Storie

Contrada Tripoli (3). Fuga per la vittoria: dal Campo al campetto

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È tornata la pioggia. Qualcuno si chiede dove vanno i tunisini (o quel che sono) quando piove. La risposta è sempre la stessa: a Oria. Anche sotto l’acqua di questa settimana percorrono a piedi i chilometri che separano il Campo dalla cittadina medievale. Per qualche giorno è comparsa una navetta che trasportava i migranti dalla tendopoli fino in paese, poi è sparita.

In piazza Lorch è pieno di tunisini, alcuni litigano tra loro, visibilmente ubriachi, mandano a quel paese qualche poliziotto. È pieno anche di polizia e carabinieri. Qualche tunisino più tranquillo saluta gli agenti, che ricambiano facendo l’occhiolino. Gli oritani sembrano esser spariti.

In quasi tutti i bar di Oria ci sono due cartelli in arabo. Sul primo c’è scritto che non si servono bevande in vetro. Sull’altro è riconoscibile un numero, il quindici. C’è scritto che non si può rimanere al tavolo per più di quindici minuti. I tunisini non hanno nulla da fare e sarebbero capaci di rimanere al tavolo per tutto il giorno, attorno a un solo caffè, che sorseggiano lentamente dopo averci versato due o tre bustine di zucchero. Vanno matti per lo zucchero. Poi ci sono le sigarette. Al Campo si fuma Fortuna, fuori ci sono le Marlboro Lights. Così anche col cibo: preferiscono mangiare fuori, pane, pizza, formaggio.

La cameriera spiega agli italiani che dovrà servire loro il caffè nei bicchieri di plastica, visto che sono entrati con dei tunisini. Uno dei tunisini capisce quel che ha detto la ragazza e scuote la testa. Quando gli viene servito il caffè annuncia che non lo berrà. Tira fuori cinque euro e dice in francese che pagherà anche i caffè degli italiani ma che non consumerà. Così anche i suoi connazionali. La cameriera sbuffa. Gli italiani chiedono scusa e dicono che non berranno neppure loro, per rispetto. La cameriera dice che non fa nulla, e che non c’è bisogno di pagare. Fuori, il tunisino spiega che non ce l’aveva con la ragazza, ma: non c’era bisogno di sottolinearla, la storia della plastica anche per gli italiani, avrebbe potuto servire e basta.

Tunisini sobri contro tunisini ubriachi.
Tunisini stanchi.
Italiani indifferenti, solidali, e stanchi.
Un mese qui, mischiati.

Al tavolo c’è la stessa comitiva mista di tunisini e italiani di prima. Passa la Via Crucis. Una fila infinita di preti e ragazzini che cantano, portano una lunga croce di cartapesta e uno striscione coi colori della pace. Guardano verso il tavolo. Uno dei tunisini sta spiegando che dove c’è il sole, in quella direzione c’è La Mecca e lui deve ancora andarci in vita sua. Ci vogliono molti soldi. La Via Crucis passa oltre, verso la salita che porta alla Cattedrale di Oria. Il tunisino guarda la croce di cartapesta e dice che c’è un errore, non ci può essere un Padre e un Figlio ma un solo Dio. Comunque va bene, dice. Si continua a parlare della frontiera francese, di andare in auto da Bologna a Ventimiglia, e di zatla.

Al sabato arriva la notizia che la frontiera con la Francia è aperta, a Ventimiglia si passa. Soprattutto: al sabato c’è una partita di pallone a Grottaglie, vicino Taranto, roba di solidarietà. Il campo è in erbetta sintetica, la sfida è tra tifosi del Taranto e una selezione di tunisini della tendopoli. Al campo si rivede qualche giornalista, anche quello che i primi giorni a Manduria aveva detto, parlando al telefono: «Come il mare blu, così sono ‘ste tende».
I tunisini sono molto più in forma degli italiani. Hanno dei corpi perfetti e corrono che è impossibile fermarli. Infatti il primo gol lo segna Ahmor, il più acclamato, dopo solo due minuti di partita. All’inizio c’è stato un minuto di silenzio per il tunisino morto il giorno prima sulla Oria-Manduria, investito da una ragazza di Oria mentre tornava al Campo. Per alcuni tunisini era ubriaco e dunque se l’è cercata. Quand’è accaduto il servizio-navetta era stato nuovamente soppresso, perché attirava molti più tunisini verso Oria. Per alcuni migranti va bene così: meno ce ne sono in giro, meno casini per gli italiani.

Sappiamo dove vanno i tunisini quando piove. Ma dove vengono seppelliti quelli che muoiono qui, ora?
Comunque, la partita è finita undici a quattro per i rossi.
Li si guarda sempre da dietro a una recinzione, questi.

[continua?]

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