Dizionario Immaginario

Dizionario Immaginario: Scrittori

Sto ammucchiando alcuni libri di Antonio Tabucchi qui intorno a me. Prima o poi ne inizierò uno e non so per quale motivo penso che si tireranno dietro l’un con l’altro fin quando non li avrò letti tutti. Ma la verità è un’altra. Li sto accumulando inutilmente e loro mi svolazzano attorno come avvoltoi. Ricordandomi che è lì dov’è Antonio che finiremo tutti.
(Qualche giorno fa ho detto a qualcuno che le parole che uso, ultimamente, svolazzano attorno ai concetti che vorrei esprimere proprio come avvoltoi; mi muovo per bozze, che nessun editor correggerà, attorno ai miei concetti, concetti, evidentemente, già morti.)
Ma non è il dove, è il come. Che un po’ mi atterrisce. Siamo lontani dalle grandi morti che interrompono grandi vite. C’è gente che muore così com’è vissuta. Morte normale per una vita normale, tutta tradotta in una scrittura normale, fatta da uomo a uomo. Una vita così può far paura, da qui.

Antonio, come Roberto (Bolaño), Richard (Brautigan), Herman (Melville) e Guido (Morselli), io non l’ho conosciuto se non attraverso quei tre o quattro libri suoi che ho letto. E dietro alle sue parole ho trovato subito l’uomo. Non è così per tutte le scritture, ci sono scritture meravigliose che per essere necessitano tuttavia di mettere distanza tra autore e lettore. Per cui è come se lo avessi conosciuto di persona, Antonio, come se mi fosse arrivato, sottopelle, quel suo modo di stare al mondo strettamente legato al suo scrivere. Certo potrebbe anche essere che io mi sbagli.
Ci sono questi tipi di scrittori, che non posso dire di aver (solo) amato. Forse è che li ho conosciuti. In fondo non riesco neppure a ricordare particolari dettagli dei loro libri. Mi rimane l’atmosfera, lo stile, la voce, il ritmo – non è tutto questo, l’esistere?; e guarda caso poi me li ritrovo in quello che scrivo. Rileggendomi, mesi o anni dopo, penso: Qui ero Tabucchi, qui ero Bolaño. Qui Brautigan. Qui Melville o Morselli. Ma lo so solo io, sono fantasmi di altre scritture apparentemente irriconoscibili: non si tratta solo di semplice imitazione, non di citazioni inconsapevoli e neppure di semplice cleptomnesia. Mi si sono calcificati. Suppongo che, per riuscire in questo intento involontario, debbano essere stati scrittori e, soprattutto, uomini straordinari: che dico, molto più semplicemente: autentici.

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