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Le storie degli altri

La frontiera — Alessandro Leogrande

Nelle prime righe di La linea d’ombra, Joseph Conrad scrive: “Già. Si va avanti. E anche il tempo va, fino a quando innanzi a noi si profila una linea d’ombra, ad avvertirci che bisogna dire addio anche al paese della gioventù…”
Il paese della gioventù… Dirgli addio. […] Spesso l’ingresso nel mondo degli adulti, la scoperta della morte, dei saliscendi della vita, avviene nei viaggi. Conrad intuì che ci sono frontiere della propria biografia che coincidono con le frontiere del mare. Proprio lì, dove i confini certi si fanno incerti, si aprono infiniti varchi per il passaggio in un’altra età della vita.
Proprio lì, in mezzo all’andirivieni delle onde, in un luogo imprecisato, senza coordinate cui aggrapparsi, dove tutto è orizzonte, sole di giorno e stelle di notte, e vomito, ansia, silenzio, promiscuità di corpi, proprio lì dove l’infinito coincidere con la nullità di ognuno, in quel luogo imprecisato, si dice addio al paese della gioventù. O meglio, alcuni riescono a dirlo, mentre altri intorno appassiscono.
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