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L’enigma di Luke Skywalker

Caro Mark (caro Luke), forse non lo sai ma c’è un terrestre, uno di questa galassia, che ha scritto che “il maestro è nell’anima, e nell’anima per sempre resterà”. Perché se non c’è un maestro, aggiungo io, non c’è anima. Avere un maestro è, credo, quello che più mi è mancato in questi anni.

Cos’è un maestro, in fondo? Yoda, il tuo maestro, dice che un maestro è il terreno su cui crescono gli allievi, e che quel terreno è costellato di fallimenti. Questo è il fardello del maestro, di ogni maestro, dice Yoda. Ancora una volta mi permetto di aggiungere: il maestro è chi insegna senza che tu neppure te ne accorga – ma questa, lo so, è un’arte ancora più raffinata, che appartiene a davvero pochi individui in giro per la galassia.

Tu, caro Mark – mi rivolgo a te in quanto Hamill, ma anche in quanto Luke Skywalker – di maestri ne hai avuti due. Se non bastasse Yoda, per te c’è stato anche Obi-Wan. Entrambi ti hanno dato anima, dunque intelligenza; poi è arrivato tuo padre, che si è ritrovato a insegnare in punto di morte – per quanto il suo esempio sia stato equivocato, tanto da tuo cognato Han quanto da suo figlio Ben: ma in fondo l’equivoco è naturale per ogni storia che col tempo avvampa in leggenda, mito, epica.

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