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L’avversario, Emmanuel Carrère

carrère L'avversario

«Scoprendo che la Grazia non consiste nella realizzazione dei miei desideri, per quanto generosi e altruisti, ma nella forza di accettare tutto con gioia, dal fondo di questa cella il mio De profundis si trasforma in un Magnificat, e tutto diventa Luce.»

Di fronte al dramma, letterario o meno, gli atteggiamenti possibili sono quelli del disperato o del credente. C’è però una terza via, che tuttavia esclude l’esorcismo e la redenzione previsti rispettivamente nel primo e nel secondo caso, ed è la volontà di comprendere. Di fronte alla storia, vera, di Jean-Claude Romand, Emmanuel Carrère tenta allora quest’altra strada. Ricercatore per l’OMS, esponente di una classe alto borghese oggi in via d’estinzione, Romand ha ucciso moglie, figli e genitori. Sopravvissuto all’incendio con cui avrebbe voluto punirsi, viene fuori che ha mentito per una vita intera. In fondo è come se lo scoprisse anche lui: non è un medico, non lavora all’OMS, ha millantato amicizie importanti, inventato viaggi di lavoro, i soldi che ha tirato su li ha fatti truffando i suoi vecchi e quelli della moglie. Di fronte a questo celebre fatto di cronaca, Carrère tenta per prima, comunque, la via del romanzo: e gli viene fuori La settimana bianca. Ma poi Romand, in attesa del processo, risponde dal carcere alla sua richiesta di incontrarlo. E così Carrère vede in faccia l’assassino, lo segue durante il processo e ricostruisce la vicenda da un punto di vista esterno, che non giudica, che non impone particolari e diabolici artifici letterari al lettore, avvicinandosi invece a Satana (Romand o l’avversario del titolo, secondo la Bibbia) con uno stile piano, senza picchi e con – addirittura – molte espressioni del gergo comune («Sarebbero piaciute a Romand»). La sospensione dell’incredulità è garantita dal fatto che noi sappiamo vero, fuori dal testo, ogni avvenimento citato nel libro. E senza accorgercene, che si tratti di autofiction o di semplice documentario, Carrère ci sprofonda nell’orrore a portata di mano costituito da quel Romand ancora sopravvissuto (il suo ergastolo dovrebbe concludersi proprio nel 2015): un uomo normale, in carne e ossa, convinto che le menzogne di una vita intera e l’assassinio lo abbiano avvicinato alla Grazia. Carrère ci lascia così con la sensazione che sottilmente l’Avversario sia in ognuno di noi, potenzialmente ogni giorno, non tanto nel costruire e interpretare una parte, il pieno, quanto nel contrastare quel vuoto che, non affrontato, scatena la messinscena: Satana, nel Corano, è detto anche Suggeritore.

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