roberto-calasso-innominabile-attuale-adelphi
Le storie degli altri

Società, secolarismo e superstizione — Roberto Calasso

Duemila anni dopo Cristo, il secolarismo avvolge il pianeta. Così è non perché abbia sconfitto le religioni, bensì perché, fra tutte le religioni, è la prima che non si volga a entità esterne ma a se stessa, in quanto visione giusta e ultima delle cose come sono e come devono essere.
Se il secolo ventesimo è stato il secolo dell’autoriflessione, questo carattere si manifesta anche nel fatto che la società prende se stessa come oggetto che ormai ingloba tutto, grazie a quell’arma invincibile che passa sotto il nome di tecnologia.

[…] Homo saecularis non è così contrario alle religioni in sé. Le religioni somigliano molto alle ideologie, e con queste ultime è abituato ad avere a che fare ogni giorno. Chi dice di essere cristiano non deve essere molto diverso da chi dice di essere vegetariano. Sono tutti gruppi, comunità, confraternite. Si può essere comunisti — come anche culturisti. Ogni scelta va rispettata. Sono tutte minoranze. Nicchie. Quel che Homo saecularis invece non riesce a cogliere è il divino. Non sa situarlo. Non rientra nell’ordine delle cose. Delle sue cose.

[…] Il divino è ciò che Homo saecularis ha cancellato, con cura, con insistenza. Lo ha anche espunto dal lessico di ciò che è. Ma il divino non è come una roccia, che tutti inevitabilmente vedono. Il divino deve essere riconosciuto. E il riconoscimento è l’atto supremo verso il divino. Atto sporadico, momentaneo, non trasponibile in uno stato. “Incessu patuit dea”, il divino è come il passo di una dea, che si fa avanti e subito va oltre. Il divino è uno scintillamento discontinuo, che rinvia a qualcosa di compiuto e continuo. Per Homo saecularis tutto questo era evanescente e contrario alla fisiologia che aveva elaborato in se stesso. Era vano, ormai, rivolgere i propri desideri in quella direzione.

[…] Divino e sacro: cosa accade se qualcuno che non è incline a professare una qualsiasi religione riconosce quelle due parole e ne ha esperienza, non meno intensa di quella di un fedele? Dovrà ammettere che quelle due parole indicano qualcosa che sussiste in sé, ancora prima e al di fuori di ogni culto. E già questo invita a squarciare l’involucro protettivo e soffocante costituito dalla superstizione della società.


Roberto Calasso | L’innominabile attuale

Standard
Interviste

Straordinario: intervista alla dott.ssa Dania

dania_esperta

Pensavo di essere in vacanza: e pensavo male. A quasi mia insaputa sono tornato a colpire su Websitehorror di Marco Candida & Intermezzi; adesso, invece, con una connessione pietosa pubblico l’intervista alla Dottoressa Dania di Malafemmena. Chi non la conosce? Detto ciò, ancora auguri, buon grisbì a tutti, si torna in acqua, splash. Ma quella domanda sul “tipicamente femminile” mi rovinerà l’estate, Marzullo maledetto.

Com’è nata l’idea del blog? E soprattutto, quando? Tutti hanno un blog, perciò sarebbe interessante sapere quando quel blog è nato, più che altro: spesso la differenza la fa proprio l’esperienza del blog in questione.

Ho aperto il blog nell’agosto del 2003, dopo aver letto un articolo di giornale che parlava di questo – all’epoca- nuovo strumento. All’inizio non avevo un’idea precisa di cosa avrei scritto, come lo avrei scritto e perché.

Continua a leggere

Standard