Storie

Nostalgia per Internet

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Maya Beano

Lo scorso 9 febbraio questo blog ha compiuto otto anni. Su WordPress, però, ci sto da dieci: era il 2007 quando aprii il mio primo blog, ci pubblicai nove racconti e poi lo chiusi.
Scorrendo i primi articoli del Malesangue, comunque, ho la netta quanto ovvia sensazione che mi muovessi, all’epoca, in una Internet completamente diversa da quella attuale. C’erano post brevissimi, ironici e performativi, che oggi andrebbero direttamente sui social, ad esempio, e altri più lunghi, che richiedevano un po’ di tempo per la lettura, e che effettivamente venivano letti con attenzione e fino in fondo. Oggi è un po’ più complicato farsi leggere quando si va in profondità – ed è subito nostalgia per la cara vecchia Internet dei bei tempi andati.

La nostalgia: ultimamente mi avvolge spesso come una coltre di fumo, e infatti ne ho scritto recentemente. In più, qualche giorno fa, reincontrando Paolo Cognetti dopo cinque anni, gli ho chiesto di scrivere una breve definizione di questo impalpabile sentimento accanto alla dedica sulla mia copia de Le otto montagne. Ma di questo – della nostalgia in generale e dell’incontro con Paolo – parlerò in futuro. Adesso parliamo di Internet.

(Quanto al futuro: a volte è così intenso, visivamente intenso, da sembrare già una nostalgia del presente: questo direi, se volessi dare un taglio poetico a questo post, ma andiamo avanti.)

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Storie

Reflektor degli Arcade Fire è un album conservatore solo perché non puoi non ballarlo quando lo ascolti?

Pare chiaro che la differenza tra i media tradizionali e Internet è che i primi assumono un punto di vista maschile, mentre la Rete è donna. Anche se quello di quest’ultima appare come un punto di vista femminile che ha semplicemente incamerato (e fatto suo) quello maschile. Per dire, il facial è una fantasia puramente maschile che deve anche piacere alle donne. La stessa categorizzazione di ogni cosa, dai nostri appetiti sessuali fino ai nostri hobby, è tipicamente maschile.
Immagino che un punto di vista autenticamente femminile dovrebbe essere etereo, avere a che fare con niente in particolare, a niente ancorarsi, e comprendere tutto senza peso. La purezza a un passo dall’idiozia. È uno stare sul limite, quello della linea sottilissima tra purezza e idiozia, che ha qualcosa di sublime. Noi siamo donne quando siamo particolarmente avvolti da una luce estrema, che tutto abbraccia e scioglie, che ci fa simili a entità che prescindono dall’essere singoli individui. È un processo o uno stato d’animo che assomiglia alla musica. Forse questo è amare. Essere come musica. Riconoscere quella luce. Stare in quel particolare momento di estasi, di grazia e…
No. Amare è riuscire a compiere il passo successivo: restituire quella luce.
(Diversamente, si tratta solo di un riflesso.)
Lasciarsi accecare e al momento opportuno portare a sé qualcun altro e fare sì che anche lui venga avvolto da quella luce.
Stare sul limite tra purezza e idiozia.

§

Dice il mio amico Jack Faccia da Cane che Euridice rappresenta il futuro.
E allora il futuro ci è restato alle spalle, chiuso nel suo inferno.
Certamente il presente è degli infermi. Certi acciacchi mentali si diffondono oggi come l’AIDS vent’anni fa.
C’è una cosa che si dice a proposito di voi umani, un modo per dir male di alcuni di voi: Quello è tutto muscoli e niente cervello. Ma c’è troppa intelligenza, in giro, e poca sensibilità. Un’intelligenza frigida, incapace di entrare nel cuore delle cose, che accumula e dimentica, accumula e dimentica…
(Tutti che guardano e guardano e vogliono essere guardati, ma chi vuol sentire?)
E poi è solitudine e corsa dentro se stessi, fino a perdersi il resto.
(Allora meglio esser tutto muscoli – se tra quei muscoli c’è il cuore.)

§

È anche vero che le guerre interiori producono vittime soprattutto fuori da noi. Nessun rito antico o moderno può riportare in vita le vittime delle nostre guerre interiori.
(Non Orfeo. Euridice c’est moi.)
Non siamo eterni.
Se volete dell’inferno, provate a guardarvi dentro.
La guerra fuori impone proprio quest’obbligo a guardarci solo dentro.
I riti allora si facciano da vivi.
Dopo – dopo è solo troppo tardi. Semplicemente troppo tardi, il danno è compiuto: muovi i piedi da quel pavimento bollente.
Ci vuole qualcuno che faccia ordine tra l’idiozia e il baccano di certi balli irregolari, improvvisati solo per attirare l’attenzione, e i balli organizzati per fecondare – a patto che ci sia ancora seme, e ancora fertilità – e altri ancora che portano alla grazia dei secoli nei secoli e amen.
Del resto siamo vivi solo quando siamo creduti. E per essere creduti ci vuole qualcuno che ci racconti.
(Non c’è Orfeo se non in morte di Euridice.)

§

Tutto è bene quel che finisce, dico sempre.
Ma sono belle le cose che non finiscono mai.
Non siamo eterni, ma certa musica non finisce certo quando il disco smette di girare.
(Orfeo frocio e sbranato dalle baccanti cui non ha voluto concedersi dopo la perdita di Euridice.)
Ci resta in testa finché ne abbiamo bisogno. Finché vogliamo sentirla.
Sarò ancora irlandese per te, allora. Farò attenzione alla differenza tra un punto messo in corsivo e uno senza corsivo. E terrò bene a mente quel limite –

§

(Adesso stringi il pugno cazzo dai ascoltami una buona volta stringi il pugno ecco vedi quello che stringi è tutto quello che hai dici non c’è niente dentro dici è solo aria dico: non hai bisogno d’altro, può contenere il tuo cuore) – il limite tra purezza e idiozia, giusto?

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Interviste

Jake faccia-da-cane in “un post quasi serio”

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A volte capita che il mio vecchio amico Jake faccia-da-cane venga a trovarmi in sogno. E’ accaduto stanotte. Ecco cosa mi ha detto.

Faccio uno sforzo incredibile per restar fuori da questo circolo vizioso di empietà e assurde pretese in cui siamo sprofondati, vecchio mio. L’ascolto è una minchieria, oramai – odio dire oramai – immagina una stanza bianca in cui c’è un mucchio di gente forbita che parla di cose meravigliose, ma da sola. E poi ogni tanto fa: «Senti un po’ che ho da dire». E nessuno ascolta. Vedi, vecchio mio, qui si spia, non si ascolta, si dichiara guerra al lato oscuro di forze sconosciute in virtù di una supposta superiorità. E’ un gioco di scalinate, ma nessuno sospetta che si tratti di un quadro di Escher. Diamine, se non ti va bene una cosa, non è detto che sia l’unica cosa. Puoi cercarne altre che non ti obblighino a pensare solo al lato oscuro delle cose. Insomma, io cerco di sforzarmi, cerco di astrarmi, di pensare al lato invisibile delle cose. Poi, chi ci sta può fare un pezzo di strada assieme a me. Così dovrebbe essere. E invece non c’è nessuno. Sono abbastanza furbo da sapere che non è un contrasto tra colori forti. Mille sfumature. Ma se è proprio uno schifo avere l’età tua, vecchio mio, figurati averne trentatré come me. Finisce che ti credi Gesù Cristo, uh. Uh, uh, uh. Vorrei solo… Bah, è un fatto di solitudine nel percepire certe cose. Forse non c’è niente. Proprio niente. Nessun lato invisibile. Diamine, sto dando di matto. Ma la cosa che più mi fa uscir di senno – ma no, è che la trovo solo assurda… E’ questo usare mezzi utilissimi per dire cose inutili. Per pensare alle cose peggiori. Per intrattenersi e non affrontarsi – una cosa così facile, in fondo, se io affronto me stesso, è normale che io esca vincitore, cazz’m’propr’, chi vuoi che vinca? Comunque, prendi me: sto utilizzando il sogno per comunicare. E sto parlando di me. Non solo, sto usando il sogno per dire, non so in che forma, che sono schiavo del sogno. Che sono prigioniero. Ecco, è così assurdo, usare un mezzo meraviglioso – il sogno, quante cose belle potrei dirti, in sogno, vecchio mio? – per urlare, con una forma anche gradevole, da intelligentoni – che si è schiavi di quel mezzo, di quel genere di vita, ecc.

Ah, amico mio, forse non sono più il vecchio faccia-da-cane di un tempo. Ma fa nulla. Ehi. Ti stai svegliando, eh? Meglio così. A presto. E cerca di non pubblicare questa roba sul tuo blog.

[Buongiorno, Jake faccia-da-cane, e perdonami.]

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Storie

Io se fossi Dio non abolirei Internet

Io se fossi Dio non abolirei Internet. Nemmeno se fossi un qualsiasi presidente di un qualsiasi stato democratico.

Io se fossi Dio ci penserei bene: e se tutti quegli adolescenti e post-adolescenti si sognassero di smettere di fare i dritti nel mondo virtuale e cominciassero a protestare?

Io se fossi Dio, e pure se fossi un qualsiasi presidente di un qualsiasi stato democratico, ci penserei bene.

E se alla gente venisse voglia di sembrare un po’ meno in gamba e tornare a parlare, fuori da Internet?

Io se fossi Dio, li lascerei sfogare: nella realtà virtuale, che è la realtà in cui mai regnerei, ma mi accontento di questa, e va bene così.

Io se fossi Dio non abolirei Internet: mi accontenterei di lasciare le cose come stanno, perché è una cosa, allo stato attuale delle cose, che riesce bene a tutti.

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Interviste

Intervista a un sito porno

Da quanto è attivo? Ci parli di lei, del tipo di servizio che offre.

Sono attivo da più di dieci anni. Sono stato tra i primi siti hardcore in Italia e del resto, la prima cosa che ha preso piede su Internet, come in ogni ambito umano, è stato il sesso, così come il danaro. Mi permetta questa riflessione: ovunque arrivi la vostra razza, vi è prima di tutto sesso e danaro. Avete certo ottime capacità di sintesi: il sesso a pagamento ne è dimostrazione. Per quanto riguarda i miei servizi, ho tracciato io gli standard attuali: video, foto, soft e hardcore, raccolti secondo diverse categorie. Poi c’è il servizio di webcam e livechat: quello gratis è ovviamente una truffa, dato che si tratta di filmati e conversazioni preregistrate. Quello a pagamento, be’, dovreste pagare per saperlo.

Sono del parere che la pornografia connoti la nostra epoca più d’ogni altra cosa.

Sono d’accordo. Non avete nemmeno più le guerre mondiali. Non è meraviglioso? Guardare tutto da così vicino. Con voi umani si fanno grandi affari. La differenza tra voi e gli altri animali è che solo voi potreste trovare il tempo e la voglia di filmarvi durante l’accoppiamento.

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