Storie

Esegesi del cantro. Buona Resuscitazione [con regalo pashquale annesso]

Tutto è una processione, l’universo è una processione dal movimento regolato,
perfetto, almeno finché non faran di te un gioiello. Domani.
W. Whitman remixato dal mio amico Vingenzo

Tengo un amico che si chiama Vincenzo (pron. “Vingenzo”) che mi dice spesso, con il suo accento da emigrante con al seguito un sacco di vite interrotte, irripetibili: «Nella vita si deve penzare alle bionde. Che poi alle volte si scopre che sono more, o ciliegie. In alcuni casi pure fragole. Comunque non dànno tregua ai polmoni». Allora io a questo Vingenzo gli devo chiedere scusa perché per anni l’ho preso per il naso, ma di nascosto, con altri amici che qui non cito per blanda scaramanzia esistenziale. Insomma sono andato in giro a dire che il mio amico Vingenzo era uno scherzo, un gioco, un esperimento di se stesso, la brutta copia di Tom Waits (dato che Vingenzo suona, pure lui) e invece mi sono sbagliato, perché Vingenzo è autentico, Vingenzo prova nella carne la stessa mia attrazione inevitabile per Gesù che torna uno di questi giorni, mentre Vingenzo no, peggio di Gesù è diventato che sua madre sta come una pazza disperata e lo cerca per tutta l’Irpinia, Modena, Reggio Emilia, Hamburg: «Vingenzo, addò sté, Vinge’, avin’addò!». Vingenzo non lo tieni fermo, non torna, ciao Vingenzo, a lui tocca in sorte il mare, ha sempre quest’umor nero e allora deve staccare i piedi dalla terraferma e far finta che la terra, ferma, abbia il sapore di un acero tagliato rifinito e agghindato a stiva.
La verità è che dopo tredici lunghi mesi m’è tornata voglia di scrivere e volevo scrivere una cosa contro. Ma siccome non posso scrivere contro Vingenzo, mi sono messo a scrivere una cosa contro gli scrittori pugliesi, che oramai son dritti proprio in quanto pugliesi. Voi non potete immaginare il turbinio di celebrazioni con esse moscia se va a finire che Mario Desiati vince lo Strega (comunque bonne chance, Mariò, come si dice). Festa nazionale in Puglia per un anno. Però insomma, non si scrivono le cose contro, non si fa niente contro: mica sono “l’Unità” che metto su un giornale solo per andare in culo a qualcun altro (che poi, “l’Unità”: mi ha pure recensito, una volta, e ha un bel formato. Peccato). Dicevo, non si fanno le cose contro, semmai cantro, che dalle mie parti significa una cosa tipo “vaso da notte”. Non voglio star qui a far l’esegesi del mio rapporto notturno con la toilette, né del mio ano o dei suoi noti umori: Manganelli, per non dire di Dante, ha fatto di meglio e non sarei all’altezza, dato sì che inoltre non sono molto alto e come diceva De André: mi sembra chiaro. Il fatto è che però io di notte sogno le emorroidi (manco i culi femminili, per dire), e la cosa andrebbe pure bene visto che il prefisso “emo-” rimanda alle “emozioni”, dunque roba che sta bene in un sogno, il fatto insomma è che però i sogni che faccio io poi si avverano, tipo che le donne mi abbandonano sul serio e poi non tornano, se non in sogno, appunto, e come dice il mio amico Vingenzo che la sa lunga allora va bene solo il sonno che lava via il sogno, specie se sogni dolori intestinali, anali.
Per la verità Vingenzo a proposito del sonno dice una cosa ben più precisa (le cose precise sono le cose che mandano via le persone): «Sii gentile, ho sonno». E allora io vado via.

Insomma, son più le cose di cui non posso parlare, di quelle che sì, ne potrei parlare e volentieri. Cose a favore che potrei dire, senza doverle dire solo per far un favore o per cortesia, son poche, mi si è ristretta la vita e così pure la vista attorno al bacino, un’altra cosa che sogno di notte che però non si avvera sono i baci, quelli piccoli, sul petto, solo che non so se è il mio. Ma anche questo io non posso dire e qui mi fermo: spesso son fermo davanti a due porte. Girevoli. Questa è ossessione: ha a che fare col sesso. Qualsiasi porta io affronti, essa girerà ed io con lei e mi porterà in una dimensione parallela in cui son io, proprio io, ma un po’ meno di me. Forse un po’ meno di “meno” (di me), diciamo la metà, dunque “me”, comunque me, cui neppure appartengo, mi pare. Vingenzo non appartiene davvero e il problema di Vingenzo, lo dico una volta per tutte, è ch’è contagioso. Persino i suoi “no”, che io adoro, son contagiosi, persino il suo umor nero, d’inchiostro, è contagioso, dunque adesso io appartengo un po’ meno e se appartengo un po’ meno anche a me stesso mi sta bene, io alla porta, senz’appartenere: mi perdo.

E comunque a proposito di tutta ‘sta storia della scrittura che poi uno ne può scrivere all’infinito fino ad apparir stucchevole (o fino a quando non pubblica un romanzo serio-so con Mondadori e va dalla Dandini a toccarle le cosce e a far finta che Vergassola sia simpatico cercando in tutti i modi di apparire di sinistra nonostante la pubblicazione con Mondadori), io una volta ho detto che sono uno scrivitore perché avevo vergogna di tutta ‘sta storia (un pudore. mah), ma poi se ci pensi bene essendo una storia qualcuno deve pur averla scritta. Allora credo sia stato Vingenzo, io questo credo, che lui scrive e poi fugge, se ne fugge, e un poco si lamenta (e in amore, come in America e nella scrittura, vince chi si lagna). Io di certo no, infatti da oggi mi definisco uno scrivitore confidenziale – nel senso che sono consultabile da una persona alla volta, tipo un crooner, ma confidenziale, intimo, come si deve – o comunque uno scruttore, così rimando alla scultura – e infatti io la prendo a testate, la tastiera del pc, per far uscire qualcosa di decente, la scolpisco, questa cosa che non a caso rispetto a quella del pianoforte non tiene i tasti bianchi (e infatti Vingenzo, che il pianoforte lo suona con estro divino, che a malapena lo sfiora, la tastiera del pc non la capisce, tutta nera – non credo abbia mai provato un Mac).
Voglio dire, o non voglio dire, che questa è materia delicata e io qui sto solo espiando perché il mio amico Vingenzo (per il mio amico Vingenzo, che, vi ricordo, ho maltrattato e preso per il naso a lungo) non c’è e qualcosa mi dice che lui, stasera (giovedì santo), non stia pensando a Gesù che domani muore e poi resuscita. Allora ci penso io. Voglio anche dire, ma non lo voglio dire in modo esplicito, che ad esempio quand’è uscito il penultimo film di Moretti, Nanni Moretti, io ho sentito il dovere di recensirlo, di scriverne, e anche in maniera provocatoria, perché… Non lo so perché. Ma all’epoca criticavo – nel senso che scrivevo per interpretare, senza esprimere giudizi di valore – perché in fondo m’offendevo, ce l’avevo con la vita, un vilipendio continuo, non se ne poteva più, e allora quando uno è offeso non è che scrive, ma sta là a criticare – nel senso di interpretazione, sempre. Invece quest’ultimissimo di Moretti, Nanni Moretti, quello sul papa, io non è che non voglia scriverne ma non ho letto Cechov, e poi è tutto un film sulla rinuncia, sul non sentirsi adeguati, e allora io forse non sono adatto (a leggere Cechov).

Allora chiudo raccontandovi un aneddoto sul mio amico Vingenzo. Una volta, era un periodo che non se la passava bene mentre io fingevo che sì, non puntavo all’annichilimento, tutto bene, stavamo in questa bettola a bere una cosa che non posso dire. Lui aveva i denti tutti cariati – se li è rifatti, oppure gli erano già caduti e quelli che ha ora sono finti, non ha importanza – e io un dolore alla milza, con la differenza che i denti (a meno che non ti siano già caduti) non li puoi nascondere, anche se sei uno che sorride con gli occhi, mentre il dolore alla milza puoi far finta che ti scappa una scorreggia e passa tutto. Ecco, io non me lo ricordo più cosa volevo dire, ma questa cosa dà il senso della questione, con Vingenzo era così, iniziavi un discorso e non lo finivi, e poi quando uno muore, risorge, lo tradisci però senza cattiveria, che a tradirlo in fondo gli semplifichi le cose, e poi comunque anche Lui sulla croce stava un po’ come il papa di Moretti, ecco, e Vingenzo sulla soglia della porta, l’ultima volta, che se n’è andato, e cazzo, se non è tornato più bello di prima, in catene, ma un gioiello, e quella è la porta, Vinge’: quella è sempre la porta, che tu vada o che tu torni: Vinge’.

[Il video all’inizio del testo è una cosa che ho fatto l’anno scorso per il blog Petrolio e parla dell’assenza di Resuscitazione al paese mio. Infatti ho dovuto chiedere una mano a Johnny R. Cash. Allora io auguro una buona Resuscitazione a tutti e vi faccio pure un regalo, però per averlo bisogna accedere a una dimensione parallela cliccando su questa porta.]

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