Microrec

Fuocoammare, Gianfranco Rosi

fuocoammare

«Perché la vita stessa è un rischio.»

Il bambino ha l’occhio pigro ma il pubblico – noi occidentali, quando vogliamo – ci vediamo benissimo; così pure l’Angelo della Storia, che stavolta non dovrà nemmeno voltarsi per giudicare: stavolta guarda e vomita già mentre accade.

Quanto all’isola: Lampedusa è il fermo immagine nel maelstrom dell’estetica del Mediterraneo: lo stesso mare in cui facciamo il bagno, le vacanze, i turisti, Mykonos e Santorini, lo stesso in cui hanno nuotato Salvatores, Virzì, i Vanzina.
Così Lampedusa è la roccia dove l’uomo può ancora essere uomo – purché sia uomo.
Mi stupisce sapere che da Nantucket alla Martinica come in Senegal e in Etiopia l’abitudine è la stessa: comunque vada, prima le donne e i bambini.

Cos’è questo? Un neorealismo finalmente guardabile, che non annoia l’occhio? Per noi occidentali l’etica, la morale di quest’inizio secolo sono subordinate all’estetica.
Questo è certo.
Dal canto suo, Gianfranco Rosi non fa cinema, non fa documentario; Fuocoammare è bellissimo e tedia insieme come la vita non mediata; non ha tesi da dimostrare né trama, ma scrittura sì, eccome.

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