Corpi estranei

La fine dell’editoria italiana

creepy

A proposito dell’affare Mondadori-Rizzoli: ho ricevuto questa mail stamattina dal mio amico Danilo Dannoso, agente letterario. La pubblico così com’è. Chiedo scusa per eventuali refusi. Il titolo di questo post è volutamente fuorviante.

#Mondazzoli, è fatta. Il monopolio è compiuto. Per cui la fine del mondo si avvicina. Almeno per i bruchi. Verrà il gigante a mangiarci tutti. Da duemila anni va così.
Anche in questo caso, in grossa parte delle analisi che leggo in giro si scambia, come al solito, editoria e letteratura. Ma anche l’editoria può essere cosa buona (e non è detto che la letteratura lo sia sempre). Come la politica, anche l’editoria è un’altra attività umana che ha assunto ormai un connotato negativo. Perché, poi?
Ma in ogni caso, spero che sia chiaro a tutti che si va verso un’editoria globale anche in campo letterario. Mondadori venderà a qualche gruppo straniero, insomma.
È una cosa buona, è una cosa cattiva? Non ne ho idea. Il gruppo straniero pubblicherà libri che vendono. Mondadori (compresa Einaudi) e Rizzoli facevano già la stessa cosa, con un piede però ancora in un’epoca in cui era forte l’eredità dell’editoria nostrana novecentesca: quella fatta da editori – e scrittori – che erano in qualche modo i anche padri della cultura italiana del Dopoguerra. Adesso noi, in un modo o nell’altro, ci emanciperemo da questa eredità.
Anche in questo caso, non so se è un male o se è un bene. Se emanciparsi in questo caso significherà liberarsi di certe retoriche con cui si finisce coll’ammantare i libri con una certa aurea di sacralità, mentre, sottobanco, si costruisce un settore economicamente insostenibile, allora è un bene.

È un po’ come quando chiude una piccola libreria. Finché funziona, finché va bene, nelle retoriche comuni una piccola libreria è un presidio culturale e un ottimo modello economico che si oppone al Grande Sistema. Poi, quando chiude, ci si limita a piangere la scomparsa del presidio culturale e la colpa è dell’esercito dei non-lettori, del monopolio, del Governo, ecc. La colpa è sempre degli altri, degli orchi. Nessuno che faccia un’analisi di quello che non ha funzionato dal punto di vista economico. Magari il libraio ha commesso qualche errore: ma non se ne parla, in ogni caso.

Dalla piccola libreria alla piccola e media editoria. Per lavoro è quella che conosco meglio, soprattutto dal versante degli autori, di cui si parla poco. E adesso che #Mondazzoli è realtà, è a parer mio quella che può finalmente concentrarsi per tirar fuori il meglio.

Ma prima di tutto: non è vero che le persone non leggono. Forse non leggono i libri che vengono pensati, prodotti e commercializzati da questo sistema editoriale.
In ogni caso, la lettura è e resterà un’attività di nicchia, per quanto il campo possa essere allargato. Bisogna fare prodotti di qualità. E non puoi fare novanta prodotti di qualità all’anno, come nel caso dei grandi editori, ma neppure dodici. È chiaro che queste cifre vengono alimentate da un sistema circolare, una sorta di eterno ritorno nicciano che si fonda sul meccanismo dei resi e su squallidi rapporti coi distributori. Un sistema diabolico e nazista, che perpetua il male perché non sa interromperlo.

Allora, e questa è una cosa che ripeto spesso agli editori, piccoli e medi, con cui ho a che fare: smettetela. Qualcuno lo ha già fatto. Adesso che c’è il gigante avete un motivo in più per non inseguire i grandi gruppi sul piano delle bandelle da un milione di copie, delle presentazioni in pompa magna, delle marchette. Quindi: fate meno libri all’anno. Rimescolate le carte. Prendete gli scrittori migliori che le vostre casse consentono, pagateli bene, confezionate un prodotto di qualità, riflettete sulle tirature, e fatelo pagare tanto. È un lusso? D’accordo. Fate un’edizione lussuosa. Cinquanta euro, ma deve valerli tutti. Il resto lo fate a prezzi popolari, ma in digitale, per i pezzenti. Massimo due o tre libri all’anno, così avrete anche il tempo di promuoverli come si deve. Di farli arrivare a chi li desidera. Non state producendo smartphone. E neppure serie tv o dischi, che sono prodotti immateriali (che seccatura, dover specificare queste cose nel 2015!).

E ripeto: pagate bene gli autori. Quelli hanno solo bisogno di soldi. Più li pagate, più producono. E meglio. Con quei soldi si pagano le bollette, la benzina, comprano altri libri. Vivono meglio le loro vite sentimentali. Se non ne hanno una, allora possono pagarsi una escort. Gli autori sono una razza semplice da capire, e la cosa più importante per voi. E non bruciateli, se non sono pronti non pubblicateli solo perché sembrano carini. Non bruciateli neppure in lunghi tour per la Penisola: non tutti sono Nicola Lagioia, che è capace di fare cento presentazioni e trovare sempre qualcosa di interessante da dire. E neppure sono ottimi performer come Guido Catalano. La maggior parte degli autori è buona solo per scrivere, e dal vivo delude. Non sono musicisti. Puntate su di loro. In giro ce ne saranno non più di cinque o sei, davvero in gamba. Non è poi così difficile trovarli.

Allora, quando cominciate?

 

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