Il regalo di Natale

Le cose sognate. Il regalo di Natale 2014 del Vecchio Malesangue

coperta le cose sognate (1)Come ogni anno, il Vecchio Malesangue fa un regalo di Natale ai suoi lettori. Le cose sognate è una raccolta di dieci piccoli numeri di magia scritti a macchina. La macchina è la Olivetti Lettera 32 su cui ho scritto tra la fine dell’estate e l’autunno di quest’anno. La copertina è del leggendario Antonio Pronostico. I dieci fogli A4 sono stati scansionati da Antonio Di Summa all’interno della sua Libreria Francavillese (che ringrazio tutta quanta).

Per ricevere il regalo è sufficiente inviare una mail al mio indirizzo (b_nabbaloni[chiocciola]libero.it) con oggetto: «Le cose sognate». Vi invierò personalmente, senza l’aiuto di alcun elfo, il file in formato pdf con la raccolta. I dieci piccoli numeri di magia possono essere letti ad alta voce o regalati a vostra volta a chi preferite. C’è tempo fino al 25 dicembre, per cui affrettatevi. Un pdf non si esaurisce mai: il tempo sì.

Le cose sognate è una frase che viene dai diari di Beppe Fenoglio, il cui spirito, a quanto pare, veglia ancora su Il corpo estraneo.

Standard
Fare Malesangue, Storie

Non date da mangiare all’autore. SURF live!

Dura, ad esempio, molto poco il tempo in cui si può offendere, attaccare, soprattutto: azzannare.
Capita spesso che ci si metta di mezzo della poesia (in senso lato, tuttavia molto alto, pensate a dei coriandoli) e svanisce nel nulla, si scioglie, quel tentativo un po’ goffo d’aggressione. Si diventa impresentabili. Figurarsi presentare un’opera del tardo pomeriggio, un’opera quasi postuma.
Contro – mai fare qualcosa contro qualcuno o qualcosa, però – contro allora l’impresentabilità, contro la mediazione continua: finzione deliberata, rappresentazione. Io non sono mai. Io sono niente. Non dico: io sono nulla. Nulla ha un suono gradevole, che culla, sa di collina; il niente è una montagna, allitterzione continua, nascosta. Rappresentare il niente è ritagliarsi la possibilità di essere molte cose, più coriandoli di diverso colore insieme; e di spingerli più in là, dove non è solitudine.
Io ho vissuto, nell’ordine, con una papera, un’anatra e una piovra gigante. Non ero da solo, davvero.

Rappresentare il niente è opera carnascialesca che non ritorna nella vita. È opera che si fa dopo, ma – questa sì – di primo mattino.
Rappresentare, essere strumento; essere commesso viaggiatore che propina il niente. La scatola è vuota come il niente sotto il palco.
Essenziale è non prender sonno.

[Prossima rappresentazione live di Sono un ragazzo fortunato: 25 febbraio a Bari, Teatro Kismet, poco prima del concerto degli Ardecore; nel frattempo sono stato ospite della trasmissione radiofonica Aleph come fu che il cagnolino rise del 14 febbraio, qui si può riascoltare.]

Standard