Le storie degli altri

«Gli anni», in frammenti

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Come il desiderio sessuale, la memoria non si ferma mai. Appaia i morti ai vivi, gli esseri reali a quelli immaginari, il sogno alla storia […] Su uno sfondo comune di fame e paura, tutto veniva raccontato alla prima persona plurale […] Tutto andava in direzione di una nuova intelligenza, di una trasformazione del mondo. Eravamo immersi in linguaggi inauditi […] E più la memoria cessa di essere umiliata, più il futuro torna ad essere un campo d’azione […] Il legame col passato si faceva sfocato. Trasmettevamo solo il presente […] Ci eravamo sbarazzati dell’idea della guerra. Eravamo ludici […] Era meglio vivere senza aspettative sotto la sinistra che farsi venire il nervoso tutto il tempo sotto la destra […] Era un’epoca rapida con tiranni giustiziati dopo processi di un’ora, cadaveri terrosi ostentati all’interno di fosse comuni […] Mai si era creduto al nuovo, nel cammino del mondo, con così tanta convinzione […] Si alzava un vento di guerra e di virtù. C’era un desiderio di riallacciare i legami con la vecchia tragedia […] Vivevamo in discorsi ripuliti […] I fatti si eclissavano ancor prima di diventare narrazione. Cresceva l’impassibilità […] Temevamo che il mondo delle opinioni avesse la meglio su di noi […] Ancora una volta risuscitati dal tempo in un sudario di luce […] Il nostro disfacimento e il cammino del mondo procedevano in direzioni opposte […] La novità non suscitava più dibattiti né entusiasmo, non ossessionava più l’immaginario […] Eravamo in un presente infinito, da salvare di continuo […] L’oscurità dei secoli precedenti stava per scomparire per sempre […] Stavamo mutando. Non conoscevamo la nostra nuova forma.


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