Le storie degli altri

Amore di secondo grado

big-lebowski-2

La seconda volta il Cupo entrò in libreria con aria indifferente e ricominciò il giro tra i libri da dove l’aveva interrotto qualche giorno prima. Aveva un’aria pacifica. Dopo un po’ chiese a Coglione II, disteso coi piedi che spuntavano dal divano, di spostarsi, perché potesse passare. Intervenne Julio, dal banco. Disse che il ragazzo stava bene dove stava. Che facesse il giro.
Il Cupo mantenne un’aria cortese e si avvicinò. Chiese se davvero Julio non leggesse libri, se era vera quella storia. Julio spiegò che non tutti i libri andavano letti, secondo lui, e che ad esempio i classici erano dei libri che non era necessario leggere, il cui senso più profondo, oltre che la trama, in qualche modo ti raggiungeva senza che tu…
A quel punto il Cupo cominciò ad agitarsi. Julio provò a stemperare la tensione ammettendo che da quando era a Montevideo leggeva soprattutto testi in spagnolo, autori contemporanei, per imparare la lingua, disse, e andò a finire che tirò fuori Revueltas. Disse che era il suo autore preferito. Il Cupo prese un respiro profondo. Sembrò sul punto di svenire. Julio chiese se fosse tutto ok.
Il Cupo disse che Revueltas era vergognoso. Uno che aveva continuato ad amare la Rivoluzione dopo che la Rivoluzione stessa, non i suoi alfieri o cavalieri dell’Apocalisse o anfitrioni, lo aveva stuprato e rinnegato, per poi andare a dirgli, la Rivoluzione in persona, che era un fallito, e nonostante questo lui aveva continuato ad amarla o per meglio dire a servirla, che è una strana forma d’amore di secondo grado che dovrebbe essere normata dalla legge per proteggere chi ne è vittima, come in fondo il povero Revueltas, perché evidentemente incapace di intendere e di volere.
Julio disse: vaffanculo, anche se avrebbe voluto dire: cosa c’entra questo con l’opera di Revueltas? Se non lo disse, fu perché non fece in tempo. Il Cupo gli assestò un ceffone in piena guancia e andò via.


Marcelo Anwar | Il gregario di Montevideo

Standard