Interviste

Intervista a un libro della strada

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[pare che la foto quassù sia frutto d’un fotomontaggio]

Per questa seconda intervista a un oggetto (la prima a un bicchiere d’acqua la trovate qui) ho contattato un libro, sempre via mail. Dunque non ho potuto controbattere al linguaggio piuttosto colorito dell’oggetto in questione che, tra l’altro, ha preferito rimanere anonimo per motivi che tutt’ora mi sfuggono. Credo che qualcosa d’interessante sia venuto fuori, comunque. In più, posso vantarmi d’aver intervistato un libro qualsiasi, un libro medio, come si suol dire: il libro della strada.

Pare che tu, in quanto oggetto, sia un po’ in crisi. A cosa pensi sia dovuto il fatto che si legge sempre meno?

A giudicare da quello che devono subire le mie pagine, col cazzo che si legge sempre meno. A meno che non si tratti della stessa persona che mi legge sempre, da anni. Vorrei dire una volta per tutte, tra l’altro, che detesto quando mi si fanno le orecchie, perciò cercate di usare i segnalibri, intesi? Ce ne sono di così carini, in giro.

Credo che sia stato Umberto Eco a dire che però il libro è un oggetto che non può estinguersi, e più precisamente che “come per il cucchiaio, nessun designer danese riuscirà a dargli una forma diversa da quella che ha sempre avuto”.

Chi è Umberto Eco?

Credo si possa azzardare che il cinema, la musica contemporanea, i videogiochi e Internet siano esperienze in diretta concorrenza con voi libri. Conosco molte persone che probabilmente lamentano un difetto di interazione nell’approccio coi libri, il che penalizza la vostra specie.

E chi l’ha detto? Per leggere uno di noi bisogna essere registi, attori e produttori insieme. E comunque, che andassero a farsi fottere tutti quanti.

C’è anche da dire che il cinema ha attinto tanto all’universo della parola scritta.

“Universo della parola scritta” è una delle cose più volgari che abbia mai sentito. Comunque, è una cosa ben diversa. Al cinema c’è la storia, la trama, la piacevolezza della visione, io vi propongo un lago di pensieri, direi, se poi diventano storia, sono affari vostri, delle vostre menti, diamine. Ho cercato di non dire parolacce e temo di esserci riuscito.

C’è un genere che prediligi? In Italia pare ci sia, da un lato, il ritorno del romanzo storico, dall’altro, i soliti libri di celebrità scalano le classifiche.

Voi italiani siete così noiosi. Pensate di essere il centro del mondo e non fate altro che spararvi alle spalle se qualcuno di voi va a Sanremo. C’era uno scrittore futurista, credo fosse italiano, che disse una volta: “E lasciatemi divertire!”. Vi rompete sempre i coglioni a vicenda. Comunque, il romanzo storico è una balla colossale. E’ tutta fiction, ogni cosa. Fantasia pura.

Hai qualche consiglio da dare agli scrittori emergenti? Non c’è dubbio che ci sia un eccesso di offerta, a livello di storie, di ogni genere, dunque è dura distinguersi.

Ma che cazzo. Sono un libro, non uno che scrive. Non ho di questi problemi. Grazie a dio ho già degli eredi e degli antenati niente male. Be’, comunque, potrei consigliare di spegnere il pc e di provare a scrivere su carta. Non che sia più romantico, ma la fatica di scrivere a penna è già una buona selezione. Poi spesso si confonde la scrittura da Internet con quella che vorrei sul dorso della mia schiena, ma questo è un problema non mio. Certo, visto che mi hai chiesto quella cosa, prima, magari non c’è più bisogno di fare descrizioni chilometriche come in passato, visto che il vostro immaginario di subumani romanticoni è saturo di immagini, ma questo non vuol dire che saper mettere insieme due verbi sia sinonimo di, come dire, poesia.

Posso solo dire che oggi, soprattutto oggi, scrivere è un lusso. Proprio come saper servire.

Ed ora, concludiamo con una domanda di una nostra lettrice: “Prova un certo piacere nelle case un po’ aristocratiche in cui una bella badante filippina o comunque, nazionalità a parte, comunque avvenente, lo spolvera dolcemente col piumino?”

Veramente non mi spolverano mai. Figuriamoci le badanti. Ma, a dirla tutta, ci sono certe dita di voi umani che, nello sfogliarmi, be’, come dire… Credo si sia capito che le pollastrelle piacciono anche a noi libri.

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