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La deiezione notturna, specie se in trasferta

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Come spiegare a chi non può capire che non ha capito o complimentarsi con chi ha già capito per averlo fatto; così la questione della deiezione notturna, specie in trasferta, afferisce alla categoria del «desiderio» più che a quelle, piuttosto abusate, della «capacità» o della «necessità». In altri termini, una volta preso possesso dell’inedito spazio per la deiezione, adeguatamente e con la maggior cura possibile (data comunque una certa limitazione di tempo a disposizione), solo il «desiderio», in altri termini il «volerla fare» (ma «a tutti i costi»: in casi simili è da escludersi pure la categoria della «volontà»), rende possibile lo svuotamento intestinale, il lascito estremo (o «profonda eredità») di ciò che per giorni o anche solo per ore abbiamo gelosamente custodito e sofferto dall’interno. Dimostrazione, tutt’altro che secondaria, del fatto che la comodità è una predisposizione dell’animo, un presupposto che costruiamo con una prassi del tutto soggettiva e mentale, peraltro in base alle nostre più profonde inclinazioni e abitudini, e che solo il «desiderio», appunto, può modificare, in attesa di quel «plof» tremendo e liberatorio cui tutti, come per il voto in una democrazia pienamente realizzata (dunque non solo nominale), legittimamente ambiamo.

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