Storie

La voce del Presidente da giovane

[foto: ecletticagenealogia]

Da un po’ ha preso l’abitudine a consultare il meteo su un sito Internet. Lo fa ogni mattina, appena sveglia. Vuol sapere quanto dura la pioggia, quanto dura il caldo. Prima non le interessava, è così da qualche anno; a volte, pensa, da quando è andata in pensione. Ma è una balla. Internet comunque la usa solo per questo e glielo ha insegnato sua figlia, a usarla. A sua figlia deve un’altra cosa che ha imparato: i nomi dei farmaci. Lexotan, Prozac, Paxil, Cipralex. Lei però pensa che l’unico farmaco che le è stato utile in tutta la vita, a lei e a suo marito finché c’è stato, era quella crema antiemorroidi. E lo pensa sul serio, non le viene mica da ridere mentre è in bagno a sistemare le scatoline blu e bianche.
Sua figlia si chiama Francesca, lei la chiama Checca o Cesca. Ha mutuato quest’abitudine da un’amica della figlia che non si vede da un po’. Molte amicizie di Francesca sono scomparse nel nulla, all’ultimo compleanno di lei, compiva ventisette anni, si può dire che ci fossero più gatti che persone. Il gatto si chiama Frank e gode di ottima salute. Un soriano fiero, con l’impressione di vivere da sempre.
Quanto alle gocce. Non è detto che Francesca ne usi ancora. Sono un ricordo della post-adolescenza; allora forse lei tenta solo di prolungare quell’età limitandosi a tirarli fuori dall’armadietto, i farmaci. Li lascia in bella vista sul tavolino in bagno, vicino allo specchio grande. Così sua madre sa a cosa sta pensando Francesca. Poi non è detto che riprenda con le gocce, davvero. Dal dottore non ci vanno da mesi, entrambe, ed entrambe si ripetono che dovrebbero. Lo fanno a tavola quando non hanno di meglio da dirsi.
Oggi la portinaia, una signora di origine meridionale con un leggero strabismo, ha chiesto notizie di Francesca. La madre di Francesca ha cambiato discorso. Si è fatta dare la posta, l’ha infilata in borsa ed è corsa via. Aveva smesso di piovere e si è trascinata lentamente verso il supermercato. Lì ha pensato per un attimo che il cingalese alla cassa stesse infilando delle bestemmie tra una parola e l’altra. Mentre tornava a casa ha ripreso a piovere. Si è fermata nell’androne a chiacchierare con la portinaia ma solo perché aveva intuito che stavolta la donna non avrebbe ripreso il discorso su Francesca. La parlata spuria della portinaia rimbalzava da un angolo all’altro dell’androne per via dell’eco. A quel punto è scesa Francesca, un’ombra magra, una fotografia mossa. Non ha detto niente, solo ha sistemato per bene la sciarpa sulla bocca al passaggio davanti alle due donne.
Quando è tornata di sopra, la mamma di Francesca ha riposto il latte gli yogurt e i formaggi (per lo più ricotta) nel frigo. Ha piegato con calma la sporta della spesa e l’ha infilata nel secondo cassetto dell’armadio di legno accanto al frigo. Ha pensato all’eco. Quando insegnava una volta ha sentito l’eco della voce del Presidente della Repubblica dell’epoca. Avevano portato le terze a una manifestazione pubblica che adesso non riusciva a ricordare e il discorso finale era stato tenuto dal Presidente. Nell’aula sui cui lati c’erano dei dipinti enormi in stile neoclassico e una tappezzeria di stoffa color cipria, l’eco della voce dell’uomo risuonava accompagnando ogni parola e ogni frase del discorso. A ripensarci ora sembra quasi che nell’eco ci fosse la parte più giovane di quell’uomo; come se l’eco venisse da un altro tempo. Adesso lei pensa che è difficile accostare un volto o un’esperienza giovanile ai Presidenti della Repubblica. Poi ha guardato il centrino nel mezzo del tavolo in cucina. Viene dalla prima casa. L’ha raccolto e l’ha gettato nell’immondizia, facendo attenzione a che scendesse di lato ai barattoli di yogurt e alle carte e ai resti della cena della sera prima. Ha chiuso la busta e l’ha portata nell’ingresso.
Quando Francesca è tornata, le ha detto subito che se non aveva granché fame poteva mangiare del formaggio. Ha evitato di dire “almeno del formaggio”, aggiungendo che aveva preso della ricotta. Francesca non ha detto niente e ha preso ad apparecchiare. Hanno mangiato in silenzio. Era uno di quei giorni in cui Francesca aveva un discreto appetito e allora la donna si è pentita di aver detto quella cosa sul formaggio, pensando che non era il caso di prenderlo dal frigo. Non bisogna esagerare. Subito dopo pranzo Francesca è scomparsa in camera sua. Allora la donna si è messa a lavare i piatti. Francesca è riapparsa dopo un po’ col portatile in mano e si è sistemata sul divano con la tv accesa. A quel punto sua madre ha pensato se lei non si fosse accorta del centrino mancante.
Due ore dopo Francesca era appisolata sul divano, rannicchiata con le gambe al petto. Il piccolo computer era per terra, acceso con lo schermo richiuso sulla tastiera. La tv aveva il volume al minimo, mandava le immagini del ritrovamento del corpo di una ragazza che si era persa durante un’alluvione nel salernitano. La donna ha messo una mano sul bracciolo del divano, indecisa se sedersi o meno accanto a sua figlia. Allora Francesca si è svegliata e ha chiesto cosa stesse facendo. La donna non ha risposto, ha chiesto se l’avesse svegliata. «Forse ho la febbre» ha detto Francesca.
Così se n’è andata a letto. Sua madre è rimasta sul divano a guardare la tv. A un certo punto si è alzata, è andata nel corridoio e ha poggiato l’orecchio a qualche centimetro dal legno della porta della figlia. Non ha sentito nulla, ha proseguito verso l’ingresso. Ha raccolto il sacco dell’immondizia e lo ha portato in cucina, sistemandolo sul tavolo. L’ha aperto e ha capito subito che doveva svuotarlo per intero. Ha raggiunto il piccolo cortile interno dell’appartamento e si è assicurata che non piovesse. Ha spostato i vasi con la rucola e il basilico e i gerani e ha rovesciato il contenuto del sacco nero per terra. Ha sentito un rumore, si è sporta verso la cucina per assicurarsi che non fosse Francesca. Ha sentito di nuovo il rumore e ha capito che proveniva dal primo piano. Ha preso una scopa e l’ha usata per separare gli oggetti e le carte contenuti nel sacco. Quando ha trovato il centrino lo ha portato in cucina, lo ha appena ripulito pensando che l’avrebbe lavato il giorno dopo e lo ha rimesso sul tavolo. Ha raccolto qualche briciola ancora attaccata alla stoffa ed è tornata fuori a ricomporre il sacco dell’immondizia.
Prima di andare a letto è passata dal bagno, ha preso le scatole blu e bianche e le ha risistemate nell’armadietto. Non ricordava cos’aveva detto Internet: se il giorno dopo avrebbe piovuto ancora.

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