Dizionario Immaginario

Dizionario Immaginario: Giochi

Crescono meglio i bambini infelici? No, dice il mio compare lanciandomi il frisbee – crescono meglio i bambini mai cresciuti del tutto. Al frisbee acciuffato di taglio associo il dolore del bordo, di ogni confine. E allora i bambini, i bambini che hanno giocato male, forse proprio a loro tocca crescere per bene. Ma chi è che gioca più? Meglio: chi è che ha più voglia di crescere?, chiede il compare mio doppio. A che serve? A chi conviene o interessa?
La definizione del gioco diventa gioco essa stessa. Ed io ho mancato il frisbee per fare questo pensiero. Dov’è finito? E dov’è finito il gioco? Siamo allo stato puerile delle cose. Mi pare ragionevole, così conserviamo l’illusione che si possa evitare il… Non esiste dolore: solo responsabilità, da cui deriva il dolore per aver scelto di giocare e perdere. Ecco il frisbee: lo rilancio al compare, lui sì ha anima divertita ora e dice: Stai giocando col gioco, vergognati un po’.
Ci penso tre giorni. Non m’interessa la definizione di questo gioco, è un gioco da bambini star sempre a definire. Ma se stiamo allo stato puerile, allora è di merda che si parla. La merda piace ai bambini perché per loro è una cosa qualunque espulsa da un corpo qualunque. Non sanno di esser corpo, i bambini, per cui non fa differenza impiastricciarsi il volto con la merda propria o quella altrui. E mangiarla finché qualcuno non t’insegna che per una serie di poco razionali norme ortografiche questa è cosa che non si fa; o meglio, si fa ma non si dice. I maiali del resto lo fanno di mestiere, è un mestiere essere animali, l’essere umano no, è un hobby o una passione che molti vorrebbero trasformare in professione ma si sa come va il mondo, non a tutti è dato sfondare, arrivare in alto o fino in fondo.
Ma se è di merda che vogliamo parlare – senza per altro voler mettere in mezzo il vecchio professore viennese, cioè, ci penso a lui, ma anche in questo caso, alla sua cacca intellettuale, al buco da cui la cacava come tutti, del resto – se è di merda che vogliamo parlare facciamone una favola, da bravi bambini: in cui ogni principessa il cui buchino hai violato con un dito, ti ha restituito la punta del medio annerita di quel tipico tono seppia appena inodore. Sogno così una mano invisibile che attraversi stomaci e intestini per rimestare nella merda altrui, ma davvero: merda secca, merda in pallottole, merda lunga e silenziosa come un serpente prima dell’attacco, merda in bastoncini, merda arricciata a guisa di pelo pubico, merda sottile e fresca, altra stantia e dura di giorni, merda rappresa come cemento fresco, merda come un’enorme lumaca senza guscio, merda a chiazze e merda semplicemente accumulata senza alcun raziocinio o ritegno.
Certi giochi, che vuoi che siano, ma vanno fatti sul serio.

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