Interviste

Intervista a una cabina telefonica

cabina per manifesto

Signora cabina, come va?

Uh, guarda, un essere umano! Non ne vedevo uno da – vediamo – sì, da quando quel barbone è venuto a pisciarmi dentro.

Lei preferisce le schede o i gettoni?

Figliolo, le schede erano roba da pervertiti – vediamo – hai presente quei secchioni che facevano la collezione, in terza media? Nauseanti. I gettoni, invece, be’, le duecento lire avevano un sapore particolare. A volte mi eccitavo.

Ha qualche ricordo particolare legato alla sua carriera?

Certo, più d’uno – vediamo – tipo le file: oggi è impensabile anche il concetto stesso di fila. Tentano di abolirle persino in posta o all’università, figuriamoci. Ma io me le ricordo, le file per utilizzarmi, una volta c’era un tizio, dentro di me, che implorava la sua ragazza alla cornetta perché non lo lasciasse. Era dentro da un’ora e fuori c’era un mucchio di gente. C’era pure una vecchietta, più o meno a tre quarti della fila, che urlava perché quello si sbrigasse. Diciamo che le file erano – vediamo – una specie di occasione di socializzazione. Andò a finire, comunque, che la cornetta era tutta sudata e bagnata di lacrime, sostanzialmente inutilizzabile.

Il ricordo peggiore?

Un cretino di nome Riccardo. Me lo ricordo perché passava la maggior parte della sua vita dentro di me, per telefonate di lavoro o d’amore. Finiva sempre per incazzarsi e prendermi a pugni sia che la ragazza l’avesse lasciato o che io gli avessi mangiato i gettoni (come se fosse colpa mia!). Non so che fine abbia fatto: l’ultima volta che è stato dentro di me ha rotto un vetro (non mi sono fatta niente, tranquilli) e si è tagliato la mano. Spero ci abbia perso almeno un tendine, cavolo.

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