Storie

L’enigma di Kylo Ren

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Io non so chi sia Kylo Ren.
La neve intorno gela i pensieri e non aiuta a comprendere; il tempo dirà se il ragazzo è un bamboccione fatalmente votato al bene – incapace cioè di compiere il male fino in fondo, come San Paolo l’esatto rovescio di Anakin Skywalker – degno paladino di una generazione, quella dei nati negli anni ’90, cresciuta con la magia di Harry Potter e dunque ferocemente affamata di fede (o forse solo allenata a una certa sospensione dell’incredulità).
O se al contrario non si tratti di un ragazzaccio incapace di distinguere la realtà da un episodio qualsiasi di Gran Theft Auto, magari con un lieve ritardo cognitivo, non abbastanza lieve, tuttavia, da impedirgli di arruolarsi tra i foreign fighters e andare a rapire, stuprare e farsi uccidersi in Siria come un pivello qualsiasi.

Orfani
Nel dubbio: uccidere il padre, sempre. Dalla ferita mortale sgorga non solo sangue, ma nuova epica.
(Ucciderlo prima che invecchi, prima che si uccida da sé convinto di esser morto anzitempo. Prima che l’arido materialismo che animò la macchina cibernetica trascini nel gorgo anche il suo spirito. I suoi sogni giovanili resteranno vivi, continueranno a esplorare la galassia come gli occhi di un antico e potente drago. È per lui, non per voi soltanto, che andrà fatto. Non è parricidio autentico se non è accompagnato dalla carità, la prima, secondo il convertito Paolo, tra le virtù cristiane.)

Epica
L’epica è calco delle imprese altrui e perciò raddoppiamento. Due gemelli, due Sith; Ulisse ed Enea; la copula e lo specchio. E poi scantonare dal canone. Il tradimento del canone è implicito in ogni epica. Il mito nasce quando le versioni di uno stesso fatto differiscono e si contraddicono tra loro; quando chi ascolta può completare con la fantasia, contribuendo così alla nascita della leggenda.
Se Walt Disney chiude l’Universo Espanso, proliferano dunque i video fan made su Youtube. Senza quelli apocrifi, non c’è Vangelo che tenga.

Dove
Il posto da cui veniva Morad si chiamava Tatawin. Mon ami Morad, che girò il mondo tra Libia, Italia, Francia e Germania, e trovò il tempo di sposarsi e ripassare dal via.
Non so dove sia adesso.
Tatawin: il deserto della Tunisia, il pianeta Tatooine che diede (o darà?) i natali a Luke Skywalker. Ma Morad non si sarebbe mai mosso da lì, se più a nord, a Sidi Bouzid, sul finire del 2010 un altro tunisino di nome Mohamed Bouazizi non si fosse dato fuoco dando vita a un’altra epica, che tuttora ci domina, cioè quella delle primavere arabe. Il risveglio di qualcosa.

Sogno
È che gli orfani e i devoti sognano trilogie scritte meglio. Un’altra saga, George Lucas, stavolta commissionata a Agota Kristof, per favore.

Fuori
Non è neve finché non lo attestano le impronte dello straniero venuto da chissà dove. Le segui, fuori dal recinto della casa dei nonni, fino all’inizio del bosco, là dove inizia una frontiera che non hai mai varcato prima d’ora. È buio. Come respinto da una curva di ghiaccio invisibile, fai retromarcia. Qualcuno la chiama paura. Ma prima di invertire il passo farai caso a delle macchie scure sul terreno. Forse sentirai l’odore del sangue. Ma noi non abbiamo che la percezione dei nostri sensi; è il presagio di un olfatto, allora, che ti suggerisce che i lupi stanotte faranno caccia grossa, o che al contrario lo straniero sarà fuggito lontano lontano, con o senza volta coperto, verso la prossima e forse ultima ora devota alla natura.

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