Interviste

Intervista a un concerto

Sei un concerto gratuito o a pagamento?

A pagamento, a pagamento. Non esistono più concerti gratuiti: pagate il prezzo della musica gratis su Internet in questo modo. Non c’è niente di veramente gratis a questo mondo, ragazzo mio.

Perché i prezzi dei concerti sono così alti?

E’ una diretta conseguenza della musica in rete. In attesa che la musica gironzoli da testa a testa, insomma, che sia nell’aria, le case discografiche, d’accordo con le band, anche le più interessate al web (i Radiohead ad esempio), ricaricano sui concerti. Voglio dire, quando uno è disposto a pagare dai 200 in su per dei vecchietti come i Rolling Stones, puoi vendergli di tutto. Anche mia nonna col banjo live da casa sua. Ad ogni modo, credo sia giusto così. A un certo punto della mia vita avevo paura di estinguermi.

C’è un live che ricordi con più piacere?

Be’, direi Woodstock. E’ stata la più grande sperimentazione di droghe psichedeliche su grandi masse di persone da parte di un governo. Bel trip.

Un tempo andare a un concerto era un’esperienza quasi liturgica, spirituale, con o senza aiuto di dorghe. Oggi?

Oggi è solo una gran noia. Mi spiego meglio. E’ come andare in un posto, un posto come un altro, intendo. Paghi, te la spassi (più o meno) per due ore, e poi sei fuori. Prendi i grandi festival rock: c’è gente di tutti i tipi che sperimenta un certo tipo di vita e di libertà per due o tre ore, poi finisce e ritorna alla vita normale. E’ un’arena, ti dico, in cui può succedere di tutto, come una riserva indiana in cui ci sono altre regole, o non ce ne sono. Però poi esci e tutto ritorna normale, con le regole della società. Questo, se va bene. Altrimenti è una serata come un’altra con gente con degli occhiali alla moda che sorseggia una bibita piena d’acqua pagata piuttosto cara mentre va su e giù con la testa. Ho un po’ di nostalgia per il rock’n’roll, per l’epoca del rock’n’roll. Energia, elettricità, risse. Ma è così anche a teatro. La maggior parte della gente ci va perché deve. Ci vorrebbe musica o teatro per la strada a tutte le ore del giorno, ecco cosa.

Ho sentito dire che lei ha votato per Obama.

So che la cosa desterà scalpore, ma adesso so anche che posso dirlo, tanto le notizie si bruciano nel giro di un’ora e poi non ci pensa più nessuno. Prendilo come un outing: sono un conservatore. Mai votato democratico, nemmeno per Obama. La logica della riserva indiana, come dicevo, è la migliore per una società conservatrice. Allunga la vita ai ribelli, ai comunisti, ai democratici o chi vuoi tu, ma intanto lascia le cose come stanno. Solo una persona aveva intuito le mie posizioni politiche, era un giornalista americano, credo si chiamasse Lester Bangs, ma erano gli anni ’70 e nessuno avrebbe potuto credere alla mia natura conservatrice. E così, eccomi ancora qui. Per servirvi.

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