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Le cose sognate. Il regalo di Natale 2014 del Vecchio Malesangue

coperta le cose sognate (1)Come ogni anno, il Vecchio Malesangue fa un regalo di Natale ai suoi lettori. Le cose sognate è una raccolta di dieci piccoli numeri di magia scritti a macchina. La macchina è la Olivetti Lettera 32 su cui ho scritto tra la fine dell’estate e l’autunno di quest’anno. La copertina è del leggendario Antonio Pronostico. I dieci fogli A4 sono stati scansionati da Antonio Di Summa all’interno della sua Libreria Francavillese (che ringrazio tutta quanta).

Per ricevere il regalo è sufficiente inviare una mail al mio indirizzo (b_nabbaloni[chiocciola]libero.it) con oggetto: «Le cose sognate». Vi invierò personalmente, senza l’aiuto di alcun elfo, il file in formato pdf con la raccolta. I dieci piccoli numeri di magia possono essere letti ad alta voce o regalati a vostra volta a chi preferite. C’è tempo fino al 25 dicembre, per cui affrettatevi. Un pdf non si esaurisce mai: il tempo sì.

Le cose sognate è una frase che viene dai diari di Beppe Fenoglio, il cui spirito, a quanto pare, veglia ancora su Il corpo estraneo.

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Fare Malesangue, Storie

Perché, da Andromeda ai giorni nostri, si raccontano un mucchio di storie intorno alle alluvioni

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Quando, nelle scorse settimane, l’acqua si è riversata sulla riservata Genova, ho pensato: non fare lo sciacallo. Intanto riguardavo il video alla fine di questo post. Pensavo anche che in fondo tutti gli scrittori sono sciacalli, sciacalli della memoria, o quantomeno voci di reietti che sgranano storie di reietti. Quindi colpevoli.
Quando, ieri, ho visto le immagini dell’alluvione a Carrara, quando ho ascoltato un uomo che diceva: due anni fa è successa la stessa cosa, mentre il fango o meglio quell’ammasso di acqua marrone, detriti e carcasse di animali e automobili si prendeva le strade, ho pensato: è proprio perché è una certezza, questa storia dell’acqua che ciclicamente viene giù a devastare la penisola, che l’ho scelta come sfondo o scenografia per Il corpo estraneo.

Cercavo un avvenimento storico che, al pari della Resistenza per Fenoglio, potesse fare da sfondo per una storia, quella di Danilo Dannoso o quella di Danilo Dannoso con una donna, che doveva essere, come in Una questione privata ma con una diversa gradazione di sentimenti, una storia di solidarietà. Mi servivano dei fatti storici acclarati, ma non ho fatto la guerra o comunque il contatto con quel tipo di evento l’ho avuto solo per interposta persona, parlando coi vecchi. Le alluvioni sono un fatto storico, passato e presente insieme, che accade ancora. Così come il contesto politico in cui si svolgono le vicende de Il corpo estraneo. Due anni dopo, in un certo senso rivivendo la scenografia politica che avevo scelto, guardando le immagini di altre alluvioni che potrebbero essere le stesse di quella di Atrani da cui ho tratto ispirazione per il finale del libro, sono arrivato alla conclusione, assurda e in un certo senso autoassolutoria, che avevo scritto un involontario romanzo storico.

Durante le poche presentazioni fatte nel 2012 raccontavo tutt’altro. Non tutto mi ero chiaro, com’è giusto che sia quando si è alle prese con la creazione. Dicevo: non mi interessa la cronica cronaca, ho scelto l’alluvione e quel tipo di politica connessa al mondo della cultura perché sono fattori assoluti. L’acqua che si riversa sul mondo per purificare, detto in modo banale e complesso insieme, o anche solo l’alluvione che già gli antichi trasfigurarono nel mostro (forse un drago) che avrebbe divorato il corpo, incatenato, dell’incolpevole Andromeda; il male che si propaga, supportato da utili idioti e mascherato da bene (le fondazioni e l’impegno culturale, sociale, anche questo detto in maniera semplice e complessa insieme). Ecco tutto. Fattori assoluti che facevano da sfondo a quello che avevo a cuore davvero: scrivere un romanzo con una lingua lirica, in cui piovesse di continuo (gestire l’elemento naturale), imprimendogli poi un cambio di ritmo, ancora attraverso lo stile, che lo avrebbe fatto mutare da metà in poi – seguendo così anche l’evoluzione della vicenda umana di Danilo; su tutto mi interessava la vicenda umana di Danilo, la vera Andromeda del libro (resta tuttora più incerta la reale identità del drago). Su tutto, più che la scenografia, vigilavano insomma l’intuizione di Fenoglio e lo spirito di uno scrittore come Guido Morselli. Questo fino a qualche settimana fa.
Adesso altre alluvioni, altri movimenti di coltello e di flussi di denaro mi confondono. L’attualità e la cronaca sono una violenta e invisibile forma di compromissione.

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Il corpo estraneo in epub

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Il corpo estraneo (Caratteri Mobili, 2012) è il mio terzo libro. Un romanzo da poco più di cento pagine che diventa adesso digitale, vivendo così una nuova stagione.
Da qui è possibile acquistarlo in formato epub.
Qui invece in streaming su Bookstreams.

Il corpo estraneo è una tragedia on the road, in cui la storia recente (di sempre) d’Italia – un Paese che viene giù ogni mese – fa da sfondo a vicende intime, private e prive di radici.
Danilo Dannoso – appena fuori o appena dentro una dipendenza socialmente inaccettabile – è estraneo al suo corpo, al corpo delle vite che attraversa di nascosto, al corpo di un Paese intero; dorme con i vestiti addosso e sogna d’essere ospite di talk show televisivi in cui può finalmente dire le verità, tutte le verità che ha intuito. Per lavoro, Danilo gira l’Italia in lungo e in largo per conto della Fondazione di suo zio, senatore eletto nelle fila di un partito politico molto chiacchierato. Mentre organizza dibattiti ed eventi culturali, Danilo fa il corriere per un’organizzazione sotterranea che sposta soldi e cura interessi oscuri.
L’impalcatura, questa impalcatura, inizia a crollare quando il senatore Dannoso viene arrestato. Danilo tenta la fuga con una donna che sembra un apostrofo: ma è lei a inseguire un uomo che «a breve sarà costretto a compiere una scelta».

Chissà che riproducibilità (digitale) infinita ed eternità non coincidano.
Ad ogni modo, il libro è dedicato alla memoria della vergine Erigone, che appese il suo corpo dopo l’omicidio del padre Icario.

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Estraneo tra corpi estranei

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Per quanto un corpo, non ancora cadavere, possa essere occultato, è sempre lì, per quanto ferito, ed è anzi da quelle ferite aperte, dal gorgoglio interno di cavità purulente e sanguinanti che spesso si racconta. Una cosa che gli scrittori non raccontano mai, eludendo la possibilità della ferita, è tuttavia la storia di un libro dopo la sua uscita. Per imbarazzo, disillusione o frustrazione. Allora voglio raccontare con onestà come sono andate le cose col mio ultimo libro, che si chiama Il corpo estraneo. Una tragedia on the road, ed è uscito ad aprile 2012 per Caratteri Mobili (scrivere è anche questo, no? Non si richiede onestà ai giovani scrittori italiani?).
Il libro è un romanzo e racconta l’isolamento di Danilo Dannoso. La sua solitudine è quella di chi è estraneo al mondo perché estraneo a se stesso. Danilo è un aberrato. Non conosce quale può essere la sua partecipazione al mondo, o la nega. A posteriori posso dire che questa è la condizione tipica dell’essere umano in quest’epoca che mi piace chiamare La Grande Schizofrenia. Ad ogni modo, nel secondo capitolo del libro comincia a piovere e non smette più. Danilo conosce una donna che intuisce sua simile, e comincia quella che è una storia di solidarietà più che una storia d’amore. E che verrà interrotta dalla grande colata di fango che irrompe nel finale del romanzo. Questa è la storia dentro il libro. Quella fuori parla di 72 copie vendute su, credo, 300 di tiratura. Stando a quel che dice il mio editore, il problema sono le presentazioni. I libri si vendono durante le presentazioni. Non mi trovo d’accordo, e credo che uno scrittore non debba sedurre ma limitarsi a scrivere; il libro lo deve vendere qualcun altro. Al di là di questo, presentazioni ne ho fatte, e quelle più interessanti sono state quelle due tenute nelle scuole, dove ho venduto, da solo, più della metà del totale.
Sono successe anche delle cose singolari. Qualche mese fa una pioggia torrenziale, simile forse a quella del finale del Corpo estraneo, ha allagato il magazzino del distributore di Caratteri Mobili, il quale ha subito un danno economico non da poco. Ho pensato a una sorta di profezia, o maledizione, o a una potenziale patente di jettatore per il sottoscritto.
È successo anche che sono uscite diverse opere con titoli simili o uguali a quello del mio romanzo. Dapprima Paolo Giordano è uscito con Il corpo umano. Niente di che. Poi è stata la volta de Il mio corpo estraneo. Carni e immagini in Valerio Magrelli di Federico Francucci, che credo sia un saggio. E infine è toccato al regista Mirko Locatelli andare nelle sale con Filippo Timi e un film che si chiama I corpi estranei.
Ho detto al mio editore che non avremo venduto un cazzo, ma almeno abbiamo lanciato una moda. Era un modo per ironizzare, ma ho anche pensato che forse ci avevo visto giusto a scrivere questo libro, come sempre scritto in solitudine e in contumacia, che pensavo parlasse solo a me, e invece forse si agganciava a qualcosa di più generale. Spero che tutti quelli che in quest’epoca di pazzi decidono di occuparsi di questa cosa dell’estraneità riescano comunque a inserirci quel bagliore che ho intravisto io, scrivendo della storia di solidarietà tra Danilo e la sua compagna di viaggio. In altri termini, mi auguro che non ci si innamori della condizione dell’estraneità per farne un’estetica che vende, in libreria o al cinema o in tv.
Nel frattempo continuo a scrivere, adesso più da clandestino che da estraneo, con estrema difficoltà nel rapportarmi con un’editoria che forse sta producendo molti corpi estranei, in fatto di libri e di autori, oggetti, sia gli uni che gli altri, al tempo stesso autistici e seduttori, difficilmente in grado di uscire da se stessi per partecipare e toccare davvero il mondo circostante. Ho fiducia nella mia capacità di sbagliarmi, ma ho molta più fiducia nella libertà e nel tempo che ho a disposizione per scrivere fuori dal mondo editoriale italiano contemporaneo.

Poscritto del 16 marzo 2014, ore 0.59. Stasera ho ripensato a questo post, alla sua violenza sotterranea, alla volontà del sottoscritto di sabotare e di sabotarsi fino a dimenticare il premio come miglior romanzo pugliese vinto dal Corpo estraneo nel 2012. Che senso ha? Il premio, certo, ma anche il dimenticarsene scrivendo questo post. Il premio mi è tornato in mente terminando la lettura di Chiedi alla polvere di John Fante; per la precisione mentre leggevo di Arturo Bandini alle prese con l’uscita del suo romanzo, nel momento in cui realizza che l’avvenimento non gli restituisce le stesse sensazioni provate all’epoca della pubblicazione del suo primo racconto. Vai a sapere, vai a sapersi.

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Storie

Promemoria

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Lo scorso 13 agosto ho presentato il mio ultimo libro al paese di mia madre. Il paese di mia madre si chiama Laterza, è in provincia di Taranto ed è un posto completamente diverso da quello in cui vivo, nonostante si trovi comunque in Puglia. Quello che mi colpisce di più, da sempre, di Laterza, è il momento in cui scende la sera. Non so come spiegarlo, è come se da quelle parti, dove c’è la gravina, dove ci sono ettari di terra selvaggia, dove i nomi delle contrade portano ancora il nome di animali e abitudini umane legate alla natura, ecco, è come se lì la notte scendesse per davvero, col freddo e col buio, anche d’estate. Penso spesso al fatto che prima o poi dovrò ricongiungermi con questa parte evidentemente materna della mia storia. Ad ogni modo, alla presentazione avevo portato due storie da leggere. Per questioni di tempo ne ho potuta leggere una sola. L’altra è in versi e la copio qui di seguito. Si chiama Promemoria e non l’ho scritta troppo tempo fa. Poi è accaduto di tutto. La presentazione in piazza Plebiscito a Laterza, un matrimonio e un esorcismo mancati nella piazza Plebiscito di un altro paese, l’incontro col doppio, la vista di uno squalo, la sosta presso un fiume, e infine il ritorno dei giudici che pure un tempo si erano scaldati al fuoco delle mie parole.
Buona lettura.

Per far passare anche questa brutta storia
tieni a mente le macerie,
poi dimenticale.
Guarda di lato, se c’è ancora qualcosa
che sta in piedi, poi dimentica
anche il resto, dimentica
ogni impresa.
Non tenere alla rappresentazione,
ma considera la forza
che deriva dalla stanchezza,
senza mai,
mai essere esausto.
Il tuo corpo è il più prezioso
mezzo di locomozione che hai,
lascia che ti scarrozzi
senza speranza né disperazione.
Lancia il fumogeno come certi vigilanti notturni,
per scomparire dalla vista
degli abietti e degli eroi.
Gira a vuoto, rompi gli indugi e gli orologi.
Fai di te un’ossessione per il tempo,
perché sia lui a scongiurarti di passare,
a tutti i costi.
Ascolta i vecchi, gli adulti, i bambini,
metti sullo stesso piano le storie degli altri,
in attesa del momento
della Grande Restituzione.
Conserva il giusto sguardo
per fare scorte di bellezza
come un orso con il cibo
prima del letargo.
Vai per feste patronali lontane,
e informati sulle sorti
dei santi minori.
Non è il martirio che fa la fede,
così come non è quel che trovi
a comporre la ricerca.
Accarezza il tuo buon demone,
ricorda sempre che solo ciò che ami
può tradirti per davvero, e per questo
tornare per davvero.
Considera il coraggio di chi abbandona,
ma cerca sempre di restare
nei posti in cui c’è ombra.
Gli esseri umani si sono evoluti dalle scimmie
per arrivare agli anfibi.
C’è sempre un grande fiume in cui nuotare,
e una riva per rifiatare.
Accarezza il tuo buon demone,
ricorda sempre che solo ciò che ami
può tradirti per davvero, e per questo
tornare per davvero.
La memoria è un viaggio condiviso.

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Il corpo estraneo: un anno dopo

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Un anno fa, in questa data scherzosa che è il primo aprile, usciva Il corpo estraneo, il mio terzo libro. Lo stesso giorno chiudevo sanguedalcaso, un tumblr su cui mi sono divertito a scrivere ogni giorno per un paio d’anni. Non so se c’è una correlazione tra i due avvenimenti, o forse lo so e non mi va di spiegarla.
Una cosa che caratterizza Il corpo estraneo, del resto, è proprio tutto il non detto che c’è nel romanzo.
(Oltre al fatto che per la prima volta in vita mia mi ha fatto vincere un premio.)
Una cosa che non ho detto fin qui e che voglio svelare ora (mettiamola così: per festeggiare) è che in un vecchio racconto pubblicato su questo blog c’era un’anticipazione circa il finale del Corpo estraneo (nello specifico, circa la sorte del personaggio femminile che segue Danilo Dannoso in giro per l’Italia).
Il racconto si chiama La voce del Presidente da giovane e si può leggere qui.
Buona lettura.

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Il corpo estraneo è il miglior romanzo pugliese del 2012

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L’associazione PugliaLibre assegna il premio per il miglior romanzo pugliese uscito nel 2012 al mio Il corpo estraneo (qui si può leggere la notizia). Il sottoscritto ringrazia e rilancia con l’incipit dello stesso, che suona più o meno così:

Sono sobrio, è da un po’. Più che sobrio: è che neppure mi riesce – e così lo scrosciare di pagine del libro nuovo, vagamente gelido, tutto un progressivo distaccarsi – prendere le distanze dalla carne della prosa. Una nausea, pur tentata allo stesso tempo da un neutro movimento laterale, come a mettersi fuori fuoco, continuamente, fuori gioco, estromessi da sé (si può?). Sì, una nausea, col trucchetto dell’algido, del vitreo, dell’incomunicabile (ancora?). La curiosità che scema su ogni pagina. Una fatica non richiesta torna in faccia sotto forma di occhio stanco, arrossato. Brucia negli occhi, manco una bracetta, il tentativo di distacco dell’uomo nascosto tra quelle pagine, tra gli interstizi, tra le interlinee e le spaziature o nell’incauto regime ritmico della punteggiatura. Punti, virgole e a capo, indebitamente sottostimati, strage di ritmo: inqualificabile. Scioglie storia e impalcatura di storia (a volte ci si può accontentare di impalcature, figurarsi: è già tanto in Penisola) nella poltiglia che molti editori si ostinano a chiamare libro. Ma i libri no, ex legno, non ancora sedia, i libri sono tutto ciò che non è ancora sedia. Non presuppongono alcuna comodità eppure a essa vengono associati. Questo poi, prosa scarna e scazzo incarnito, incallito, grida ancora vendetta. Di niente parla e ci sta, ma di vita neppure l’olezzo spento di un 69. Perché m’ostinavo? Intervistato come spesso facevo da me stesso, avrei risposto: domanda da esibire a più livelli, anche altrove: un passaporto.

Mi fa piacere ricevere questo premio non tanto per quel solletico all’ego che si prova in queste occasioni, quanto per il libro stesso. Considero i miei libri staccati da me, a un certo punto. Il corpo estraneo non è un libro facile, non è un libro furbo né paraculo. Lo vedo anche dalla difficoltà oggettiva che l’editore ha nel pubblicizzarlo. Non strizza l’occhio al lettore in alcun modo: me lo hanno fatto notare anche i ragazzi della scuola in cui sono andato a presentarlo. Non lo strizza perché non fornisce risposte ed è scritto in una lingua non troppo facile e molto letteraria. Beninteso: non è che un libro scritto così sia automaticamente un buon libro. Però non potevo scriverlo diversamente, anche se adesso vorrei – scrivere diversamente, in generale.
Penso che sia importante che un libro del genere, ostico anche per il suo autore, abbia un po’ di fortuna, e ripeto, non per il sottoscritto e forse neppure per il libro in sé: ma per un certo tipo di libri, perché possano ancora essere scritti (e pubblicati). Tutto qua.

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