Le storie degli altri

Come derubare sé stessi


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Era un uomo meticoloso, molto preciso, mi ricordo che portava con sé una fiaschetta di brandy, una di quelle boccette di metallo, foderate di cuoio sottile, che si custodiscono in una tasca segreta del gilet, e questo lo so perché una volta ho visto che infilava le dita fini nel giromanica, come se stesse rubando a sé stesso, il giudice, per tirar fuori abilmente la fiaschetta e berne un sorso, in mezzo alla strada. Essendo mancino, la sollevò reggendola nel palmo della mano sinistra, tra il pollice e il mignolo, mentre con la destra, con un movimento secco del polso, aprì il tappino nichelato e dopo aver bevuto pulì il bordo con un fazzoletto bianco e me ne offrì un sorso, ma gli risposi che non bevevo per strada. Lui sorrise, rassegnato, e cominciò a raccontarmi che si era fatto fare diversi gilet da un sarto di Olivos che, secondo il giudice, era l’unico che ancora ricordava l’abitudine dei gentiluomini inglesi di portarsi dietro una fiaschetta di brandy e che, di conseguenza, continuava a confezionare quei gilet con la tasca segreta, anche se, ormai, il giudice e il proprietario di una catena di cinema di Androgué erano gli unici clienti che gli rimanevano. Chiaro che, aggiunse il giudice, farsi fare il gilet significava ovviamente anche farsi fare l’abito, per cui il sarto riusciva a sopravvivere nella sua casa di Olivos, dove aveva la propria bottega e viveva da solo, tra tessuti in cashmere, centimetri di tela cerata gialla e giacche con le controfodere segnate con grandi gessi triangolari, esposte su dei manichini di legno bianchi, senza testa.
Mi diede tutta questa spiegazione perché pensò che mi fossi sorpreso, ma non per averlo visto bere un sorso di brandy per strada in quelle circostanze; piuttosto, per l’insolita abitudine di indossare un gilet in estate nel nord di Misiones, come se avesse voluto di dirmi che usava il gilet, le camicie bianche e l’abito scuro solo per portare con sé la fiaschetta di brandy ovunque andasse. Non era un alcolista né nulla del genere, soprattutto se paragonato alla gente di queste parti, che beve alcol di marca Acevedo comprato in farmacia e lo mischia a scorze d’arancia per perdere la testa al primo sorso. Niente di tutto ciò: il giudice utilizzava la fiaschetta quando era disperato o molto nervoso, perché, in realtà, aveva preso subito l’abitudine di venire qui al tramonto a bersi il suo bicchiere di whisky, alla vista di tutti, dopo aver terminato il lavoro quotidiano al tribunale che aveva improvvisato nell’hotel.
Era un uomo onesto, che era arrivato in questo posto ai confini del mondo e si era messo a cercare la verità come chi, nella foresta, si mette sulle tracce di un cavallo perduto […]. Lo vedemmo arrivare una notte in stazione, scendere dal treno con una valigia e un impermeabile e guardare il paese come chi è appena sbarcato all’inferno. Ed era sbarcato proprio lì, chiaro; ma lui se ne convinse solo alla fine.


Ricardo Piglia | Il pianista

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