Fare Malesangue

La letteratura non conta niente

Ieri ho finalmente ricevuto due copie de La letteratura non conta niente — Dieci racconti su disastrose presentazioni di libri (Citofonare Interno 7).
In quest’antologia c’è una mia storiella che si intitola Circolazione periferica & altre storie di merda. Tra le altre cose, racconto le nefandezze da me compiute durante le presentazioni del mio primo libro; e poi il mio incontro con Vincenzo Cerami per una (sua) disastrosa presentazione, nell’estate del 2010. Mi piace il fatto che ci sia un libro che parli della umanissima tragedia che è, potenzialmente, ogni presentazione libraria.
Il mio racconto inizia con una citazione di Ludovico Brachini, convertito:
«Canzoni, film […], persino la tv è riuscita ad andare nella direzione del popolare, senza per questo diventare sciatta. Nel frattempo la letteratura non ha fatto alcun passo verso i lettori: e così ella continua a parlare di sé, solo a se stessa.»
Ebbene, chi voleva sapere che fine ha fatto il dottor Brachini, cosa pensa ora, è stato accontentato.
Fine della storia.

***


La letteratura non conta niente — Dieci racconti su disastrose presentazioni di libri

a cura di Rossano Astremo e Girolamo Grammatico
con racconti di: Saverio Fattori, Marco Montanaro, Roberto Mandracchia, Giuseppe Braga, Angela Scarparo, Omar Di Monopoli, Ilaria Mazzeo, Marco Candida, Livio Romano, Elisabetta Liguori
marzo 2011
96 pagine
Citofonare Interno 7 ed.

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Fare Malesangue, Storie

SURF Neverending Tour & altre strane, e perché no singolari, apparizioni

Contro la dittatura del tempo di vita dei libri, tornano le rap/presentazioni di Sono un ragazzo fortunato. Egli è un libro uscito nel 2009, voglio ricordare a lor signori, per cui è quantomeno bizzarro che sia ancora in giro per librerie, ristoranti, bische clandestine e autolavaggi. Perché in genere i libri muoiono dopo un mese. Ma, già che ci siamo: perché in genere i libri muoiono dopo un mese? Non lo so, bisognerebbe chiedere ad altri editori ed autori. Secondo me un po’ ci colpano anche gli autori medesimi, che evidentemente cominciano a tramutarsi in perversi infanticidi a pochi giorni dall’uscita di un libro. Comunque! Nuove date attendono Sono un ragazzo fortunato, le cui presentazioni* diventano appunto rap-presentazioni in cui il corpo dell’autore diviene semplice strumento di divulgazione del messaggio segreto del libro (messaggio che, se ascoltato al contrario, è il medesimo racchiuso in Guerra e Pace, v’assicuro). In realtà tutto febbraio sarà mese di apparizioni per il sottoscritto (il martedì difatti riprendo questa cosa in radio). Nuove date potrebbero inoltre venir fuori per SURF, ma comunque, per adesso mi troverete:

– venerdì 4 febbraio, libreria Shùluq, Lecce, ore 19: rap-presentazione Sono un ragazzo fortunato;
– domenica 6 febbraio, Bottega del mondo Il filo di arianna, Massafra (Taranto), ore 17.30: ancora rap-presentazione SURF;
– lunedì 14 febbraio, trasmissione radiofonica Aleph come fu che il cagnolino rise su Radiomeridiano 12 di Roma, ore 18.15: diretta telefonica in cui parlerò di SURF, Richard Brautigan e della sensuale bellezza del suono della sillaba “NO”;
– giovedì 17 febbraio, La Feltrinelli, Bari, 18.30: presentazione dell’antologia Clandestina.

Bene, credo d’aver detto tutto. Ah, no, voglio salutare Gennariello Macilento, autore della locandina delle presentazioni di SURF raffigurata quassù e che potete ammirare per intero cliccando sull’immagine oppure sul myspace dello stesso Gennaruzzo. Ciao G.!

* Sulle presentazioni librarie ho un mio punto di vista. Che ho esposto in un racconto che uscirà nell’antologia La letteratura non conta niente. Racconti su presentazioni di libri disastrose, a cura di Rossano Astremo per la neonata Citofonare Interno 7 Edizioni. Non so quando verrà pubblicato, credo a breve, ma ci ho messo dentro un po’ di tutto, compresa la mia estate di presentazioni in cui ho avuto il piacere di conoscere Carlo D’Amicis e Vincenzo Cerami. Nell’antologia, da quel che so, sarò in compagnia di Roberto Mandracchia, Saverio Fattori, Livio Romano, Omar Di Monopoli, Giuseppe Braga, Elisabetta Liguori, Marco Candida, Angela Scarparo e Ilaria Mazzeo.

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Interviste

La mania per Marco Candida

sandr[foto: alessandro]

Intervistare Marco Candida è stata una gran faticaccia. Non sto a spiegare perché. Alla fine sono contento del risultato ottenuto. Molte delle difficoltà, credo, sono state causate dall’effetto che il suo primo romanzo, La mania per l’alfabeto (Sironi), ha avuto su di me. Un libro intenso, che mi ha prosciugato. Di Candida ho poi letto Il mostro della piscina (Intermezzi), che ha confermato il piacere che mi dà leggere questo mio coetaneo; e molto, di questo piacere, dipende dal fatto che Marco Candida non dà l’impressione di essere un mio coetaneo, quando scrive. Adesso MC è impegnato nel progetto Websitehorror, sempre con Intermezzi Editore.

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Interviste

Intermezzi Editore: intervista psichedelica

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Certo è che le case editrici spuntano come i funghi. Altrettanto vero è che per ogni fungo ci sono almeno trenta aspiranti scrittori – scrivitori, d’ora in poi – il che, secondo alcuni, crea un effetto allucinatorio nel mercato librario italiano. Il punto è forse capire chi ha qualcosa da dire, che sia una casa editrice o uno scrivitore, e chi no. E come si fa? Internet può aiutare: la pagina ‘chi siamo’ sul sito di una casa editrice, ad esempio, può rappresentare un inizio. Così, un po’ per curiosità un po’ per il fatto che abbiano tra le loro prime uscite un horror di Marco Candida, m’è venuto di chiedere due o tre cose a Chiara Fattori di Intermezzi Editore. Una casa editrice che, leggo, si occupa di viaggi e di intermedialità: dal viaggio classico, dunque, a quello rappresentato dalla rete. Non poteva essere altrimenti, visto che Intermezzi è nata appunto nell’epoca della rete e qui abita tra blog e social network. Insomma, da un viaggio all’altro, siamo di nuovo ai funghi (e mi fermo qui, non sono mica Jim Morrison).

Detto da dottore in Comunicazione a dottori in Comunicazione e Lettere: cosa spinge dei giovanotti come voi ad aprire una casa editrice in questo inizio secolo? Credo che una casa editrice, proprio perché viene sommersa da manoscritti, debba anche dare delle garanzie a un aspirante scrivitore (li chiamo così). In altri termini, qual è la particolarità di Intermezzi Editore, ciò che nessuna altra casa editrice può avere?

Ciò che ci ha spinti a fondare Intermezzi è stata la nostra passione comune per libri, cultura, comunicazione, unita a una certa insofferenza nei confronti dei lavori e dei contratti a progetto che dopo la laurea ci venivano proposti. Abbiamo pensato che fosse il momento giusto per provare a fare qualcosa di nostro, abbiamo pensato che potevamo avere qualcosa da dire, che eravamo abbastanza preparati, abbastanza capaci, abbastanza incoscienti per farlo. E l’abbiamo fatto. Per quanto riguarda le garanzie, io credo che il punto di vista vada ribaltato: non sono gli “scrivitori” (mi piace “scrivitori”) i nostri utenti, ma i lettori. Con gli autori lavoriamo, stipuliamo i contratti, li rispettiamo. E’ molto semplice e se da entrambe le parti c’è trasparenza e serietà non ci sono problemi. Con i lettori invece è diverso: loro vanno conquistati, non ci sono contratti, niente li potrà mai legare a noi e ai nostri libri. Loro devono fidarsi. Loro hanno bisogno di garanzie. E l’unica garanzia che possiamo dare è la qualità. Scegliamo le cose che ci sembrano belle, quelle che a noi, per primi, piacerebbe veder pubblicate, e le realizziamo per loro. Siamo una casa editrice dalla parte dei lettori, insomma, ma non so se questa può essere una particolarità, una cosa che nessuna altra casa editrice può avere, anzi forse è una cosa che tutte “dovrebbero” avere.

La domanda di prima parte dal luogo comune che in Italia ci siano più scrivitori che lettori. Io non credo che sia così. Ma credo anche che, come per un disco o un film, ci sia anche bisogno di responsabilità: non tutto ciò che si scrive può necessariamente interessare gli altri. Forse si scambia il bisogno di comunicare con la scrittura vera e propria? (e soprattutto, chi decide cosa interessa e cosa no? mi sto perdendo!)

Sicuramente non tutto può essere pubblicato, non tutto può interessare. Decidono gli editori, ovviamente, responsabilmente e coscienziosamente, ma anche i lettori: se una cosa non piace, non vende, non la si pubblica più. E’ la legge della domanda e dell’offerta, insomma. Nemmeno io credo al luogo comune. Però gli “scrivitori” sono davvero davvero tanti…

Di conseguenza: cosa pensate dell’autoproduzione in ambito librario (ilmilibro.it, lulu)? Io non so che pensare. Di certo potrebbe tagliare le gambe all’editoria a pagamento.

Io penso che sia un’ottima cosa. E’ giusto che se uno ha scritto un romanzo, un racconto, una poesia, un saggio o un testo qualsiasi che per lui è importante, là dove non trova un editore, o mentre lo sta cercando, provi a raggiungere i lettori per altre vie. La rete ci offre libertà di espressione e facilità di opportunità. Non vedo perché non sfruttarle. Se questo poi taglierà davvero le gambe all’editoria a pagamento tanto meglio.

Intermezzi, come suggerisce il nome, si pone il problema dell’ibridazione, dello scambio, del viaggio, e dell’intermedialità: in cosa si tradurrà soprattutto quest’ultima caratteristica? (un’anticipazione, insomma)

Intanto si sta traducendo in un continuo scambio con la rete. I nostri libri, i nostri contatti, noi viviamo nella rete, praticamente. Questo per ovvie ragioni: una casa editrice appena nata non ha la forza, la possibilità, le risorse per vivere offline. I canali di distribuzione, i media, sono difficilmente utilizzabili e raggiungibili per chi muove i primi passi. A parte i momenti delle presentazioni, degli eventi che creiamo, non ci sono altre opportunità per noi. Qualche anno fa non avremmo mai nemmeno pensato di aprire una casa editrice, probabilmente. O se l’avessimo fatto non avremmo mai ottenuto in così poco tempo la visibilità che, se pur minima, abbiamo. Oltre al nostro sito (www.intermezzieditore.it), al blog (www.intermezzieditore.it/blog) e a vari social network in cui siamo presenti e attivi, abbiamo da un mese aperto il sito WebSite Horror (www.websitehorror.com), un portale di racconti horror curato da Marco Candida, con l’idea di invitare gli autori a cimentarsi in questo genere, così particolare e spesso snobbato. Per adesso l’idea è stata ben accolta e speriamo che possa avere un seguito.

Tra i vostri libri, c’è l’horror di Marco Candida, che è davvero uno scrittore come si deve (non lo dico da esperto-quale-non-sono, ma come uno che ha amato il suo primo libro). Come siete venuti in contatto con lui?

Molto semplicemente, Marco ci ha inviato il suo manoscritto, lo abbiamo giudicato “davvero come si deve”, ma soprattutto ci abbiamo visto qualcosa di più: la possibilità di creare un progetto multimediale, un’operazione culturale che potesse coinvolgere anche altri autori e creasse sinergie con altri generi e mondi letterari. Così lo abbiamo messo sotto contratto e insieme abbiamo creato il WebSite Horror. Il mostro della piscina esce il 23 di marzo, sarà acquistabile dal nostro sito, dai principali siti di vendita di libri online e presso quei librai che avranno voglia di ordinarlo.

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