Corpi estranei

Il franchising Stato islamico, come funziona

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Si dice molto spesso che lo Stato islamico, fuori dalla Libia o dalla Siria, funzioni come una sorta di franchising. Prendendo per buona questa ipotesi, restano da capire le dinamiche di affiliazione a questa strana catena del terrore. Arturo Brachini prova a spiegarcelo con un breve racconto in forma d’allegoria. Buona lettura.

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Immaginate di ricevere un invito a cena da un amico che non sentite da un po’. Ci pensate qualche ora; alla fine accettate.
In fondo con quest’amico avete vissuto dei bei momenti – diamine, quanto tempo è passato?
Solo dopo aver accettato capite però che la cena si terrà a casa vostra; a quel punto è troppo tardi per tirarsi indietro.

L’amico si presenta con una borsa della spesa. Per prima cosa tira fuori della birra in lattina. Marca di terz’ordine, che non bevete da almeno dieci anni.
L’amico vi dice di aspettare in salotto e si dirige in cucina. Si mette ai fornelli.
Ogni tanto vi raggiunge, scambiate due chiacchiere, pian piano iniziate a capire che il vostro vostro ospite è messo piuttosto male. La moglie, che in tutta onestà trovavate insopportabile, l’ha scaricato cinque anni fa, lui ha preso a bere e adesso sta tentando di smettere, anche se non sembra troppo convinto.
Intanto dalla cucina arriva un odore di fritto intenso, veicolato da nuvolette di fumo grigio; in breve il vostro piccolo appartamento inizia ad assomigliare all’interno di una marmitta scassata.

Ecco la cena. Due hamburger di manzo stracotti in un brodo d’olio, che l’amico ha infilato in altrettanti panini così molli da sembrare di gomma.
In un piatto a parte c’è dell’insalata, ma fate subito caso alla lumachina che la sta rosicchiando camminandoci sopra. È ben visibile anche la bava di cacchine che l’animaletto si lascia dietro su una foglia di lattuga verde smorto.
Prima ancora di finire la cena vi prende un bruciore che va su e giù dalla pancia all’esofago. Finite anche la quarta lattina di birra augurandovi che un po’ d’ebbrezza possa aiutarvi a dimenticare lo sconquasso intestinale e il generale senso di squallore della serata: l’amico vi sta infatti raccontando che sono mesi che non lavora e che ogni tanto pensa di spararsi un colpo, anche se quest’ultima cosa la dice ridendo con una risata a sbuffi, che fa pensare tanto a una tosse curata male quanto a un accenno di conati di vomito.

Quando vi salutate, più tardi, l’amico dice che gli farebbe piacere rivedervi; al che tagliate corto, più che altro perché dovete assolutamente andare al bagno.
Nel corso della notte, in effetti, ci andrete tre o quattro volte. Forse anche cinque. Pallidi e sudati, tornerete ogni volta a letto con una sorta di panico addosso. E poi con un tocco di disgusto – con tutta probabilità, più per la triste sorte del vostro appartamento che per quella del vostro amico.

Il giorno dopo, su Twitter (con l’aiuto di Rita Katz e del Site), la catena di fastfood autoproclamatasi McDonald’s farà sapere al mondo intero che la sera prima avete mangiato in una sua filiale.

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