Le storie degli altri

Uno di questi gatti — Julio Cortázar

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Franco Matticchio, Black cat blues

Tutto ciò non avrei potuto fartelo vivere, lo scrivo ugualmente per te che mi leggi perché è un modo di rompere il cerchio, di chiederti di cercare in te stesso se non hai anche tu uno di questi gatti, di questi morti che amasti e che stanno in quel lì che ormai mi esaspera nominare con parole di carta. Lo faccio per Paco, nel caso che ciò come qualsiasi altra cosa servisse, lo aiutasse a guarire o morire, affinché Claudio non torni a cercarmi, o semplicemente per sentire finalmente che tutto è stato un inganno, che semplicemente sogno Paco e che lui vai a sapere perché si afferra un po’ di più alle mie caviglie di quanto faccia Alfredo, di quanto facciano gli altri miei morti; è quel che tu starai pensando, cos’altro potresti pensare a meno che anche a te sia capitato così con qualcuno, ma nessuno mi ha mai parlato di cose simili e neppure mi attendo che lo faccia tu, semplicemente dovevo dirlo e sperare, dirlo e un’altra volta andare a dormire e vivere come chiunque altro, facendo il possibile per dimenticare che Paco continua a essere lì, che nulla ha fine perché domani o l’anno prossimo mi sveglierò sapendo come so ora che Paco continua a essere vivo, che mi ha chiamato perché sperava qualcosa da me, che non posso aiutarlo perché è malato, perché sta morendo.


Julio Cortázar | Lì, ma dove, come

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