Le storie degli altri

Andarsene, sognando

tabucchi

“A volte una soluzione sembra plausibile solo in questo modo: sognando. Forse perché la ragione è pavida, non riesce a riempire i vuoti tra le cose, a stabilire la completezza, che è una forma di semplicità, preferisce una complicazione piena di buchi, e allora la volontà affida la soluzione al sogno.”

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“Albert avrebbe voluto che mi sposassi, prenditi una moglie, Carabas, mi diceva, hai passato la trentina, hai bisogno di una donna perbene, cosa ci fa un uomo solo in casa dopo avere riparato una capote, si invecchia presto, sai, il tempo passa che nemmeno te ne accorgi. Era un po’ filosofo, Albert, tutti i buoni meccanici lo sono, forse lei non ci crederà, Monsieur, ma a studiare le automobili si capiscono tante cose, la vita è un ingranaggio, una rotella qua, una pompa là, e poi c’è una cinghia di trasmissione che collega tutto e trasforma l’energia in movimento, proprio come nella vita, un giorno mi piacerebbe capire come funziona la cinghia di trasmissione che lega tutti i pezzi della mia vita, il concetto è lo stesso, bisognerebbe aprire il cofano e stare lì a studiare il motore che ronza, collegare tutto, tutti gli istanti, le persone, le cose, dire: questo è il vano motore, erano i miei giorni di allora, questo è Albert, questo fu il motorino di avviamento, questo ero io, i pistoni con la camera da scoppio, e questa è la candela che fece scoccare la scintilla dell’accensione; e ora a bordo, si parte. La scintilla fu Miriam, naturalmente, lei lo ha già capito, ma quale sarà stata la cinghia di trasmissione? Non quella immediata, quella fu una Bugatti Royale, così dissi a Albert; ma quella vera, occulta, che unisce tutti i pezzi, che fa muovere una macchina in quel preciso modo come si mosse, col suo ritmo, le sue pulsazioni, il suo slancio, la sua velocità e il suo arresto.”

Antonio Tabucchi | Rebus (in Piccoli equivoci senza importanza)

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