Le storie degli altri

Mangiare Aldo Moro — Giorgio Vasta

aldo-moro_buongiorno_notte1

Torno a sedermi. In televisione ancora il lago e gli elicotteri. Abbasso lo sguardo sulla minestra, il mio lago di cenere chiara: tutta Italia cerca Aldo Moro e Aldo Moro giace sul fondo del mio piatto, il suo corpicino come un bruco scuro, di quelli che in estate vedo avvolgersi al rallentatore sui rami verdi sottili come tendini oscillanti allungati fuori dai cespugli della casa al mare, un lepidottero malinconico, larvale, vestito di nero e spettinato, e io guardo la crosta di olio e tuorlo, prendo il cucchiaio e lo faccio scivolare dal bordo del piatto verso il basso, la conca un ostacolo, un contatto, Aldo Moro intirizzito, le braccia piegate strette contro i fianchi, la testa chiusa tra le spalle, le ginocchia contro il petto, l’onorevole esibito, ostentato, innalzato nella sua culla di acciaio inox e offerto a nutrimento sacrificale, a ostia da prendere in bocca e ingoiare senza pensiero, tutta l’Italia e tutti gli italiani, mangiare il presidente della Democrazia Cristiana, fare la comunione, non masticare, deglutire, sentire dentro il sapore di quaresima e di grano, medicina, e poi guardarsi negli occhi e trovarli luminosi e senza angosce, gli sguardi pieni compatti e onorevoli degli italiani.
Continua a leggere

Standard