Questa pioggia per te inaspettata.

Potrei sbagliarmi, ma credo che la parola “popolo” sia di un’ambiguità tale che spiega da sé perché piaccia tanto a tutto quell’arco extraparlamentare (da destra a sinistra) che quando riesce a entrare nelle istituzioni tende a legare al suo destino quantomeno controverso, quando non tragico, quello di un’intera nazione.

Quando penso queste cose ho sempre timore di svelarmi a me stesso come un progressista sbiadito, borioso e annoiante. Tuttavia la storia della tecnologia mi dà ragione, forse (così mi conforto).

In particolare, mi sembra che ci sia sempre una prima fase in cui l’innovazione tecnologica dà finalmente voce a quel “popolo” tanto amato da tutti, in un certo senso liberalizzando la libertà d’espressione; segue un secondo, infinito momento in cui di quell’innovazione oramai normalizzata si avvantaggia, quasi “creata” da essa, un’avanguardia minoritaria e bellicosa che si impone come rappresentante proprio di quel “popolo” inizialmente rivelato dalla tecnologia, e che in suo nome fa gli interessi di pochi.

Come lo fa, come ci riesce? Risolvendo il problema principale del “popolo” il quale, dopo la prima fase di libertà espressiva diventa, da produttore di senso, semplicemente un pubblico di consumatori tra i tanti – e in quanto pubblico si annoia. L’avanguardia è vincente innanzitutto perché diverte il suo pubblico, o meglio lo intrattiene, e nel frattempo indisturbata può sperimentare – politicamente parlando – nuove forme di atrocità sociale.

Il passaggio psichico – non meno atroce – è questo: a una prima fase di disintermediazione, in cui al “popolo” (di cui faccio parte anch’io) non par vero di poter finalmente conoscere, interpretare e raccontare la realtà per quello che è – ossia senza più la mediazione di noiosi e lobbystici corpi intermedi – con l’illusione di poter intervenire direttamente su di essa, segue la fase “pubblico”, in cui l’intermediazione è restaurata ed è a cura dell’avanguardia creata dalla tecnologia – e così adesso è lei, l’avanguardia bellicosa e intransigente che agisce per conto del “popolo”, a stabilire cos’è la nuova realtà: quanti immigrati ci sono per strada, quanta violenza, quali e quante diseguaglianze persistono in una società e a danno di chi, come eliminarle.

Sto parlando di Internet? Sto parlando della radio e del cinema secondo Hitler, Stalin o Mussolini? Non ne ho idea, è passato l’angelo e non so più cosa stavo pensando. In compenso, dato il ritorno della pioggia e del freschetto, consiglierei di tenere la maglia della salute per qualche giorno ancora.