Le storie degli altri

Io sono vivo, voi siete falsi

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(Fonte immagine)

A trent’anni, quando scriveva il libro che ho appena finito di riassumere, Philip K. Dick pensava di essere un misero scrittore proletario, condannato per (mal) guadagnarsi da vivere a scrivere a macchina il più in fretta possibile delle storie per adolescenti che lo distoglievano dall’opera letteraria sulla quale contava per lasciare la sua impronta sulle sabbie del tempo.
Tuttavia, presentiva che quella valutazione rendeva conto in maniera completa della realtà: che in realtà, e a sua insaputa, stava facendo qualcos’altro. Ma che cosa?


Emmanuel Carrère | Io sono vivo, voi siete morti

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