Le storie degli altri

Non sono razzista ma

part

Lipsia, che era in maggioranza socialdemocratica, ha accettato la rivoluzione senza sforzo. Cortei nazionalisti percorrono frequentemente le vie centrali e periferiche, in silenzio, ma con aspetto sufficientemente marziale. Rare le uniformi brune mentre campeggia ovunque la croce uncinata. La persecuzione ebraica riempie di allegrezza la maggioranza ariana. Il numero di coloro che troveranno posto nell’amministrazione pubblica e in molte private, in seguito all’espulsione degli ebrei, è rilevantissimo; e questo spiega la popolarità della lotta antisemita. A Berlino oltre il cinquanta per cento dei procuratori erano israeliti. Di essi un terzo sono stati eliminati; gli altri rimangono perché erano in carica nel ’14 e hanno fatto la guerra. Negli ambienti universitari l’epurazione sarà completa entro il mese di ottobre. Il nazionalismo tedesco consiste in gran parte nell’orgoglio della razza. Tutti gli insegnanti hanno avuto raccomandazione di esaltare nelle scuole il contributo dato alla civiltà dalla razza nordica, e anche il conflitto ebraico è giustificato più con la differenza di razza che con la necessità di reprimere una mentalità socialmente dannosa. In realtà non solo gli ebrei, ma anche i comunisti e in genere gli avversari del regime vengono in gran numero eliminati dalla vita sociale. Nel complesso l’opera del governo risponde a una necessità storica: far posto alla nuova generazione che rischia di essere soffocata dalla stasi economica.


Da una lettera di Ettore Majorana a sua madre

Standard