Microrec, Storie

Livelli di vita, Julian Barnes

Che libro è Livelli di vita di Julian Barnes? Sulle prime ho pensato di rifarmi alla definizione di oggetto non identificato, tirata fuori qualche anno fa da certa critica alle prese con Gomorra e altri libri a metà tra romanzo, saggio e autofiction. Erano gli anni in cui un’opera come quella di Roberto Saviano veniva studiata e letta ancora con curiosità, tenuta distinta dalla biografia del suo autore, dalla sua figura pubblica.

Di certo Livelli di vita è un libro asimmetrico. Barnes parte con una sorta di saggio sulla storia del volo in mongolfiera, racconta le vite dell’aeronauta Fred Burnaby, dell’attrice Sarah Bernhardt e del fotografo Nadar, le incrocia tra loro e conclude con un memoir sull’elaborazione di un lutto personale.

I primi due capitoli sono dedicati al volo e all’amore, e anche qui l’asimmetria è forte: la storia dei mongolfolli si trasforma gradualmente nella storia delle intuizioni fotografiche di Nadar, poi cambia ancora e diventa l’intreccio da vaudeville sentimentale tra Burnaby e la Bernhardt.
L’ultimo capitolo imprime un cambio di ritmo molto marcato. Entra in scena lo stesso Barnes che racconta il dolore per la perdita della moglie, morta di cancro dopo trent’anni di matrimonio. Sono, queste ultime, pagine molto pesanti. Difficili da voltare. Io stesso ci sono incappato per caso: avevo preso il libro attratto, appunto, dall’intreccio delle vicende del trio Burnaby-Bernhardt-Nadar.

Sono arrivato a questa conclusione. Livelli di vita è un libro asimmetrico perché, al cuore del suo discorso, c’è il richiamo della simmetria di un rapporto amoroso, coi suoi picchi (“Il suono della propria vita”, che si percepisce solo a contatto con la persona amata), i suoi dolori, le solitudini che genera. C’è una pagina illuminante, in questo senso, che è questa (e che mi ha fatto venire in mente la gabbietta di un certo scrittore italiano):

jb

Aggiungo solo, per i più curiosi, che nel libro, a un certo punto, c’è anche Antonio Tabucchi. Quello che mette il povero Pereira nella stessa condizione del Barnes delle pagine finali di Livelli di vita. Proprio come Barnes, in fondo, anche Pereira, a contatto col dottor Cardoso, non fa che reiterare l’incauto gesto di Orfeo: voltarsi a guardare Euridice, un peccato che si compie anche solo raccontando, anche solo scrivendo di Euridice.

Standard