Interviste

Intervista a Lorenzo Kruger dei Nobraino, i quali sono una band che si insinua nei gradi di parentela

[come promesso, sebbene con un anno di ritardo; il pezzo è disponibile anche su inutile]

Ho visto i Nobraino per la prima volta due estati fa, in un locale sulla litoranea jonica in cui si suona spesso musica popolare, uno di quei locali in cui il 28 agosto scatta la diretta tv della Notte della Taranta e tu non puoi farci proprio un bel niente. Insomma, i Nobraino non li conosceva nessuno. In quell’occasione, Lorenzo Kruger, frontman del gruppo romagnolo, utilizzò la testa e la spalla del sottoscritto per arrampicarsi su un ulivo piuttosto esile, dai cui rami cantò disteso un paio di brani.
A inizio agosto 2010 ho reincontrato il gruppo, ancora impegnato nel suo mix di musica cantautoriale, punk e stoner con tanto di cover di De André, Toto Cutugno e Paolo Conte, questa volta nell’hinterland tarantino, in una specie di comune vegetariana. Nel frattempo i Nobraino hanno dato alle stampe il loro terzo disco, NO USA! NO UK! NO BRAINO!, sotto la direzione di Giorgio Canali, distribuito solo ai concerti e su Internet.
In quest’occasione il posto si annunciava più adatto alle scorribande di Kruger. Che infatti ha dato vita a uno spettacolo più violento, con assi di legno e bicchieri spaccati a martellate sul palco. Al sottoscritto è toccato in sorte, stavolta, di riuscire a rubare per qualche istante la pistola giocattolo del cantante dopo il suicidio tra il pubblico e di dovergliela poi rendere sul palco dopo un’iniziale resistenza. Ma ho fatto in tempo a chiedergli dell’intervista che mi aveva promesso un anno prima.
Ho poi ritrovato i Nobraino a Cisternino (Brindisi), a inizio settembre, in una piazza piuttosto caratteristica con un mucchio di antichi balconi in pietra bianca. In questo caso Kruger ha pensato bene di prendere una scala dal retropalco e appoggiarla di volta in volta su un balcone diverso, fino a cantare e ballare con l’anziana signora Maria del balcone coi gerani. Questa volta sono riuscito a seguire lo show senza farmi male.
Il giorno dopo ho raggiunto i Nobraino in provincia di Bari, in un locale con dei campi di calcetto a qualche metro dal palco. Kruger ha concluso lo spettacolo cantando “Io non sono matto, io non sono matto” col muso schiacciato sui vetri del locale, dopo aver smontato un paio di lampade. Da lì ha lanciato la sfida sull’erbetta sintetica (Nobraino vs Rappresentativa Pugliese) a fine concerto. I pugliesi hanno raccolto (e vinto, stando ad alcuni testimoni molto attendibili).
A questo punto è chiaro: per sopravvivere a dei live così fisici, devi usare il corpo. Il tuo o quello di Kruger, e sperare di restare intero.

Vi ho seguito un po’ dappertutto in giro per la Puglia. Fino a un anno fa non era molto facile convincere qualcuno a venire ai vostri concerti. Ogni volta che mi si chiedeva che genere suonaste, non avevo idea di cosa rispondere. Adesso dico: “Musica nazionalpopolare”. E il bello è che la gente si fida.
L’aggettivo rivolto a noi è abbastanza corretto, ma più che di un atteggiamento musicale si tratta di un atteggiamento nazionalpopolare. Il nostro è un tipo di spettacolo, quello nazionalpopolare appunto, che per definizione non può che essere rassicurante, per cui la gente “si fidano”.

Ne abbiamo parlato un anno fa, mi dicesti qualcosa tipo: “I Nobraino devono essere un gruppo nazionalpopolare”. Ecco, a un anno di distanza, dopo tour e passaggi televisivi, vorrei che spiegassi ai nostri lettori cos’è esattamente il nazionalpopolare per i Nobraino.
È un approccio al pubblico che travalica il mezzo di comunicazione usato e si insinua praticamente nei gradi di parentela.
Il personaggio nazionalpopolare, che sia il papa, un comico o un mafioso diventa con tutti i suoi pregi e difetti adottivo presso il suo pubblico, e così il pubblico smette di giudicarlo per farne metro di misura della propria vita. Io vorrei essere adottato dal mio pubblico.

I vostri spettacoli cambiano a seconda del posto in cui suonate. C’è molto circo, e teatro. Provo un paragone azzardato: in genere i concerti sono diventati un po’ simili alla tv, con un distacco netto tra pubblico e gente sul palco. È come se tu rompessi lo schermo, irrompendo sul pubblico. A quel punto può accadere di tutto. Come ti è saltato in mente, Kruger?
È una forma di istrionismo esasperata e cronicizzata dai troppi concerti.

Nella maschera che indossi sul palco c’è molto cinema muto. Il tuo è un personaggio surreale, a volte violento, ma anche tenero, attratto dagli oggetti e soprattutto dalla luce, come se la scoprisse per la prima volta. Esagero?
Lorenzo Kruger non è un personaggio, sul palco è la prosecuzione notturna di se stesso. I miei giochi preferiti sono semplici e d’effetto.
La luce rientra in questa categoria insieme alla farsa dell’autodistruzione, moderna evoluzione delle comiche. Un tizio che rischia l’osso del collo su una buccia di banana continua ad essere il massimo dello spasso.

Detesto le domande sui riferimenti musicali, sono sempre un po’ vaghe. Anche perché nei Nobraino ci trovi di tutto: dal cantautorato allo stoner rock passando per Buscaglione e i Cccp. La sensazione che ho ai vostri concerti è quella però di una festa di paese, con tanto di banda. Vi vedremo mai suonare con una banda di paese, chessò, siciliana?
E’ vero, abbiamo tantissimi riferimenti, continuiamo a fare ascolti sempre nuovi, ma qualche maestro c’è e penso si senta.
Per quanto riguarda la banda devo ammettere che il suo fascino è atavico. Quando avremo tempo e denaro ci butteremo in progetti più articolati.
E coinvolgere una banda di paese a dire il vero è una cosa di cui si è già parlato tra di noi-braino…

Due estati fa ti ho chiesto cosa sarebbero potuti diventare i Nobraino. Adesso siete un gruppo dall’impatto live ancora più forte, senza particolari limiti di genere. Mi chiedo ancora in cosa possiate evolvere, anche da un punto di vista strettamente musicale.
Mi fai ripetere. I Nobraino potrebbero diventare una band nazional-popolare. Ogni band dovrebbe volerlo. Perché non desiderare di rappresentare la “musica italiana”? O dobbiamo lasciare questo compito a Ramazzotti, Gigi D’Alessio e compagnia bella?

Il gol sulla linea dell’altra sera era da annullare? Secondo me sì, ma lo dico solo perché giocavo in squadra con te.
Era da annullare perché partiva da un’azione fallosa, a meno che il gol fosse ineccepibile!

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