Lieter-Jean_Sylvia-Adelphi
Storie

Sylvia, senza Sylvia

Sarebbe stato facile, lasciare Sylvia. Fosse stato difficile, forse l’avrei fatto.

È davvero breve, 129 pagine appena, il viaggio che il lettore compie con Leonard Michaels e la sua prima moglie Sylvia Bloch nell’appassionato memoir Sylvia (Adelphi, 2016, traduzione di Vincenzo Vergiani). Così breve che alla fine, pur toccati dal racconto, resta il sospetto che manchi qualcosa.

L’opera si apre all’inizio degli anni ’60: il giovane Leonard si è appena laureato e non sa bene cosa fare della sua vita – a parte una vaga idea di scrivere – perciò è entusiasta, aperto a ogni possibilità.

Leggevo assiduamente. Mi tenevo in contatto con la mia specie.

Nelle prime pagine il tono è quasi quello del romanzo d’avventura, lo stesso, ottimista, di chi è pronto a lasciarsi riempire dalle occasioni che certamente verranno offerte dalla vita adulta. Quasi per caso, dunque, Leonard incontra Sylvia, amica di un’amica, e se ne innamora. All’elemento dell’avventura si aggiunge quello della perturbazione, per quanto ancora leggera.

Sarebbe stata una splendida estate, rigogliosa, profumata. Avevo una ragazza. Nessun dovere. Dovevo solo esistere.

L’altera bellezza di Sylvia – ebrea come il giovane Leonard – è perturbante. Ma lo è anche il mondo che la ragazza si porta appresso: orfana, sembra provenire da un passato di dolore inaccessibile, sconosciuto come il futuro che si appresta a vivere col giovane Michaels.

Cominciò senza un inizio. Facemmo l’amore finché il pomeriggio divenne crepuscolo e il crepuscolo divenne notte fonda.

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Storie

Liste di fine anno: tre letture dal 1996

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Pare che il morbo delle liste di fine anno sia ormai diffuso, assolutamente indebellabile, su blog, riviste e siti di ogni genere (avendo appena inventato la parola indebellabile, proporrei anche una bella lista di parole inventate – cosa ben diversa dai neologismi, ovviamente).
Ammetto, in ogni caso, di essermi lasciato prendere anch’io da questa moda, e che tutto sommato la cosa non mi dispiace: la classifica, più o meno lunga, è un genere che si produce in verticale e questo l’avvicina, perché no, a certa poesia tragica e oscura, da aedo rimasto imprigionato nell’Ade (per citare Charles D’Ambrosio, di cui dirò di più tra qualche riga).

E così, se a dicembre scorso avevo segnalato i miei due libri dell’anno sul mio profilo Facebook, quest’anno ne ho consigliati tre in un episodio del mega listone a puntate di minima&moralia.
Dunque, prima di passare alle tre letture di un certo anno in cui le liste non erano affatto così diffuse, ripropongo qui le tre opere segnalate su m&m (che sono cinque, in realtà), così ci togliamo il pensiero anche su Malesangue, per una volta.

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