Le storie degli altri

Io sono leggenda

banksy

Dopo le prime settimane in cui aveva nutrito grandi speranze nel cane, si era lentamente reso conto che le grandi speranze non avevano mai risolto nulla. Era impossibile che i sogni a ruota libera rappresentassero la salvezza in un mondo dominato dalla monotonia dell’orrore. All’orrore si era adattato. Ma la monotonia costituiva un ostacolo insormontabile. Se ne era accorto, ormai. Alla fine l’aveva capito. E quella consapevolezza parve conferirgli una sorta di quieta serenità, la sensazione di aver calato tutte le carte sul suo tavolo mentale, di averle esaminate e di aver finalmente deciso come giocare quella mano.

La sepoltura del cane non fu lo strazio che aveva immaginato. Da un certo punto di vista, fu quasi come seppellire le speranze logore e gli entusiasmi fasulli. Da quel giorno imparò ad accettare la prigione di cui era ospite, senza cercare di sfuggirle con delle improvvise alzate d’ingegno, né di farsi sanguinare la zucca a forza di sbatterla sulle sue pareti.


Richard Matheson | Io sono leggenda

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