Storie

Il quarto morso: io mi sento italiano

il signor palomar ha preso l’abitudine di mordersi la lingua tre volte prima di fare qualsiasi affermazione. se al terzo morso di lingua è ancora convinto della cosa che stava per dire, la dice.

io sono italiano, io mi sento italiano.
mi rappresentano le canzoni di giorgio gaber e gli scioglilingua di nino frassica. dal mare libico alle alpi, ogni cosa mi rappresenta.
io sono italiano, io mi sento italiano, quando la mafia ammazza falcone e borsellino e faccio di tutto per non dimenticare, e quando il potere fa di tutto perché i miei figli non ricordino: ogni cosa mi rappresenta, non cambia il mio essere italiano.

il signor palomar non spiccica parola […] s’accorge che tutti sono troppo infervorati nelle tesi che stanno sostenendo per dar retta a quel che lui sta cercando di chiarire a se stesso.

io mi sento italiano.
mi rappresenta la libertà di fuggire all’estero facendo il gesto dell’ombrello a chi rimane – mi rappresenta anche il gesto dell’ombrello – e la dignità di chi rimane, mi appartengono d’annunzio e il futurismo, primo levi e ogni tragedia che ha sporcato di sangue la copertina del libro eterno cui diamo vita. mi rappresenta ogni cosa detta per sbaglio, mi rappresenta la malafede del palazzinaro: io sono italiano, io mi sento italiano, e ciò che non mi piace io non do per scontato: cerco di correggerlo come fosse errore mio, mio soltanto.

in tempi in cui tutti dicono troppo, l’importante non è tanto il dire la cosa giusta, che comunque si perderebbe nell’inondazione di parole, quanto il dirla partendo da premesse e implicando conseguenze che diano alla cosa detta il massimo valore.

io sono italiano, io mi sento italiano: non credo alla divisione in buoni e cattivi, non ci credo mai, neppure adesso che mi si dice che gli illuminati sono virtuali, hanno imparato ad informarsi da soli e il resto è una massa di miopi cresciuti a pane e televisione.
io sono la televisione e sono il libro. io sono la vostra libertà.
il paese, questa visione del paese, non è reale.

così preferisce tenere le sue convinzioni allo stato fluido, verificarle caso per caso e farne la regola implicita del proprio comportamento quotidiano, nel fare o nel non fare, nello scegliere o escludere, nel parlare o nel tacere.

io sono reale: io sono italiano, mi sento italiano. sono il poliziotto e il manifestante, sono il pubblico ed il privato. ciò che non mi piace, correggo: sono giacomo leopardi e donatella rettore: mi autocorreggo.
io non sono mai diviso a metà – né pro, né contro: poiché la perfezione è perversione.

[Le citazioni provengono da Palomar di Italo Calvino. Il pezzo stesso proviene dal sangue.]

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