Interviste

Intervista a Tommaso Lacalamita

tommy

Ho conosciuto Tommaso La calamita quest’estate. Lui è un artista del metallo, mi piace definirlo così. La scultura e il metallo sono due cose molto lontane da me. Perciò Tommaso mi ha incuriosito subito. E anche perché dal vivo è un grande personaggio: purtroppo intervistarlo per iscritto non può rendere il piacere della chiacchierata casuale di quest’estate, quando l’ho beccato intento a recitare in un corto di un mio amico.

[Ah, e come tiene a specificare lui: Lacalamita è il suo cognome per davvero]

Quando hai cominciato a manipolare il metallo? Hai sperimentato altre forme d’arte, prima?

Ho cominciato all’età di 11 anni nell’azienda di famiglia, contemporaneamente con altre forme d’arte: personalizzavo di tutto, dalle t-shirt alle scarpe alla carrozzeria del mio motorino.

Cosa significa manipolare il metallo?

Significa riuscire a creare un’opera così come la immagini nella tua testa e fondersi con l’opera stessa creando la giusta simbiosi tra materia ed anima.

torno subito

Come nascono le tue opere, come si sviluppano tecnicamente? Qual è quella che ti ha fatto “soffrire” di più? Poi vorrei che spiegassi Torno subito (l’opera quassù), che è la mia preferita.

Le opere nascono dal mio bisogno di comunicare alla comunità e non solo a chi di settore e si sviluppano mediante immagini che spesso affiorano nelle ore notturne. L’opera che mi ha fatto più soffrire? Pene d’amore, tra parto e realizzazione ci son voluti due anni. Torno subito nasce da una canzone, Scendi dalla croce, che scrissi nel ’98 per il mio ex gruppo rock Welt e l’immagine è quella un po’ blasfema di un Cristo che, stanco di osservare impassibile le continue ingiustizie perpetrate sulla terra, decide di scendere dalla sua croce e di fare giustizia.

Quest’estate mi hai raccontato le tue esperienze, soprattutto in Italia. Mi trovi d’accordo sul fatto che anche il “sistema artistico” italiano è piuttosto bloccato. Quanto paghi il fatto di non essere un artista che esce da un’accademia, e che pure si occupa di materiali poco tradizionali?

Il “sistema artistico” italiano come tutti gli altri sistemi presenti in Italia è carente sotto il profilo meritocratico, vai avanti solo se sei amico di o se ti cali le braghe. L’essere autodidatta mi penalizza tantissimo, però mi rende libero e non inquinato da quello che insegnano nelle nostre accademie dove regna la “globalizzazione creativa”.

Al contrario ho letto che a Dubai e a Tokyo è andata molto bene. Ci racconti quelle esperienze e, soprattutto, cos’è stato apprezzato delle tue opere?

Tokyo più che Dubai è una metropoli che io amo. Amo la loro cultura, la loro ospitalità, il loro cibo (sarà perché noi a Bari il sushimi lo mangiamo da secoli) ed è uno dei pochi posti al mondo dove la meritocrazia esiste in tutti i campi. Dubai invece è una metropoli fondata sul lusso estremo spesso kitsch e per niente originale, copiano tutto, un esempio: Piazza San Marco. Il ricordo è di due esperienze fantastiche dove ho imparato tantissimo e dove ho ricevuto tanto a livello di apprezzamenti nei confronti delle mie opere, risultate di una verità disarmante.

In Italia hai comunque vinto un premio a Genova. So che è stata un’esperienza particolare.

Si, poco dopo si erano già pentiti, ho vinto il “Premio Autorità Portuale” con l’opera Erogazione continua. L’opera è composta da quattro pistole per l’erogazione del carburante unite tra di loro nel creare un senso rotatorio e quindi di continuità. Qualcuno nella giuria ci ha visto una svastica. Cazzi suoi!

E ora, Bari. E’ vero che sei tra gli autori degli striscioni più riusciti dei tifosi del Bari? E soprattutto, dal punto in cui mi trovo io (Brindisi) mi sembra che Bari sia molto cresciuta negli ultimi anni sotto molti aspetti, quello degli eventi (ahi, brutta parola) pseudoculturali soprattutto.

Il decennio Ultras della mia vita ormai è terminato da tempo per vari motivi anche se quando posso sono sempre al mio posto in curva, li ho tanti amici e saranno tali per sempre. Dici bene, Bari è molto cresciuta  negli ultimi anni, ma ahimè solo a livello demografico. Il livello culturale è ancora troppo basso rispetto a città italiane come Milano e Roma o internazionali come Berlino e New York.

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