità pratica e lo aggiorno anche una sola volta ogni sei mesi. Diciamo che tengo solo la cronologia di alcune cose importanti.</p>
<p><strong>Sapresti descrivere la tua personalissima lingua, quella in cui hai scritto finora?</strong><br />
Penso sia cambiata abbastanza con il tempo. Diciamo che ho cercato il più possibile di affinarla e curarne gli aspetti anche più nascosti. Lavoro molto su due cose: la musica della frase e l&#8217;esattezza delle immagini. Uso molto i due punti in maniera eclettica, come congiunzione (invece del punto e virgola) – e il trattino. Appunto.</p>
<p><strong>Quanto (e cosa) del tuo scrivere può appartenere agli altri?</strong><br />
Non so. Mi auguro almeno l&#8217;onestà. Su una cosa non transigo – prendere in giro il lettore.</p>
<p><strong>Pensi mai di smettere? Intendo smettere e non pensarci più davvero, neppure una blanda tentazione – potrebbe essere tipo cambiare città, lavoro, abbigliamento, amicizie, tutto insieme, di colpo.</strong><br />
Ci ho pensato spesso. Ma alla fine la risposta è sempre stata: No. Perché non ci riesco. Scrivere per me è una condizione, non un&#8217;attività: definisce gran parte di ciò che sono e di come mi muovo su questo pianeta – nel bene e nel male.</p>
<p><strong>Adesso scrivi tu una domanda per me.</strong><br />
Qual è lo scopo di queste domande?<br />
<strong>Aiutarmi a capire e comporre dei piccoli ritratti di gente che scrive e che stimo. Un’indagine con un po’ di cuore, spero, e il cuore sta a voi che rispondete. Per cui grazie.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1601/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1601/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1601/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1601/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1601/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1601/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1601/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1601/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1601&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>I baci virtuali</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 14:55:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1590" title="distmont" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2012/01/distmont.jpg?w=500&#038;h=281" alt="" width="500" height="281" /></p>
<p><em></em><strong>Cancellarsi</strong><br />
La prima volta svapori nel 2009. Estate 2009. La sensazione d’esser inseguita. Per una serie di fortuite circostanze hai aspettative altrui addosso e dicono no, non andare, resta qua, resta qua, proprio adesso che si parla di te, tu vai via, proprio adesso? Ma è questione privata e tu non molli. Hai ancora in spregio quel tuo corpo poco adatto alle ambizioni, una voce che non è ancora tua e così il tuo nome: quando lo ascolti detto da altri vuoi solo scomparire, è un tuono.<br />
Tecnicamente ti sei disconnessa. Meglio, non te – il tuo account. Hai disconnesso il tuo account. Non è una novità, ci sei abituata, hai disconnesso, cancellato, sotterrato password di altri social e così chat e forum. Ma stavolta è altro. Un luogo fisico, questa è la sensazione: saluti, te ne vai, a qualcuno dici cercami di là. Resisterai un’estate. A settembre voglia – fame – di tornare, in un vecchio posto, cos’è cambiato, chi c’è ancora, a chi sei mancata? Le motivazioni le stesse: inseguire, essere inseguita, poi approvazione, bisogno, tempo, abitudine.<br />
Assenza e attesa.<br />
A dicembre 2011 un altro tentativo. Te ne vai. Chissà se durerà. Ancora una volta il bottone è una maniglia, apre una porta, esci da un luogo – mentale – ch’è diventato fisico. In fondo sei stata lì, a lungo, per via di tutti i luoghi fisici – e gli uomini, e le donne – in cui non sei stata, mai, per davvero.</p>
<p><strong><span id="more-1589"></span>Approvazione</strong><br />
Arrivi nell’autunno del 2008. Sono giorni in cui non si parla d’altro, è un’onda e ne sei travolta. Una volta iscritta, passa poco tempo prima che pensi: “Diamine, l’umanità sta migrando, stiamo traslocando qui, come specie intera; stiamo trasportando qui ogni cosa, miserie e virtù”. Ognuno ha il suo nome, quello vero, respingi due o tre tentazioni di pseudo-anonimato nello stile della vecchia Rete. Questa piccola nuova rete in espansione si basa al contrario su <em>persone che potresti conoscere: persone che avresti voluto conoscere, da sempre</em>. I nomi veri, i lavori veri, le amicizie vere, le miserie nere: e dal buco di culo di mondo che abiti – te stessa, la tua casa, la tua piccola città di provincia, la tua lingua incomprensibile – è una possibilità in più: l’unica.<br />
Se qualcosa non accade <em>qui</em>, non accade per niente. Il <em>qui</em> è un luogo sempre più fisico, le persone con cui parli pure. Non puoi tirarti indietro, l’intelligenza e gli studi t’impongono di sperimentare, di essere all’altezza. Per essere all’altezza ci vuole un’immagine, e poi una storia credibile. Ma <em>qui</em> la storia è soprattutto cronaca, cronica, di se stessi, quotidiana, instancabile, a volte farneticante. Accadono vicende private nella vita offline – sempre più ellittica rispetto a quella del <em>qui</em> – per cui il tuo corpo passa di mano in mano, la tua voce pure, a poco a poco ti sopporti, sopporti il fardello fisico che ti hanno dato e che devi tenerti. Ti piaci. Come quel tasto che sa d’approvazione. Ma è un rimbalzare: tra approvazione del <em>qui</em> e approvazione offline. Le due cose si riversano l’una nell’altra e non sai se è possibile farle prescindere l’una dall’altra. Non sai se è per via dell’approvazione per una tua battuta nel <em>qui</em> che sei capace di sorridere fuori, spenta. Non sai se sei una, sola e indivisibile, o se siete in tre o quattro. Non sai quale, ma c’è almeno una di loro che ti piace, ti piace terribilmente e non ne farai a meno. Capita talvolta che il fuori dal <em>qui</em>, lo spento e il disconnesso, non corrisponda all’idea di quel che hai di te intorno; ma poco importa, è sufficiente connettersi perché tutto sia più piano e affrontabile. In pasto al mondo, a mezzo di una nuova grande Rete, ma al sicuro dal mondo.</p>
<p><strong>Repliche</strong><br />
Accadi <em>qui</em>, dunque esisti. C’era la Rete di prima, adesso la Rete è soprattutto il <em>qui</em>. Sei in contatto con persone che non avresti mai potuto conoscere in altro modo, per fatti psicogeografici, lontananze di posti e d’intenti. In pasto dai loro una parte di te facilmente sacrificabile. Ironica, curiosa, attenta all’ascolto, ad accogliere, con cose molto importanti da scrivere prima ancora che da dire. Desiderabile e seduttrice, poco importa il tuo vero sesso: femmina, sei adesso la donna che non avresti potuto essere altrove, o che forse avresti voluto essere: ma solo altrove. I contatti offline esistono, tuttavia brevi, poi il rifugio, per confermare che la vita là fuori è poca e insicura. Un contatto prolungato espone a delusioni, tue o altrui. Il <em>qui</em> è il rifugio e se esci non ammetti né concedi repliche. Sei unica e speciale: proprio come tutti: repliche.</p>
<p><strong>Gli altri</strong><br />
Lontani e vicini i tempi in cui gli esseri, umani, ti parevano formati da tre vettori: corpo, voce (interiore/esteriore), intenti. In ogni caso organismi complessi e non solo per un fatto biologico. Sullo schermo si sta in carne e pixel, senza pelle né ossa né odori. Appiattiti come in vetrina. La Rete ha adesso un unico grande canale, in onda mandiamo repliche di noi stessi. Repliche dell’idea che si vuol dare e di quella che si vuol avere degli altri. Gli altri: la lingua è l’equivoco che abitiamo e attraverso quella diciamo tutto di noi, mentendo. Dagli altri pigli quel che vuoi e lasci che prendano fraintendendo, purché sia approvazione. E chi non approva può star fuori. Fuori dalla cerchia, dalla tribù in cui c’è rispetto, timore, riverenza; l’affetto emerge come iceberg, costa ghiacciata e rara. All’interno di tribù gerarchie, e gerarchie tra tribù e tribù. Puoi scalare l’universo intero con un dito, ferma, immobile e in modo perpetuo.<br />
Intere ore ad aspettare una reazione, fino a fissare il monitor e neppure il suo contenuto.<br />
Gli altri ti osservano allo stesso modo; ti spiano; pur senza darti piacere di reazione, sanno bene o fraintendono: di te è tutto pubblico, in un certo modo: il privato è adesso davvero privato – privo – nel solco cioè di quel che non hai più.</p>
<p><strong>Controllo/Concentrazione</strong><br />
Lo spazio sembra illimitato nel <em>qui</em> – e così pure il tempo, che appare come spazio dilatato all’infinito. E così dilania il finito: puoi non dormire e non mangiare; puoi smettere il lavoro o star <em>qui</em> al lavoro; e così gli amori immaginari verso altri immaginari; puoi anche morire offline restando <em>qui</em>.<br />
E puoi smettere di scrivere – e in effetti ne scrivi ora in uno spigolo di lucidità in brandelli.<br />
Così il tuo tempo è finito. Lo perdi tenendo a vista gli altri, moltitudine rumorosa e informa, inferma come te, brulicante nell’infinito; lo perdi nel seguirne i movimenti, tracciarne i profili, di profilo (il giudizio sarà sempre parziale, perché virtuale – una proiezione – è la prospettiva); lo perdi nel controllo ch’è illusione di possesso e che inizialmente era desiderio d’abbraccio che sapesse contenere l’infinito, una fame di vita in vita ch’è diventata simulazione di vita da smorto simulacro; e infine lo perdi, il tuo tempo, il tuo tempo prezioso ch’è l’unica cosa che hai, lo perdi: nel controllo e in questa smania assassina perdi il controllo che ha perso te. Il controllo che fa posseduto il possessore. Posseduto da tutti e da tutto, ma non da sé.<br />
Ora la concentrazione non è più il tempo che sai dedicare a elevarti oltre le tue misure e miserie, il tempo che sai dedicare agli acciacchi e ai meriti, ad accettarli e a lavorarli da artigiana; la concentrazione è il potere che puoi stringere in una mano mentre nell’altra annodi i fili delle vite altrui; e altre mani stringono l’estremità del cappio legato attorno al tuo, di collo.</p>
<p><strong>Baci virtuali</strong><br />
A una persona che hai lasciato indietro una volta hai detto: “Nell’assenza e nell’attesa si realizza la mia grandezza”. Non c’è più attesa né assenza, solo resa davanti alla grandezza, media, dei molti, una moltitudine ingrata e silenziosa che ciancia in continuazione di affari che ti suonano nelle orecchie come un sibilo bianco. Continuo. Non puoi, non riesci a pensare, anche immobile hai bisogno di guardare, la lingua immaginata delle foto, tu la decodifichi fino a farne scrittura, le biografie degli <em>amici</em>: è autonarrazione, non c’è romanzo o pellicola che tenga. Detesti chi ami e ami chi va detestato, perché intendi degli altri quel che basta a confermarne il giudizio virtuale. Lo stesso trattamento riservi a te, sempre presente, mai offline, impacchettata alla moda del <em>qui</em>. Non c’è assenza di te, non puoi mancare, non aspetti nessuno, non t’aspetti niente da te.<br />
Il sibilo di sottofondo ti accompagna nei sogni. Degli altri sogni le reazioni nel <em>qui</em>, non quelle reali. Eppure ci sono stati baci, carezze, effusioni – una certa vicinanza. Che ne è ora di quella prossimità? Di quelle parole che ti avvicinavano a chilometri di distanza? Si può far polvere di pixel come di vecchi amori da balera? Si può?</p>
<p><strong>Pendenze</strong><br />
Hai chiuso. Alle spalle è la porta. Rientrerai? Quanto durerà? Sarebbe da monitorare questo periodo di scimmia. Avrai la scimmia come in altri casi: e il tempo come lo butterai? Le dipendenze degli indipendenti – è così che ti sei dichiarata agli <em>amici</em> – sono soprattutto stracci bagnati sull’asciutto nulla. Ma hai chiuso e in piedi hai lasciato cose. T’accorgi che in questo è uguale il fuori, la vita spenta: discorsi appesi, virtù e miserie pendenti. Stalattiti, stalagmiti, così sono gli intenti. Proprio come fuori e poi dentro e poi fuori. Ti sei accorta che non volevi essere integra ma intera; che la moltitudine ha curato la solitudine; e niente ha curato te del tutto. Su cosa ti butterai adesso? Ti sei accorta che sei finita. Che non hai memoria – demandata al <em>qui</em> che tutto tiene scolpito in sé <em>per sempre</em> – ma solo nostalgia, nostalgia di persone che non hai conosciuto davvero: è nostalgia di vite potenziali, nostalgia della nostalgia e ci sei scivolata, tu ch’eri partita dalla pura forma che umilia la materia, Sehnsucht e saudade insieme. Tu ch’eri partita per l’infinito, ti sei accorta che sei finita: e in quella finitudine che addolora hai trovato il tuo umano; la cosa più dolce e angosciante che hai.</p>
<p><strong>Sehnsucht</strong><br />
Un giorno farai un sogno senza mezzi di mezzo. Un sogno crudo. In questo sogno ci sarà un uomo, adulto, forse pronto alla vecchiaia. Ti leggerà le carte ma per raccontarti il passato, non il futuro. Lo farà come un gioco. A un certo punto dirà: “Ho aspettato d’invecchiare, ho aspettato questo momento a lungo. L’ho preparato, insomma, temendo in cuor mio solo una cosa: di morire facendo cose inutili, cose in cui non credevo. E adesso penso che sia brutto, che sia brutto averci questa carne marcia. Ma no, è un fatto di pelle, la carne, dentro: dentro rimani uguale. Ma per un galateo che mi sono dato allora, a vent’anni o poco più, adesso non posso incontrare che pelle, pelle uguale alla mia, pelle vecchia, e questo è brutto, triste, e onesto”.</p>
<p><em>[L'immagine all'inizio del pezzo rappresenta una delle ultime apparizioni su Facebook della mia parte femminile; l'elaborazione del codice dell'immagine è opera di <a href="http://www.myspace.com/macilento" target="_blank">Macilento</a>.]</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1589/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1589/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1589/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1589/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1589/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1589/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1589/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1589/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1589/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1589/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1589/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1589/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1589/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1589/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1589&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Gli ultimi dell&#8217;anno &#8212; Due pinguini stasera</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 13:50:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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<p>Comunque c’è poco da fidarsi. Ha pur sempre sguardo e spirito da pianista. Ti sfida, da pianista. Del resto: lui <em>è,</em> un pianista. Solleva lo sguardo dai tasti mentre suona e guarda te ma è a lei che tende, seduce per interposta musica e persona, guarda te – sì, di fatto sfida te – ma è a lei che vuol arrivare, gli occhi come uova lesse, volto e sguardo sghembi, obliqui, un po’ ottusi (da <em>pianista</em>). Se va sul lento è sulla schiena di lei che rallenta: se è habanera, lei è notturna o negra e non balla certo con te; se è foxtrot, sta’ attento: siamo alla furbizia mesta e assassina che da millenni avvantaggia i musicisti e i cantori.<br />
Domani sarà invisibile; domani: non ora. Lei confida a te gli sguardi degli altri in sala, non di lui, non di lui che lei non vede neppure ma ascolta; nel frattempo sul collo tuo hai degli occhi, e prendi coraggio: lo guardi. Sempre lì: sghembo, obliquo, sghembo, ottuso: è un uomo così brutto da apparir bello mentre <em>fa qualcosa</em>. E la fa così bene: lui suona. Un ologramma prodotto dall’incrocio di suono, ritmo e pulviscolo nel cono di luce della lampada sul golfo del pianoforte a coda. Non esisterà domani ma non esita adesso: eccome, se c’è adesso.<br />
Arrenditi – sta dicendo – arrenditi, tu ce l’hai fatta e io no, dammene un po’, dammene un po’: così ti guarda. Tenta la pietà: carta tra carte, si avvantaggia con una melodia latina. Ne sei quasi convinto: che abbia bisogno di lei almeno quanto tu di lui per sopravvivere a stasera. Guardi lei: com’è possibile che anche lei – anche lei – com’è possibile che anche lei lo desideri… così? Di colpo? Ma se fino a un attimo fa neppure lo guardavi? Dimmi com’è, le diresti, com’è aver me e sentire lui e non il contrario, stasera. Com’è.<br />
Hai pagato. Hai pagato stasera per allontanare il traguardo che ti sei dato e raggiunto: per sapere com’è a non avere quel che già si ha e non si fa più nulla per tenere. Così il resto è: temere: e ogni cosa che si teme ha sguardo sghembo, obliquo, un po’ ottuso e poi coda, coda lunga e nera.<br />
Per questo anche tu eri vestito da pinguino, stasera.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1582/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1582/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1582/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1582/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1582/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1582/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1582/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1582/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1582&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 00:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Capita che certe cose che agli altri possono apparir nuove, frutto di un percorso nuovo, siano al contrario vecchi fantasmi che hanno finalmente trovato la forza e soprattutto l’occasione di venir fuori. Ecco, il mio 2012 sarà in parte abitato da vecchi fantasmi miei – al contrario nuovi, cortesi e gradevoli, mi auguro, per voi. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1572&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capita che certe cose che agli altri possono apparir nuove, frutto di un percorso nuovo, siano al contrario vecchi fantasmi che hanno finalmente trovato la forza e soprattutto l’occasione di venir fuori. Ecco, il mio 2012 sarà in parte abitato da vecchi fantasmi miei – al contrario nuovi, cortesi e gradevoli, mi auguro, per voi.</p>
<p>Partirei dal libro nuovo. Il <strong>libro nuovo</strong> è un romanzo e uscirà a metà 2012 per <a href="http://www.caratterimobili.it/caratterimobili/" target="_blank">Caratteri Mobili</a>. L’ho scritto più di un anno fa. Al momento ha due titoli – uno rimanda al corpo, l’altro alla pioggia – ed è in fase di editing. In ogni caso si tratta di una tragedia <em>on the road.</em> Una tragedia perché, letteralmente, finisce male. Anche se le ultime due parole del libro sono molto belle e contengono un po’ di speranza per tutti noi. Be’, com’era quella storia a proposito delle tragedie? C’è sempre tempo per fare una tragedia. Anche perché <a href="http://malesangue.com/tu-mi-devi-uno-spiegone/surf/" target="_blank">i miei primi due libri</a>, a quanto pare, erano molto divertenti. Ero convinto di aver fatto due tragedie, e invece chi li ha letti mi ha detto di aver persino riso. Il lettore, si sa, è come il cliente di un ristorante abusivo a due passi dal mare: ha sempre ragione. Comunque. Voglio aggiungere solo un dettaglio sul protagonista di questo mio terzo figlio: si chiama Danilo, è un ingranaggio minuscolo e insignificante di un meccanismo antropologico che si inceppa a prescindere ed è appena fuori da una dipendenza socialmente inaccettabile.</p>
<p><span id="more-1572"></span>Su questo blog invece porterò avanti, tra le altre cose, due rubriche, diciamo così, pubblicandole a puntate. Prima di tutto il <em>Questionario sullo scrivere</em>. Ho raccolto delle interviste – <strong>questionari, appunto, che sono un po’ i nipotini tutti ligi al dovere delle interviste</strong> – con alcuni scrittori che conosco più o meno bene, di cui certamente ho stima. Dalle loro risposte ho tratto dei piccoli ritratti degli stessi. Tutto questo perché quando si parla di scrittura si finisce sempre col parlare di editoria; o comunque si finisce per fare discorsi molto tecnici che interessano poco i non addetti ai lavori – in questo dimenticando che i lettori, anche loro, sono non addetti ai lavori. In questo dimenticando che la scrittura è una pratica tutta umana che appartiene a ogni essere umano, sebbene su livelli differenti. Insomma, ho cercato di tirar fuori qualcosa che potesse esser utile a molti, a partire da me che ancora non capisco bene quanto una cosa come lo scrivere possa determinare la vita di un essere umano. Anche perché al di là degli status, delle pose e delle intenzioni, <strong>cosa sappiamo noi di chi scrive?</strong> Ho cercato di metter su qualcosa di sobrio e di onesto, insomma, nel secolo in cui – siamo tutti d’accordo – scrivere non dà da mangiare a nessuno, per cui il punto non è il mercato, il meccanismo editoriale – non è quello il discorso che mi interessa. Io stesso mi sento più simile a un divo del muto disperato per l’arrivo del sonoro piuttosto che, per dire, a Johnny Depp.</p>
<p>Seconda cosa. Il <em>Dizionario Immaginario</em> (anche questo a puntate). Da qualche anno raccolgo le voci di <strong>un mio personalissimo dizionario</strong>, un gesto inevitabile per chi, come me, è convinto che è soprattutto nella lingua che noi viviamo e di conseguenza prova grande ammirazione per tutti gli esperimenti simili tentati nel corso dei secoli dall’umanità – su tutti, adoro <em>I Sillabari</em> di Goffredo Parise. Il dizionario è un tentativo di contenere, mettere il guinzaglio all’infinito, se ci pensate; delimitare i contorni di una bestia invincibile come la lingua. La sconfitta è sempre dietro l’angolo ma ci si prova comunque. La mia è una raccolta di voci che continuerò a scrivere finché campo. Sempre definitiva e provvisoria insieme. In fondo un dizionario è un elenco di voci che compongono un certo tipo di mondo, di immaginario. Il mio al momento risulta incompleto e anzi parzialmente affetto da un progressivo e potenziale restringimento, dato che il mio lessico, come quello di molti, è sotto continuo scacco a causa della velocità e voracità della Rete. Il <em>Dizionario</em> <em>Immaginario</em> è perciò anche una sorta di antidoto, almeno per me – per quanto magro e, ribadisco, incompleto: ad esempio alla lettera B di Bacio non ho nulla, al momento.</p>
<p>Quanto descritto finora non occuperà tutti gli spazi del <em>Vecchio Malesangue</em> e accadrà non prima del 1 gennaio 2012; per prima cosa, però, mi occuperò di spiegare perché cancellarsi da un social network, oggi, è un gesto che può (o non può) avere una forte valenza simbolica.</p>
<p>Per cui, nel frattempo, ancora: <a href="http://malesangue.com/2011/12/20/il-regalo-di-buon-natalebuon-inizio/" target="_blank">Buon anno (di che anno?)</a>.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1572/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1572/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1572/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1572&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il regalo di Buon Natale/Buon Inizio</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 00:57:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1551" title="IMG_1714" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/12/img_1714.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>Bene, anche quest’anno i lettori di questo anziano trabiccolo avranno il loro meritatissimo regalo di Natale. Per la verità siamo di fronte a un <strong>regalo di Natale/Buon Inizio</strong>. In effetti. Si tratta di una mia vecchia filastrocca intitolata <em>Buon anno, di che anno</em> che il disegnatore argentino <a href="http://www.danielcuello.com/" target="_blank">Daniel Cuello</a> ha avuto la cortesia di illustrare per me. Di questa cosa sono molto contento (grazie, Daniel!). Il risultato è <strong>una graziosa cartolina</strong> di cui vi dirò a breve – e che vedete fresca-fresca di stampa nella foto quassù, ancora adagiata, in numero di due esemplari, sulla stampante contro cui lotto quotidianamente.<br />
<span id="more-1550"></span>Dunque, partiamo proprio dal numero due: come detto, la cartolina è opera di due persone. Inoltre, la filastrocca ha avuto finora due stesure: dopo averla letta davanti a un pubblico piuttosto esigente, giusto qualche settimana fa, ho realizzato che andava riscritta per intero. Come specificato, inoltre, si tratta di un duplice regalo per Natale e per l’inizio del nuovo anno. E infine: nella meravigliosa illustrazione di Daniel ci sono due personaggi. Osservandoli per bene, ho capito che la filastrocca ha preso forma nella mia mente, da sola, per un solo motivo: raccontare i sogni e le speranze di due miei amici che non se la passano molto bene e che – diciamocela tutta – hanno avuto un anno abbastanza del cappero. Ecco qui allora un particolare dell’illustrazione di Daniel:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1552" title="mister bolaffi" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/12/mister-bolaffi.jpg?w=500" alt=""   /><br />
Lui è il mio amico signor Bolaffi. Certo che è lui. Quest’anno ha perso il lavoro, tredici calzini e il beccuccio (be’, comunque i baffi gli donano), per cui se non fosse per l’auto-stellare comprata a rate e per sua moglie Edna, credo che si sarebbe già sparato un colpo. Oh, a proposito di Edna, eccola:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1553" title="edna" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/12/edna.jpg?w=500" alt=""   /><br />
Be’, a lei ne sono capitate di tutti i colori. Ha passato i primi mesi del 2011 nel becco di un’aquila gigante. Quando n’è uscita, ha avuto un bel po&#8217; di difficoltà a trovar lavoro – è difficile che ti prendano a lavorare, se hai passato anche un solo giorno nel becco di un’aquila gigante. A quel punto s’era dimenticata pure di avere un marito (il signor Bolaffi, per l’appunto). Insomma, i due si sono ricongiunti nel corso dell&#8217;anno e adesso stanno abbastanza bene. Mi hanno raccontato le loro vicissitudini una sera di inizio autunno. Cosicché sono convinto che la filastrocca racconti le loro disavventure e speranze, in qualche modo, speranze che Daniel deve aver inconsciamente raffigurato – con grande intuito – come stelle che i miei due amici spargono per il mondo:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1554" title="stars" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/12/stars.jpg?w=500" alt=""   /><br />
In un certo senso, quindi, io sono stato nient&#8217;altro che un mezzo perché venisse fuori quella filastrocca e di conseguenza anche la storia dei miei due amici.<br />
Bene, tornando a noi: tutto quello che dovete fare per ricevere la cartolina del <em>Malesangue</em> è mandare una mail al nuovo indirizzo del sottoscritto (marco.montanaro13@gmail.com) con oggetto: “Starcar”. A quel punto io vi manderò il file e voi potrete stampare in santa pace la vostra cartolina d&#8217;auguri filastroccosi e regalarla così ai vostri amici, parenti e animali domestici.<br />
(Be’, non pretendevate mica che ve la stampasse pure, il Malesangue!)<br />
Nel frattempo, auguri.<br />
(Ovviamente la vicenda del signor Bolaffi e di sua moglie Edna mi si è palesata in testa solo <em>dopo</em> aver visto le illustrazioni di Daniel, ed è solo una parte della storia; per i più curiosi, una versione alternativa della nascita della filastrocca-cartolina si trova <a href="http://sanguedalnaso.tumblr.com/post/14556768529/quello-che-vedete-quassu-e-il-regalo-di" target="_blank"><strong>qui</strong></a>, dove in genere non vi si prende per il naso.)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1550/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1550/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1550/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1550/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1550/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1550/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1550/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1550/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1550/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1550/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1550/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1550/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1550/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1550/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1550&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La moda del tempo</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 01:09:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tempo fa mi sorprendevo spesso a pensare che l&#8217;11 settembre fosse una sorta di simbolo utile a spiegare un particolare momento di caduta, sconfitta totale e morale e su ogni fronte per ciascuno di noi. Ammetto di essermene andato in giro per un po’ a dire che “ognuno ha il suo undici settembre”. Be’, poi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1518&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo fa mi sorprendevo spesso a pensare che l&#8217;11 settembre fosse una sorta di simbolo utile a spiegare un particolare momento di caduta, sconfitta totale e morale e su ogni fronte per ciascuno di noi. Ammetto di essermene andato in giro per un po’ a dire che “ognuno ha il suo undici settembre”.<br />
Be’, poi è arrivata la crisi e dunque adesso trovo altrettanto divertente raccontare la storiella per cui “ognuno ha il suo ‘29”.<br />
Comunque. Sento di dover tacere ancora un po&#8217; sul mio personalissimo 11 settembre e sul mio altrettanto personale ‘29. Non credo abbiano molta importanza e in ogni caso tento ancora di essere una persona discreta sebbene le mie miserie abbiano ormai ben poco di privato; del resto devo anche dire di trovarmi in uno di quei rari momenti in cui tutto di me è pubblico e, davvero per una volta nella vita, non ho molto da nascondere. Direi quasi nulla. Questo mi rende molto poco interessante, in effetti.<br />
Stando a questioni più generali, devo dire di non aver usato l&#8217;aggettivo <em>interessante</em> per caso. Avrei potuto anche dire <em>desiderabile</em> o, perché no, <em>appetibile</em>. Adesso userò il passato per spiegare quello che ho in mente e lo farò per due ragioni che mi paiono, va da sé, piuttosto ragionevoli: da un lato il passato, inteso come verbo, è decisamente <em>passato</em>, e dunque posso giovarmene in funzione apotropaica (credo che molte delle cose che faccio o scrivo abbiano questa funzione: allontanare da me cose di me e del mio immaginario che non so digerire o gestire, mettiamola così); e da un altro il passato tornerà utile per dare una sorta di autorevolezza a quello che sto per dire. Se lo dicessi al presente, be’, finirei decisamente col sembrare un pornografo nichilista. Ma sono troppo noioso per esserlo davvero, giuro. E giuro anche che sto per farlo, sto per dirlo sul serio, quello che ho in mente.<br />
Ecco:</p>
<p><span id="more-1518"></span>E così durante quel freddo e grigio ‘29 molti di noi trovarono un&#8217;adeguata soluzione alla mancanza di liquidità imparando a vivere non di danaro ma di appagamento; in altri termini apparve molto più razionale rendersi in qualche modo <em>desiderabili</em> piuttosto che occupati o impegnati in qualsiasi attività umana che avesse alcunché di tradizionale; rendersi desiderabili era il modo migliore per stare perennemente sul mercato, disponibili al pari di materie prime come l&#8217;oro o il carbone in passato, e poter esser colti in qualsiasi momento dall&#8217;azienda o dall&#8217;ego altrui di turno. Eravamo noi la merce, l’oggetto del desiderio, ed eravamo dannatamente <em>appetibili</em>, sì.<br />
In questo e nessun altro modo potevamo rappresentarci: per la tv, la stampa, i social network, il datore di lavoro o i nostri insegnanti e genitori, verso un’intera generazione che in qualche modo decideva ancora per noi; certo era imbarazzante dirlo in giro: in fondo eravamo adulti da un pezzo ed era abbastanza dura ammettere che ci prostituivamo per appagare appetiti da secolo scorso. Ecco, forse era solo un po&#8217; buffo. Ma era così che funzionava e la battaglia, tutto sommato, nonostante la smaterializzazione di molti aspetti delle nostre vite, si giocava ancora sui nostri corpi. Era il <em>nostro</em> corpo che in qualche modo guidava l’altrui appetito verso quello che (non) eravamo <em>dentro </em>di noi. Verso quello che avrebbe potuto rappresentarci nel mondo del lavoro, faccio un esempio, o più in generale nella vita. Dovevamo essere belli. Era un dovere, certo, e tutti noi eravamo piuttosto in gamba nel rispettarlo. Il ragionamento era più o meno questo: “D’accordo, non avrò un lavoro o una pensione o una vita tutta mia, ma almeno scopami”. In fondo avevamo imparato fin da bambini. A chi non piaceva scopare? Ma non è questo il punto. Il punto è che comunque non ci filava nessuno. Nessuno ci prendeva <em>sul serio</em>. I vecchi parrucconi nelle università e negli ambienti che contavano, così come i proprietari d’immobili, i datori di lavoro e i politici, ci scopavano un po’ e poi ci lasciavano andare. Cosicché tutto sembrava votato a una sorta di autismo relazionale o alla masturbazione piuttosto che a qualcosa che, come dire – be’, diciamo qualcosa capace di sopravvivere alla notte. Tuttavia la moda del tempo era chiavare per cui non c’era anima che non s’illudesse di chiavare o di esser chiavata a tutti gli effetti. Be’, ce ne saremmo accorti solo dopo di come stavano realmente le cose.<br />
Adesso devo dire in qualche modo di me. Al tempo ero convinto che la cosa più importante fosse innamorarsi delle cose e delle persone. Ero troppo giovane per apparire come un residuato hippy e troppo vecchio per fare il neosensibilista indie. Per cui non c’era molta retorica dietro alle mie teorie. Va detto insomma che non m’innamoravo per chissà quale bontà d’animo: ero convinto che tutto ciò che non fosse mosso d’amore o genuina curiosità rappresentasse un grave pericolo per l’economia mondiale. C’era un ragionamento scientifico dietro quello che propinavo alla gente, ecco. Devo però anche dire che la mia reputazione non era certo alle stelle per questo mio modo di vedere le cose. Avevo fatto finta d’essere altro per cui non è che si credesse molto a questa mia teoria sull’amore. Un vecchio poeta del secolo prima (anche lui veniva da laggiù!) aveva scritto che nella vita si è quel che si fa finta di essere, dunque bisognerebbe stare molto attenti a quel che si fa finta di essere. In effetti avevo fatto finta di essere uno che chiavava e veniva chiavato e dunque non potevo certo prendermela se qualcuno non credeva alle mie teorie sull’amore. Dunque passai anch’io alla storia come chiavato e chiavatore, almeno per un po’, finché non iniziai a pensare a una soluzione tutta mia. Tra quelle che presi subito in esame c’era la possibilità di rivelare al mondo intero che al posto del pene avevo un piccolo megafono da cui si poteva ascoltare in continuazione <em>The Lotus Eaters</em> di Alfred Tennyson recitata da Gary Oldman; ma non volevo passare per pornografo oltre il dovuto. E poi le questioni legate a cazzi e fiche avevano smesso di esser considerate realmente pornografiche da un bel po’. Del resto proprio in quegli anni l’umanità aveva raggiunto un insolito primato tra le specie che abitavano la terra: dopo aver scoperto che l’atto della riproduzione era a sua volta riproducibile all’infinito come milioni di altri avvenimenti tipicamente animali a mezzo di macchine fotografiche o telecamere o altri ammennicoli tecnologici, e dopo aver scoperto che osservare quell’atto poteva stimolare una strana forma di eccitazione solo negli esseri umani, adesso l’intera razza cominciava a trovare noiosa anche tutta questa roba (pratica che, per inciso, rappresentava ormai lo standard in fatto di pornografia classica e che aveva mandato in soffitta millenni di pornografia antica); così adesso ci si dedicava ad altri tipi di sconcezze. Tornando a me, abbandonai presto l’idea di parlare in giro del mio pene. Così la seconda ipotesi circa il mio nuovo-stare-al-mondo era: diventare ogni giorno più brutto. Stare sul mercato da brutto finché il mercato stesso non avrebbe potuto far altro che espellermi. Mi interrogai a lungo sul metodo (anche a quel tempo la vita era soprattutto questione di metodo) e per un po’ mi trascinai nel mondo scoreggiando, ruttando e dicendo porcherie gratuite. Poi, va da sé, mi innamorai di una donna molta deliziosa e giunsi alla conclusione che se una donna del genere aveva deciso di stare con me, allora il mio scoreggiare e ruttare e dire porcherie gratuite non era il metodo più appropriato per rendermi più brutto e dunque invendibile; provai col crescermi la barba ma conclusi presto che pure quella non era una gran mossa: a quel tempo portare la barba andava piuttosto di moda e dunque non rappresentava un tipico esempio di bruttezza (la stessa cosa era accaduta prima coi baffi e in seguito così sarebbe stato anche coi peli sulle spalle). Provai coi capelli e con le camicie eccentriche e mi avvicinai all’obiettivo, giacché i miei capelli, cresciuti oltre un certo limite, rassomigliavano molto al nido d’un aquila reale delle Bermuda; e così le mie camicie: all’epoca nessuno perdonava le camicie stravaganti indossate da non-artisti (va detto che un’altra soluzione di successo per la crisi fu: rendersi artisti. Eravamo tutti artisti delle nostre vite, la materia era la vita stessa, ecco tutto). Per farla breve, arrivai alla conclusione che non bastava rendermi brutto da un mero punto di vista estetico: dovevo ambire a qualcosa di più. Così decisi che non avrei posseduto niente. Ero brutto fuori (in effetti giunsi a rasarmi solo sul cranio, lasciandomi dei ciuffi di capelli di lato alla testa per apparire più anziano, e questo, in effetti, non mi fu perdonato da nessuno) ma dovevo esserlo fin dentro le mutande, passando per il cuore e la coscienza (che dovrebbe trovarsi, secondo i miei calcoli, più o meno nei dintorni della valvola ileo-cecale). Non avrei posseduto nulla: niente automobili, abitazioni, stereo, tv al plasma, e così via. Dopodiché mi dedicai alla perdita di beni immateriali: non volevo sapere più niente di niente e in effetti smisi di conoscere, studiare e apprendere qualsiasi genere di cosa. Non consumavo né possedevo alcunché. Funzionò. Ero una persona orribile e repellente per la maggior parte del genere umano. Nessuno volle chiavarmi nemmeno per scherzo. Va da sé che io non chiavai nessuno. Il mio non desiderare e non essere desiderabile era la nuova pornografia. Diventando brutto potei smettere di appassionarmi alla moda del tempo e in breve tutti si dimenticarono di me. La moda del tempo era quella di cui ho parlato prima: rendersi desiderabili e, aggiungo ora, piuttosto femminili (anche gli uomini) e apparentemente innocenti d’aspetto e d’intenti (anche i maggiorenni). All’epoca, del resto, l’immagine classica del desiderio appetibile era abbinata alla donna e alla fanciullezza, che pure da sempre rappresentano quanto di più eccitante gli uomini sappiano immaginare. (Certo, sto parlando proprio di donne e bambini) Così durante il nostro ’29 il mondo intero era pieno zeppo di piccole donne in miniatura sessualmente stimolanti; d’altro canto era pratica socialmente accettata che un uomo in là con gli anni, anche piuttosto rispettabile, trascorresse il proprio tempo libero con il figlio di un amico fino a desiderare di sedurlo e penetrarlo. Ecco, mi sono un po’ perso. Credo di aver pensato, allora, di non voler neppure avere figli, per evitare che qualche mio amico… Be’, di certo non avevo alcuna voglia di frequentare i figli dei miei amici.<br />
Quanto alla donna che ebbe il fegato di innamorarsi di me: adesso non so dire bene chi dei due, ma a un certo punto, uno tra me e lei divenne di cristallo.<br />
Fragilissimo.</p>
<p>C’è un’altra cosa che vorrei aggiungere prima di concludere. Assicuro che sarà insieme abbastanza esatta e impalpabile da rappresentare un’adeguata conclusione per questo pezzo. Insomma: all’epoca, durante quel nostro ’29, c&#8217;era pure chi pensava che <em>sparire</em> fosse il modo più appropriato e, come dire, anche più onesto, per affrontare quegli anni; be&#8217;, se qualcuno è sparito, in effetti, o meglio, ha deciso, semplicemente, di non apparire, ha di certo trovato una soluzione molto più incisiva di quella da me ricercata all’epoca con evidente tortuosità; tuttavia io non sono in grado di stabilire che fine abbia fatto e dunque non posso parlarne, non so bene che dire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1518/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1518/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1518/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1518/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1518/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1518/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1518/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1518/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1518/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1518/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1518/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1518/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1518/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1518/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1518&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 13:12:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[E adesso un piccolo, vecchio pezzo per ricordare a tutti voi che l'8 dicembre non è altro che una porta dimensionale verso un mondo di luci colorate in cui molte cose si avverano nel loro contrario] nella notte tra il sette e l’otto dicembre dello scorso anno, il progettista di trend ralph wagner aveva cominciato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1502&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/12/cattedrale.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1504" title="cattedrale" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/12/cattedrale.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p><em>[E adesso un piccolo, <a href="http://malesangue.tumblr.com/post/342554117/118-nella-cattedrale" target="_blank">vecchio</a> pezzo per ricordare a tutti voi che l'8 dicembre non è altro che una porta dimensionale verso un mondo di luci colorate in cui molte cose si avverano nel loro contrario]</em></p>
<p>nella notte tra il sette e l’otto dicembre dello scorso anno, il progettista di trend ralph wagner aveva cominciato ad avvertire una sfrenata quanto irrazionale voglia di vivere (non certo di sopravvivere: quella è materia da servi o funzionari di partito). probabile che il lato spirituale di ralph stesse iniziando a crescere, tutto qui. in effetti: da macchiolina sul pavimento che era, la parte spirituale del progettista di trend era divenuta un enorme cubo nero. la notte tra il sette e l’otto dicembre, ralph si era messo a dormire sul divano, dato che in camera sua non c’era più spazio.</p>
<p>poi era tornato di sopra, in camera: sul divano non aveva chiuso occhio. qui si era messo a guardare il cubo enorme e nero che era cresciuto proprio sul letto nella penombra della stanza. aveva provato a interrogarlo, senza risultato. sapeva di cosa si trattava: voleva vivere, ralph, e la manifestazione materiale di questo desiderio era una breccia, più che una figura geometrica, come lo sono tutti i corpi solidi, degli strappi nel tessuto apparentemente continuo della realtà.</p>
<p>adesso era fuori, nella notte innevata, ralph wagner. camminava senza meta, avvolto nell’impermeabile nero, seguendo un percorso immaginario che lo guidava tra barboni, uomini senza alcuna gloria e cani randagi. si fermò, senza comprendere il motivo, davanti alla cattedrale. chiuse gli occhi e s’immaginò cieco per un attimo.</p>
<p>dentro, padre hamilton fucile stava pronunciando l’omelia. i posti a sedere erano tutti occupati. poiché è il bruciare informazioni, recitava padre hamilton fucile, è proprio il bruciare informazioni che muove il demonio! è nella fame di novità senza memoria che s’annida il maligno! amici, fratelli, sorelle, il maligno vi chiama a sé chiedendovi di farvi molluschi, empi gusci di vuota memoria! cosa viene dopo di voi? non più vita, poiché bruciato avete ciò che vi rendeva fratelli! abbia misericordia il signore, di questa nuova umanità ignara del silenzio! mai più luce, mai più vita, solo vergogna, su di voi!</p>
<p>quando padre hamilton tacque preparandosi all’eucarestia, a ralph wagner venne in mente la neve. attraverso i vetri della cattedrale poteva scorgere l’esterno dell’edificio, le guglie e i pinnacoli imbiancati: ogni cosa si sviluppava verso l’alto. quella era la vita. nel silenzio tipico dell’atto divino che si fa pane e vino, ralph wagner tirò fuori un candelotto di dinamite dalla tasca dell’impermeabile nero: se lo infilò in bocca e lo accese, senza smettere di pregare.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1502/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1502/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1502/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1502/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1502/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1502/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1502/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1502/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1502&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Intervista a una nuvola</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 23:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://malesangue.com/2011/12/01/intervista-a-una-nuvola/"><img src="http://img.youtube.com/vi/E3bhzotRjlY/2.jpg" alt="" /></a></span><br />
Gran subbuglio da bambini oggi nel cielo. E così l’ho vista, ho visto lei, era lassù, nel cielo terso da imbarazzo, se ne stava in disparte –- a lato d’un branco di mozzarelline dolci e un po’ capre, a dirla tutta –- un po’ polpa di panna un po’ lattiginosa, intreccio di zucchero filato. A un certo punto non sai se è lei che fissa te o tu che fissi lei. Probabile che nessuno fissi nessuno. Comunque, l’ho interrogata. Col sospetto che a breve avrebbe lei interrogato me: e non so bene perché ma credo che con le nuvole sia sempre meglio giocare d’anticipo, prima che si sciolgano scrosciandoti in testa.</p>
<p><strong>Signora nuvola, come va?</strong><br />
Saprà bene che non il come ma il quando, è la questione per noi nuvole. A noi ci soffia il vento, ci fa il sole.</p>
<p><strong>Posso immaginare. Invece per noi uomini non è il quando ma il quanto, alle volte. E dove va, si può sapere? La vedo ferma quassù sulla mia testa da qualche ora.</strong><br />
Ma non sono mica qui. Lei mi vede qui, in questo modo, ma sono più su o altrove, in un altro modo. Abito solo cieli distanti.</p>
<p><strong>Allora, a pensarci bene, potrebbe proprio essere il dove.</strong><br />
Per voi uomini, potrebbe, sì.<span id="more-1482"></span></p>
<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-1485" title="nuvola interview" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/11/nuvola-interview.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></strong></p>
<p><strong>Ma lei è immobile, ne sono certo.</strong><br />
Fin quando non evaporerò altrove o non pioverò.</p>
<p><strong>Non mi sembra di quelle grigie. O nere. Lei è bianca e grande, lontana da tutto. Non mi sembra la tipa da pioggia.</strong><br />
Molte di noi non sembrano così. Ma si trasformano. Il vento, il sole, la notte, persino la luna ci sposta da noi, ma sempre <em>verso</em> di noi.</p>
<p><strong>Non la seguo.</strong><br />
Voi uomini crescete, vi allungate, poi vi piegate e decrepite. Noi invece ci trasformiamo. Passiamo, non solo nel cielo: da uno stato all’altro. Io ero già io quand’ero acqua, e poi vapore; sarò ancora io quando sarò ancora acqua che sale dalla terra, o cielo, sotto altra forma ma sarò io ancora.</p>
<p><strong>Mi chiedo allora che ambizioni possa avere una nuvola. Se possa averne. Mi rendo conto che la domanda potrebbe apparire tipicamente… umana, ecco.</strong><br />
Ma va bene. Noi ambiamo a finire almeno un passaggio, a piovere. Finire per noi è piovere. Siamo tese, per quanto io da qui possa apparirle solo un proliferare di zucchero filato, io sono tesa, mi gonfio di tensione atmosferica fino a desiderare solo di terminare.</p>
<p><strong>Non so. A me lei fa pensare a un carillon, dev’essere per la luce solare che le illumina, definendoli, i bordi.</strong><br />
La ringrazio, ma non so che dirle a riguardo. Il mio, le dicevo, è un pacifico finire per poi riesumarmi in altro. Questo necessita di scontro, tra noi nuvole. Capisce?</p>
<p><strong>Sì, però temo che lei mi prenda in giro. Le nuvole, come molti esseri umani, non possono avere ambizioni. Probabilmente lei è così buona che vuol mettersi in pari, e si (perdoni il termine) antropomorfizza per non darmi dispiaceri.</strong><br />
Rovescio la questione: lei crede che ci siano esseri umani senza ambizioni?</p>
<p><strong>Ne conosco di immobili.</strong><br />
Cosa c’entra il moto con l’ambizione?</p>
<p><strong>Non ne ho idea… Ma adesso è lei che intervista me? Piuttosto, com’è vederci da lassù?</strong><br />
Voi uomini? Vi agitate molto. Non troppo, ma molto.</p>
<p><strong>E senza senso, senza motivazioni adeguate, suppongo.</strong><br />
Non è detto. Difficile è definire la vostra direzione, la vostre dimensione. Apparite minuscoli. Ma veloci. Non come… non presi come individui. Così non siete veloci, siete lentissimi. Ci impiegate secoli per concludere qualcosa. Ma come specie, presi nell’insieme: vi affannate come se mancasse il tempo, da sempre, per andare verso qualcosa che è difficile da afferrare, da qui.</p>
<p><strong>Forse l’autodistruzione? O un futuro più radioso? Non creda, anche da quaggiù è difficile pensare che… Insomma, lei dice che ci muoviamo tutti in un’unica direzione.</strong><br />
Forse è solo un&#8217;impressione, la mia. Potrei sbagliarmi.</p>
<p><strong>D&#8217;accordo. Questa aveva tutta l’aria d’esser l’ultima domanda, non so, forse per il tono. Me ne conceda un’altra.</strong><br />
Faccia pure, non c’è fretta.</p>
<p><strong>Cosa vi dite voi nuvole, quando vi incrociate?</strong><br />
Non è poi molto dissimile da quel che accade per voi uomini. Probabile che diciamo molto, e d’inutile, parecchio inutile; quando in verità il grosso che accade, accade a livello d’immaginario. Quando s’incrociano due nuvole, c’è l’intersezione di due immaginari più o meno distinti o affini. Non c’è molto altro. Forse, ma non ne ho certezza né memoria, molto della nostra pioggia, dell&#8217;immaginario nuovo che scaturiamo, dipende proprio da quell’intersezione, da quel tipo d&#8217;interazione; così quando ci abbandoniamo, quando ci perdiamo, dell’altra perdiamo il suo modo d&#8217;immaginarsi nuvola nel cielo.</p>
<p><strong>Mmm. Be’. Grazie.</strong><br />
Grazie a lei. Adesso però provo a piovermi.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1482/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1482/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1482/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1482/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1482/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1482/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1482/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1482/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1482/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1482/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1482/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1482/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1482/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1482/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1482&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Molto bella Balena</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 20:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/11/balena-bella.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1476" title="Balena bella" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/11/balena-bella.jpg?w=500&#038;h=241" alt="" width="500" height="241" /></a></p>
<p>Devo tornare sull’argomento balene. Lo so, rischio di annoiare, ma se lo faccio ancora è solo perché provocato da quel pestifero pesce-mammifero. Ieri mi si è rimanifestata sotto il naso, sottoforma di carta finemente ritagliata. A dirla tutta, non sarebbe balena se non tornasse, così, di tanto in tanto, a ricordarmi che c’è con tutto quello che rappresenta. La Balena. Su questo ho delle cose da dire. Divido il mondo in due categorie: c’è chi ha letto <em>Moby Dick</em> e chi non lo ha fatto. Io cerco di interagire solo con la prima categoria, ma questo ha poca importanza. A me è toccato in sorte un po’ tardi, qualche anno fa; un mese sul Pequod, d’estate, in una villetta al mare. Tornavo dalla spiaggia col sale addosso – mai portare un libro del genere in spiaggia – e con quell’odore e quel sapore seguivo le imprese di Achab e Ismaele (più di Achab, che di Ismaele).</p>
<p>Ebbene credo d’aver contagiato un po’ di gente con questa storia della Balena. Qualche mese dopo aver letto Melville ho scritto <a href="http://malesangue.wordpress.com/2009/05/11/il-baleniere/" target="_blank"><em>il Baleniere</em></a>, una sorta di storia parallela ambientata nello stesso mondo di <em>Moby Dick</em>. Il piccoletto ha fatto un po’ il giro del mondo finendo anche all’università. Qualche mese fa un mio amico, Domenico, mi chiede di poter usufruire del <em>Baleniere</em> per farne un libro pop-up per la sua tesi (qualcosa per l’Accademia di Belle Arti di Lecce). Me ne dimentico completamente.<br />
Mai dimenticarsi della Balena.</p>
<p><span id="more-1474"></span>Per cui ieri accade che arriva quest’altro mio amico, Andrea, studente anche lui all’Accademia. Apre la borsa e tira fuori questo libro bianco (bianco!), un po’ quadrato, il titolo sembra inciso nella copertina. Lo apre, lo sfoglia, e potete immaginare il mio stupore quando nella metà esatta del libro si leva una coda con due patte, bianca, con solo qualche parola addosso. Come se spuntasse dal fondo dell&#8217;Oceano Pacifico. E poi vedo la chiglia del Gabriele spuntare in mezzo alle pagine successive, il Gabriele, dico!, la nave su cui s’imbarca il mio baleniere senza nome. M’è preso un colpo.</p>
<p>Andrea ha fatto questo: ha preso una copia (l’unica, credo) del <em>Baleniere</em> in versione pop-up dall’archivio dell’Accademia di Belle Arti di Lecce e me l’ha portata: un gesto molto carino, di cui gli sono molto grato; ma Andrea non sa che era la Balena a guidarlo in quest’intento di cortesia. Era un messaggio per me.</p>
<p>Insomma. Mi sono provato mille volte a spiegare cosa diavolo rappresenti la Balena. C’è dell’ossessione e del male infinito e del bene inevitabile. D’accordo, ma non può essere una persona, no. Neppure una singola impresa. Uno stato mentale? Ci sto ripensando in questi giorni in cui provo a tradurre in favola le gesta del profeta Giona (ma è dura, era di una rigidità, il profeta ingoiato dal pesce, che è molto difficile raccontare ai bambini). Be’, per farla breve: ho deciso di provare a descrivere l’entità della Balena in una lingua un po’ strana, ovviamente inventata, che è quella di Erri De Luca quando traduce la Bibbia direttamente dall’ebraico antico. E così quanto segue va letto da destra a sinistra:</p>
<p style="text-align:center;">balena bella molto E<br />
grande timore grande dentro consegna fuori Dentro<br />
tutto a posto e dell’infinito spazio pesce grande Insegna<br />
rispetto e bisogno paura Insegna<br />
ignorano che uomini in anche bloccare a impossibile balena Torna<br />
vento di compagna balena bella molto Torna<br />
sé a male è uomini dentro ma uomini Contro<br />
contare può si non quello bene E<br />
inevitabile balena bella molto ama si che Cosa<br />
ama inevitabile cosa Come</p>
<p style="text-align:left;"><em>[Per chi non ne avesse avuto abbastanza, <a href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.1611421570521.89304.1385724797&amp;type=3" target="_blank">qui</a> c'è qualche altra foto dal </em>Baleniere<em> universitario]</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1474/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1474/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1474/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1474/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1474/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1474/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1474/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1474/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1474&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 13:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/11/room-wi.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-1468" title="room wi" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/11/room-wi.jpg?w=396&#038;h=562" alt="" width="396" height="562" /></a></p>
<p>Io Céline non è che l’ho proprio letto; diciamo che mi arriva spesso per interposta persona, come una di quelle nuove amicizie che stanno nell’aria (amici di altri amici), di cui sai già di aver stima (probabilmente è reciproca) ma che poi non si avverano mai. L’altro giorno ho sentito che Céline consiglia di non chiedere alla gente come sta, ma se dorme. Mi sembra molto appropriato. E per dormire ci vuole un tetto. Almeno una camera. Ecco, le camere dovrebbero servire solo per dormire.</p>
<p><span id="more-1467"></span>Di solito non parlo delle cose che faccio in giro su questo blog. Stavolta approfitto di una cosa che farò domani, a Lecce, che si chiama <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=295651093788739" target="_blank"><strong><em>A room with a view/Una generazione in cameretta</em></strong></a>, per esprimere delle teorie cui tengo molto. La serata dovrebbe funzionare in questo modo: siamo in un appartamento o in una stanza e ognuno porta le cose che fa. Io leggo, Oh Petroleum suona, Ennio mette i dischi e il signor Montagna (mi piace che abbiamo la montagna e il montanaro) dipinge.</p>
<p>Voglio dire che l’idea di generazione in cameretta, per quanto amara e vera, mi rappresenta fino a un certo punto. Come molti faccio fatica a uscire dalla stanza in cui sto scrivendo ora. Ma non la definirei cameretta, come fosse la mia stanza da adolescente, perché non mi ci trovo a mio agio. Non sono un gran viaggiatore, non mi sento a casa fuori di qui; ma neppure qui. La mia casa è la lingua, la lingua che abito. E le cose che scrivo e che leggerò domani nascono qui per un fatto puramente materiale, diciamo (ho un pc portatile che si dà arie da fisso). In genere le concepisco fuori, mentre guido e cerco di non investire bambini e gatti (soprattutto, i bambini che attraversano la strada come gatti, che appena vedono un’auto – chissà perché – pensano che quello sia il momento giusto per passare il Rubicone).</p>
<p>Be’, comunque la verità è che amo molto tutto ciò che è intimo. Viaggio più tra gli animi umani che su strada. Amo molto ciò che è privato, nella doppia accezione di intimo, appunto, e, più o meno, di «cosa di cui bisogna imparare a fare a meno». Sono innamorato di tutto ciò che è domestico, perché in qualche modo è addomesticato o addomesticabile. Animali, dolori e amori domestici, l’alcolismo domestico. Il mio spirito è molto più vicino a quello di una casalinga che a quello di uno scrittore. Ho scritto di molte scatole e stanze vuote, per anni, e adesso non vorrei più. Ma è stato inevitabile. Ad oggi penso ancora che si tratti di porte dimensionali. Vengono a trovarti un mucchio di persone, nelle stanze vuote, anche solo in forma ectoplasmica. Il punto è che spesso non le hai invitate. E hanno difficoltà ad andar via. Stanno lì e ti guardano, chiedono conto, fino a scadere come uno yogurt. Certi fantasmi sono scaduti e non lo sanno. A loro credo che dedicherò un pezzo, domani sera, per spiegare che è meglio andare, alle volte, perché il tempo è come certi culi: spesso stringe.</p>
<p><em>[In ogni caso il 27 novembre sono a Campi Salentina alla </em><a href="http://www.cittadellibro.net/" target="_blank">Città del Libro</a><em> a fare un'altra cosa con la voce che non ho ben capito ancora. Credo che si parli di Poesia e Crisi, tutto è capire se mi hanno invitato come esperto dell'una o dell'altra cosa.]</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1467/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1467&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il quarto morso: io mi sento italiano</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 14:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<description><![CDATA[il signor palomar ha preso l’abitudine di mordersi la lingua tre volte prima di fare qualsiasi affermazione. se al terzo morso di lingua è ancora convinto della cosa che stava per dire, la dice. io sono italiano, io mi sento italiano. mi rappresentano le canzoni di giorgio gaber e gli scioglilingua di nino frassica. dal [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1452&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>il signor palomar ha preso l’abitudine di mordersi la lingua tre volte prima di fare qualsiasi affermazione. se al terzo morso di lingua è ancora convinto della cosa che stava per dire, la dice.</p></blockquote>
<p>io sono italiano, io mi sento italiano.<br />
mi rappresentano le canzoni di giorgio gaber e gli scioglilingua di nino frassica. dal mare libico alle alpi, ogni cosa mi rappresenta.<br />
io sono italiano, io mi sento italiano, quando la mafia ammazza falcone e borsellino e faccio di tutto per non dimenticare, e quando il potere fa di tutto perché i miei figli non ricordino: ogni cosa mi rappresenta, non cambia il mio essere italiano.</p>
<blockquote><p>il signor palomar non spiccica parola […] s’accorge che tutti sono troppo infervorati nelle tesi che stanno sostenendo per dar retta a quel che lui sta cercando di chiarire a se stesso.</p></blockquote>
<p>io mi sento italiano.<br />
mi rappresenta la libertà di fuggire all’estero facendo il gesto dell’ombrello a chi rimane &#8211; mi rappresenta anche il gesto dell’ombrello &#8211; e la dignità di chi rimane, mi appartengono d’annunzio e il futurismo, primo levi e ogni tragedia che ha sporcato di sangue la copertina del libro eterno cui diamo vita. mi rappresenta ogni cosa detta per sbaglio, mi rappresenta la malafede del palazzinaro: io sono italiano, io mi sento italiano, e ciò che non mi piace io non do per scontato: cerco di correggerlo come fosse errore mio, mio soltanto.</p>
<blockquote><p>in tempi in cui tutti dicono troppo, l’importante non è tanto il dire la cosa giusta, che comunque si perderebbe nell’inondazione di parole, quanto il dirla partendo da premesse e implicando conseguenze che diano alla cosa detta il massimo valore.</p></blockquote>
<p>io sono italiano, io mi sento italiano: non credo alla divisione in buoni e cattivi, non ci credo mai, neppure adesso che mi si dice che gli illuminati sono virtuali, hanno imparato ad informarsi da soli e il resto è una massa di miopi cresciuti a pane e televisione.<br />
io sono la televisione e sono il libro. io sono la vostra libertà.<br />
il paese, questa visione del paese, non è reale.</p>
<blockquote><p>così preferisce tenere le sue convinzioni allo stato fluido, verificarle caso per caso e farne la regola implicita del proprio comportamento quotidiano, nel fare o nel non fare, nello scegliere o escludere, nel parlare o nel tacere.</p></blockquote>
<p>io sono reale: io sono italiano, mi sento italiano. sono il poliziotto e il manifestante, sono il pubblico ed il privato. ciò che non mi piace, correggo: sono giacomo leopardi e donatella rettore: mi autocorreggo.<br />
io non sono mai diviso a metà &#8211; né pro, né contro: poiché la perfezione è perversione.</p>
<p>[Le citazioni provengono da <em><strong>Palomar</strong></em> di Italo Calvino. Il pezzo stesso proviene dal <a href="http://sanguedalnaso.tumblr.com/post/832565786/il-quarto-morso-io-mi-sento-italiano" target="_blank">sangue</a>.]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1452/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1452/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1452/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1452/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1452/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1452/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1452/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1452/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1452&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;eroe del camposanto: un racconto-regalo per la festa dei morti</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 21:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1441" title="cows" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/10/cows.png?w=500" alt=""   /></p>
<p>Troppa, troppa morte: le macchine si rompono, i corpi s&#8217;inceppano e le bocche ripetono: “Non io, non io, porca puttana!”. Voglio dire, io la morte di quel dittatore non la volevo vedere; e così quella del ragazzo &#8212; ma neppure la camionetta in fiamme (morte è pure quella); e allora, niente morte, per un po&#8217;, neppure vita &#8212; d&#8217;accordo, non sopravvalutiamoci! &#8212; ma almeno niente morte per la morte, l&#8217;oscura ed estrema pornografia, fino a notte fonda a dir della morte, mia, tua, di quell&#8217;altro, fanculo alla morte! Ripeto, giorno di maggio e mese mariano, la morte in vita è naturale se non troppo esibita; alla morte per la morte è come andare alla guerra per la guerra: uccidere per uccidere, senza alcun territorio da conquistare, l&#8217;assioma è: siamo tutti morti nell&#8217;89 per cui è inutile provarci; ma la vita è femmina: e pure una bella femmina (facciamo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dorian_Gray" target="_blank">Dorian Gray</a>, l&#8217;attrice, non il ritrattista disforico) &#8212; come fai a non provarci?</p>
<p><strong><span id="more-1433"></span>Ma ripeto: non siamo al mondo per sopravvalutarci.</strong> E tuttavia nemmeno per l&#8217;estrema pornografia, del resto anche nella pornografia c&#8217;è un tanto di smorto, se non morto e rimorto, territorio desessuato dell&#8217;angoscia, fino al ritorto e al rimorso; corpi attenzionati da quel trapano violento che è lo sguardo prima ancora che il cazzo (o la vagina: ci sono certe vagine-fiche piuttosto puntute, v&#8217;assicuro). Difatti non volevo vedere neppure quel video con la starlette fumosa. Siamo al mostro finale, la mostra di mere funzioni corporali: così è il morire, ma anche il riprodursi, così si decide che tutto può esser guardato: allora un giorno di questi vi faccio vedere come caco bene io.</p>
<p><strong>Ah, quei giorni di vita in ospedale, invece, li ricordo bene!</strong> Sul lettino per l&#8217;ECG, tutto spuntato da pinzette fredde sul mio corpo caldo (ero vivo, per la miseria, se lo ero!), l&#8217;infermiera parlava dei suoi gatti, del marito, della figlia che assisteva inerme a sciagure altrui (la professoressa malata, la compagna di scuola orfana di padre da un giorno all&#8217;altro, e così via), fino a concludere e a concludermi: “Vedrà, non più d&#8217;un giorno passerà lei qui in ospedale, domani sarà a casa: i sani coi sani e i malati coi malati, devono stare”.<br />
Così ho rispetto dei luoghi di non vita, o di morte-in-vita che pur preparano all&#8217;assenza: dico di ospedali, alle volte (così ricordo con sereno, dolore sereno le morti dei parenti anziani) e soprattutto i cimiteri. Al Sacrario Militare di Bari non m&#8217;hanno fatto entrare: ci riproverò. In generale, rispetto la morte quando ha in sé la preparazione all&#8217;assenza. Delle morti spettacolari dei nostri giorni (che durano un giorno e poi manco puoi andare al funerale), e così in genere del gesto estremo ed estemporaneo che è preludio di nulla, ecco: non me ne frega niente.</p>
<p>Per questo e non per altro faccio un regalo ai lettori di questo blog. In genere tocca a Natale, a Pasqua, ricorrenze simili, quand&#8217;è facile donare; questa volta <strong>voglio regalare un racconto che parla di vivi e che venga letto da vivi nel giorno dei morti.</strong> Dentro c&#8217;è un tizio che ha i capelli a forma di pinna e vive in un cimitero, frustrato da un&#8217;assenza (sua? o di chi altri?). Lui è lo Squalo ed è <em>L&#8217;eroe del camposanto</em>. Lo dedico ai san(t)i, ai morti e pure ai fantasmi, ho rispetto pure per loro, che hanno in fondo il solo difetto di essere un po&#8217; più indecisi di me quando si tratta di capire dove stare.<br />
<strong>Per ricevere il pezzo bisogna mandare un&#8217;email al solito indirizzo: b_nabbaloni@libero.it</strong>. La mail deve avere come oggetto:<strong> el dia de los vivos</strong>. Io poi vi mando il pezzo e voi potete fare come i giapponesi, scartando il regalo solo quando il donatore è andato via &#8212; andato, non morto, sia chiaro.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1433/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1433/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1433/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1433/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1433/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1433/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1433/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1433/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1433/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1433/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1433/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1433/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1433/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1433/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1433&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Muri digitali &amp; galline al guinzaglio [appunti psichedelici]</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 18:48:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1419" title="meroni" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/10/meroni.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p>…in buona sostanza, ecco, in buona sostanza io credo che sia il tempo a fare le storie. Non è solo un fatto di distanza materiale, non parlo di tempo o distacco materiale &#8212; è anche possibile un distacco immediato, tutto mentale, che può essere misurato in anni luce, e che può tramutare in foto d’epoca anche un’istantanea &#8212; qui si parla di tempo in termini di respiro. Se respiri bene, se una storia ha il tempo di respirare, allora potrà farsi. Il tempo consegna le storie &#8212; se non al Mito, quantomeno all’orizzonte. Le storie che stanno all’orizzonte hanno un calore diverso, un po’ sfocato, rispetto alla cronica cronaca, per dire. Puoi interpretarle, hanno un margine d’ambiguità in cui ci si può perdere e immedesimare. Il filo dell&#8217;orizzonte è, spesso, il filo della memoria. Prendete il calcio. Non manca, quando si racconta il calcio, un certo spirito nostalgico, tutto sentimentale, che tende a sottolineare come il calcio moderno ammanchi di poesia. Ibrahimovic, Pirlo o anche il Totò Schillaci dell’Isola dei Famosi non ispirano la stessa poesia di un Mazzola, di un Riva o di un Maradona. Ma è solo questione di tempo: le biografie hanno bisogno di respiro. A nascere all’epoca di Napoleone, vi assicuro che avreste trovato i telegiornali abbastanza insopportabili come, ritengo, accadeva durante gli anni di Andreotti qui in Italia. Dunque è il tempo, la distanza (soprattutto mentale, ripeto), a fare le storie: vedrete come si parlerà di Antonio Cassano tra un secolo. Tra mille anni, cambiando ambito, si dirà di Johnny Cash che era uno pseudonimo, che sotto il suo nome si celava un oscuro collettivo di cantori, come accade oggi per Omero.<br />
<span id="more-1413"></span>Allora io ho provato a raccontare Gigi Meroni in un racconto che è stato antologizzato &#8212; digitalmente &#8212; da <a href="http://www.quintadicopertina.com/" target="_blank">Quintadicopertina</a>, casa editrice genovese, nel suo <a href="http://www.quintadicopertina.com/iljukebooks/" target="_blank"><em>Jukebooks 2011</em></a>. L’ho sognato, più che raccontato. Gigi Meroni, numero sette del Torino degli anni ’60, morì a ventiquattro anni investito dall&#8217;auto di quello che sarebbe poi diventato il presidente dei Granata molti anni dopo. Era un inventore, Meroni, si disegnava gli abiti e faceva (pochi) gol assurdi. Dipingeva. I suoi quadri colpirono Guttuso. Una volta si fece notare in giro con una gallina al guinzaglio. Se la memoria non m’inganna, il suo Torino non batté mai la Juventus, in quegli anni. La domenica successiva alla morte di Gigi, il suo compagno di reparto e amico, l’argentino Nestor Combin, ne rifilò tre alla Vecchia Signora, che fu così abbattuta dalla rabbia e dalla commozione per la morte della farfalla granata. Quel giorno Combin giocò con trentanove di febbre. Non poteva mancare.<br />
Ebbene, nel racconto ho sognato (e nel sogno ho raccontato) che Gigi Meroni era vivo. Nessun incidente. Il non-distacco della storia sbiadisce così la biografia. Meroni è un calciatore qualsiasi &#8212; finisce la carriera nel Milan. Poi, la solita trafila: diventa un personaggio pubblico a tutti gli effetti. La sua stravaganza lo avvantaggia: cinema, poi tv, tv trash &#8212; fino a sfiorare l’Isola dei Famosi. La storia diventa cronaca, ancora una volta cronica. A Meroni vivo toccano in sorte le stesse involontarie disavventure di tanti eroi mediatici di oggi. Così è andata nel primo sogno. Tant’è che poi nel racconto ho dovuto sognare ancora &#8212; ancora Meroni vivo, ma stavolta più discreto. Non posso dire altro, il racconto si chiama <em>La gallina al guinzaglio</em> e sarà in vendita a breve sul sito di Quintadicopertina. Tra qualche riga dirò di più. Adesso andiamo però con l’incipit, almeno quello è gratuito:<br />
<em><br />
Torno alla notte per sbaglio: come in attesa di risarcimento. E sogno solo per sbaglio, sì, sogno quando non dovrei, quando dormo male; tanto meno intenso è il sonno tanto più impresso nella sinistra memoria mattutina risulterà quanto ho visto e ascoltato con gli occhi chiusi. Per dirne una: qualche notte fa ho sognato che Gigi Meroni era vivo. Non c’era stato nessun incidente, nel ’67, o almeno credo, perché i sogni non è che stiano lì a dar conto di antefatti o spiegazioni. Insomma, Gigi Meroni, il numero sette del Torino degli anni ’60, il quinto Beatle, il fantasista-pittore, si apprestava ad attraversare quarant’anni di storia d’Italia.</em></p>
<p>Adesso però dirò di un altro sogno. Fatto l’altra mattina, poco prima di svegliarmi, uno di quelli che Tim Burton, in <em>Big Fish</em>, definisce sogni portentosi. Quelli così forti – e aggiungo, così vicini al risveglio – che poi si realizzano davvero. La linea di confine tra sogno e risveglio nel mio caso era il freddo del muro accanto al mio letto. Mi sono svegliato accarezzando il muro. Avevo sognato muri digitali. Proprio così: le immagini che di solito scorrono sul monitor del mio pc o in tv &#8212; dunque, video, pagine Internet, testi, servizi giornalistici – scorrevano sui muri della mia casa. Posso dire con certezza che la mia casa era fatta di muri-schermi. Muri digitali, che si accendevano e spegnevano e cambiavano canale &#8212; o pagina, direi &#8212; con il tocco di un dito. Un giorno le nostre case saranno così, ne sono certo, perché ho fatto un sogno portentoso. Leggeremo nuove storie &#8212; le vedremo &#8212; mentre facciamo colazione, al mattino, e quelle scorreranno sul muro. Fissare il muro per ore non sarà sintomo di una certa solitudine &#8212; al massimo, di quella nuova solitudine da individui immersi in un immaginario infinito e costante di cui si è un po’ vittime da trent’anni a questa parte (non è vero: lo siamo da sempre).<br />
Credo di aver fatto questo sogno in seguito ad alcune letture sulla morte di Steve Jobs. La morte del CEO Apple mi ha fatto sentire di colpo un conservatore retrogrado, così retrogrado che ho fatto il giro e mi sono ritrovato ancora più a sinistra &#8212; di nuovo con Richard Stallman, per dire &#8212; ma non è questo il punto. In rete gira una simpatica vignetta in cui c’è San Pietro alle porte del Paradiso che presenta Steve Jobs a Mosè. E consiglia a quest’ultimo di consegnare le sue Tavole al numero uno di Apple, perché le ammoderni &#8212; quantomeno nella forma. Ecco, io credo che la storia dell’uomo vada in questa direzione: su ogni superficie piana finiranno pezzi del nostro immaginario. Internet o quel che volete: abbasserete la tavoletta del cesso e ci troverete una storia, un brandello di racconto del vostro immaginario, una canzone di Bob Dylan o l’ultimo video di Fulvio Abbate.<br />
Quella di Steve Jobs pare fosse la <em>filosofia</em> &#8212; o patologia, secondo alcuni &#8212; <em>del millimetro</em>. Curare ogni millimetro di forma perché si possa dipanare al meglio la tela del contenuto, fino a farsi liquida e a sommergerci. Funzionalità, si chiama. Allora io penso che il futuro sia: riempire ogni millimetro dello spazio abitabile con frazioni-metonimie dell’immaginario in cui nuotiamo ogni giorno. La maggior parte della gente che conosco vive immersa nell’immaginario che si è costruita a suon di film, canzoni, libri, ben più che nella realtà. Vive in un sogno. Facebook è la forma di narrazione &#8212; peraltro interpretabile, ad alto tasso d’interazione &#8212; che molti di noi prediligono. Non so se questa è una cosa buona o cattiva: ma funziona così. E allora ogni millimetro del nostro spazio sarà abitato dal nostro immaginario né più né meno di quanto lo abitiamo noi. Quando sento parlare alcuni editori &#8212; oh, che noia… “In Italia non si vendono più libri!”, ecco, sì, avete ragione: non so se la gente ha smesso di comprare libri, non so se è vero, ma di certo nessuno si stancherà mai di una storia, di un racconto – e per racconto intendo anche un video musicale o, ripeto, quel che accade su un social network. Molti editori, soprattutto in Italia, non si sono ancora chiesti come veicolare il racconto su superfici &#8212; e forme, dunque &#8212; nuove. Non si sono chiesti quanto la forma può influenzare il contenuto, quanto possa farlo in maniera non furbesca, opprimente, ma quanto, al contrario possa liberare nuovi tipi di contenuti. Io credo che tornerà la poesia: breve, intensa, ma anche brutta, poco curata: certo molto più adatta a rappresentarci in uno spazio-tempo ristretto. Del resto io non ho ambizioni di scrivere romanzi da ottocento pagine. Non m’interessa, non ne sono capace. Per me scrivere può essere anche la parola giusta infilata nel punto giusto in uno spazio bianco ristretto. E inviata ai cellulari di mezzo mondo. Il <a href="http://sanguedalnaso.tumblr.com/" target="_blank">mio tumblr</a>, su cui infilo pezzi brevissimi, mi permette di raggiungere, potenzialmente, molti più lettori di quanto possa fare un libro di carta pubblicato con una minuscola casa editrice. Perché un musicista può pubblicare un pezzo su iTunes e beccarsi, non so, anche solo cinque centesimi per download, e io non posso fare lo stesso con un racconto breve? Ecco, Se avete cliccato sul link di Quintadicopertina, prima, in cui si spiega come funziona <em>Jukebooks</em>, sapete adesso che quello è un esperimento, e quelli finora esposti, con un po’ di confusione, sono i motivi per cui vi ho aderito.<br />
Non sto dicendo che i libri di carta spariranno (e neppure gli editori &#8212; avremo al contrario ancora più bisogno di editori validi). Potrebbero diventare pezzi unici, o comunque rari, anche più curati nell’aspetto &#8212; dunque, più leggibili, perché anche il cartaceo ha problemi di leggibilità &#8212; e dunque anche più rispettabili. Sto dicendo che potrebbero sparire i romanzi da mille pagine (ne resterebbero comunque un bel po’ di già pubblicati, e molti di qualità &#8212; c’è tutta la storia della letteratura cui attingere, per la miseria!). Sto dicendo che il prossimo mio potrebbe anche essere l’ultimo libro di carta (in cui indagherò non la filosofia del millimetro, ma la storia, del millimetro &#8212; ma questa, appunto, è un’altra storia). Sto dicendo che non voglio scrivere come nel ‘900, prigioniero di forme e sostanze del ‘900 &#8212; e neppure degli anni zero &#8212; e vorrei farlo per un pubblico che non sia, anch’esso, prigioniero del ‘900.</p>
<p>[Sull’argomento, consiglio questo articolo di <a href="http://punto-informatico.it/3289524/PI/Commenti/contrappunti-proust-si-legge-kindle.aspx" target="_blank">Punto Informatico</a>. Mentre il <em>Jukebooks 2011</em> verrà presentato domani (13 ottobre) a Bologna – <a href="http://www.facebook.com/event.php?eid=181070151972952" target="_blank">evento Facebook.</a>]</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1413/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1413/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1413/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1413/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1413/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1413/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1413/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1413/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1413/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1413/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1413/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1413/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1413/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1413/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1413&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La voce del Presidente da giovane</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 13:59:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1407" title="fotoeclettica" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/10/fotoeclettica.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p style="text-align:right;">[foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/60431866@N06/" target="_blank">ecletticagenealogia</a>]</p>
<p>Da un po’ ha preso l’abitudine a consultare il meteo su un sito Internet. Lo fa ogni mattina, appena sveglia. Vuol sapere quanto dura la pioggia, quanto dura il caldo. Prima non le interessava, è così da qualche anno; a volte, pensa, da quando è andata in pensione. Ma è una balla. Internet comunque la usa solo per questo e glielo ha insegnato sua figlia, a usarla. A sua figlia deve un’altra cosa che ha imparato: i nomi dei farmaci. Lexotan, Prozac, Paxil, Cipralex. Lei però pensa che l’unico farmaco che le è stato utile in tutta la vita, a lei e a suo marito finché c’è stato, era quella crema antiemorroidi. E lo pensa sul serio, non le viene mica da ridere mentre è in bagno a sistemare le scatoline blu e bianche.<br />
<span id="more-863"></span>Sua figlia si chiama Francesca, lei la chiama Checca o Cesca. Ha mutuato quest’abitudine da un’amica della figlia che non si vede da un po’. Molte amicizie di Francesca sono scomparse nel nulla, all’ultimo compleanno di lei, compiva ventisette anni, si può dire che ci fossero più gatti che persone. Il gatto si chiama Frank e gode di ottima salute. Un soriano fiero, con l’impressione di vivere da sempre.<br />
Quanto alle gocce. Non è detto che Francesca ne usi ancora. Sono un ricordo della post-adolescenza; allora forse lei tenta solo di prolungare quell&#8217;età limitandosi a tirarli fuori dall’armadietto, i farmaci. Li lascia in bella vista sul tavolino in bagno, vicino allo specchio grande. Così sua madre sa a cosa sta pensando Francesca. Poi non è detto che riprenda con le gocce, davvero. Dal dottore non ci vanno da mesi, entrambe, ed entrambe si ripetono che dovrebbero. Lo fanno a tavola quando non hanno di meglio da dirsi.<br />
Oggi la portinaia, una signora di origine meridionale con un leggero strabismo, ha chiesto notizie di Francesca. La madre di Francesca ha cambiato discorso. Si è fatta dare la posta, l’ha infilata in borsa ed è corsa via. Aveva smesso di piovere e si è trascinata lentamente verso il supermercato. Lì ha pensato per un attimo che il cingalese alla cassa stesse infilando delle bestemmie tra una parola e l’altra. Mentre tornava a casa ha ripreso a piovere. Si è fermata nell’androne a chiacchierare con la portinaia ma solo perché aveva intuito che stavolta la donna non avrebbe ripreso il discorso su Francesca. La parlata spuria della portinaia rimbalzava da un angolo all’altro dell&#8217;androne per via dell’eco. A quel punto è scesa Francesca, un’ombra magra, una fotografia mossa. Non ha detto niente, solo ha sistemato per bene la sciarpa sulla bocca al passaggio davanti alle due donne.<br />
Quando è tornata di sopra, la mamma di Francesca ha riposto il latte gli yogurt e i formaggi (per lo più ricotta) nel frigo. Ha piegato con calma la sporta della spesa e l’ha infilata nel secondo cassetto dell’armadio di legno accanto al frigo. Ha pensato all’eco. Quando insegnava una volta ha sentito l’eco della voce del Presidente della Repubblica dell’epoca. Avevano portato le terze a una manifestazione pubblica che adesso non riusciva a ricordare e il discorso finale era stato tenuto dal Presidente. Nell’aula sui cui lati c’erano dei dipinti enormi in stile neoclassico e una tappezzeria di stoffa color cipria, l’eco della voce dell’uomo risuonava accompagnando ogni parola e ogni frase del discorso. A ripensarci ora sembra quasi che nell’eco ci fosse la parte più giovane di quell’uomo; come se l’eco venisse da un altro tempo. Adesso lei pensa che è difficile accostare un volto o un’esperienza giovanile ai Presidenti della Repubblica. Poi ha guardato il centrino nel mezzo del tavolo in cucina. Viene dalla prima casa. L’ha raccolto e l’ha gettato nell’immondizia, facendo attenzione a che scendesse di lato ai barattoli di yogurt e alle carte e ai resti della cena della sera prima. Ha chiuso la busta e l’ha portata nell’ingresso.<br />
Quando Francesca è tornata, le ha detto subito che se non aveva granché fame poteva mangiare del formaggio. Ha evitato di dire “<em>almeno</em> del formaggio”, aggiungendo che aveva preso della ricotta. Francesca non ha detto niente e ha preso ad apparecchiare. Hanno mangiato in silenzio. Era uno di quei giorni in cui Francesca aveva un discreto appetito e allora la donna si è pentita di aver detto quella cosa sul formaggio, pensando che non era il caso di prenderlo dal frigo. Non bisogna esagerare. Subito dopo pranzo Francesca è scomparsa in camera sua. Allora la donna si è messa a lavare i piatti. Francesca è riapparsa dopo un po’ col portatile in mano e si è sistemata sul divano con la tv accesa. A quel punto sua madre ha pensato se lei non si fosse accorta del centrino mancante.<br />
Due ore dopo Francesca era appisolata sul divano, rannicchiata con le gambe al petto. Il piccolo computer era per terra, acceso con lo schermo richiuso sulla tastiera. La tv aveva il volume al minimo, mandava le immagini del ritrovamento del corpo di una ragazza che si era persa durante un’alluvione nel salernitano. La donna ha messo una mano sul bracciolo del divano, indecisa se sedersi o meno accanto a sua figlia. Allora Francesca si è svegliata e ha chiesto cosa stesse facendo. La donna non ha risposto, ha chiesto se l’avesse svegliata. «Forse ho la febbre» ha detto Francesca.<br />
Così se n&#8217;è andata a letto. Sua madre è rimasta sul divano a guardare la tv. A un certo punto si è alzata, è andata nel corridoio e ha poggiato l’orecchio a qualche centimetro dal legno della porta della figlia. Non ha sentito nulla, ha proseguito verso l’ingresso. Ha raccolto il sacco dell’immondizia e lo ha portato in cucina, sistemandolo sul tavolo. L’ha aperto e ha capito subito che doveva svuotarlo per intero. Ha raggiunto il piccolo cortile interno dell’appartamento e si è assicurata che non piovesse. Ha spostato i vasi con la rucola e il basilico e i gerani e ha rovesciato il contenuto del sacco nero per terra. Ha sentito un rumore, si è sporta verso la cucina per assicurarsi che non fosse Francesca. Ha sentito di nuovo il rumore e ha capito che proveniva dal primo piano. Ha preso una scopa e l’ha usata per separare gli oggetti e le carte contenuti nel sacco. Quando ha trovato il centrino lo ha portato in cucina, lo ha appena ripulito pensando che l’avrebbe lavato il giorno dopo e lo ha rimesso sul tavolo. Ha raccolto qualche briciola ancora attaccata alla stoffa ed è tornata fuori a ricomporre il sacco dell’immondizia.<br />
Prima di andare a letto è passata dal bagno, ha preso le scatole blu e bianche e le ha risistemate nell’armadietto. Non ricordava cos’aveva detto Internet: se il giorno dopo avrebbe piovuto ancora.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/863/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/863/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/863/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=863&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>C&#8217;è una luce che non saprai maledire</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 18:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1395" title="malick" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/09/malick.jpg?w=500" alt=""   /></p>
<p>C’è una luce, una luce che accade prima. Si compone di piccoli dettagli, bagliori a volte infimi, altre solo inspiegabili, in ogni caso accidentali. Allo stesso modo mi chiedo: come sono arrivato al libro di Emanuele? Come lui è arrivato a me? Il meccanismo è indifferente all’umana natura ed è allora forse spiegabile coi percorsi in genere battuti dalla grazia? Non ha importanza. C’è una luce che accade prima, o forse è immobile e andrebbe dunque detto: una luce che <em>sta</em> prima. Come si sta prima di nascere, come siamo noi prima che accada la nostra storia. Quando non eravamo neppure embrione ma cosmo, universo potenziale. Un intero universo potenziale. Così questo libro sta prima delle letteratura stessa, prima dei libri. Da lì mi ha colpito e da lì mi ha riguardato. Mesi di letture ignobili che nulla aggiungevano alla porcheria della vita come già la conoscevo sono stati spazzati via in una notte di lavoro e in un mattino di prima luce autunnale.<br />
<span id="more-1394"></span>C’è una luce, questa luce prima, che avvolge le vite di tutti ed Emanuele ce la porta, nudo, senza vergogna d’esser nudo. Forse non aveva scelta. Gli ho scritto per dirglielo, per dirgli che sono orgoglioso di lui che ha fatto questo libro. <em>Fare</em> è il verbo giusto: lo ha scolpito, immagino che l’abbia scolpito sulla pietra del suo dolore che qui né altrove si può dire, credo che lo abbia lavorato come il falegname lavora su un tavolo o su una sedia. Cosa ne sappiamo noi di quella fatica? E voi cosa ne sapete, della fatica di Emanuele? Lui mi ha risposto che non immagino quanto gli abbia fatto bene il mio scrivergli. Al contrario, lo immagino, lo so, come può immaginarlo e può saperlo, così m’illudo, ogni essere umano messo nudo di fronte a quella che sa essere l’unica certezza, a volte: che sei da solo con quello che sai fare. Se hai la fortuna d’incontrarti almeno una volta nella vita, sarai solo con quello che sai fare, che hai imparato a fare, quello che di te hai coltivato. E quello porterai in giro, dopo l’adolescenza – che è il cominciare a riconoscere l’ingiustizia attorno – in quella che è l’età adulta e l’età adulta è: fare i conti con le conseguenze di quello che hai fatto e di quello che non hai fatto. Fare i conti con la consapevolezza che l’ingiustizia vive anche in te.<br />
C’è questa luce che tutti avvolge almeno una volta nella vita. Causa e conseguenza di questa luce è il buio. Sto parlando di gioia e lutto, quella luce è gioia e lutto insieme e tu li porti con te come un’invisibile divisa che ti divide, appunto, tra gioia e lutto; ma se sei uomo è questo che devi fare, accoglierli insieme, non nasconderti: nel fiume o nel mare getta la maschera. Che sia acqua, comunque: e nudo sarai sempre. Così va affrontato il mondo. Siamo di passaggio e lascia almeno che questo passaggio non sia attrito, non generi solo scintille e poi fumo a contatto col passaggio degli altri. Non è un discorso tecnico, non c’è discorso tecnico che tenga. A Emanuele ho raccontato d’averlo letto sia come uomo che come persona che si prova a scrivere, a trovare la propria strada nel teatro – quotidiano – della parola; ma è l’uomo che ha colto, che è stato colto in flagrante. Non è il lettore che deve cogliere, in questa luce: è la luce che individua il lettore. Ma io non andrò a dire a nessuno che non bisogna nascondersi, lo giuro.<br />
A Emanuele voglio dire ancora che mi ha mosso, mi ha mosso con lui con una mano invisibile che si è addentrata nel mio corpo. Come accade per certi presagi che raccontano già la fine mentre solo la intravedi. Non ho avuto quel suo tipo di lutto ma perdite: perdite sì, come accade a tutti. Nell’imbarazzo e nella disperazione della nostalgia e dell’assenza che riscontriamo nelle piccole cose, nei dettagli (fare una lavatrice senza di lei, dar da mangiare ai gatti, senza di lei) stiamo tutti. Nell’infinitamente grande e nell’infinitamente minuscolo insieme perdiamo tutto, sono maglie larghe e strette insieme quelle attraverso cui tutto si perde. La bocca del leone è spalancata, poi è chiusa, cosa trarremo in salvo da essa? Nessuno lo sa. Nella dolcezza spregiudicata delle pagine di Emanuele e nella loro violenza improvvisa mi sono ritrovato come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=DtMz__d9J5A" target="_blank">in una vecchia canzone di Capossela</a>. In questo scarto tra tenerezza e volgarità, in cui metto anche l’incapacità di progettare, andare avanti come – sembrerebbe – tutti gli altri esseri umani sanno fare: in tutto questo Emanuele mi ha fatto presente a me stesso. Non ho potuto sfuggirmi, leggendolo. Un’espressione che rubo adesso a qualcuno che ha già scritto di questo libro, e che pure ho rubato anni addietro a un mio parente. C’era mio nonno sul letto, in ospedale. A tratti sembrava ancora vivo e nudo – me lo ricordo nudo e magro, avvizzito, sotto le lenzuola – e così quel parente disse: “È presente a se stesso”, per dire che era vivo, e così vivo mi ha reso il libro di Emanuele, devo supporre? Mi viene in mente la vergogna dei corpi martoriati dalla morte prima della morte, dalla tecnica cui dobbiamo sottoporre la nostra vita perché si allunghi; mi viene in mente la vergogna che è sempre il mio corpo nudo e strettamente sottoposto alla solitudine; questa nostra nuova solitudine mitigata ancora dalla tecnica (la Rete, di cui pure Emanuele parla dal chiuso di una stanza in cui, alla fine, c’è solo lui); noi non facciamo che affezionarci a un passaggio, il nostro e quello altrui, noi, come specie, siamo accidente che diventa incidente nell’incontro tra di noi; noi che come specie estinguibile facciamo amore di una cosa che in genere si chiama biologia.</p>
<p>C’è una luce, allora, una luce prima che Emanuele ha portato come si porta il fuoco della conoscenza e della discendenza (che in questo libro è spezzata), e questa luce è un canto, una preghiera; di questo ha avuto coraggio Emanuele, per aver detto: questa è la mia voce e se per voi è delirio da ubriaco io non posso farci nulla.</p>
<p><em>[Questo è un omaggio a </em><strong>La Luce prima</strong><em>, libro di Emanuele Tonon. Un omaggio, filtrato attraverso la visione (allucinata) del film </em><strong>The Tree of life</strong><em> di Terrence Malick (da cui è tratto il fotogramma all'inizio del pezzo). Come in ogni omaggio che si rispetti, le citazioni sono sottintese. Alcune di queste si trovano nei tag a questo post, come tracce per chi volesse approfondire. Non credo di dover dire altro; o forse solo che confermo che è impossibile scrivere una recensione di questo libro (ecco perché Antonio Moresco ha scritto una lettera, a Emanuele). E che è salvifico ritrovare i molti dubbi e le poche certezze su cui si sragiona da mesi, a volte in compagnia, fortunata, altre volte no, in un libro che ti è arrivato addosso quasi per caso. Ma non troppo.]</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1394/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1394/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1394/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1394/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1394/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1394/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1394/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1394/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1394/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1394/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1394/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1394/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1394/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1394/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1394&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Mai del tutto</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 01:23:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
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		<category><![CDATA[estate]]></category>
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		<category><![CDATA[paninaro]]></category>
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		<description><![CDATA[[Questo pezzo, che doveva e potrebbe ancora chiamarsi Canto (natalizio) di fine estate, è nato un sabato, uno di quei sabati in cui le possibilità si moltiplicano e s'intrecciano al tramonto fino a diventare strada unica e ineludibile a sera, quando si è troppo stanchi di testa e gambe per tornare indietro e cantarne quattro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1374&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1375" title="seasabato" src="http://malesangue.files.wordpress.com/2011/09/seasabato.jpg?w=500" alt=""   /><br />
<em>[Questo pezzo, che doveva e potrebbe ancora chiamarsi </em><strong>Canto (natalizio) di fine estate</strong><em>, è nato un sabato, uno di quei sabati in cui le possibilità si moltiplicano e s'intrecciano al tramonto fino a diventare strada unica e ineludibile a sera, quando si è troppo stanchi di testa e gambe per tornare indietro e cantarne quattro a quella parte di noi che non ha scelto o ha scelto male. Che non è poi e propriamente la stessa cosa.]</em></p>
<p>Il camioncino dei panini sta su una rupe che dà sul mare<br />
i tavolini di plastica verde hanno tovaglie di carta bianca<br />
sono pieni, puoi vedere chi mangia e chi aspetta<br />
l’odore è di fritto e di carne, molta carne, molto umana<br />
vicino alla cassa c’è il display coi numerini, per la fila<br />
come alla posta, solo che qui nessuno si scoccia e cede il posto<br />
a chi verrà dopo</p>
<p>Piero si chiama il proprietario e ricorda quell’attore, meglio,<br />
una comparsa, di una sit-com con soli attori romani<br />
ha le ciglia lunghe, e le ciglia lunghe hanno sempre un che di femminile<br />
anche in un uomo, ma Piero, è sabato sera, Piero<br />
Piero è solo stanco e i suoi operai sono api che girano a vuoto<br />
dietro al bancone e davanti al pubblico seduto, un balletto meccanico<br />
Allora Piero di tanto in tanto sbuffa, si volta, dice di starci attenti,<br />
ai numerini, alla fila, chiamare prima un numero che sta più avanti<br />
solo se hanno ordinato patatine e le patatine sono già pronte<br />
È il caso di un signore alto, dall’aria giovanile, forse un turista<br />
un’eleganza mista a fermezza che hanno solo certi uomini<br />
che sono adulti con una stagione d’anticipo e vecchi mai,<br />
mai del tutto<br />
<span id="more-1374"></span><br />
Il signore ha ordinato due vaschette, ha una moglie muta che sa,<br />
sa il silenzio e sa che è meglio per tutti, sorta d’affido<br />
Seduto con lei, il signore ha atteso con una birra, è stato chiamato<br />
nello sciogliersi delle luci al neon blu e arancioni si è alzato<br />
ha portato il cibo al tavolino di plastica, tutt’attorno un chiasso<br />
che riporta a ogni sabato sera d’estate, di tutte le estati<br />
Al tavolo accanto dei ragazzi, qualcuno sposato giovane,<br />
discutevano di un materassino perso in mare al mattino<br />
uno dei ragazzi ha chiesto a chi lo ha perso se non avesse preso il volo<br />
era tramontana, di primo mattino, adesso ancora scirocco, e ancora<br />
e chi ha perso il materassino ha detto che si potrebbe fare una colletta<br />
e l’altro ha detto di no, solo che era di suo cognato, ecco il problema<br />
e quello ha insistito ancora con la colletta, poi sono arrivati i panini<br />
annunciati dal din-don del display, è passata la discussione<br />
come passano certe discussioni, e mai la fame<br />
mai del tutto</p>
<p>Sono arrivati due zingari con le fisarmoniche, dal buio del mare<br />
avrebbe detto chiunque, ma più in là c’è un accampamento<br />
e del resto ogni cosa ha una spiegazione, e questa pure<br />
Sono arrivati gli zingari suonando “Bella Ciao” come una mazurca<br />
hanno fatto il giro tra i tavoli, sorridendo, uno dei due senza un incisivo<br />
si sono fermati vicino a una famiglia giovane, padre violento<br />
madre truccata da sabato sera e due gemelline vestite uguali, da maschietto<br />
E il padre ha voluto ridere degli zingari con sua moglie, col tovagliolo sulla bocca<br />
e il sorriso di risposta e senza rispetto della moglie una conferma<br />
che lui l’avrebbe presa da dietro anche quella notte di una domenica di ferie<br />
e poi il sorriso di risposta di uno degli zingari, “Bella Ciao” come una mazurca<br />
e poi il padre che dice in faccia allo zingaro, senza tovagliolo uno sputo: “Olé”<br />
come fosse una musica spagnola, come se non appartenesse<br />
se non a quei due zingari, all’incisivo che manca a uno di quei due zingari<br />
e questa potrebbe sembrare umiliazione ma mai affligge davvero certa gente,<br />
mai del tutto</p>
<p>Più dietro una lunga tavolata, genitori giovani, figli e nonni<br />
aspettano una cena che di elegante ha solo l’abitudine al farsi una volta a settimana<br />
La nonna più grande sta su una sedia a rotelle a lato del tavolo, non mangerà<br />
così vicina com’è alla morte il masticare è atto inutile, da tramandare soltanto<br />
però ogni tanto scorreggia e allora si ride, si ride come di cosa ch’è viva<br />
I genitori giovani giocano coi figli per non farli addormentare prima della cena<br />
e così tirano fuori gli incubi di tutti: il lupo, il mostro, un folletto<br />
e tutto questo appare un rimprovero mosso da bambino ad altro bambino<br />
E tutto questo dice molto dei nonni più giovani seduti al tavolo,<br />
che aspettano il sonno dei nipoti per riavere i figli come tali, com’erano<br />
e la vita andare come doveva, come poi è andata, e di tanto in tanto guardarsi<br />
come chi ne ha passate abbastanza, e insieme, e tutte insieme, per dire<br />
per dire d’aver fatto bene, e anche questa è cosa che ha spiegazione ma mai,<br />
mai del tutto</p>
<p>A un tavolo in disparte sta seduto un ragazzo dall’età indecisa<br />
calvo quasi del tutto sul cranio, con una lunga coda, a treccia<br />
aspetta roba da portar via, e lo avrebbe fatto, se non gli fossero passate davanti<br />
due ragazze vestite male ma con molto impegno,<br />
se non avesse pensato: “Aspetto che passino loro, poi mi alzo e vado via”</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1374/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1374/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1374/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1374/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1374/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1374/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1374/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1374/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1374&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Signora Lettura</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 19:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco M</dc:creator>
				<category><![CDATA[fare altro]]></category>
		<category><![CDATA[interviste anomale]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Cara Signora Lettura, le scrivo una lettera, le scrivo una lettera piuttosto che rivolgerle direttamente la parola perché non ne ho il coraggio sebbene non si direbbe, sebbene io e lei, davanti al mondo, sembriamo essere in quella sorta di incanto e contatto diretto e interrotto che sa essere ogni discorso amoroso e allora le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1369&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Signora Lettura,<br />
le scrivo una lettera, le scrivo una lettera piuttosto che rivolgerle direttamente la parola perché non ne ho il coraggio sebbene non si direbbe, sebbene io e lei, davanti al mondo, sembriamo essere in quella sorta di incanto e contatto diretto e interrotto che sa essere ogni discorso amoroso e allora le scrivo una lettera perché la sola idea di mostrarle i miei occhi adesso mi schianta al terreno e mi toglie le ultime briciole di coraggio e forza che sento d’avere e sappia, sappia che questa lettera non avrà tuttavia il ritmo e il respiro (figurarsi il fiato) di una lettera normale, perché almeno con questa mia vorrò essere io, vorrò pensare e una volta di più avere la presunzione di poter essere io a mandar lei con le gambe all’aria, per una volta e poi ancora per ogni volta che lei mi leggerà qui, com’è del resto tipico di lei, di lei in cui incappo e ogni volta che accade sono le mie, di gambe, a cedere, e però perdoni il modo sbagliato, io sono imperfetto e difatti dovevo dire “incappavo”, poiché il punto è proprio questo, anche se punti non metterò, il punto è proprio questo e cioè che <span id="more-1369"></span>io e lei non ci troviamo più, non ci becchiamo, non ci incontriamo, è un tempo illimitato e senza durata quello che si passa con lei ma le assicuro che allo stesso modo funziona quello trascorso senza di lei e così non so dire di preciso da quanto io e lei non c’incontriamo, ma di lei mi manca tutto, ed è comico dire una banalità del genere di una personalità degenere come lei che incarna o vorrebbe almeno incarnare l’ogni cosa, e vede, vede, dopo di lei è tornare a lambiccarsi con corpi inutili e freddi, con lei io e lei siamo stati in due a far l’amore ma dopo di lei è tornare a far gli entomologi con corpi inutili, l’ho già detto, e mi è impossibile, e difatti non accade, difatti non posso dire d’avere altro ma solo di non avere lei, Signora Lettura, per cui la domanda è sempre la solita, dove, dove, dove si è spezzato il filo, Signora Lettura, e chi lo ha spezzato, e chi non lo ha ricucito, e a causa di chi, gli italiani contemporanei che tendono a scrivere sempre da un cinquantennio prima, forse, o forse gli arguti russi sempre a un passo dalla furbizia di chi ha vissuto troppe vite, o quelle noiose scienze sociali che spacciamo per verità e vanità da fine secolo scorso, o piuttosto gli umoristi francesi umoristi anche quando volgono alla tragedia, o quei romantici inglesi, forse, forse è a causa loro che io e lei non parliamo, forse è per loro e per quel loro tendere dove tutto è alto e morto, e se è così siamo morti anche io e lei, Signora Lettura, io lei e tutti quelli che conoscevamo e che non rimpiangiamo, perché con lei è così che funziona, Signora Lettura, si rimpiange solo lei come se lei fosse l’accesso unico al mondo, come se solo attraverso lei si potesse arrivare all’altro, all’antro che è il cuore di ognuno, oppure, mi viene in mente adesso, oppure è l’effimero d’ogni poesia cui mi sono dedicato, è quel tipo di effimero che mi ha allontanato da lei, forse è questo, è a causa di quella rinuncia di ogni pretesa che è la poesia, e così io non ho potuto più crederle, Signora Lettura, come lei non ha creduto a me, Signora Lettura, e forse è solo questo, per me, se sono stato io, ad andare, e se invece è stata lei, ad abbandonare, allora se è stata lei io dove ho perduto, dove ho sbagliato, ma siamo seri, Signora Lettura, che non ho fatto altro e peraltro non ho pensato che meritassi altro, più di lei, più in alto di lei, non ho mai pensato che potesse esserci luogo migliore di lei per me, Signora Lettura, ma io so, io so che non è questo il punto e la questione è poi proprio che lei non è tipa da punti, non è tipa da reticoli con approdi certi cui appigliarsi, fermare questa corsa folle come rivolo di seme che è la vita di ognuno ma non approfondirò, non approfondirò quest’aspetto e solo le dirò ancora di luoghi, i miei luoghi, quelli in cui lei manca, dal letto in cui a tratti mi ha concesso calma e grazia, alla spiaggia in cui ci si percepisce unici ad avere lei al fianco, al treno in cui ho perso pezzi di lei, perché questo è quel che manca di lei, su tutto, il suo dare un nome ai luoghi in cui ero già stato e a quelli in cui mai sarò, questo è lei, lei che ha dato un nome a tutti i giorni della settimana confondendo quelli felici con quelli tristi e dando peso nuovo e leggerezza eterna ai miei sentimenti, confondendo anche quelli, e mi sovviene adesso forse un altro errore mio, il mio vivere assumendo il dubbio come certezza, e porre domande, essere io stesso una domanda e mi chiedo se non si faccia, se non sia vietato vivere di domande con una come lei che, com’è noto, è fatta per porne, per aprire il cervello a colpi di dubbi e carezze di pagine, e allora forse è stato questo, ma no, questo, quello e quell’altro, se io ho amato lei è stato per il poco di spiegabile che c’è in lei e che da sempre avviene nelle vite umane, quel non poter fare a meno di lei che accomuna noi tutti piccoli uomini, e allora, allora forse dovrei interrogarmi sul come lei agisce gli uomini, nelle vite degli uomini, di come trascina a sciagura quella mia sorella che altro non ha che le sue vite intentate, Signora Lettura, che ne ha da affittare in abbondanza nel suo armadio infinito, o dovrei forse dire di come respinge e poi attrae quell’altra mia vecchia conoscenza con gli occhi piccoli, di come la seduce e poi la rispedisce in solitudine a ripensarsi incapace, incapace d’ogni approccio, e infine penso a quell’altra mia conoscenza che lei attrae come il gatto col topo con delle pagine di miele, e lì lei la lascia a sciogliersi fino al sonno che porta al più solitario dei risvegli, Signora Lettura, io penso a tutti gli uomini che lei ha lasciato più soli di prima come me ora, me che ne scrivo e forse anche questo è causa del nostro non incontrarci ma soprattutto è difesa, per me, ora, è difesa per me ora non pensare all’abusato discorso del rapporto tra gli uomini e lei ma del suo con loro, che, mi lasci dire Signora Lettura, non è poi felice come lei vuol far credere e in fondo questa è una storia cui non ha mai creduto nessuno, ed è per questo che lei s’allontana, non da me ma dagli uomini tutti, tutti gli uomini che adesso la confondono con gli ideogrammi della Grande Rete, dove pure di lei si scova qualcosa, ma con più distrazione e distruzione di noia e compulsione, che sono le grandi sue nemiche e l’allontanano da noi uomini, noi uomini tutti, incapaci di noi, anche con lei, Signora Lettura, che doveva prendermi come promessa e minaccia e riportarmi a me, non a lei ma a me, Signora Lettura, e invece eccomi distante da lei ma imbevuto di lei e lontano da noi, lontano dagli uomini come solo lei ha saputo, nei secoli, allontanare, eccomi qui con l’unico segno che porto di lei su di me come si porta un anello al dito della mano sbagliata ed eccomi qui insperato ed inspiegato, perché di me lei non ha saputo sciogliere l’intreccio di sentimenti che come traffico di una grande metropoli mi attraversa e mi rallenta, m’ingolfa, mi blocca, incurante della cura che io ho avuto di lei, Signora Lettura, per ogni suo figlio illegittimo e per ogni sua guancia, inspiegabile rimane lei come la presa, finta e altrettanto inspiegabile, di certe gambe femminili ma lei, lei non è fatta di gambe, Signora Lettura, lei è fatta di guance perché così come si accarezzano certe guance io ho voltato le sue pagine mentre lei diceva, diceva e diceva troppo delle umane esperienze e mi portava al largo di vite non mie, diceva tanto e troppo e io non volevo sapere, in fondo no, io non volevo sapere tutto quello che ho saputo delle nostre miserie e così scegliendo, perché in fondo ho scelto io, scegliendo di sapere non ho restituito il maltolto, io che sono ladro comunque, non ho restituito ed ho tolto anch’io, ho tolto l’incanto che spetta agli ignoranti e forse è questo: che non voglio più sapere.<br />
Ma sperare.<br />
Con infinito amore ed eterno rispetto,<br />
Marco</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/malesangue.wordpress.com/1369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/malesangue.wordpress.com/1369/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/malesangue.wordpress.com/1369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/malesangue.wordpress.com/1369/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/malesangue.wordpress.com/1369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/malesangue.wordpress.com/1369/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/malesangue.wordpress.com/1369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/malesangue.wordpress.com/1369/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/malesangue.wordpress.com/1369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/malesangue.wordpress.com/1369/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/malesangue.wordpress.com/1369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/malesangue.wordpress.com/1369/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/malesangue.wordpress.com/1369/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/malesangue.wordpress.com/1369/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=malesangue.com&amp;blog=6507651&amp;post=1369&amp;subd=malesangue&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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