Le storie degli altri

Solo clamori di fenomeni — Leonard Michaels

smoking

Saul Leiter

Quali che fossero i miei rimpianti riguardo all’università (gli anni perduti, niente dottorato), nessun giudizio mi aveva ancora ferito. Non avevo fallito in nulla di importante, come era accaduto, ad esempio, a Francis Gary Powers, il cui nome era sulla bocca di tutti. Il suo aereo-spia, un U-2, era stato abbattutto in Russia, ma lui non si era ucciso prima di essere catturato. Invece, aveva confessato di essere una spia. Il presidente Eisenhower, il quale aveva dichiarato che l’U-2 era un aereo per rilevazioni meteorologiche, fece la figura del bugiardo.
C’erano pochi eroi. Malcolm X e Fidel Castro, dal leggendario coraggio, incarnavano il disordine violento; erano stati entrambi in prigione. Ma anche gli eroi sportivi, che sono semplici, potevano scatenare la violenza: dopo una partita, una folla furiosa sciamò giù dagli spalti, circondò il grande Mickey Mantle, gli strappò il berretto, gli graffiò la faccia e lo prese a pugni sulla mascella, così forte che dovettero fargli una radiografia per vedere se l’osso era fratturato.
L’odore dell’inchiostro di stampa, una patina oleosa delle mie dita, si mescolava al fumo delle sigarette e all’aroma del caffè. Le pagine giravano e scoppiettavano come il fuoco, o come ossa che si spezzano. Lessi che 367 persone erano morte in incidenti stradali durante il fine settimana del Memorial Day e che, da quando era apparsa la prima automobile, oltre un milione di persone erano morte sulle nostre strade, più che in tutte le guerre che avevamo combattuto. E ancora: due sorelle erano state trovate morte nel loro appartamento di Gracie Square, nella vasca da bagno, in camicia da notte. La mano di una di loro stringeva un rasoio. Non si parlava di sangue. Era giornalismo all’antica, rispettosamente distaccato dalle tragedie personali. Non una parola su come le sorelle si fossero sistemate nella vasca. La vita era defluita dalle loro vene come la folla vomitata dagli spalti per adorare e ferire Mickey Mantle. Non c’erano significati davvero grandi, solo clamori di fenomeni. Leggevo assiduamente. Mi tenevo in contatto con la mia specie.


Leonard Michaels | Sylvia

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