Le storie degli altri

Il proibizionismo come forma diabolica di liberalizzazione

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Dopo il suo primo trip, Hofmann ha continuato con regolarità gli esperimenti: «Mai da solo, sempre con persone amiche, sempre in posti confortevoli, sempre con almeno un mazzo di fiori vicino. L’ambiente è molto importante perché ogni più piccola sensazione, disagio o benessere, viene immediatamente amplificata. Ho sempre preferito i luoghi aperti a quelli chiusi, un prato, un bosco. Quando non era possibile allora il posto migliore rimane il salotto di casa. Sempre con buona musica». Lui ascolta Mozart. Se gli si chiede dei Pink Floyd, dei Jefferson Airplaine, dei cento musicisti West Coast, lui alza le spalle e si capisce che non gli interessano molto. Una volta ha conosciuto i Greateful Dead, gruppo lanciato durante gli Acid Test organizzati da Ken Kesey a San Francisco. Sono arrivati da lui, sballatoni e allegri, per dirgli: «Thank you, thank you!» Nient’altro. E lei? «Be’, li ho salutati».

Lei è favorevole alla legalizzazione delle droghe? «Mi sembra l’unica via d’uscita possibile. È ovvio che il proibizionismo ha funzionato come forma diabolica di liberalizzazione. In qualunque città del mondo si può trovare eroina, cocaina, crack. Legalizzare le droghe pesanti consentirebbe, al contrario, un forte controllo sulle sostanze. Taglierebbe il mercato gestito dalle grandi associazioni criminali che il proibizionismo ha reso imbattibili».

Cosa le ha insegnato l’uso dell’acido lisergico? «Mi hanno permesso di vedere. Mi hanno permesso di capire che fuori di noi c’è una serie infinità di mondi e che più allarghi il tuo sguardo, più vedi, anche se il vedere non è spiegabile. Mi hanno permesso di capire che la forza che muove tutto è la stessa da cui io provengo e con la quale, ogni tanto entro in contatto».

Lei è religioso? «Bisogna intendersi sul significato della parola religione. Come chimico le dirò che più si va a fondo, più si indaga nel piccolo e piccolissimo, più si ha la necessità di ammettere un principio spirituale. Che cosa tiene insieme gli atomi? Che cosa li organizza? Se ammettere questo principio è religione, allora sì, sono religioso».


Viaggi acidi. Albert Hoffman intervistato da Pino Corrias (qui in pdf)

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