Le storie degli altri

La guerra è pace

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La guerra a questo punto non deve nemmeno essere reale – ai fatti le stesse battaglie combattute nei territori disputati fra i tre superstati non sono che una finzione dal punto di vista strategico, e non coinvolgono tatticamente che eserciti piccoli a paragone delle immense masse umane smosse durante i conflitti mondiali che hanno preceduto l’avvento dei superstati. Nessuno dei tre contendenti è in grado – ma soprattutto vuole – distruggere i propri rivali. Nonostante ciò il bispensiero consente a ciascun membro del Partito Interno di credere sinceramente e fanaticamente che la guerra è destinata ad una prossima fine vittoriosa, sebbene per gli scopi strategici della guerra permanente egli debba sapere che la realtà del conflitto è del tutto differente. Infatti mentre l’ideologia ufficiale parla di un piano per ammassare missili atomici in quantità sufficiente da infliggere al nemico un colpo micidiale e definitivo, questo piano non trova mai attuazione.

E anche obiettivi strategici limitati ma perfettamente a portata di mano, come la conquista di importanti aree al confine fra i superstati (per esempio l’occupazione dell’Inghilterra da parte di Eurasia o dell’Europa occidentale da parte di Oceania) non vengono attuati per i problemi d’ordine squisitamente ideologico che comporterebbero, come l’assimilazione ovvero il genocidio delle popolazioni conquistate. La guerra infatti si mantiene costantemente nell’area equatoriale e mediorientale e nelle regioni artiche, e i fronti si spostano di poco in queste zone, senza mai passare realmente le frontiere dei superstati. Solo le bombe-razzo passano da uno Stato all’altro, colpendo indiscriminatamente le popolazioni e ricordando anche lontano dal fronte che la guerra è reale e materiale.

Naturalmente è del tutto plausibile che le bombe volanti siano scaricate sulla popolazione civile dai loro stessi Stati per rendere plausibile l’idea di un nemico in grado di attaccare anche le città dello Stato stesso, oltre che solo i suoi confini come forse effettivamente accade. “La guerra è pace” dunque significa che lo stato permanente di conflitto fra i tre superstati è la condizione necessaria affinché il regime imperante in ciascuno di essi si perpetui. Nessuno dei tre Stati, infatti, avrebbe di che guadagnare da una vittoria sugli altri. D’altro canto, anche l’impossibilità di essere sconfitti permette l’applicazione del bispensiero e la negazione della realtà funzionali al mantenimento del potere anche contro ogni evidenza materiale.


George Orwell | 1984

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