Questionario sulla scrittura #2: Luciano Pagano
L’attenzione. Luciano è devoto all’attenzione. Non c’è dettaglio che sfugga: ogni cosa va riportata nella sua dimensione reale con precisione e pulizia. Ecco, viene in mente la pulizia: un concetto non va espresso due volte, bisogna puntare all’essenziale perché quello che si sta mettendo in campo arrivi diretto a chi è dall’altra parte. L’attenzione è anche quella per i lettori: coautori e in qualche modo veri depositari del destino di un’opera. Un rispetto che va oltre il rispetto: è ricerca dell’altro perchè abbia senso il proprio scrivere. La ricerca, va da sé, è già nel lavoro di Luciano. La profondità che sta sotto la superficie apparantemente piana dello scrivere di Luciano è frutto di una ricerca mai appagata dal semplice cercare. Può svanire nel nulla, Luciano, ma sai già che non è lì ad aspettare qualcosa. Sta rifinendo, studiando, scendendo ai piani inferiori per afferrare qualcosa che riporterà in superficie; non per questo portando addosso cicatrici poi troppo apparenti, di quelle che fanno curriculum prima ancora che una buona scrittura. Luciano è un uomo che scrive e fa sul serio. Non s’intravedono altri appigli per trattarlo.
Cosa rappresenta di te, la scrittura?
Credo che la mia scrittura rappresenti tutto di me, in ciò che voglio venga rappresentato e in ciò che viene nascosto. Prima ancora di rappresentare la mia vita “è” scrittura. Ho iniziato a leggere fin da piccolo, come tutti, ma al contrario di molti ho continuato a leggere qualsiasi cosa, sono onnivoro, e a qualsiasi età. Mi è sempre piaciuto leggere e, a un certo punto, iniziare a esprimermi nella scrittura.



