Ospitiamo un intervento apparso sul profilo Facebook di Marco Montanaro, creatore ed ex curatore di questo blog. Buona lettura.

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Il 22 giugno 2004 usciva A ghost is born dei Wilco.

Ricorrenze di questo genere si affiancano a quelle di paese e di Paese – santi terremoti emorroidi vittorie mondiali – e fanno sì che il Villaggio sia davvero globale. Festeggiamo con persone intorno al mondo che non vedremo mai di persona, le sentiamo più vicine dei vicini di casa.

“A me di quedda non mi ni freca niente, la sputo li piscio ammocca” sento dire per strada, dalla finestra.

Ho ascoltato per la prima volta questo disco nel luglio del 2004. Chissà dove avevo letto che il cantante soffriva di un’emicrania che lo costringeva, dal vivo, a cantare con accanto un secchio, perché quando arrivava il dolore non poteva trattenere i conati di vomito. Lo prendevano per rockstar, per uno da eccessi, e invece.

Lo ascoltai di notte, in cuffia. Il dentista aveva sbagliato la terapia, dopo che per giunta aveva estratto il dente con gran foga perché “tra un’ora vado in ferie”. Farebbe ridere se non fosse che il dente era quello del giudizio: sicché lo persi definitivamente per qualche anno.

“Definitivamente per qualche anno?” Ci sono stati emotivi così intensamente provvisori che lacerano nel continuo sussurro di un “per sempre”.

Lo ascoltai di notte, dicevo. Attacchi di panico e soprattutto l’ombra degli attacchi di panico, che è la stessa cosa. Buio totale. Qualche bagliore. Un endoscheletro di dolore pazzo che preme per uscire dalla carne e andarsene in giro per gli affari suoi. Lunghe gite in campagna, pastorali e sogni di tombe per sognare che tutto sia finito, in pace. La versione post mortem di una persona che non sei più tu. Sei mai stato tu?

Lo ascoltai di notte. Se facessimo un partito degli impanicati, dei depressi e dei dissociati, dei disperati veri o presunti, degli ammaccati, dei presi a sportellate, degli incorreggibili, in generale dei freak e di tutti i mostriciattoli che popolano questo pazzo mondo, saremmo più di chi si astiene. Si vincerebbero tutte le elezioni. Tutte! Si governerebbe male: ma stabilmente. Di certo avremmo un gatto randagio a capo del Ministero della Tenerezza e un segugio al Ministero dei Tesori Nascosti. Economia&Fidanzati andrebbero a una nonna a caso, tasseremmo l’infelicità perché l’infelicità è reale e fa schifo e questo le nonne lo sanno e lo dicono sempre ai nipoti innamorati.

Ancora: sposteremmo la capitale a Taranto o a Genova. Stabiliremmo che Perdere l’amore è il nuovo inno nazionale, e sceglieremmo quel testa d’uovo di Humpty Dumpty come mascotte. A scuola faremmo leggere (non “studiare”) Brautigan e Vonnegut e materie fondamentali sarebbero architettura e paesaggio di periferie e zone rurali. L’ora di religione verrebbe abolita perché di religione si parlerebbe allucinati tutto il giorno, per le strade, con le pietre e con i tordi.

E così via.

Auguri ai Wilco, auguri a chi ascolta i Wilco in giro per il mondo, a chi è venuto al mondo con questo disco. Fantasmi inclusi.