Le storie degli altri

Iggy Pop: una fiamma ossidrica in versione sadomaso

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Quello che segue è un articolo di Lester Bangs apparso sul Village Voice del 28 marzo 1977. In Italia è stato raccolto da minimumx fax nel volume Guida ragionevole al frastuono più atroce, con traduzione di Anna Mioni. Buona lettura.


Il concerto di Iggy Pop venerdì scorso al Palladium è stato un trionfo secondo gli standard consueti. Iggy era in ottima forma, e il pubblico era di un entusiasmo verace: avrebbe potuto fare tutti i bis che voleva. Ma Iggy non ha mai ritenuto importanti gli standard consueti: a partire dai primissimi tempi, quando gli Stooges salivano sul palco senza nemmeno saper suonare i propri strumenti, fino al presente, in cui sembra finalmente in procinto di diventare uno dei divi più strani che si siano mai visti. Chi mai proverebbe a sfondare tra i grandi del rock per la terza volta, e quindi la più importante, con un album intitolato The Idiot? Proprio lui, quello che in certi momenti aveva preso l’abitudine di buttarsi a capofitto dal bordo del palco in mezzo al suo pubblico, e che venerdì sera ha continuato a contorcere viso e corpo in maschere e gesti che simboleggiavano l’”idiozia”, il tormento e, soprattutto, il sadomasochismo. Continua a leggere

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Storie

L’enigma di Leia Organa

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Gustavo Viselner

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana senza industrie culturali né mecenati, non c’era distinzione alcuna tra autore e pubblico, e ogni opera prodotta era un tassello, continuamente riscrivibile, di uno smisurato universo di fan made fiction

Sovrapposizioni
Nella Trilogia della Città di K, Agota Kristof scrive di una città (una galassia?) liberata – tra gli altri – da un androide che si chiama K-2SO (K, appunto). E poi di due gemelli. Uno di questi è Leia Organa, nata Skywalker, prima principessa e poi generale dell’esercito dei ribelli.
La rappresentazione, se vuol farsi leggenda, deve campare così: di approssimazione, ambiguità, costrizione ad uso e consumo dei fedeli. Del resto quando muore Carrie Fisher (la pazza, l’impasticcata, l’attrice e scrittrice brillante, la pupa del pappa Jabba the Hutt, ecc.) si finisce col piangere invece Leia Organa, nata Skywalker.

Chi muore davvero
Lo decidono, insieme, sceneggiatori e fedeli. Fino all’uscita di Episodio IX, Leia è viva e morta insieme come il gatto di Schrödinger. Carrie Fisher no, ma piangiamo comunque la principessa e il generale: se non altro perché certa gente, morendo, smuove qualcosa nell’intero sistema solare – un movimento psichico naturale e coerente, la stella che collassa fino allo spuntare dell’astro di Planck.
Come Padmé muore dando Leia alla luce, del resto, Debbie Reynolds muore dando Carrie alla morte: dov’è il confine tra ciò che è e ciò che è rappresentato?
La morte di David Bowie (ma poi è morto lui, o David Bowie?) rappresenta forse il primo smottamento di questa commozione globale, astro (nero) del ciel, pargol divin, virgineo e mistico, di stirpe regale decor, disceso a scontar l’error, sol nato a parlar d’amor, luce dona alle menti, pace infondi nei cuor.

Gli ultimi sentimentali sul pianeta terra
Gli antichi, che del resto per vati e profeti si sceglievano personalità multiple quando addirittura non collettive, erano convinti che alla morte di un poeta seguisse sempre la nascita di una stella, o di più stelle. Persino Orfeo frocio e attaccato ai fatti terrestri vide ascendere in cielo quantomeno il suo strumento, per via di questa convinzione – a cui noi contemporanei torniamo adesso, dopo che Beck Hansen, Fukuyama e i Simpson hanno dichiarato che la verità non è che un frammento, perciò risibile, e poi spallucce a volontà – adesso che a morire sono gli ultimi sentimentali sul pianeta terra.

Organa, Skywalker, forse Fisher
Tutt’uno con la Forza (costellazione, midi-chlorian, spirito santo), Leia Organa nata Skywalker può riabbracciare adesso l’amore di una vita (Han Solo, non ancora Harrison Ford, forse Paul Simon), conoscere sua madre una volta per tutte (Padmé, ma in fondo anche Debbie), guardare in cagnesco una gigantesca matrigna (Liz Taylor), aspettare i suoi figli (chi sei davvero, Ben Solo?) e il cane Gary.
E forse parlare con suo padre, ascoltarne la voce – quella vera, niente vocoder robotico e asmatico da James Earl Jones o Massimo Foschi.

Io, sono tuo padre
Bail Organa, padre adottivo, è di quelli che pensano che partecipare a una guerra equivalga alla possibilità di vincerne una, una soltanto.
Anakin Skywalker ne ha vinte due, perdendole entrambe. Perdendo una famiglia intera, condannandola a sua volta alla guerra. Una vita sbagliata, si direbbe. Condotta nel plagio del solco della fede altrui. Non meno di un bambino che nasce col fucile già in mano. Uno spartano. Certe vittime di guerra sono già morte prima di nascere, prima di uccidere: al soldo dell’imperatore o del presidente di una repubblica teocratica, non fa differenza.
Perdendo tua madre ho perso tutto, figlia mia, anche te e le guerre. Non dovevo farmi coinvolgere: è diventata la mia storia, ma non era la mia guerra. Tuttavia so bene che tu non saresti tu, tu e la tua splendente grandezza, se io non avessi fallito, e così tuo fratello.
Ero pazza nel sangue, papà. Il tuo sangue. Come certe ragazzine sbiadite che smezzano il corpo per troppo amore verso un padre inventato. E giù pillole, dottori e corruzione di ogni amore, anche solo sfiorato. Ho fatto la guerra a te e a chiunque per non farla (non più) a me stessa. Gli ideali si colorano di sangue vergine, il proprio, se ne hai ancora da versare. E io ne avevo, per fortuna. Questioni private, nient’altro, lo sai anche tu: e così il mio non era coraggio e neppure abilità di generale, ma stanchezza di me, necessità di sopravvivenza di me a me stessa. Questo ti dovevo, e nient’altro.
Adesso balliamo. Fuori fa freddo, ma non possiamo sentirlo.

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Interviste

Tutti i miei amici sono fascisti. Chiacchierata notturna con lo spirito di Lester C. Bangs


Due cose mancano da un po’ nella mia vita: un ampli Eko 15/30 watt e gli scritti di Lester Conway Bangs. L’ampli è sparito dal mio garage da un giorno all’altro. Così è finita la mia carriera di chitarrista. Quanto a Lester Bangs, invece. Ho letto i suoi testi per anni. Una vera Bibbia. E sì, ero davvero convinto che fosse il più grande scrittore americano. Solo che scriveva di musica ed era un umorista. Qualche mese fa ho pensato di riprendere in mano il suo Guida ragionevole al frastuono più atroce. L’ho portato in bagno. Ne ho sfogliato qualche pagina al giorno. Finché non ho deciso di rileggerlo per intero di notte, nella vasca. Il fatto è che mi sono addormentato col libro aperto sul naso. Quello che segue è il risultato di quella nottata in vasca da bagno.

Lester…
Aspetta, amico. Una domanda te la faccio prima io. Che diavolo ci fai nudo?

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