Fare Malesangue

Malesangue su Facebook

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Qui su WordPress siete circa in 350 a seguire questo vecchio trabiccolo fondato nel 2009. Allora mi rivolgo a voi, perché forse non l’ho detto mai (o l’ho detto poche volte, e il bottone quassù passa inosservato): Malesangue è anche una pagina Facebook, che trovate qui, con qualche contenuto in più rispetto al blog. Se siete da quelle parti, ci vediamo anche lì.
(Magari nei prossimi giorni i contenuti in più non saranno tantissimi: in questi giorni sto chiudendo, come ogni anno, il celebre regalo di Natale del Malesangue, di cui dirò di più a breve. Magari proprio sulla pagina Facebook, vai a sapere.)

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Fare Malesangue

Due racconti singolari

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Sono usciti qualche giorno fa, su due riviste molto interessanti, due racconti che ho scritto. Si tratta di due pezzi completamente diversi, ed è stato molto strano per me sapere che sarebbero usciti lo stesso giorno.

Il primo si chiama Andare via (Una barzelletta) ed è brevissimo: 2500 battute tonde tonde (almeno credo) come richiesto dal committente; si può leggere su Pastrengo (rivista, sì, ma anche agenzia letteraria).

Il secondo si chiama Terrore, amore, poi ancora terrore ed è un po’ più lungo (un bel po’, più lungo); ho cominciato a scriverlo non so quanti anni fa e ci sono molto affezionato, nel senso che ho tuttora l’impressione di aver abitato i luoghi in cui si svolge (che non sono pochi). Si può leggere su Farsalia, il sesto numero di Ô Metis.

Buona, doppia lettura, allora.

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Fare Malesangue, Interviste

Alci e balene grigio-matita: intervista ad Andrea Antinori

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Musicisti, uomini barbuti tutti testa e gambe e animali, soprattutto animali: sono queste le invenzioni che popolano le opere di Andrea Antinori, illustratore bolognese classe 1992. Pupazzi divertenti e surreali che animano due libri usciti per Corraini — Questo è un alce? e Un libro sulle balene — e diverse altre illustrazioni che segnano le collaborazioni di Andrea con Vànvere e Einaudi Ragazzi. Oltre che qualche puntatina in Francia e in Inghilterra.

Andrea lo incontro nella mia città, a Francavilla Fontana, in occasione di Libri in Circolo, un piccolo festival organizzato dalla Francavillese, libreria indipendente in cui ho lavorato per qualche mese l’anno scorso. Già allora avevo avuto modo di conoscere la sua opera — sue diverse illustrazioni per segnalibri e manifesti. Mi colpisce, oltre all’eccezionale bravura di Andrea, il fatto che non saprei ricondurre il suo tratto a quello di nessun altro artista, più o meno contemporaneo. Data la mia passione per le balene, per lo più letteraria, quando lo incontro scambiamo subito qualche parola; e così ascolto il suo tono calmo, tutt’altro che giovanile, da rocker introverso. Concordiamo così quest’intervista. L’unica regola che mi sono dato è stata, ovviamente: evitare ogni inciampo nella tossicità retorica del Giovane Artista Italiano. Continua a leggere

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Fare Malesangue, Interviste

In un’ora allucinata. Conversazione con Giorgio Vasta

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Anche dal vivo Giorgio Vasta si rivela un carrarmato letterario: la conformazione del cranio pure fa pensare a un elmo incassato direttamente nella parte superiore del volto. Incontro Giorgio a Lecce, ad aprile, per un seminario di due giorni organizzato dal professor Fabio Moliterni, all’interno del corso di Scienze della Comunicazione; sono almeno dieci anni che questi seminari animano e portano a Lecce, anche fisicamente, alcuni degli autori italiani più interessanti. Per l’occasione mi decido finalmente a leggere Il tempo materiale, che ho tenuto nella mia libreria, senza sfogliarlo, a partire dal 2009, anno della sua uscita: leggendolo a pochi giorni dagli attentati di Bruxelles, il libro si apre a nuovi collegamenti e interpretazioni – il brigatismo rosso e infantile dei tre protagonisti come una lente per guardare all’idiotismo universale del terrore e, perché no, delle sue emanazioni mediatiche.

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Fare Malesangue, Storie

Un cuore enorme pulsa sui tetti di Kobane

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È ovvio che se io ero Gipi e sapevo fare gli acquerelli, ’sti paesaggi potevano venire una bomba…

Kobane si va col cuore. Questo Michele Rech, in arte Zerocalcare, lo mette subito in chiaro. Ed è subito chiaro anche per noi lettori che sarà l’intensità il metro di misura per questo suo Kobane Calling, lungo nonreportage uscito ad aprile 2016 per Bao Publishing.

Sono due i viaggi a Kobane e dintorni raccontati dal fumettista di Rebibbia. Due viaggi molto diversi, intrapresi a novembre 2014 e a luglio 2015 zigzagando tra Siria, Turchia e Iraq, che le due mappe in apertura e chiusura del cartonato iscrivono all’interno di confini molto mutati nel giro di pochissimo tempo.

Poteva essere una scommessa meramente estetica, quella di Zerocalcare: provare a raccontare l’assurdità, la violenza e la speranza di un posto come Kobane col medesimo armamentario tecnico e retorico da autofiction romanesca, decisamente postmoderna, che fin qui gli aveva già assicurato un certo successo – detto fuori dai denti: con Zerocalcare è facile ridere, soprattutto sul web, delle sventure quotidiane di un trentenne che si consola con videogiochi e plumcake, e se ha qualche problema ne parla con Yoda. Ma era tutt’altro che scontato che il giocattolino potesse funzionare anche lontano, molto lontano da Rebibbia, nell’altrove più complesso e probabilmente più centrale di questi anni, con cui pure giornali e analisti più avveduti hanno qualche difficoltà.

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Fare Malesangue, Interviste

Due pezzi usciti altrove…

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…laddove l’altrove è la rivista Ultima Pagina.
Il primo è un’intervista a Emiliano Poddi, autore del romanzo Le vittorie imperfette, uscita il 21 aprile scorso. Si può leggere qui.

Mi piaceva che l’ultimo capitolo di un romanzo che se n’è andato in giro per il mondo si intitolasse: A casa.

§

Il secondo pezzo è invece un intervento a proposito di Conforme alla gloria, intenso romanzo popolare di Demetrio Paolin, attualmente nella dozzina dello Strega 2016; a proposito del quale ho scritto, tra le altre cose:

Il fatto è che il rischio di toccare il limite è tipico di un’opera lunga (fatta qualche rara eccezione di perfezione totale). Di più: i limiti fanno un romanzo lungo, intenso e popolare almeno quanto i suoi pregi.

Quest’articolo è uscito il 9 maggio scorso (si può leggere qui), e qualche giorno dopo, sfogliando L’arte del romanzo, mi sono imbattuto in questa riflessione di Kundera (a proposito de I sonnambuli di Broch):

Tutte le grandi opere (e appunto perché grandi) hanno in sé una parte di non-compiuto. Broch ci ispira non solo per tutto quello che ha portato a termine, ma anche per tutte le mete che si era prefisso, e che non è riuscito a raggiungere.

Il che mi pare un’ottima conclusione per questo post di segnalazioni.
Buona lettura, per chi volesse leggere entrambi i miei pezzi usciti altrove.

 

 

 

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