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Storie

Ghostbusters mentali

Non so in quanti abbiano fatto in tempo a leggerlo, ma oggi su questo blog è apparso un articolo, poi rimosso, che si intitolava Da band a brand: il caso Populous. Partendo da un equivoco poi chiarito – e cioè che il dj e musicista Populous m’avesse bloccato su Facebook dopo che lo avevo taggato in un mio post – buttavo giù una serie di riflessioni d’ordine più generale su cosa significa essere figure pubbliche oggi.

Diciamo che per me quelle riflessioni sono tuttora valide, ancorché in corso d’opera (venivano in parte dalla stesura di un altro articolo), ma per il momento le rimetto tra le bozze. Quello che devo fare ora è scusarmi con Populous per averlo tirato in ballo con estrema leggerezza a partire da una cosa inesistente: è vero che si è trattato di un inghippo tecnico – mai affidarsi troppo a Facebook – ma da parte mia ci ho messo di sicuro molta superficialità. E però, oltre alla superficialità, c’era dell’altro: e cioè i fantasmi.

Al netto della rilevanza assolutamente relativa di tutta questa storia, la cosa che francamente mi preoccupa davvero, oltre al prendere coscienza del fatto che anch’io posso trovarmi in una posizione in cui non vorrei mai essere – quella del superficiale, appunto, che sotto l’effetto di fretta e furia non ragiona abbastanza –, è che la maggior parte dell’articolo era frutto di una mia proiezione. Il fatto in sé non sussisteva, d’accordo, il che può capitare: e capita spesso, probabilmente mille volte al giorno a un sacco di gente che poi fa finta di niente, ma tutta la costruzione che ne è seguita… Be’, forse a me questo tipo di fantasmi fa paura.

L’idea cioè che a partire da una cosa inesistente si possa costruire qualcosa di ancora più inesistente – probabilmente è così che funzionano la letteratura, parte del giornalismo e certamente la vita online, l’ossessione, la paranoia, l’ipocondria e la cronica, puntuale incapacità di arrivare in orario a un appuntamento…

Ma voglio ragionare egoisticamente, non mi importa di quello che fanno gli altri: semplicemente io non voglio essere così. Vanno bene l’intuito, un certo tipo di visioni, la capacità di lasciarsi suggestionare… Ma c’è un limite. Ho bisogno di ghostbusters mentali, forse. E di un dj set di Populous, sicuramente.

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Il regalo di Natale

Un regalo per il vostro esilio natalizio

storm before

Come per ogni Natale, l’autore di questo blog intende fare un regalo ai suoi lettori.
Questa volta si tratta di un racconto molto breve intitolato Geografia di un esilio, in cui il più grande scrittore italiano racconta una storia di fantasmi. Ho scelto i fantasmi, quest’anno, perché in fondo sono i principali attori delle nostre notti di Natale. (Qualche anno fa ne vidi due danzare attorno al fuoco brandendo un vecchio materasso prima di svanire nel nulla da cui erano inspiegabilmente arrivati.) E poi perché quello dei fantasmi è il tema che più ho toccato su Ye olde Malesangue negli ultimi mesi. Tuttavia in Geografia di un esilio si racconta anche di ritorni mancati, dato che proprio i ritorni mancati – per un soffio, un fischio o una scorreggia – sono la sostanza di cui sono fatti tutti i fantasmi. Del resto anche gli esiliati sono un po’ come presenze oscure (o molto chiare, perché no), che tra le altre pene scontano quella di sopravvivere agli altri, sempre, a tutti i costi. Proprio come Uka, il protagonista di Geografia di un esilio.

Ma andiamo con le istruzioni. Per ricevere il raccontoregalo non dovete far altro che inviare una mail con oggetto “Geografia” al mio indirizzo: marco.montanaro13@gmail.com.
Mi piacerebbe che in questa mail mi raccontaste, davvero in breve, quale pensate che sarà il vostro fantasma natalizio, quest’anno, e cosa lo porterà da voi. Dopodiché vi invierò il racconto in pdf o – se avete un ebook reader – in epub (formato con il quale mi ha dato una mano Margherita Macrì, che ringrazio).
Nel frattempo, buon Natale.

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