Fare Malesangue, Storie

A sangue caldo (ringrazio)

22 giugno 2012, ore 23.46

In questi ultimi tre giorni d’inizio estate ho fatto più di 400 chilometri in auto per il tour de Il corpo estraneo. Non sono poi tanti, ma nel momento in cui scrivo (sono appena tornato dall’ultima presentazione, quella di Bari) ho addosso tutta l’afa portata dall’anticiclone Scipione che sono stato in grado di assorbire. Il sole l’ho preso tutto in faccia, il mio sangue è ancora caldo e la mia pelle suda un liquido che ha a che fare con la stanchezza, e la mia stanchezza non ha a che fare solo coi chilometri di questi giorni (sarebbe un po’ poco, in effetti).
L’importante, l’avevo detto, era andare, rendere un po’ più presente e meno estraneo il corpo dell’auto-munito autore del libro. Quanto a me: in questo breve tour potevo fare di più e meglio; o meglio: credo si possa fare “di meglio” senza fare “di più”, ma questa, così come la questione del rapporto tra un libro e la sua pubblica rap-presentazione, è cosa a cui tornerò a pensare in futuro.
Detto ciò, il mio prossimo obiettivo, come ho spiegato in questi tre giorni suscitando non poca perplessità in chi mi ascoltava, è fare un musical. Proverò a infilarci anche dei ballerini, lo giuro.

Concludo, o quasi*, ringraziando tutti: il mio editore Caratteri Mobili, i presenti, gli assenti e i dissidenti. E poi le persone che hanno organizzato, presentato e supportato: Marisa, Domenico, Leo, Ennio, Vito, Simone, Gigi e i suoi amici baresi (spero di non aver dimenticato nessuno).
Nella mia memoria rimarranno impresse a lungo alcune cose: le dracme di Domenico a Putignano; i due anziani signori che volevano scambiare il mio libro con una firma per la petizione popolare in favore dell’intitolazione di una piazza di Carovigno (Brindisi) al parlamentare Salvatore Morelli; Vito Antonio che mi telefona il giorno successivo alla presentazione di Lecce; Gigi che sorride con gli occhi; Cristò, appena conosciuto, che mi ri-saluta per strada a Bari; e la presenza dei miei due cugini Dario e Celeste cui, sempre a Bari, ho presentato Luca; Luca che porta il loro stesso cognome, il quale è diffuso ovunque in questa regione e tiene insieme un mucchio di persone che non c’entrano molto l’una con l’altra. Che volete farci, mi fisso con questi dettagli.
Infine racconto quest’aneddoto. Oggi pomeriggio, prima di arrivare a Bari, ho fatto una sosta in una stazione di servizio nei pressi di Acquaviva delle Fonti. Lì c’era questo giovane benzinaio con dei simpatici baffetti che mi hanno ricordato subito quelli di Sean Penn in Accordi&Disaccordi di Woody Allen. Il tizio si è avvicinato, gli ho chiesto trenta euro di gpl e ha iniziato a intortarmi col controllo dell’olio («Promozione!»), dell’acqua («Promozione!»), mettendomi in mano un biglietto per un caffè omaggio all’autogrill della stazione («Promozione!»), tornando poi a parlarmi di acqua&olio («Ne basta mezzo chilo e sei apposto! Promozione!»), e scoprendo infine che per non so quale fatto chimico o fisico la pompa del gpl non riusciva a superare i quattordici centesimi di rifornimento. A quel punto ho dovuto fare trenta euro di benzina, ho bevuto un caffè che non volevo mentre un turista polacco (almeno credo) mi alitava ripetutamente sul braccio, ho comprato una bottiglia d’acqua che non ho bevuto, ho finito i soldi e, quanto al carburante, non mi sono certo assicurato, com’è facile immaginare, il ritorno a casa. In tutto questo ho ascoltato le chiacchiere dei due baristi dell’autogrill (il ragazzo, più giovane, non sapeva neppure quando gli sarebbe scaduto il contratto, e intanto la sua collega versava un caffè dietro l’altro nel lavandino) e mi è tornato in mente un racconto di Paolo Cognetti ambientato in un posto simile.
Soprattutto, ho pensato a tutta questa storia del benzinaio, che in qualche modo è sempre emblema di qualcosa, e dei benzinai, e di me che mi sono spacciato per benzinaio per un bel po’ e qualcuno ci ha pure creduto. Sono certo che l’improsamento subito oggi sia un segno o simbolo (un rituale psicomagico, direbbe qualcuno) di qualcosa che scoprirò solo in futuro. Per adesso posso solo dire che il vero benzinaio ha fregato il presunto benzinaio.
Alàproscèn (inchino).

*Infatti ero ben lontano dalla conclusione.
(In foto, la prontezza di riflessi di Val imprime su pixel la fuga del per una volta non-auto-munito autore.)

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