Interviste

Matilde Davoli & the bands from outer space

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Questa non è un’intervista, è un noir. Ci sono almeno due elementi caratteristici del genere: un mistero – che fine hanno fatto gli Studiodavoli, band salentina extraterrestre di qualche anno fa? – e c’è una bionda, Matilde Davoli, non a caso cantante del gruppo appena nominato.
A dirla tutta, non c’è alcun mistero da risolvere, né tantomeno la bionda Matilde ha cercato di fregare qualcuno come in La fiamma del peccato. Gli Studiodavoli, che emersero ben prima dei Negramaro o altri gruppi del genere, sono in pausa. All’inizio di questo strano secolo, loro, salentini, proposero un pop-alieno-poco-lounge-in-stile-Stereolab-con-un-po’-di-french-touch (non saprei come definirlo) e finirono a suonare in tutta Italia. Matilde Davoli, cantante e chitarrista del gruppo, continua a suonare, mentre il tastierista Gianluca De Rubertis (suo fratello) ha fondato Il Genio.
Vorrei che tutti sapessero che gli Studiodavoli rimangono il primo gruppo di Gianluca Davoli. Vorrei che tutti ricordassero gli Studiodavoli perché suonare quella musica nel 2000, soprattutto nel Salento della taranta a tutte le ore e il reggae alla sera, non era facile. Oggi è decisamente più agevole arrivare in classifica con una canzone come Pop Porno (geniale, per l’appunto, per quanto insopportabile). Ma il punto è un altro. I nostri continuano a suonare musica tutt’altro che italiana, così Matilde è impegnata nel progetto Girl with the gun con Populous, electronic-man salentino con esperienze tedesche (Morr Music) e americane (Short Stories). Un mix di suoni da prateria, colonne sonore 70’s e robotica. La domanda è sempre la stessa: da dove vengono davvero questi tizi? E l’astronave lassù fa pensare a un film di fantascienza.
[Dunque, ne parliamo con la bionda Matilde, ovvio, la quale potrebbe anche esser castana, da quel che so. Per il resto, non sono sicuro di scrivere Studiodavoli come si deve, magari si scrive Studio Davoli. Be’, insomma.]

Allora, rivedremo mai gli Studiodavoli in giro? In fondo Il Genio deve molto al gruppo principale di Gianluca Davoli. Che non a caso fa Davoli di “cognome”.

Be’, gli Studiodavoli sono al momento fermi per ovvi motivi. Gianluca è impegnato con il Genio e io con il progetto Girl With The Gun. In fondo, non so quanto il nome Davoli abbia effettivamente contribuito alla popolarità del duo Alessandra/Gianluca, visto che comunque il nostro era un gruppo di nicchia che non conoscevano in moltissimi. Sono stati bravi loro a trovare il modo di emergere in maniera originale senza neanche fare riferimento agli Studiodavoli, quindi onore al merito.

Quando e soprattutto sotto quali influenze nascono gli Studiodavoli?

Il gruppo nasce verso la fine del 2000. All’ inizio eravamo in tre, non c’era il bassista. Una volta raggiunta la formazione completa, abbiamo cominciato a suonare nei locali con un repertorio misto di cover e pezzi nostri. Le influenze sono tante perché ognuno di noi aveva ed ha ancora gusti musicali differenti. Cercavamo di fare un sunto delle nostre preferenze personali. Certo, ovviamente, non sto parlando di differenze abissali… non è che a uno piaceva il metal e a un altro la musica classica, erano sicuramente suggestioni abbastanza affini tra di loro, ma in realtà molto diverse sia nell’approccio strumentale sia nel modo anche di vedere una struttura del brano.

Nel periodo in cui avete cominciato a Lecce (e in Italia) non c’era l’attenzione attuale verso un certo tipo di musica. Credo che all’epoca fosse tutto un fiorire di hip hop, reggae, forse non ancora pizzica. Com’era suonare i vostri pezzi, all’epoca?

In realtà, devo dire, siamo stati fortunati sotto questo punto di vista, perché in realtà siamo nati, come gruppo, nel periodo in cui c’è stata l’esplosione della lounge e il ritorno del filone mod anni ‘60. O meglio, siamo effettivamente nati come gruppo lounge per poi fortunatamente evolverci in qualcosa di diverso. Anche a Lecce si sentiva molto questo tipo di revival e così ci siamo fatti strada più facilmente tra pizzica, reggae e robe varie.

Ho fatto la domanda precedente non perché sia un amante delle domande sul luogo di provenienza, ma perché in effetti la musica degli Studiodavoli, come poi quella del tuo gruppo attuale, Girl with the gun, e dello stesso Populous, sembra venire da un posto che non è nemmeno l’Italia. Dove trovate ispirazione, come si dice in questi casi? Oppure: cosa NON ascoltate per produrre quel genere di suono?

Mah, non saprei rispondere, sinceramente. Sicuramente non ascolto tutto quello che non mi piace, quindi buona parte della musica italiana attuale. Quello che posso dire è che essenzialmente, almeno per me, la musica (e non solo) è fatta di suggestioni, sia da parte di chi compone delle canzoni, sia da parte di chi si ritrova ad ascoltarle.
Più che d’ispirazione, secondo me si tratta di suggestione.

Una cosa interessante può essere il fatto che gli Studiodavoli abbiano ricevuto attenzione e riconoscimenti già prima dell’esplosione di Internet (soprattutto myspace) mentre Girl with the gun nasce in piena era internettiana. Che differenza c’è? Anche se non sono passati tanti anni, sembra di esser passati da un’epoca piuttosto artigianale a una a velocità triplicata, quantomeno.

Secondo me, non è cambiato poi molto. La visibilità più grossa rimane comunque quella delle riviste e della televisione, quella della pubblicità, insomma. Certo myspace o fenomeni del genere ti danno una spintarella in più o comunque offrono la possibilità di farti sentire al di là della tua popolarità e al di là di quanto sia grossa la tua etichetta discografica (sempre che tu ne abbia una). Utile sicuramente, ma sono fenomeni che arrivati a un certo punto perdono la loro forza, perché più che altro perdono di vista i motivi fondamentali per cui sono stati creati. Sono convinta, in genere, che la troppa popolarità non faccia mai bene. Per myspace è stato più o meno così.

Un’altra cosa che mi chiedo è se effettivamente myspace e roba simile siano utili per collaborazioni e cose del genere o un insensato affogare in un mare di “Thank4theAdd” e “Bel suono venite a visitare il mio profilo!” (così come Facebook magari è solo un modo che gli intervistatori-scocciatori hanno di scocciarti)

Sicuramente puoi conoscere gente interessante che la pensa musicalmente come te e sta dall’altra parte del mondo. Alla fine con Mike (Short Stories), che ha collaborato sia nel disco Girl With The Gun che nel disco di Populous, è stato proprio così. Myspace è servito a qualcosa!

Canteresti mai una canzone del genere, qui rifatta dagli Arcade Fire?

A te piacerebbe?

Mi chiedevo se anche le donne che suonano la chitarra possano arrivare a livelli di paranoia tali tanto da litigare per una Les Paul, una Diavoletto o una Stratocaster. Possibile?

Non lo so, sinceramente, quello che ti posso dire è che non comprerei mai e poi mai per nulla al mondo una Stratocaster. La odio.

So che ti piace Moby Dick. Un altro al posto mio ti chiederebbe quanto c’è di quel libro grandioso nella tua musica, ma io non lo farò a meno che tu non insista. Piuttosto, ti è mai capitato di suonare country, o ti piacerebbe? In fondo i suoni di Girl with the gun sono molto americani, anche se piuttosto distesi.

Si è vero che mi piace Moby Dick, l’ho letto un po’ di anni fa e rimane per me uno dei libri più affascinanti.
Passando alla domanda successiva, la risposta è no, non ho mai suonato country, prima di tutto perché bisogna aver acquisito una certa tecnica con la chitarra che io non ho (non è mica musica pirla) e in secondo luogo perché non è esattamente un genere che mi appartiene, sono più per il folk che per il country. Sono due cose un po’ diverse.

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