ye olde malesangue

Oh, questa cruda, cruda vita! Andrebbe ancora un po' bollita!

Tag: il corpo estraneo

Il corpo estraneo: un anno dopo

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Un anno fa, in questa data scherzosa che è il primo aprile, usciva Il corpo estraneo, il mio terzo libro. Lo stesso giorno chiudevo sanguedalcaso, un tumblr su cui mi sono divertito a scrivere ogni giorno per un paio d’anni. Non so se c’è una correlazione tra i due avvenimenti, o forse lo so e non mi va di spiegarla.
Una cosa che caratterizza Il corpo estraneo, del resto, è proprio tutto il non detto che c’è nel romanzo.
(Oltre al fatto che per la prima volta in vita mia mi ha fatto vincere un premio.)
Una cosa che non ho detto fin qui e che voglio svelare ora (mettiamola così: per festeggiare) è che in un vecchio racconto pubblicato su questo blog c’era un’anticipazione circa il finale del Corpo estraneo (nello specifico, circa la sorte del personaggio femminile che segue Danilo Dannoso in giro per l’Italia).
Il racconto si chiama La voce del Presidente da giovane e si può leggere qui.
Buona lettura.

Il corpo estraneo è il miglior romanzo pugliese del 2012

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L’associazione PugliaLibre assegna il premio per il miglior romanzo pugliese uscito nel 2012 al mio Il corpo estraneo (qui si può leggere la notizia). Il sottoscritto ringrazia e rilancia con l’incipit dello stesso, che suona più o meno così:

Sono sobrio, è da un po’. Più che sobrio: è che neppure mi riesce – e così lo scrosciare di pagine del libro nuovo, vagamente gelido, tutto un progressivo distaccarsi – prendere le distanze dalla carne della prosa. Una nausea, pur tentata allo stesso tempo da un neutro movimento laterale, come a mettersi fuori fuoco, continuamente, fuori gioco, estromessi da sé (si può?). Sì, una nausea, col trucchetto dell’algido, del vitreo, dell’incomunicabile (ancora?). La curiosità che scema su ogni pagina. Una fatica non richiesta torna in faccia sotto forma di occhio stanco, arrossato. Brucia negli occhi, manco una bracetta, il tentativo di distacco dell’uomo nascosto tra quelle pagine, tra gli interstizi, tra le interlinee e le spaziature o nell’incauto regime ritmico della punteggiatura. Punti, virgole e a capo, indebitamente sottostimati, strage di ritmo: inqualificabile. Scioglie storia e impalcatura di storia (a volte ci si può accontentare di impalcature, figurarsi: è già tanto in Penisola) nella poltiglia che molti editori si ostinano a chiamare libro. Ma i libri no, ex legno, non ancora sedia, i libri sono tutto ciò che non è ancora sedia. Non presuppongono alcuna comodità eppure a essa vengono associati. Questo poi, prosa scarna e scazzo incarnito, incallito, grida ancora vendetta. Di niente parla e ci sta, ma di vita neppure l’olezzo spento di un 69. Perché m’ostinavo? Intervistato come spesso facevo da me stesso, avrei risposto: domanda da esibire a più livelli, anche altrove: un passaporto.

Mi fa piacere ricevere questo premio non tanto per quel solletico all’ego che si prova in queste occasioni, quanto per il libro stesso. Considero i miei libri staccati da me, a un certo punto. Il corpo estraneo non è un libro facile, non è un libro furbo né paraculo. Lo vedo anche dalla difficoltà oggettiva che l’editore ha nel pubblicizzarlo. Non strizza l’occhio al lettore in alcun modo: me lo hanno fatto notare anche i ragazzi della scuola in cui sono andato a presentarlo. Non lo strizza perché non fornisce risposte ed è scritto in una lingua non troppo facile e molto letteraria. Beninteso: non è che un libro scritto così sia automaticamente un buon libro. Però non potevo scriverlo diversamente, anche se adesso vorrei – scrivere diversamente, in generale.
Penso che sia importante che un libro del genere, ostico anche per il suo autore, abbia un po’ di fortuna, e ripeto, non per il sottoscritto e forse neppure per il libro in sé: ma per un certo tipo di libri, perché possano ancora essere scritti (e pubblicati). Tutto qua.

Diagnostica per immagini e altre storie

Sul blog Scrittori Precari è stato pubblicato oggi Diagnostica per Immagini, un racconto che ho scritto nel 2009, in cui si fronteggiano Norman Disagio, paziente senza natica, e l’infermiera Mutterley. La quale porta con sé un grande segreto sul rapporto tra sani e malati. Il pezzo si trova qui.
Qualche giorno fa invece Luciano Pagano ha iniziato un singolare esperimento: raccontare la carriera editoriale del sottoscritto come farebbe Carlo Lucarelli in tv, con tanto di spot e suspense. La prima puntata si trova qui.
Segnalo infine due recensioni de Il corpo estraneo uscite un mesetto fa. La prima è di Gianluca Liguori per Frigidaire, la seconda di Matteo Pascoletti per Valigia Blu. Si trovano qui, insieme alle altre.

*

Quello quassù è il video della presentazione del Corpo estraneo a Molfetta. Dura diciotto minuti e diciannove secondi, ma ho detto tutto quello che dovevo dire sul libro e soprattutto ho letto un pezzo di Boris Vian, che non fa mai male.
Ma, vedete.
Perché ho scritto “…dura diciotto minuti e diciannove secondi, ma”?
Perché, soprattutto su Internet (ma non solo), si parte spesso dal presupposto che non ci sia tempo per ascoltare qualcuno per quasi venti minuti. Allora abbiate pazienza e ascoltatemi, se siete capitati più o meno per caso su questo blog. Il caso è una cosa meravigliosa, nonostante il suo anagramma sia, molto banalmente, “caos”.
Qui non si fa più nulla per il caos, e molto poco per il caso. Approfittatene.
Concludo, o quasi, dicendo che il posto in cui ho fatto la presentazione era molto buio. Per cui ringrazio Valeria che ha pazientemente filmato questo bujo molto simile a quello materno abitato dal Ciàula di Pirandello, e che non paga ha anche avuto la cura di tagliare e ricucire il video.
Se avete ancora un attimo di pazienza, qui di seguito pongo una sorta di appunto preso in questi giorni sull’inesistenza (della scrittura) di Borges. Anche questo, va detto, non è un fatto accaduto per caso.

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Il corpo estraneo: estratto e presentazione il 10 agosto a Molfetta

Torno a presentare Il corpo estraneo il prossimo 10 agosto a Molfetta, in provincia di Bari, in una serata che avrà a che fare con stelle cadenti, mare e Brunori Sas (qui il programma completo della cosa). Ne approfitto per porre qui di seguito un estratto del libro a cui sono molto legato, in cui si parla di motel, criollos e coincidenza di lingua e origini (già pubblicato su Vicolo Cannery qualche mese addietro). Prego:

Il motel è un edificio lungo a un piano. Nel parcheggio ci sono due o tre camion. L’insegna, da quel che ho potuto vedere sotto la pioggia, è di un giallo insignificante, tendente all’arancio. Una delle lettere è irrimediabilmente spenta. La signora alla reception ci ha guardato e parlato come infastidita da qualcosa che non ci avrebbe detto per nulla al mondo. Lei ha dato i suoi documenti, siamo usciti per l’ultima volta sotto la pioggia e ci siamo infilati nella nostra stanza dopo aver insistito con la serratura, non voleva saperne e io stavo per tornare dalla signora a protestare. Non abbiamo discusso del letto matrimoniale, realizzando solo allora di aver preso una stanza per due. Ho pensato ai suoi soldi, a quanti ne ha con sé. Ho pensato se basteranno, a far cosa, mi sono chiesto poi. Mentre lei toglieva gli abiti bagnati mi sono voltato alla finestra, ho osservato a lungo, o almeno così mi è sembrato, l’auto illuminata dalla luce fradicia e graffiata dagli aghi di pioggia obliqua. Forse dovevo portare la borsa qui. Mi sono voltato, non ho sentito pudore e l’ho guardata distesa di spalle, nel letto. Sulla sua schiena nuda la spina dorsale disegnava dei sassolini come sul pelo dell’acqua di uno stagno. Ho sentito le gambe stanche, mi sono disteso nella mia parte di letto, lei non si è mossa. Ho tolto le scarpe, mi sono fermato a guardare il libro sul comodino ma non ho avuto la forza di prenderlo in mano per capire di cosa si trattasse. Ne ho fissato la copertina nera e sdrucita sotto la lampada fissata sul muro. Poi ho guardato la luce arancio che si spandeva e ho sentito il sonno di lei, l’ho sentito nelle vibrazioni sul materasso e nel soffio del suo naso, e ho concluso che fino a quel momento lei era stata sincera con me.

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A sangue caldo (ringrazio)

22 giugno 2012, ore 23.46

In questi ultimi tre giorni d’inizio estate ho fatto più di 400 chilometri in auto per il tour de Il corpo estraneo. Non sono poi tanti, ma nel momento in cui scrivo (sono appena tornato dall’ultima presentazione, quella di Bari) ho addosso tutta l’afa portata dall’anticiclone Scipione che sono stato in grado di assorbire. Il sole l’ho preso tutto in faccia, il mio sangue è ancora caldo e la mia pelle suda un liquido che ha a che fare con la stanchezza, e la mia stanchezza non ha a che fare solo coi chilometri di questi giorni (sarebbe un po’ poco, in effetti).
L’importante, l’avevo detto, era andare, rendere un po’ più presente e meno estraneo il corpo dell’auto-munito autore del libro. Quanto a me: in questo breve tour potevo fare di più e meglio; o meglio: credo si possa fare “di meglio” senza fare “di più”, ma questa, così come la questione del rapporto tra un libro e la sua pubblica rap-presentazione, è cosa a cui tornerò a pensare in futuro.
Detto ciò, il mio prossimo obiettivo, come ho spiegato in questi tre giorni suscitando non poca perplessità in chi mi ascoltava, è fare un musical. Proverò a infilarci anche dei ballerini, lo giuro.

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Il corpo estraneo in tour

Quella che vedete quassù è l’illustrazione interna de Il corpo estraneo. L’arancione e il nero della copertina lasciano spazio al bianco e nero dell’interno. Poi nel romanzo arriva quel tipo di azzurro dell’acqua e della terra inzaccherata dall’alluvione continua e finale che gli argentini chiamano grigio. Quel che voglio dire è che perché sia visto e toccato l’interno del libro – e dunque della storia – bisogna andare, portare il libro ai lettori, e c’è poi bisogno che i lettori vengano a loro volta nel punto concordato per poter vedere e toccare il libro. L’incontro, a prescindere dai comunicati stampa, gli eventi facebook e la pubblicità in genere, resta un miracolo che allunga la vita di un libro. Io ci provo finché ho forza in corpo. E così anche Il corpo estraneo smette d’essere estraneo per qualche ora e si getta nella mischia. Di fatto anche per certi libri, a un certo punto, conta solo l’andare. Anche ai più pigri tocca di sollevarsi dalle proprie pagine, che sembrano il posto più appropriato in cui stare, e andare, non importa dove, come in una specie di esilio al contrario – invece di sperimentare il sentimento dell’esilio chiudendosi in un altrove interiore o al più sconosciuto, al contrario uscire e immischiarsi. Il consiglio che mi piace dare a questo tipo di libri è: vivete così, come se ci fosse sempre da esser pronti all’(auto)esilio, con un’automobile sempre a portata di mano pronta per la fuga.
Per farla breve. Nei prossimi giorni il mio corpo, automunito, scarrozzerà me e Il corpo estraneo per tre presentazioni in giro per la Puglia. Prima di elencare le tre date, pongo qui l’estratto del libro che l’editore Caratteri Mobili ha scelto per pubblicizzare il piccolo tour:

Funziona come per le bande di paese. Ci sono scrittori da matrimonio e altri da funerale. A me è toccato di frequentare molti funerali e pochissimi matrimoni, per un motivo che non so spiegarmi e che non mi ha comunque dato dolore. L’ho accettato. Li ho frequentati, ho condiviso e rubato il dolore, come dev’essere. È compito degli uomini noiosi, io penso, occuparsi di distinzioni semplici, da dare in pasto a uomini altrettanto noiosi. Quanto a scrittori, ci sono altre tipologie con cui ho avuto a che fare, sia pure a mezzo carta. Scrittori confidenziali come certi cantanti degli anni Cinquanta, scrittori demenziali, scrittori gelato, scrittori pesci, scrittori sigaretta, scrittori che non scrivono affatto e scrittori che non sono scrittori ma fanno gli scrittori.

E dunque.
- mercoledì 20 giugno (19.30) sarò al Circolo Sepik di Putignano (Bari) con Leo Palmisano;
- giovedì 21 giugno (19.30) sarò alla libreria Ergot di Lecce con Ennio Ciotta e Vito Antonio Conte;
- venerdì 22 giugno (18.30) sarò alla Feltrinelli di Bari con Pierluigi De Marinis.

Segnalo infine l’intervista al sotto(pro)scritto uscita su Repubblica di Bari il 19 giugno a cura di Valentina Introna.

Intervista su Blowup

Su Blowup di giugno c’è una lunga intervista-sproloquio al sottoscritto con annessa recensione de Il corpo estraneo (entrambe scaricabili da qui).
Ringrazio Fabio Donalisio per l’attenzione che ha voluto dare al libro. Nell’intervista si è parlato di tante cose; qui tra qualche rigo trascrivo due domande (e risposte) che non sono entrate in quelle due pagine per motivi di spazio, ma a cui tengo molto e che servono a dare un’idea del tutto (tutto cosa? tutto!):

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Il corpo estraneo: un’intervista

L’intervista nel video quassù è andata in onda ieri, mercoledì 2 maggio 2012, su Radio Bari Città Futura, nella trasmissione Inchiostro. Ho presentato il mio terzo libro, Il corpo estraneo, e ci sono state un paio di cose che mi hanno fatto particolarmente piacere. Ad esempio, poter motivare il remake, nel finale del mio libro, del finale de Una questione privata di Beppe Fenoglio. E poi la domanda sulle fondazioni, che dovevo aspettarmi, prima o poi.
In effetti quando ho scritto il romanzo, nel 2010, non ne sapevo granché. Poi la cronaca politica nazionale ha posto l’argomento all’attenzione di tutti, come ho spiegato nell’intervista. Però. Già ne La Passione, che andava in stampa proprio quell’anno, c’era un accenno alla cosa (si può dire “cosa” in un post che parla di libri? Perdonate la divagazione, ma ho da poco riletto Il grande ritratto di Dino Buzzati ed è pieno di “cosi”, lo giuro). Verso la fine del mio secondo libro il protagonista incontra due tizi in un seggio elettorale, molto simili al Gatto e la Volpe, i quali gli spiegano che «il futuro sono le fondazioni, non i partiti, con le fondazioni puoi fare quel che vuoi». Se qualcuno ha La Passione sottomano, potrà controllare. Quelle erano vicende accadute nel 2009.

Comunque. Tornando a Il corpo estraneo, c’è anche un po’ di rassegna stampa. Di seguito trovate qualche link di recensioni, inclusi anche due estratti del romanzo:

*

Non sono un gran lettore di me stesso. Nel senso che devo ancora abituarmi a leggere a voce alta le mie cose, ma del resto al momento non c’è nessuno che possa farlo meglio di me o, figuriamoci, al posto mio. Nel raro bootleg video quassù leggo L’uomo nel cielo, che devo aver scritto più o meno un anno fa, accompagnato dal bluesman Oh Petroleum. La cosa è avvenuta due settimane addietro al Barcollo Live di Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi; locale in cui tornerò tra qualche giorno per la prima presentazione de Il corpo estraneo.

In effetti questo post è un modo come un altro per dire che venerdì 30 marzo alle ore 20 presenterò per la prima volta il nuovo arrivato. La cosa avverrà in compagnia di Roberto Lucchi, l’unico uomo al mondo che – credo – abbia letto tutto o quasi quello che ho fatto senza neppure conoscermi (poi, in effetti, ci siamo conosciuti; io l’avevo scambiato per un tizio con cui avevo convissuto anni prima, ai tempi dell’università, il quale era convinto di essere un violinista potenzialmente più virtuoso di Paganini; com’è noto, Paganini non ripeteva, non concedeva bis: il mio coinquilino — che, come detto, non era Roberto Lucchi — era solito invece non esibirsi neppure. Be’, fine della storia. Ci vediamo lì.)

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