Storie

Canoa

[foto: Igor Zenin]

Lenta sull’acqua, la notte è calata, la baia è lontana lontana. La canoa è una foglia sullo specchio d’acqua del lago. L’uomo rema da ore, muscoli indolenziti e cervello che tace, non parla ma trema. Sotto la cupola di stelle vibra di schiena e di spalle, ogni tanto spia verso prua. A prua c’è una figura, un coriandolo rosso: «Dammi almeno una mano» dice l’uomo guardandola. La figura ha corna brevi e consunte in punta, una coda che si dondola lenta e indolente sul bordo della canoa fin sul pelo d’acqua dolce del lago. «Dammi almeno una mano» ripete l’uomo, il tono sghembo a un passo dall’implorazione. Il piccolo demonio a prua lo spezza in due con lo sguardo, occhi da un altro pianeta che si fissano in altri occhi su questa placida terra, non è questione di coraggio un certo tipo di resistenza: e non dice niente il demonio.
L’aria muta, silente si diffonde odore di salsedine che al mattino si appiccicherà sulla pelle di entrambi come muffa o parassita sul capo di certi strani predatori. Doveva essere un fiume, si è rivelato un lago; ma adesso, è chiaro, si tratta del mare. L’uomo annusa l’aria con piglio da cacciatore, è illuso e lo sa: l’unico dubbio è sulla natura di quel che trattiene tra le narici, se è profumo o semplice odore. «Ma dammi una mano» chiede ancora tra i denti, «diamoci il cambio solo un momento». Il demonio si volta, guarda l’uomo coi remi fermi tra le mani: e ringhia piano soltanto.
«Dov’è che andiamo?» chiede l’uomo ma alla notte, non aspetta risposta. Allora il demonio si issa, annusa l’aria, poi mette un passo sull’altro verso poppa, torna a sedere. Vicino all’uomo, sorride da quell’altro pianeta. Chiede: «Siamo forse qui per me? Sei stato tu, sulla sponda, tu che hai chiesto qualcosa. Interrogati piuttosto su cosa cercassi, quando mi hai chiamato che eri sul fiume – e se non hai cambiato traguardo. Perché è questo il dolore, la sconfitta più profonda per chi cerca il mio commercio: non certo la fatica di muscoli, ma il dimenticare, il perdersi ben prima della meta».
Passano ore. Per adesso, pensa l’uomo, la meta è il mattino. Così rema in silenzio. Ogni tanto si ferma, nascosto al demonio, e asciuga il sudore di fronte che brucia negli occhi; altro lo sente asciugarsi sulla camicia, e sulla schiena, e nei muscoli e nella carne, pelle fin dentro le ossa.
Non c’è più orizzonte: notte, e mare, senza un filo di luce.

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