Fare Malesangue, Storie

Perché, da Andromeda ai giorni nostri, si raccontano un mucchio di storie intorno alle alluvioni

corp est

Quando, nelle scorse settimane, l’acqua si è riversata sulla riservata Genova, ho pensato: non fare lo sciacallo. Intanto riguardavo il video alla fine di questo post. Pensavo anche che in fondo tutti gli scrittori sono sciacalli, sciacalli della memoria, o quantomeno voci di reietti che sgranano storie di reietti. Quindi colpevoli.
Quando, ieri, ho visto le immagini dell’alluvione a Carrara, quando ho ascoltato un uomo che diceva: due anni fa è successa la stessa cosa, mentre il fango o meglio quell’ammasso di acqua marrone, detriti e carcasse di animali e automobili si prendeva le strade, ho pensato: è proprio perché è una certezza, questa storia dell’acqua che ciclicamente viene giù a devastare la penisola, che l’ho scelta come sfondo o scenografia per Il corpo estraneo.

Cercavo un avvenimento storico che, al pari della Resistenza per Fenoglio, potesse fare da sfondo per una storia, quella di Danilo Dannoso o quella di Danilo Dannoso con una donna, che doveva essere, come in Una questione privata ma con una diversa gradazione di sentimenti, una storia di solidarietà. Mi servivano dei fatti storici acclarati, ma non ho fatto la guerra o comunque il contatto con quel tipo di evento l’ho avuto solo per interposta persona, parlando coi vecchi. Le alluvioni sono un fatto storico, passato e presente insieme, che accade ancora. Così come il contesto politico in cui si svolgono le vicende de Il corpo estraneo. Due anni dopo, in un certo senso rivivendo la scenografia politica che avevo scelto, guardando le immagini di altre alluvioni che potrebbero essere le stesse di quella di Atrani da cui ho tratto ispirazione per il finale del libro, sono arrivato alla conclusione, assurda e in un certo senso autoassolutoria, che avevo scritto un involontario romanzo storico.

Durante le poche presentazioni fatte nel 2012 raccontavo tutt’altro. Non tutto mi ero chiaro, com’è giusto che sia quando si è alle prese con la creazione. Dicevo: non mi interessa la cronica cronaca, ho scelto l’alluvione e quel tipo di politica connessa al mondo della cultura perché sono fattori assoluti. L’acqua che si riversa sul mondo per purificare, detto in modo banale e complesso insieme, o anche solo l’alluvione che già gli antichi trasfigurarono nel mostro (forse un drago) che avrebbe divorato il corpo, incatenato, dell’incolpevole Andromeda; il male che si propaga, supportato da utili idioti e mascherato da bene (le fondazioni e l’impegno culturale, sociale, anche questo detto in maniera semplice e complessa insieme). Ecco tutto. Fattori assoluti che facevano da sfondo a quello che avevo a cuore davvero: scrivere un romanzo con una lingua lirica, in cui piovesse di continuo (gestire l’elemento naturale), imprimendogli poi un cambio di ritmo, ancora attraverso lo stile, che lo avrebbe fatto mutare da metà in poi – seguendo così anche l’evoluzione della vicenda umana di Danilo; su tutto mi interessava la vicenda umana di Danilo, la vera Andromeda del libro (resta tuttora più incerta la reale identità del drago). Su tutto, più che la scenografia, vigilavano insomma l’intuizione di Fenoglio e lo spirito di uno scrittore come Guido Morselli. Questo fino a qualche settimana fa.
Adesso altre alluvioni, altri movimenti di coltello e di flussi di denaro mi confondono. L’attualità e la cronaca sono una violenta e invisibile forma di compromissione.

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